B. EMILIO RAVENDA.

Ecco un romanzo diversamente bello dagli altri due che ho letto, finora,

della SPERANI: _Numeri e Sogni_ e _l'Avvocato Malpieri_.

Se in quelli v'ha la virile robustezza di scrittrice--che tutti

riconoscono nell'A...--la niuna preoccupazione di fare un'opera d'arte

dilettevole pel gran pubblico--come la vecchia scuola comandava dovesse

farsi--se in quelli v'ha la studiosa propugnatrice di nuove e generose

idee sociali, e l'osservatrice di caratteri moderni, in questo _Romanzo

della Morte_--cosa che non avrei mai supposto--v'è una muliebre

freschezza di passione, v'è, nel contesto, l'idea, il proposito di

_fare_ un delicatissimo romanzo, ed in gran parte, v'è riuscita.

Il romanzo entra nella sua più bella fase al 5º ed al 6º capitolo. Lì

c'è tutta l'arte completa della Sperani: lì le scene vere della vita,

come può presentarle un'osservatrice della sua potenza; e se fin là non

si sente Argia ad amare con islancio muliebre--nè idealmente, nè

sensualmente, invece, è in quei due capitoli ch'ella principia a

rivelarsi, con tutta la desolante prostrazione in cui l'ha gettata

l'infamia d'altri, accanto a Fausto, posseduto dalla disperazione

dell'amore, col cuore arrovellato dalle spine di dolore acutissimo.

(Dalla _Rassegna Critica_). A. LAURIA.

All'opera d'arte giova quello speciale procedimento dell'A... per cui

dall'evoluzione ascendentale del concetto pessimista si conchiude a un

corollario tanto più rilevante quanto più inaspettato, sicchè, con

grande vantaggio dell'interesse tenuto sempre desto, e dei moderni

criterî positivi, invece della glorificazione della Morte, si ha la

vittoria definitiva della Vita, la quale ci si afferma con tanto

maggiore intensità quanto maggiore poteva sembrare nello svolgimento del

racconto la tendenza a negarla. È bene che nel romanzo moderno il

concetto scientifico si faccia strada, e, abbandonatesi le vecchie

rotaie del romanticismo, si concilî l'uomo alla terra prosaica,

all'umile esistenza quotidiana; la vita, in fondo, non è, ad onta de'

mille e mille declamatori, così insopportabile peso; essa ha uno scopo

che bisogna asseguire, e, concepita con serenità d'animo, potrebbe

perfino darci de' godimenti non mediocri. Ma sopratutto guardiamoci dal

renderci schiavi del pregiudizio; e nel conflitto fra il pregiudizio e

la Natura procuriamo di astenerci dal deplorevole orrore di comprimere

quest'ultima. Essa non tarderebbe a prorompere impetuosa ripigliando i

suoi diritti. Questo ha capito la signora Beatrice Speraz, anzi l'abate

Don Paolo e Fausto vorrebbero esprimere, a mio modo di vedere, come per

simbolo le idee dell'egregia pensatrice. L'artista, valorosissima, parmi

che abbia caricate perciò un pochino le tinte de' due personaggi,

destinati a simboleggiare tali idee, pel resto non ho nulla da

osservare: si sente nel _Romanzo della Morte_, e nei ritratti e nelle

descrizioni, l'artista provetta che ha saputo infondere crescente

interesse nello svolgimento di un caso cui i meno abili avrebbero

ristretto ne' limiti brevi della novella.

Tra gli episodî che mi hanno fatto _maggiore_ impressione noto il

drammaticissimo dialogo nel giardino tra Fausto e Argia, l'affannosa

corsa del Lamberti alla ricerca di un luogo meglio adatto al suicidio,

la scena del matrimonio in _extremis_ così commovente nella greca

semplicità.

Tre Donne · 第 30 / 33 题