Il destino.
Dopo alcune annate discrete, i contadini sanno per esperienza che arriva
una annata sterile; sembra che la terra senta il bisogno di riposarsi.
Non vi sono malattie, non flagelli straordinari; senza causa apparente,
il raccolto si annunzia scarso, e i contadini cominciano a
impensierirsi. Ma troppo spesso altre sciagure sopraggiungono: i bachi
da seta vanno male per una delle mille cause impreviste che possono
danneggiarli: un freddo fuori di tempo rovina i teneri germogli,
malattie misteriose, crittogama o filossera, si attaccano alle povere
piante; e i contadini, che non intendono nulla dei discorsi scientifici
degli intelligenti, profetizzano però con rara perspicacia le
conseguenze immediate di quelle oscure parole. E tali conseguenze sono:
miseria e fame!
Quell'anno la carestia batteva in vari punti della bassa pianura
lombarda. E i bachi erano andati male; parte, perchè il freddo aveva
bruciata la foglia in primavera: parte, perchè il caldo eccessivo e
precoce li aveva paralizzati nel momento difficile in cui si preparavano
a filare.
--Dopo tante fatiche!...--Dopo tanta spesa!...--gemevano le povere
donne.
--È l'annata cattiva--dicevano i fittabili--passerà. Ci vuol pazienza.
Ma i contadini scrollavano il capo.
Era il flagello! Dio li puniva. Da dieci mesi--dalla scomparsa di don
Giorgio Castellani con la Cristina--il nuovo curato, un uomo austero,
dalla mente ristretta, pieno di terrori, preconizzava dal pergamo il
castigo di Dio.
Non osando attaccare il suo antecessore, il cui romanzo amoroso lo
empiva di ribrezzo, egli si scagliava contro i cattivi costumi generali:
la irreligiosità dei padroni, vale a dire, dei fittabili, chè di veri
padroni ve n'ha ben pochi che abitino in quelle campagne; i vizi dei
contadini. E la sua voce tonante, la sua rettorica rozza, ma non priva
di una certa efficacia, finiva di intontire quei poveri ignoranti
abituati alle mitezze del Castellani.
In tali emergenze, col formentone che stentava a crescere e il riso che
pareva malato, sentendosi addosso il terrore della miseria, nella
prospettiva di uno squallido inverno senza scorta di denaro nè di
derrate, i più increduli erano scossi, e la chiesa si empiva.
Pietro Rampoldi, minacciato più di tutti, dava il buon esempio tra
quelli di Val Mis'cia. Il grosso podere che aveva dato quasi l'agiatezza
alla famiglia, fino che i due fratelli rimanevano uniti, diveniva ora
per lui solo un peso esorbitante. Ma egli si ostinava a tenerlo, e nulla
angosciava tanto il suo cuore di contadino, quanto il pensiero che il
padrone lo mandasse via. Per ciò si sforzava a lavorare senza posa;
spendeva i piccoli frutti del lungo risparmio in tante giornate di
opere; lasciava che la Virginia finisse di rovinarsi in un lavoro
superiore alle sue forze, e finalmente si attaccava al fratello, cercava
di sfruttarlo con promesse, con blandizie.
Sandro, che si era lasciato riprendere dalla cognata, si faceva in
quattro--come dicevano i paesani--per accontentare il fratello e la
cognata insieme. In fondo, nella sua coscienza non totalmente
atrofizzata, egli si sentiva sollevato dal proprio rimorso, tanto più,
quanto più riesciva a rendersi utile a quel fratello che tradiva. La sua
rozza onestà gli diceva che tutto quel lavoro, fatto senza interesse,
era in certo modo un compenso al tradimento.
Forse egli non giungeva fino a pensare che Pietro, tutto intento a
sfruttarlo e a tirarlo via di casa, parlandogli male della povera Maria,
non meritava poi tanti riguardi; ma se non vi pensava liberamente, certo
ne intuiva qualche cosa.
Intanto il calore eccessivo peggiorava le condizioni sanitarie. La
minestra mal condita con poco olio di _linosa_, era spesso composta di
riso bacato; e il grano fermentato forniva qualche volta la farina per
la polenta. Le febbri infierivano fra le mondaiuole. Si parlava di tifo
e d'altri malanni. Alla Cascina Grande, Maria Rampoldi non poteva
rimettersi dopo quella catastrofe che aveva chiusa in una piccola bara
la sua grande speranza di maternità.
