— Va meglio, va sempre meglio — disse il Martedì mattina Vignoni a
Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo
la sua prima visita all'Angela.
— Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?
— Vuol partire?.. Così presto?
— Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse
successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei
trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei
affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo
Villarosa è inabitabile.
E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido di nuova pioggia, la terra
fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano
cadere a gruppi le foglie.
— È vero — consentì il medico. — Son giornate tristi... Ma passeranno...
E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le
semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di
coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si
affronta l'acqua ed il fango.
— Già, già — rispose Luciano Torralba — uno che abbia le sue occupazioni
si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...
— Sono in tanti in casa — notò Vignoni — riuniti per una circostanza che
non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...
— Pur troppo... _C'est la vie_... È la vita...
— Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa
preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di
scendere!...
— Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe
neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar
in mano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio
di prima.
L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiarò che,
nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir
di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Giovedì si sarebbe
sentito il parere di Locresi.
— È vero — disse Luciano — deve tornar Locresi... Una visita inutile
ormai... E io avevo già annunziato che mi sarebbe stato difficile di
aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madre _il
vaut mieux d'espacer ces départs_... è meglio non andarcene tutti in una
volta... _Ah, la vieillesse_... la vecchiezza, caro dottore!
Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non
dir nulla: — Mah!
— E — riprese l'altro — volevo domandarle... Mia sorella, da domenica
sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prenderò
congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancherà?
— Oh no... si va riavendo molto più presto ch'io non avrei sperato..
Anzi la freni, perchè lei chiacchiererebbe volentieri.
— Si figuri, non abbiamo mica da discutere.
Così nel pomeriggio, Luciano si recò dall'Angela ch'era già informata
della prossima partenza del fratello.
— Addio, Luciano — ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle
rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. —
Ho sentito che te ne vai?
Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di
sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.
— Me ne vado, perchè ti so quasi ristabilita. _En effet, petite sœur,
tu es en beauté._
Ella respinse il complimento. — Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono
ancora quì, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile
a qualche cosa.
— _Allons donc_, non sei mai stata a queste estremità.. Non hai certo
l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.
L'Angela tentennò mollemente il capo.
— Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di
domenica... Quella sera sì... mi sembrava che mi si conficcassero dei
chiodi nel cranio... A un punto, mi mancò la terra sotto ai piedi...
devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte...
Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga
sensazione di scendere giù per una china ripida, in mezzo a tenebre
sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no...
Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra
nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta così?... Non lo
so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di
prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondità
incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano
meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano
bisbigli...
Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la
convalescente.
— _Enfin_ — egli disse — _tout cela_... tutto ciò è del passato...
L'essenziale è che tu sia guarita.
— È una proroga — riprese l'Angela... — breve forse... Ma non ho bisogno
di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bella
festa delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti
intorno ai nostri vecchi, è stata sciupata per colpa mia...
— Che idea!
— Sicuro... Dovevo ammalarmi più tardi e non darvi uno spettacolo così
poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente...
Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo
ch'è un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? — chiese l'Angela con una
certa ansietà.
— _Ma chère_ — replicò Luciano con una scrollatina di spalle. — Io non
lo porto via... Son già alcuni anni che Tullio è emancipato.
— Oh, puoi fidartene...
— E me ne fido... Già ho sempre pensato che... con _la contrainte_...
come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a
nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue
inclinazioni... Non c'è dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse
nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi
agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che
aspiri a una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella
peggiore ipotesi, può viver del suo...
— Quanto ha?
— Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5
per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha già un bel gruzzolo
in conto corrente... Il resto verrà a suo tempo... _lorsque je filerai à
mon tour_. S'intende che allora la torta dovrà andar divisa in parecchi.
— Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli
basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...
— Non c'è furia — ribattè Luciano. — È così giovine.
— Ma anche così solo — soggiunse l'Angela.
Luciano scoppiò in una risata.
— _Voilà comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au
mariage._
— Lascia in pace il francese — rimbeccò l'Angela. E soggiunse: — Non mi
sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...
— Per te? — esclamò Luciano. — Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu
ti sei sempre sacrificata pegli altri... E io intendevo dir questo: che
le donne, quando pur non pensano al matrimonio per sè, vi pensano pegli
altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?
L'Angela esitò.
— Non sono che idee vaghe... Ma se c'è uno che sia nato per la vita
domestica è Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.
— Dì la verità, gliel'avresti anche trovata la sposa?
Il nome dell'Antonietta salì alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la
trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per
la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno
negativo col capo.
— Si discorre così... accademicamente... Del resto, come tu dicevi,
Tullio è libero.
Luciano allargò le braccia.
— _Ce qu'il y a de plus libre au monde_... liberissimo... Tuttavia,
spero bene che se prende moglie, me lo farà sapere... Ma tu parli
troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Tornerò in
primavera...
Ella gli tese di nuovo la mano.
— Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi
figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.
— _Quelle bêtise! À ton age!_... Addio, addio...
Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla
stazione di San Vito.
Era notte; pioveva.
— _Sacré pays! Il pleut toujours._
— Fino a quattro giorni fa s'è avuta una stagione deliziosa — osservò
Tullio. — Ora pioverà anche a Parigi.
— _À Paris, mon cher_... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia
pioggia o sole.
— E ti pare una bella cosa?
— Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col
cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre
animata, sempre aggradevole.
— È febbre, non vita — borbottò Tullio.
— _Cher enfant_ — ribattè il banchiere dandogli confidenzialmente due
colpetti sulle ginocchia — tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo
istruito, ma non capisci Parigi. _Et pourtant tu y a passé des années._
— Restando italiano — disse il giovine.
