La Cristina.
La ciarla correva di bocca in bocca, Marco Scaramelli era scomparso.
Morto. Morto certo.
Ma come? Quando?--Nessuno poteva rispondere con precisione.
Dopo la scenata alla Cascina Grande, doveva essere andato vagando qua e
là per le campagne, cercando l'elemosina.
La mattina del terzo giorno fu visto in Val Mis'cia presso la casa di
Pietro Rampoldi.
Andava a mantenere la minacciosa promessa fatta al marito di sua figlia.
Tutti lo sapevano. Ma Pietro non era in casa; e la Virginia doveva avere
fatta una buona accoglienza al nemico; taluni pretendevano anzi che,
leggendogli in faccia il cattivo proposito, ella gli facesse pagar caro
lo scotto, anche per le figliuole: e soggiungevano di avere incontrato
il beone mogio mogio, e quasi incapace di moversi.
Ma dov'era andato poi?... Uhm!... Chi ne sapeva qualcosa?... Un ragazzo
di Gel affermava di averlo visto sulla strada di Casorate, con una
cestella di rame sott'al braccio. Ma le donne osservavano:
--A Casorate, venerdì, ci fu il nuovo cavallante di Val Mis'cia e il
garzone che porta il pane: l'avrebbero visto anche loro!...
Passarono così nove giorni. Alla Cascina Grande, la moglie di Sandro
mise al mondo, due mesi prima del tempo, una bambina morta; e per poco
non morì lei pure.
--Tutto colpa di quella sgualdrina di sua sorella!--esclamava il
fittabile di Val Mis'cia facendosi sentire dai suoi contadini. Così egli
cercava di eccitare gli animi contro la ragazza, pensando che nel timore
dello scandalo, il parroco l'avrebbe mandata via; e allora, che dolce
vendetta!
La Nunziata Meroni, a cui premeva di mettersi nelle buone grazie del
padrone andava ripetendo con la sua voce falsa:
--Ha fatto male la Cristina, molto male! Tutto si perdona: ma cacciare
il padre, metterlo sulla strada, no. È vergogna! Senza contare che la
presenza del vecchio in casa era una salvaguardia per lei nell'opinione
della gente. Ma quando una è donnaccia a quel punto non vuole saperne di
riguardi!...
Le anziane approvavano gravemente questa sentenza e le giovani, meno
belle di Cristina, sorridevano.
Perfino certi giovinotti, i quali poco tempo prima si sarebbero fatti
ammazzare per la Cristina, la lasciavano malmenare adesso. Soltanto il
vecchio Melica, sempre affezionato alle due migliori amiche della sua
povera Giulia, rimbrottava la vecchia per la sua maldicenza. Ma il
Melica era un eresiarca inasprito dalle disgrazie; glielo diceva sempre
il fittabile, malcontento per certe osservazioni. E il medico condotto
di Casorate, il dottor Carlo Chiari, quel mangiapreti, ci dava dentro
anche lui, per il bruciore patito in causa della Cristina. Ma poi, da
quello scettico che era, canzonava gli uni e gli altri.
La Cristina non osava quasi mettere un piede fuori della casa
parrocchiale. Soltanto se usciva un momento nell'orto, i ragazzi che
giuocavano sulla strada vicina le tiravano delle sassate.
E che parolaccie le gridavano!
Lei si rivoltava dentro di sè. Vigliacchi! tutti contro una donna! Come
se fosse stata la prima a cadere. Perchè non badavano alle loro mamme e
alle loro sorelle, che ne facevano di più sporche assai? Si,
vigliacchi!...
Per lei tanto, sarebbe corsa in sulla strada e li avrebbe presi a
ceffate que' prepotentacci! Ma intendeva troppo bene che gli scandali
ricadevano sul capo del parroco; che lui ci perdeva in dignità, in
riputazione, in tutto: e cercava di frenarsi.
La mattina del nono giorno dopo la scomparsa di Marco, una donna venuta
dalla Cascina Grande chiese di parlare alla Scaramelli.