--È l'aria cattiva di quest'anno!--dicevano le comari.
--È un po' perchè non t'importa di guarire!--diceva il medico
rampognandola.
Era forse vero.
A ventiquattro anni Maria si sentiva fuori della vita. Sapeva che Sandro
andava sempre in Val Mis'cia per aiutare il fratello facendosi
strapazzare dal padrone, perdendo molte giornate di lavoro, inventando
scuse che non sempre venivano accettate.
Ella fingeva di non sapere. Invano le altre donne le andavano dicendo
che Sandro faceva tutto per la Virginia, che erano sempre insieme, che
parevano due sposi. Oppure, che il padrone della Cascina Grande era
stufo, e che aspettava soltanto di cogliere il suo uomo sul fatto per
cacciarlo e metterlo in istrada. Oppure, che se lo teneva ancora, era
per lei, soltanto per lei; perchè tutti avevano compassione di lei,
poverina, così sfortunata; e perchè il signor dottore la raccomandava.
Ella rimaneva a capo basso, le braccia conserte, mormorando appena:
--Che cosa devo fare?... Sandro non mi dà retta.
E non pareva inquietarsi di più. Il suo amore, nato di gelosia in un
momento di spasimo, si illanguidiva a poco a poco come una pianta
delicata che il gelo consuma.
Aveva sofferto tanto per quell'uomo: non poteva soffrire di più.
D'altra parte, quella bimba nata morta le aveva rapito forse per sempre
la speranza di una nuova maternità. Dunque.... tutto era finito.
--Ha voluto che pensassi sempre a lei!--diceva la povera contadina con
quel senso arcano d'intima poesia che la distingueva.
Avrebbe voluto morire, perchè si rodeva di non poter lavorare come
prima, nè rendersi utile in alcun modo.
Si sentiva vecchia, e non era mai stata così bella. La malattia che le
vietava i lavori troppo faticosi, non la danneggiava ancora
esteticamente, anzi, le giovava. La sua carnagione, imbrunita dal sole,
ritornava bianca; e i lineamenti regolari, ma un po' guastati
dall'impronta di volgarità che la troppa salute dà qualche volta alle
giovani campagnuole, si affinavano, acquistavano, nel languore della
malattia, una espressione nuova, penetrante. Nè ancora il dimagrimento
nuoceva alla perfetta armonia delle forme scultorie che apparivano più
eleganti sotto al vestito liscio e aderente.
Sandro, tutto assorto nella sua cieca passione per la cognata, non
s'accorgeva neppure, come non s'era mai accorto, di avere al fianco una
così bella donna. Egli avrebbe voluto vederla forte e attiva come un
tempo, ora che ne avrebbe avuto più bisogno che mai. E s'irritava col
medico, che, secondo lui, menava la cura troppo per le lunghe. E
diveniva aspro, inquieto. Per ciò le sere in cui, finito il lavoro,
invece di vederlo entrare in casa a cenare, essa lo vedeva avviarsi
verso Val Mis'cia, per lavorare al chiaro di luna nei campi del
fratello, non provava alcun rincrescimento, bensì piuttosto un vago
senso di sollievo.
Cuciva, filava, custodiva i bimbi malati delle povere donne che non
potevano restare a casa; e il suo dolce sorriso, la sua bontà e quel
bisogno di sacrificarsi al bene degli altri, la rendevano carissima a
tutti. Era la consolazione di quelli che soffrivano.
Una sera capitò nella corte una vecchia che girava di tratto in tratto
per quelle campagne vendendo le noci dorate col _destino_ dentro. Costei
si fermò davanti a Maria e le mormorò freddamente:
--Voi, sposa, andate incontro a una disgrazia e a una fortuna. La
disgrazia metterà sottosopra il paese. La fortuna, se voi non saprete
agguantarla, vi sfuggirà.
--Oh! per questo--esclamò una ragazza che ascoltava--ci vuol poca
bravura a predirglielo: lei non saprà mai agguantare la fortuna!
--E la disgrazia?--domandò Maria sorridendo.
--La disgrazia--riprese la dispensatrice dei _destini_--potrebbe essere
anche una fortuna per voi!... Si potrebbe affrettarla avvertendo Pietro
di quello che succede... Per un po' di denaro c'è chi lo farebbe...
Maria soffocò un grido e scappò via indignatissima e afflitta.
La vecchia s'allontanò tutta imbronciata. Aveva sbagliato.