Il _Romanzo della Morte_ in mezzo alle sue arditezze, è un libro di
carità, il quale dice semplicemente: «Fratelli, si muore; fate senno;
buttate via i pregiudizi che vi impediscono di gustare questo po' di
sole! Siate felici e cercate di rendere felici gli altri, come meglio
potete!» È così confortante l'idea conclusionale del _Romanzo della
Morte_, che dovrebbe convincere persino quei timidi lettori, i quali
rimasero perplessi avanti lo spirito ribelle d'altri volumi della stessa
Sperani. Non si spaventino, questa volta! Se le ipocrisie, le menzogne e
le ingiustizie sociali del tutto non hanno in loro inaridito il
sentimento della pietà, dovranno persuadersi che il _Romanzo della
Morte_ è un'opera di pace.
(Dal _Sole_). F. CAMERONI.
Il _Romanzo della Morte_, così concepito è la storia della lotta dei
sensi alleati all'intelletto forte e alla vigorosa saldezza dell'animo,
contro le massime tradizionali, succhiate col latte, sui pregiudizii
necessariamente assorbiti, sull'istinto autocratico del maschio. È il
romanzo della rivincita.--Lotta titanica invero, cui soltanto
un'organizzazione eccezionale è dato combattere.
(_Scintille_ di Zara).
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BRUNO SPERANI è veramente _italiana_; e nel suo lavoro lo spirito sereno
e bene equilibrato della nostra nazione si afferma contro le
esagerazioni, pur geniali, dei nostri fratelli d'oltr'alpi.
Ella si riconnette, così, alla sana tradizione manzoniana, alla quale,
largamente intesa e accettando tutte quante le modificazioni e i
perfezionamenti che dai tempi mutati sono richieste, tornerà,
probabilmente, a poco a poco, la vera arte italiana.
(Dalla _Vita Nuova_). ANGELO ORVIETO.
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Come pare evidente da questi rapidi cenni che ne ho fatto, il libro
della BRUNO SPERANI è interessante, pieno di forza, ricco di sentimento
drammatico.
Resterebbe a risolvere se in una fanciulla onesta ed eletta come Argia,
sia naturale e verosimile la vertiginosa caduta, per il fascino di un
estraneo, visto la prima volta, il quale tuttavia è riuscito a dominarla
e vincolarla così tenacemente al proprio volere.
Anche ammettendo la suggestione ipnotica, a cui l'autrice sembra
alludere più volte, io non comprendo a sufficenza la brutalità del
misfatto e per parte dello straniero e per parte della fanciulla;
giudico inoltre che esso è troppo impreparato dagli avvenimenti che
precedono ed affermo che non se ne potrebbe così facilmente riscontrare
un esempio nella realtà. Ad ogni modo l'argomento in generale ci è
svolto con brillante forma e trattato con vigore, con ampiezza, con
sicurezza di scrittrice abituata a tentar di frequente sì difficili
prove. L'analisi poi mi sembra più sottile e convincente nelle pagine
che dipingono l'amarezza di Fausto quando si conosce rovinato da una
colpa altrui; veramente bella e perfetta, nel capitolo ove scorgiamo
Argia che, sul principio animata da uno spavento, da avversione, da un
odio amaro, da una ripugnanza invincibile per l'ignoto essere che nelle
viscere le vive, a poco a poco si calma, si fa giusta, si lascia preda a
quell'indefinita beatitudine di cui la natura empie il cuore delle
madri.
(Dal _Resto del Carlino_). AVANCINIO AVANCINI.
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L'autore volle così e rispettiamo la sua volontà, ed io lo faccio
volontieri, tanto più che il libro possiede le migliori qualità
tecniche. È d'un interesse che non si abbassa mai, è d'una lettura
facile ed attraente. Pagine da valoroso artista non mancano, anzi
abbondano: quelle in cui è descritta l'escursione di Fausto Lamberti
alla ricerca del luogo più adatto al suicidio sono davvero forti,
potenti: l'agonia del Lamberti, la cerimonia nuziale letteralmente
commuovono. Gentile e passionato è l'ultimo capitolo, in cui è narrato
il viaggio di nozze: e sarebbe perfetto se il lettore non si domandasse
a che punto sia la gestazione di Argia Pisani: gestazione troppo lunga,
ch'è l'incubo di questo romanzo e che non è necessaria nè per la ragione
artistica nè per la ragione morale dell'opera.
È inutile ch'io auguri molti lettori al _Romanzo della Morte_: il nome
dell'autore è una guarentigia e il libro è degno di lui.
(Dal _Corriere della Sera_). DOMENICO OLIVA.
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Per un pezzo Fausto resta così sospeso tra la vita e la morte; un giorno
che stava peggio e quasi ogni speranza svaniva, come il padre di Argia
viene a scoprire d'un tratto ch'ella è madre, Fausto dichiara di essere
lui il seduttore, e di volere offrire a lei, avanti di morire, la
riparazione del matrimonio.
Così si celebrano queste nozze che hanno la tetra solennità d'una
esequie, e che forse non saranno consumate mai.
Ma non avviene così. Lamberti guarisce, forse per via di quella
dolcissima emozione che dànno il perdono e la coscienza di fare del
bene, che ha provocato una crisi salutare, e allora egli senza più
ribellarsi, senza lottare contro un passato che non si può mutare, e che
del resto non gli ha mutato l'amore della sua Argia, si abbandona con
lei all'amore e alla felicità.
