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La storia invero è quella di un individuo, ma essa compendia in sè la
vita di chi sa quanti spostati. Presi separatamente spariscono, ma messi
in un determinato ambiente si trasformano, se in meglio o in peggio poco
monta: il fatto sta che allora vivono e sentono di vivere, quando vinti
quando vincitori, sempre però tali che nella lotta ci lasciano un brano
della loro carne, una traccia del loro sangue.
E l'ambiente allora diventa non più la cornice del quadro, ma parte
integrante del quadro stesso: personaggio ed ambiente si immedesimano,
si completano. E questa doppia rappresentazione che deve correre
parallela, staccata così che l'una non soprafaccia l'altra, non è facile
riesca a chi non abbia intelletto d'artista. O io m'inganno o Bruno
Sperani in questo suo lavoro è riescita maestrevolmente; il personaggio
e l'ambiente non potevano avere una riproduzione meglio riuscita nè
meglio e all'uno e all'altro poteva riuscire ad imprimere la propria
fisonomia.