XXVII.

— Va meglio, va sempre meglio — disse il Martedì mattina Vignoni a

Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo

la sua prima visita all'Angela.

— Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?

— Vuol partire?.. Così presto?

— Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse

successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei

trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei

affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo

Villarosa è inabitabile.

E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido di nuova pioggia, la terra

fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano

cadere a gruppi le foglie.

— È vero — consentì il medico. — Son giornate tristi... Ma passeranno...

E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le

semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di

coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si

affronta l'acqua ed il fango.

— Già, già — rispose Luciano Torralba — uno che abbia le sue occupazioni

si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...

— Sono in tanti in casa — notò Vignoni — riuniti per una circostanza che

non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...

— Pur troppo... _C'est la vie_... È la vita...

— Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa

preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di

scendere!...

— Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe

neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar

in mano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio

di prima.

L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiarò che,

nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir

di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Giovedì si sarebbe

sentito il parere di Locresi.

— È vero — disse Luciano — deve tornar Locresi... Una visita inutile

ormai... E io avevo già annunziato che mi sarebbe stato difficile di

aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madre _il

vaut mieux d'espacer ces départs_... è meglio non andarcene tutti in una

volta... _Ah, la vieillesse_... la vecchiezza, caro dottore!

Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non

dir nulla: — Mah!

— E — riprese l'altro — volevo domandarle... Mia sorella, da domenica

sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prenderò

congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancherà?

— Oh no... si va riavendo molto più presto ch'io non avrei sperato..

Anzi la freni, perchè lei chiacchiererebbe volentieri.

— Si figuri, non abbiamo mica da discutere.

Così nel pomeriggio, Luciano si recò dall'Angela ch'era già informata

della prossima partenza del fratello.

— Addio, Luciano — ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle

rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. —

Ho sentito che te ne vai?

Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di

sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.

— Me ne vado, perchè ti so quasi ristabilita. _En effet, petite sœur,

tu es en beauté._

Ella respinse il complimento. — Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono

ancora quì, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile

a qualche cosa.

— _Allons donc_, non sei mai stata a queste estremità.. Non hai certo

l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.

L'Angela tentennò mollemente il capo.

— Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di

domenica... Quella sera sì... mi sembrava che mi si conficcassero dei

chiodi nel cranio... A un punto, mi mancò la terra sotto ai piedi...

devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte...

Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga

sensazione di scendere giù per una china ripida, in mezzo a tenebre

sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no...

Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra

nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta così?... Non lo

so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di

prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondità

incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano

meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano

bisbigli...

Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la

convalescente.

— _Enfin_ — egli disse — _tout cela_... tutto ciò è del passato...

L'essenziale è che tu sia guarita.

— È una proroga — riprese l'Angela... — breve forse... Ma non ho bisogno

di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bella

festa delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti

intorno ai nostri vecchi, è stata sciupata per colpa mia...

— Che idea!

— Sicuro... Dovevo ammalarmi più tardi e non darvi uno spettacolo così

poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente...

Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo

ch'è un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? — chiese l'Angela con una

certa ansietà.

— _Ma chère_ — replicò Luciano con una scrollatina di spalle. — Io non

lo porto via... Son già alcuni anni che Tullio è emancipato.

— Oh, puoi fidartene...

— E me ne fido... Già ho sempre pensato che... con _la contrainte_...

come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a

nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue

inclinazioni... Non c'è dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse

nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi

agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che

aspiri a una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella

peggiore ipotesi, può viver del suo...

— Quanto ha?

— Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5

per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha già un bel gruzzolo

in conto corrente... Il resto verrà a suo tempo... _lorsque je filerai à

mon tour_. S'intende che allora la torta dovrà andar divisa in parecchi.

— Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli

basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...

— Non c'è furia — ribattè Luciano. — È così giovine.

— Ma anche così solo — soggiunse l'Angela.