— _Moi aussi, moi aussi_ — protestò Luciano. — Oh, io mi guardo bene dal
rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera
capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è
tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le
signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci
fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene... _Tu es ton maître à
toi, mais c'est une pitié._
Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo
svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla
sua scrivania, vedeva il _parquet_ rumoroso della Borsa, e le cifre
cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera di
_Monsieur_ Favart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni
d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocità sulla via di
Parigi, la sola città ov'egli potesse vivere.
Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strappò
un'esclamazione irosa.
— _Sacr!... Quels chemins!_
E poichè dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua
egli soggiunse: — Tutto è vecchio in questo paese... le strade, le
carrozze.
Tullio completò il pensiero del padre. — E le persone, pur troppo...
— Ma! — sospirò Luciano. — Quella Villarosa fa una tristezza...
— E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...
— Sarà... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi
specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe
vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi
ove si è costretti a riconoscere che tutto è cambiato... e i primi a
esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le
nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma, _mon Dieu, quel serrement
de cœur!_... Il babbo, vigoroso sì, ma quasi cieco... e la mamma,
un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: — Chi sa se li vedrò
più?... E anche l'Angela come invecchia presto!
— Si rimetterà — obbiettò Tullio. — Ora è malata.
— _À cause du surmènage, oui_... Si rimetterà, speriamo... A ogni modo,
da un pezzo mostra molto più della sua età... Non deve aver che
quarantaquattr'anni...
— È vissuta fuori del sole.
— Proprio così... Vi sono creature predestinate... Non era bella, ma,
pel rimanente, valeva assai meglio delle sue sorelle... Però nemmeno la
Letizia non ha da stare allegra... Com'è mutata!... E Girolamo, e
l'Adele, e Giulio Frassini, e Cesare, persino Cesare che non ha compiuto
i quaranta, tutti han dato un crollo in pochissimo tempo... Non c'è che
la Marialì che si conservi sempre identica... E sì che in fatto di
_surmènage_... Basta, m'intendo io.
Luciano fece segno d'inghiottire un boccone e non disse altro. Ma
Tullio, dopo una breve pausa, gli chiese: — È vero che ha portato via lo
sposo alla zia Angela?
— _Tout ce qu'il y a de plus vrai_... Eh, mio cognato avrà avuto molto
da lodarsi del cambio!... Matto era prima, ma con quella moglie!... È
inutile che tu ti formalizzi, ragazzo mio... _Il faut nommer les choses
par leur nom. C'est une franche coquette..._
Proprio in quel momento Luciano si ricordò delle parole sibilline
dell'Angela, e volle tastare il terreno.
— Auguriamoci che la figliuola non le somigli — egli insinuò.
La scarsa luce che il fanale projettava nell'interno della carrozza
permise a Tullio d'imporporarsi in viso senza che il padre se ne
accorgesse. E bench'egli non si fosse ancora formato un'opinione
definitiva sul conto della cugina e non si lodasse del modo in cui ella
lo trattava, sentì il dovere di difenderla contro l'ingiusto sospetto.
— Non mi sembra che l'Antonietta somigli alla madre — egli disse con
voce abbastanza ferma.
— Non sembra neppure a me — assentì Luciano.
— Il male si è che se, invece che alla madre, somiglia al padre si casca
dalla padella nella brace... _C'est un détraqué._
— Per me — ripigliò Tullio — credo poco alla teoria dell'eredità...
Spesso accade in noi una reazione e finiamo col diventare precisamente
l'opposto di quelli con cui siamo cresciuti.
— In questo caso — esclamò Luciano con una risatina — l'Antonietta
sarebbe il prototipo della saviezza... _Eh, tu vas trop vite, mon
enfant._
Una dozzina di case, una chiesa, un campanile, quattro lampioni a
petrolio, ecco San Vito. E un centinajo di metri più in là, dopo un
simulacro di viale spalleggiato da alberi tisici, la stazione.
Luciano Torralba si lasciò sfuggire un _enfin_ poco lusinghiero per
Villarosa, e tostochè la carrozza fu ferma aperse lo sportello e fu in
terra d'un salto nonostante la sua corpulenza, quasi che l'idea di
partire gli restituisse l'agilità della giovinezza.
— Portate dentro la roba — egli ordinò a suo figlio e a un facchino. —
Io vado a spedire un dispaccio... C'è tempo?
— Sì — rispose il telegrafista. Ci son dieci minuti.
Il banchiere si voltò verso Tullio: — Vengo subito... Aspettami in sala.
E a Piero che gli dava il buon viaggio mise in mano un biglietto da
dieci lire.
— _Il faut bien se débarrasser de ce sale papier._
Impostato il telegramma, Luciano mosse incontro a Tullio fregandosi le
mani con l'aria d'uno scolaro in vacanza.
— _Après demain, à cette heure, je serai déjà à Paris... Et toi, mauvais
garnement, quand viendras tu nous faire une visite?... Pour Noël au plus
tard, n'est-ce-pas?_
— A Natale, sì, spero.
— Ma che spero?... Verrai sicuramente... _Tu es libre, toi_...
La campana annunziò l'arrivo del treno; l'inserviente spalancò la porta
della sala ove non c'erano che i due Torralba. Alcuni viaggiatori di
terza classe erano già fuori, alla pioggia.
— Non importa aprir l'ombrello — disse Luciano. — Dammi il sacco e tieni
tu la valigia... Ehi, conduttore, primi a fumare?
— Quì.
Luciano, dopo aver abbracciato il figliuolo, salì in uno scompartimento
mezzo vuoto e collocò nella reticella il bagaglio. Poi, abbassato a
mezzo il finestrino mentre il convoglio già si moveva, rinnovò i saluti.
— Tienmi informato dei nonni e della zia Qualche telegramma di tanto in
tanto... _C'est plus vite fait... Adieu!... Au revoir!_