Ecco un romanzo diversamente bello dagli altri due che ho letto, finora,
della SPERANI: _Numeri e Sogni_ e _l'Avvocato Malpieri_.
Se in quelli v'ha la virile robustezza di scrittrice--che tutti
riconoscono nell'A...--la niuna preoccupazione di fare un'opera d'arte
dilettevole pel gran pubblico--come la vecchia scuola comandava dovesse
farsi--se in quelli v'ha la studiosa propugnatrice di nuove e generose
idee sociali, e l'osservatrice di caratteri moderni, in questo _Romanzo
della Morte_--cosa che non avrei mai supposto--v'è una muliebre
freschezza di passione, v'è, nel contesto, l'idea, il proposito di
_fare_ un delicatissimo romanzo, ed in gran parte, v'è riuscita.
Il romanzo entra nella sua più bella fase al 5º ed al 6º capitolo. Lì
c'è tutta l'arte completa della Sperani: lì le scene vere della vita,
come può presentarle un'osservatrice della sua potenza; e se fin là non
si sente Argia ad amare con islancio muliebre--nè idealmente, nè
sensualmente, invece, è in quei due capitoli ch'ella principia a
rivelarsi, con tutta la desolante prostrazione in cui l'ha gettata
l'infamia d'altri, accanto a Fausto, posseduto dalla disperazione
dell'amore, col cuore arrovellato dalle spine di dolore acutissimo.
(Dalla _Rassegna Critica_). A. LAURIA.
All'opera d'arte giova quello speciale procedimento dell'A... per cui
dall'evoluzione ascendentale del concetto pessimista si conchiude a un
corollario tanto più rilevante quanto più inaspettato, sicchè, con
grande vantaggio dell'interesse tenuto sempre desto, e dei moderni
criterî positivi, invece della glorificazione della Morte, si ha la
vittoria definitiva della Vita, la quale ci si afferma con tanto
maggiore intensità quanto maggiore poteva sembrare nello svolgimento del
racconto la tendenza a negarla. È bene che nel romanzo moderno il
concetto scientifico si faccia strada, e, abbandonatesi le vecchie
rotaie del romanticismo, si concilî l'uomo alla terra prosaica,
all'umile esistenza quotidiana; la vita, in fondo, non è, ad onta de'
mille e mille declamatori, così insopportabile peso; essa ha uno scopo
che bisogna asseguire, e, concepita con serenità d'animo, potrebbe
perfino darci de' godimenti non mediocri. Ma sopratutto guardiamoci dal
renderci schiavi del pregiudizio; e nel conflitto fra il pregiudizio e
la Natura procuriamo di astenerci dal deplorevole orrore di comprimere
quest'ultima. Essa non tarderebbe a prorompere impetuosa ripigliando i
suoi diritti. Questo ha capito la signora Beatrice Speraz, anzi l'abate
Don Paolo e Fausto vorrebbero esprimere, a mio modo di vedere, come per
simbolo le idee dell'egregia pensatrice. L'artista, valorosissima, parmi
che abbia caricate perciò un pochino le tinte de' due personaggi,
destinati a simboleggiare tali idee, pel resto non ho nulla da
osservare: si sente nel _Romanzo della Morte_, e nei ritratti e nelle
descrizioni, l'artista provetta che ha saputo infondere crescente
interesse nello svolgimento di un caso cui i meno abili avrebbero
ristretto ne' limiti brevi della novella.
Tra gli episodî che mi hanno fatto _maggiore_ impressione noto il
drammaticissimo dialogo nel giardino tra Fausto e Argia, l'affannosa
corsa del Lamberti alla ricerca di un luogo meglio adatto al suicidio,
la scena del matrimonio in _extremis_ così commovente nella greca
semplicità.