--Mi manda vostra sorella... oh! non vi spaventate! È malata si, molto
malata ancora, ma pare che il dottore l'abbia cavata di pericolo. Non si
tratta di lei adesso, si tratta di voi. Non sapete?... Hanno trovato il
cadavere di vostro padre, laggiù, in uno di quei fossi. Andava in cerca
di rane, e pare sia caduto dentro, che Dio ci guardi, sicuro; forse era
ubbriaco; ma laggiù dicono che si è buttato nell'acqua per disperazione,
e danno la colpa a voi. E pare, dicono, che vogliano venire qui tutti a
darvi una lezione. Bisogna vedere come sono: hanno il diavolo addosso.
Per questo vostra sorella mi ha mandata e vi raccomanda di stare in
casa... di non farvi vedere.
Cristina, sbalordita come se avesse ricevuta una mazzata sul capo, non
ebbe che una percezione ben chiara, una percezione che l'aiutò a
sopportare il colpo. In mezzo a tante disgrazie Maria aveva pensato a
lei: le voleva dunque sempre bene!
Facendosi forza, disse alla donna:
--Grazie; grazie tante. Direte a mia sorella che la ringrazio. Starò in
casa; farò tutto quello che vuole; non abbia paura per me; pensi alla
sua salute. Volevo giusto andarla a trovare; ma... Ecco qui, portatele
queste ova fresche, questo po' di burro e il pan bianco... Povera Maria!
Che si custodisca bene!... E questo per voi...
Andava di qua e di là per la cucina, prendendo fuori la roba che
disponeva con garbo in un panierino. Era nervosa, agitata e tutta rossa
in viso.
La contadina intanto pensava: Quanto pane, quante ova!... Può mangiare
finchè vuole: che fortuna!
--Quanto al vecchio--entrò a dire la Cristina con un tremito nella
voce--l'ho fatto mandare via, anzi l'ho mandato via io, perchè a poco a
poco, vuotava la cantina al curato e gli diceva dietro tutti gli
improperi, e avrebbe voluto che gli tenessi mano io!... Via lui o via
me, ho detto al curato: e se fosse vivo ancora oggi, rifarei quello che
ho fatto!
--Per carità non lo dite!--supplicò la contadina.--Guai se vi sentissero
laggiù. Ora sono tutti per lui. Pare che sia morto un santo. E tutti
contro di voi sono!
--S'affoghino! mormorò Cristina con una alzata di spalle.
*
* *
Un'ora prima del tramonto, avendo smesso di lavorare, una frotta di
uomini e di donne si avviò con molta animazione alla volta di Gel, per
vedere la Scaramelli e dirle il fatto suo. Si erano montati ciarlando e
gridando, messi su specialmente da quelli di Val Mis'cia.
Intanto le autorità e il medico, giunti sul luogo in ritardo, con tutto
loro comodo, esaminavano il cadavere, constatavano la morte senza
violenza, quindi volontaria o casuale, ed eseguivano le altre formalità.
Dopo l'avrebbero fatto portare a Gel per la sepoltura che doveva avere
luogo subito, visto lo stato di avanzata putrefazione in cui si trovava
il misero corpo.
I contadini più pacifici aspettavano di accompagnare il morto; ma gli
scalmanati non potevano aspettare.
E poi insieme al convoglio avrebbero fatto la strada alcune di quelle
guardie di questura, venute in giù col delegato; e agli scalmanati non
premeva di averle in compagnia.
Strada facendo la turba ingrossò, e allorchè toccò il sagrato pareva
quasi imponente.
Si annunziò subito con grida e fischi, fermandosi davanti alla casetta
bianca della parrocchia tutta chiusa, porte e finestre.
Don Giorgio e Cristina erano nella saletta che teneva il centro della
casa fra le quattro camerette, due a destra e due a sinistra, e in fondo
metteva alle scale. Lui calmo, sereno; lei vibrante di collera.
--Fuori la Scaramelli!--gridavano i villani imbizziti.--Fuori quella che
ha ammazzato suo padre!
--Fuori!--incalzavano le donne.--Mostri la sua bella faccia di
sporcacciona...
Volevano sculacciarla. E se lei non scendeva, sarebbero saliti loro e
l'avrebbero tirata abbasso per darle una bella lezione.
--Tanto sfacciata, e non ha il coraggio!--gridava un ragazzone
sciancato.
--Fuori! Fuori! Fuori!
Le donne erano in prima fila, le più accanite. E la Virginia Rampoldi
trovava i peggiori insulti.