L'ultimo capitolo del romanzo li sorprende in un _coupé_ riservato del
treno che va a Bordighèra, rapiti insieme alla vista del mare, coi cuori
trabboccanti di amore e di tenerezza, rinati a una esistenza nuova.
A me piace questa soluzione, i due vi arrivano dopo avere attraversato
il calvario, dopo avere vissuto tutto il triste romanzo della morte, ed
è vero, ed è umano questo istinto, superiore ad essi stessi, di
attaccarsi alla vita e alla felicità, dacchè il mare nel quale essi
avevano voluto finire--la morte--li ha deposti, loro malgrado sulla
riva.
(Dal _Giornale di Sicilia_). DE-GIORGI.
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È questa la situazione, potentemente drammatica, sulla quale e per la
quale, BRUNO SPERANI ha scritto un romanzo audace, pieno di verità e di
passione; uno di quei romanzi che oggi si usa definire «forti!»
Certo, chi ha preso le mosse di un'azione romantica, d'un intreccio
interessante da una situazione così spietatamente insolubile, ha dato
prova d'una forza di pensiero e di sentimento, e, d'una coscienza di
queste forze così profonda e serena che basta a dare tutta la misura
d'un ingegno.
E quando l'opera risulta pari all'audace concepimento, forte e sereno,
lo scrittore (e in questo caso è una scrittrice!...) può appagarsi nella
legittima soddisfazione di aver fatto cosa insolita e ammirevole.
Il romanzo di Bruno Sperani, di cui non voglio raccontare la conclusione
superiore alle premesse per sentimento profondo e vero, per nobile
audacia, per singolare semplicità di forma; (piccolo artifizio innocente
per costringere alla lettura anche le lettrici più indolenti) il nuovo
libro di Bruno Sperani è un vero romanzo, come se ne vedono apparire
pochissimi, nella presente miseria, e nel bizantinismo letterario che
c'impone una ostentata e falsa erudizione accoppiata alle gonfiature,
alle goffagini d'un chiacchierio vano e scorretto che vuol parere
_stile_, d'una vacuità di pensiero e esiguità di fantasia che vuol
parere _acutezza d'analisi_.
È un romanzo che fa palpitare e fremere, che interessa il lettore alle
situazioni, e lo lega ai personaggi con un vincolo di simpatia e
d'affetto.
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(Dal _Don Chisciotte_). OLGA OSSANI.
V'ha in _Il Romanzo della Morte_ degli episodi e delle scene potenti,
tutte le pagine in cui or Fausto ed ora Argia si tormentano nel pensiero
de la morte cercata, formano un quadro magistralmente dipinto di questa
condizione psicologica, e, nel suo genere, un vero capolavoro, e che
solo trova un paragone nel romanzo russo. L'analisi è profonda, sicura,
spietata--par fatta dal coltello anatomico d'un valente chirurgo:
nessuna traccia de la personalità de l'autrice, d'imitazione straniera o
di riflessi altrui. L'analisi scaturisce dagli stessi personaggi, da le
loro azioni, da' loro dialoghi. Leggete le pagine dove comincia a
rivelarsi la sventura di Argia, e i tormenti di Fausto--tutta quella
storia di lacrime. Assistete a la passeggiata de' due amanti di notte;
al dialogo tra il professor Pisani e la figlia; al matrimonio così
triste, e pure, a tratti d'un comicismo finissimo; al dialogo in cui
Fausto chiede ad Argia il racconto de la sventura--d'una efficacia
sorprendente--e poi ditemi se questo romanzo senza _tirades_, senza
lirismo, senza descrizioni smaglianti, non è una de le più forti ed
efficaci pitture de la vita contemporanea; non è un vero e gran dramma
de l'amore, come può essere inteso nel nostro secolo agonizzante; non è
una evidente e potente opera d'arte, d'una lucidità meravigliosa e d'una
semplicità insuperabile, e per la forma e per la regolarità de la
composizione.
E dicendo forma, intendo parlar de la lingua, de lo stile, in somma di
tutto il complesso di mezzi artistici e di facoltà creatrice che serve a
infondere in un libro il soffio divino de l'arte.
È ne la caratteristica speciale de la forma che si rivela la
personalità, l'originalità, direi quasi la nota d'uno scrittore. Non
forse la forma di BRUNO SPERANI, così suggestiva, vibrante, sprezzante
a volte, espressiva sempre, vigorosa, a trasparenze, a spezzature, a
scatti, è la manifestazione de l'organismo, de' sentimenti d'uno tra i
più originali romanzatori italiani? Così in letteratura non abbiamo un
tipo unico di stile, ma differenti stili, i quali sono un tutto co 'l
contenuto d'un'opera d'arte: tal contenuto, tal forma--anche 'l De
Sanctis lo dice.
La Sperani non è stilista: scrive netto, reciso, sincero, con una forza
d'espressione rara tra noi italiani, e non ha altra preoccupazione che
di render chiaro il suo pensiero profondo, fermo, preciso. E questa
preoccupazione sua mi ricorda Stendhal, Duranty ed i romanzieri russi,
a' quali amo riavvicinare la scrittrice nostra.
Il suo metodo potrà piacere o dispiacere, potrà dar luogo a mille
discussioni--ma deve esser preso qual'è--ed accettato. E così noi--che
non possiamo emulare questa potente romanzatrice--possiamo almeno essere
in grado di comprenderla ed amarla.
Il _Romanzo della Morte_ ha una personalità definita, un carattere di
forma particolare, una onestà efficace--che ci fan presto desiderare 'l
novo libro di Bruno Sperani: _La Fabbrica_.