Luciano scoppiò in una risata.

— _Voilà comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au

mariage._

— Lascia in pace il francese — rimbeccò l'Angela. E soggiunse: — Non mi

sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...

— Per te? — esclamò Luciano. — Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu

ti sei sempre sacrificata pegli altri... E io intendevo dir questo: che

le donne, quando pur non pensano al matrimonio per sè, vi pensano pegli

altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?

L'Angela esitò.

— Non sono che idee vaghe... Ma se c'è uno che sia nato per la vita

domestica è Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.

— Dì la verità, gliel'avresti anche trovata la sposa?

Il nome dell'Antonietta salì alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la

trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per

la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno

negativo col capo.

— Si discorre così... accademicamente... Del resto, come tu dicevi,

Tullio è libero.

Luciano allargò le braccia.

— _Ce qu'il y a de plus libre au monde_... liberissimo... Tuttavia,

spero bene che se prende moglie, me lo farà sapere... Ma tu parli

troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Tornerò in

primavera...

Ella gli tese di nuovo la mano.

— Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi

figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.

— _Quelle bêtise! À ton age!_... Addio, addio...

Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla

stazione di San Vito.

Era notte; pioveva.

— _Sacré pays! Il pleut toujours._

— Fino a quattro giorni fa s'è avuta una stagione deliziosa — osservò

Tullio. — Ora pioverà anche a Parigi.

— _À Paris, mon cher_... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia

pioggia o sole.

— E ti pare una bella cosa?

— Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col

cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre

animata, sempre aggradevole.

— È febbre, non vita — borbottò Tullio.

— _Cher enfant_ — ribattè il banchiere dandogli confidenzialmente due

colpetti sulle ginocchia — tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo

istruito, ma non capisci Parigi. _Et pourtant tu y a passé des années._

— Restando italiano — disse il giovine.

— _Moi aussi, moi aussi_ — protestò Luciano. — Oh, io mi guardo bene dal

rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera

capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è

tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le

signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci

fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene... _Tu es ton maître à

toi, mais c'est une pitié._

Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo

svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla

sua scrivania, vedeva il _parquet_ rumoroso della Borsa, e le cifre

cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera di

_Monsieur_ Favart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni

d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocità sulla via di

Parigi, la sola città ov'egli potesse vivere.

Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strappò

un'esclamazione irosa.

— _Sacr!... Quels chemins!_

E poichè dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua

egli soggiunse: — Tutto è vecchio in questo paese... le strade, le

carrozze.

Tullio completò il pensiero del padre. — E le persone, pur troppo...

— Ma! — sospirò Luciano. — Quella Villarosa fa una tristezza...

— E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...

— Sarà... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi

specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe

vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi

ove si è costretti a riconoscere che tutto è cambiato... e i primi a

esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le

nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma, _mon Dieu, quel serrement

de cœur!_... Il babbo, vigoroso sì, ma quasi cieco... e la mamma,

un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: — Chi sa se li vedrò

più?... E anche l'Angela come invecchia presto!

— Si rimetterà — obbiettò Tullio. — Ora è malata.

— _À cause du surmènage, oui_... Si rimetterà, speriamo... A ogni modo,

da un pezzo mostra molto più della sua età... Non deve aver che

quarantaquattr'anni...

— È vissuta fuori del sole.

— Proprio così... Vi sono creature predestinate... Non era bella, ma,

pel rimanente, valeva assai meglio delle sue sorelle... Però nemmeno la

Letizia non ha da stare allegra... Com'è mutata!... E Girolamo, e

l'Adele, e Giulio Frassini, e Cesare, persino Cesare che non ha compiuto

i quaranta, tutti han dato un crollo in pochissimo tempo... Non c'è che

la Marialì che si conservi sempre identica... E sì che in fatto di

_surmènage_... Basta, m'intendo io.