Cristina, ritta in piedi presso alla finestra, dietro le imposte chiuse,
i pugni stretti, i denti serrati, schizzava fiamme dagli occhi.
Ogni tanto i suoi nervi scattavano.
Una imprecazione smozzicata le usciva dalle labbra rosse come il sangue.
Un sasso volò.
Poi un altro.
Allora ella non ebbe più pace. Voleva affrontare i suoi nemici, faccia a
faccia.
--Don Giorgio, mi lasci andare! Butteranno giù la porta, verranno su;
non è giusto che lei patisca per me!... Vogliono me!... Mi lasci
andare!... Mi lasci!...
E si dibatteva con tutto il vigore delle sue braccia robuste.
Ma egli la teneva lì incatenata, con poco sforzo. E il suo volto
s'illuminava di tratto in tratto per un vago sorriso di pietà e
d'indulgenza. Sembrava perfino che dimenticasse il dispiacere di quel
critico momento; come se la sua anima piena di amore e di luce non
potesse accogliere nessun pensiero fosco.
Con accento commosso, con quella voce profonda che sembrava venire
direttamente dal cuore, egli andava ripetendo:
--Coraggio! Sii forte. Non lasciarti abbattere dalla collera che è una
debolezza. Sono poveri abbrutiti, poveri illusi; credono di difendere la
giustizia; credono di far bene.
--La Virginia, no. La Meroni, no. E quelle altre neppure. Son
birbone!...
--Lasciale gridare; che cosa t'importa?... Hanno un pochino d'invidia
femminile. Non vuoi compatirle tu che sei tanto bella e adorata?
Erano le prime parole d'amore che le diceva da quattro mesi che stavano
insieme--le prime dopo quel giorno.
Le fecero una grande impressione.
Tutta vibrante e intenerita sotto la carezza di quella voce che le
penetrava il cuore, ella non trovò una risposta. Ammutolì, si concentrò.
Le memorie l'assalirono. Per la prima volta in tutto il giorno pensò al
cadavere di suo padre, trovato in fondo a un fosso, gonfiato dall'acqua,
mezzo putrefatto. La collera cadde; cadde il fiero sentimento di sfida
che l'aveva tenuta su per tutte quell'ore, mantenendola in uno stato di
eccitamento. Si sentì sopraffatta da una immensa prostrazione. E dal
fondo della sua anima si fece strada uno spasimo sordo, inesplicabile,
che andò acuendosi di momento in momento.
Quel suicida, quell'ubbriacone, quell'uomo orribile, scacciato da lei
perchè rubava e avviliva la casa del parroco con la propria bassezza:
quello sciagurato uomo era suo padre!...
Giustamente lo aveva scacciato; e giustamente Sandro Rampoldi non aveva
voluto accoglierlo. Ma questo nulla mutava alla terribile verità: era il
padre suo quell'uomo; e lo avevano trovato morto in un fosso, mezzo
putrefatto, come una carogna... Chi sa quanto aveva patito!... E era suo
padre!
Questo pensiero, che per lei aveva l'acutezza dolorosa di una sensazione
fisica, diveniva intollerabile, le mordeva le carni.
Un sasso lanciato con maggior violenza venne a battere appunto contro
quella imposta là vicino a lei. Un grido le sfuggì; un singhiozzo
terribile eruppe dal suo petto.
Altre immagini spaventose l'assalirono. La sua povera sorella, già tanto
infelice, la povera Maria, che perdeva l'unica consolazione, la sua
creatura, morta prima di nascere!...
E don Giorgio!... don Giorgio, precipitato, per causa di lei, nella
rovina, nella vergogna! Forse gli sarebbe toccato andar via; e lei non
l'avrebbe mai più riveduto; mai più, mai più, come se fosse morto.
Da tutte le parti il dolore l'assaliva e cresceva, cresceva;
l'atterrava, le negava ogni scampo. Si sentiva soffocare, le pareva di
andare sotto, sotto, come suo padre, nell'acqua gelida e limacciosa.
Ma quegli ossessi gridavano continuamente, e i sassi volavano.
Ella ebbe un altro scoppio. Non era meglio sfidarli, rischiar la vita...
finirla?... Spalancare la finestra? Farsi lapidare?... Finirla, finirla!