Luciano fece segno d'inghiottire un boccone e non disse altro. Ma

Tullio, dopo una breve pausa, gli chiese: — È vero che ha portato via lo

sposo alla zia Angela?

— _Tout ce qu'il y a de plus vrai_... Eh, mio cognato avrà avuto molto

da lodarsi del cambio!... Matto era prima, ma con quella moglie!... È

inutile che tu ti formalizzi, ragazzo mio... _Il faut nommer les choses

par leur nom. C'est une franche coquette..._

Proprio in quel momento Luciano si ricordò delle parole sibilline

dell'Angela, e volle tastare il terreno.

— Auguriamoci che la figliuola non le somigli — egli insinuò.

La scarsa luce che il fanale projettava nell'interno della carrozza

permise a Tullio d'imporporarsi in viso senza che il padre se ne

accorgesse. E bench'egli non si fosse ancora formato un'opinione

definitiva sul conto della cugina e non si lodasse del modo in cui ella

lo trattava, sentì il dovere di difenderla contro l'ingiusto sospetto.

— Non mi sembra che l'Antonietta somigli alla madre — egli disse con

voce abbastanza ferma.

— Non sembra neppure a me — assentì Luciano.

— Il male si è che se, invece che alla madre, somiglia al padre si casca

dalla padella nella brace... _C'est un détraqué._

— Per me — ripigliò Tullio — credo poco alla teoria dell'eredità...

Spesso accade in noi una reazione e finiamo col diventare precisamente

l'opposto di quelli con cui siamo cresciuti.

— In questo caso — esclamò Luciano con una risatina — l'Antonietta

sarebbe il prototipo della saviezza... _Eh, tu vas trop vite, mon

enfant._

Una dozzina di case, una chiesa, un campanile, quattro lampioni a

petrolio, ecco San Vito. E un centinajo di metri più in là, dopo un

simulacro di viale spalleggiato da alberi tisici, la stazione.

Luciano Torralba si lasciò sfuggire un _enfin_ poco lusinghiero per

Villarosa, e tostochè la carrozza fu ferma aperse lo sportello e fu in

terra d'un salto nonostante la sua corpulenza, quasi che l'idea di

partire gli restituisse l'agilità della giovinezza.

— Portate dentro la roba — egli ordinò a suo figlio e a un facchino. —

Io vado a spedire un dispaccio... C'è tempo?

— Sì — rispose il telegrafista. Ci son dieci minuti.

Il banchiere si voltò verso Tullio: — Vengo subito... Aspettami in sala.

E a Piero che gli dava il buon viaggio mise in mano un biglietto da

dieci lire.

— _Il faut bien se débarrasser de ce sale papier._

Impostato il telegramma, Luciano mosse incontro a Tullio fregandosi le

mani con l'aria d'uno scolaro in vacanza.

— _Après demain, à cette heure, je serai déjà à Paris... Et toi, mauvais

garnement, quand viendras tu nous faire une visite?... Pour Noël au plus

tard, n'est-ce-pas?_

— A Natale, sì, spero.

— Ma che spero?... Verrai sicuramente... _Tu es libre, toi_...

La campana annunziò l'arrivo del treno; l'inserviente spalancò la porta

della sala ove non c'erano che i due Torralba. Alcuni viaggiatori di

terza classe erano già fuori, alla pioggia.

— Non importa aprir l'ombrello — disse Luciano. — Dammi il sacco e tieni

tu la valigia... Ehi, conduttore, primi a fumare?

— Quì.

Luciano, dopo aver abbracciato il figliuolo, salì in uno scompartimento

mezzo vuoto e collocò nella reticella il bagaglio. Poi, abbassato a

mezzo il finestrino mentre il convoglio già si moveva, rinnovò i saluti.

— Tienmi informato dei nonni e della zia Qualche telegramma di tanto in

tanto... _C'est plus vite fait... Adieu!... Au revoir!_

Nozze d'oro: romanzo · 第 36 / 44 题