Non poteva reggere a tanta angoscia!
Con impeto disperato tentò di aprire la finestra. Ma il Castellani che
la sentiva spasimare e gemere e piegarsi e contorcersi come un sarmento
alla fiamma, la trascinò lontano dalla finestra, in fondo alla saletta,
e la fece sedere, e sedette accanto a lei. Poi, cominciò a parlarle
sommessamente di quell'immenso dolore ch'ella non sapeva esprimere.
Fuori la folla continuava a strepitare. Ma il parroco non vi badava:
erano per la maggior parte donne e ragazzi; non potevano durar molto.
Difatti, una imposta rotta a un finestrino del primo piano spaventava i
più timidi, e Bernardo, il contadino della Cascina Grande, sopraggiunto
in quel momento, faceva sentire la sua parola assennata. Qualcuno
resisteva tuttavia; qualche sasso volava ancora, ma piccolo e mal
lanciato.
Cristina non ascoltava che la voce dolce del suo signore, e, a poco a
poco, la sua oppressione si scioglieva, le lagrime scorrevano da' suoi
occhi brucenti, e abbandonava la testa sul petto fedele del giovine.
Piangevano insieme.
Era quasi notte. I rumori cessavano. Bernardo aveva finito di convincere
i più scalmanati, annunciando il prossimo arrivo dei carabinieri, e
soggiungendo con un sottinteso: «Non è già per una sciocchezza simile
che vorrete farvi legare!...»
Don Giorgio si riscosse nel salottino pieno d'ombra; andò alla finestra,
l'aprì. Il sagrato era quasi vuoto; pochi curiosi guardavano in
silenzio. Due carabinieri camminavano in su e in giù.
Più lontano, sulla strada maestra appariva una specie di convoglio
funebre con due torcie di resina, diverse guardie di questura delle
quali si vedevano luccicare i bottoni al lume delle torcie, e, sopra una
barella, portata da quattro contadini, una massa nera, informe.
Don Giorgio pensò che doveva scendere, andare in chiesa. Passò nella sua
camera, indossò la veste talare, prese il berretto e ritornò nella
saletta.
Il convoglio funebre era ancora in cammino, egli aveva un istante di
tempo.
Si accostò alla Cristina che piangeva sempre, e con quella voce tenera e
profonda, che a lei faceva tanto bene, le disse:
--Non piangere più. Tuo padre è tranquillo adesso. Dio gli ha perdonato.
Tacque un istante, poi riprese:
--Anche a noi ha perdonato Iddio! Non piangere, ti dico. Guardami. È
l'ultima volta che mi vedi con questo abito; questo che vado a
compiere--la benedizione alla salma di tuo padre--è l'ultimo atto del
mio ministero di sacerdote.
La giovane, che aveva alzata la fronte e rasciugate le lagrime, ebbe un
sobbalzo e gridò:
--Che dice?!...
--Dico una cosa bella e seria. Domani cesserò di essere prete--e domani
a sera partiremo insieme...
--Oh! Don Giorgio?!... È possibile?...
E lo guardava fiso, quasi per convincersi che non era impazzito.
--Parlo di tutto il mio senno. Questa risoluzione avrei potuto prenderla
da un pezzo; ma non si rompe così facilmente con tutto un passato. E poi
avevo bisogno di essere convinto che facevo bene. Da due giorni Dio mi
ha fatto la grazia.
--La grazia?!
--Sì; concedendomi la lucidezza di mente e la sicurezza di spirito di
cui avevo bisogno. I miei superiori pretenderebbero che io ti
abbandonassi. A questo prezzo mi perdonerebbero lo scandalo e sarebbero
anzi disposti a favorirmi nella carriera... Non tremare, anima mia! Io
non posso ammettere questa morale. Ciò che sarebbe una cattiva azione
per un uomo qualunque non può diventare un'azione meritoria per un
prete. E se così è, tanto peggio per il prete: io ritorno uomo. Tutto è
disposto, pronto; domani avrò il diritto di non indossare questo
cilizio. E fra qualche settimana sarai la mia sposa, davanti agli
uomini... ed anche davanti a Dio... non temere!
Senza proferir parola, istintivamente Cristina levò al cielo le mani
congiunte e gli occhi pieni di lagrime, in atto di muta, fervente
preghiera.