XXVI.

Fu quella una giornata campale per la Marialì alla quale toccò far gli

onori di casa. E non c'è dubbio che quest'ufficio era più adattato a lei

che a sua sorella Letizia o a sua cognata Adele, tutt'e due scontrose

una peggio dell'altra. Ella almeno era amabile, vivace e priva d'ogni

sussiego. Le visite, si può immaginarselo, non mancarono. Tutti coloro

ch'erano accorsi jeri a festeggiar le nozze d'oro dei vecchi Torralba

accorrevano oggi a chieder notizie dell'Angela di cui s'era sparsa la

voce che fosse proprio agli estremi.

Tra i primi, s'intende, don Luca e don Antonio, sorpresi di non dover

adempiere alle funzioni del loro ministero, essi che avevano temuto di

arrivar troppo tardi.

— È vero che se ci fosse stata urgenza ci avrebbero chiamati — osservava

don Luca in tono agrodolce per ricordare alla famiglia i suoi doveri

verso la religione.

— Meglio che non ce ne sia stato bisogno — soggiungeva il conciliativo

don Antonio. E s'ingolfava in una discussione medica con la Marialì.

Secondo lui la signora Angela aveva avuto una semplice _stornità_

dipendente da imbarazzo di stomaco; e in questi casi non c'era nulla di

meglio che un bicchiere d'acqua di Janos.

Ma don Luca tagliò corto ai discorsi e prese congedo, tirandosi dietro

il facondo arciprete che non osava contraddire per due giorni di fila ai

desideri del suo superiore gerarchico.

— Un sacerdote non ha nulla da guadagnarci a star con quelle donne —

notò, cammin facendo, l'austero curato.

— Però — obbiettava rispettosamente don Antonio — sentimenti cristiani

li ha, e si potrebbe sperare con qualche buona parola a tempo e luogo...

— Vorrebbe convertirla?... Lei? — saltò su il parroco, fiutando una

grossa presa di tabacco e ficcando gli occhietti penetranti in viso

all'arciprete che arrossì fino alla radice dei capelli e balbettò: —

Io?... Non dico questo... Ma qualcheduno più degno...

Via via si succedettero a Villarosa il maestro di scuola con la

consorte, la signora Cesira, il segretario comunale, e l'assessore

anziano, e il farmacista, e il cavalier Soldani, e la moglie di Vignoni,

una donnetta timida, disseccata e invecchiata precocemente dai parti

numerosi, la quale avendo sentito magnificar dal marito questa sorella

della signorina Angela era stata colta da un principio di gelosia, e

ora, al cospetto della sirena, si consolava pensando che una dama così

bella ed elegante e d'apparenza così giovanile non poteva perdere il suo

tempo con un rozzo e maturo medico di campagna.

Il visitatore più zelante fu il povero _conte_ Mazzi ch'era già stato la

mattina presto e tornò verso sera. Per disgrazia egli era più sordo che

mai e più che mai inetto ad accogliere nel piccolo cervello due idee in

una volta, tantochè essendo riuscito con fatica nella mattina a capire

che l'Angela stava male non sapeva intendere nel pomeriggio ch'ella

stesse meglio e seguitava a profondersi in condoglianze e lamentazioni.

— Non me ne posso dar pace... Mi figuro lo stato del commendatore e

della signora Laura... Che colpo, che perdita!

La Marialì si spolmonava.

— Ma scusi, non è mica morta.

Il vecchio conte che aveva côlto soltanto l'ultima parola alzò le

braccia al cielo: — Morta!

La Marialì slanciò tre _no_ consecutivi che suonarono come tre colpi di

revolver.

— Ah, dicevo bene! — esclamò il Mazzi. E Voleva aggiungere, ma la sua

timidezza glielo impedì: — Perchè urla? Non sono poi sordo a quel punto.

— Anzi migliora — riprese la Marialì nello stesso diapason.

— _Finora_ — interpretò il _conte_ Mazzi. E l'avverbio parendogli strano

ebbe un vago sospetto che la sua interlocutrice lo canzonasse. Onde si

licenziò con molto decoro, balbettando. — Speriamo... Fin che c'è fiato

c'è speranza... Si son visti tanti miracoli... Auguro di cuore...

Ma il commendatore Ercole, quando la Marialì gli ricomparve dinanzi, non

seppe nascondere la sua impazienza.

— La finiremo con queste visite... La bella compagnia che ci fate..

Insieme coi genitori c'era il solo Cesare.

— La Letizia e l'Adele hanno lasciato a me tutte le seccature — disse la

Marialì. — Sarebbe tempo che si decidessero a scendere... quantunque io

non sappia ormai chi possa venire...

— Ormai è tardi e, fuor che Vignoni, non deve venir nessuno — dichiarò

in tono perentorio il commendatore. — Anzi, suona il campanello...

Durante il giorno l'ex Prefetto era stato assai accasciato e pareva aver

dimesso i fieri propositi di riafferrar le redini della casa; l'energia

gli tornava col calar della sera.

E diede una lunga sequela d'ordini alla servitù: — Non introdurre in

casa altri che il medico, chiuder le imposte, accendere i lumi,

rimettere un po' di legna nella stufa, portar la _teiera_ con l'acqua

calda, salir da _quelle signore_ e da _quei signori_ e pregarli di

_favorire_ a prendere il tè, mandando intanto qualcheduna delle donne

dalla signorina Angela.

— Poco fa c'era la Giuditta, la moglie del giardiniere — osservò Cesare.

Il servo Giacomo soggiunse che c'erano anche la signorina Antonietta e

il signor Tullio.

— Ma scendano — ripetè il commendatore Ercole. — Per una mezz'ora può

bastar la Giuditta, o un'altra delle donne.

E soggiunse che si voleva far passar l'Angela per più grave di quello

che non fosse.

Egli era salito dalla figliuola prima e dopo del consulto, una volta

solo e una volta con la moglie, e, quantunque i suoi occhi deboli non

gli permettessero di giudicare dell'aspetto dell'ammalata, aveva subito

sentenziato che si esagerava e che Vignoni s'era spaventato fuor di

ragione.

Anche la signora Laura, avvezza a pensar con la testa del marito, diceva

su per giù le medesime cose. L'Angela s'era affaticata troppo

nell'ultima settimana, e poichè non era un colosso soffriva

d'esaurimento nervoso. Roba di cui si guarisce con due o tre giorni di

letto. Intanto Vignoni, del quale non si poteva dir mai abbastanza bene

per lo zelo dimostrato in questa occasione, non aveva più tempo di

badare a quelli ch'erano forse a peggior partito dell'Angela. Ahi, ahi,

ahi! E la querula signora si lagnava, secondo il solito, di dolori in

tutte le parti del corpo. E nessuno le aveva fatto il massaggio, ed ella

non aveva nemmeno preso le sue pillole all'ora giusta, e Locresi non le

aveva dato retta quand'ella gli aveva chiesto di suggerirle uno

specifico pei suoi reumi.

A quest'uscita però il commendatore scattava.

— O che specifico? Come se tu non avessi già vuotate le farmacie?... Non

lo sai ancora, povera grulla, che per gente della nostra età non c'è

specifico che tenga?... Aspetta che nasca il dottore capace di levarci

trent'anni di dosso, e allora, se saremo vivi, chiameremo quello... In

quanto a Locresi, ha detto di tornar Giovedì, e se torna, padrone... Ma

questi consulti son lustre, voluti dai medici che sono in lega fra loro

a spalle dei gonzi... L'Angela non aveva bisogno di Locresi per guarire,

e quando si tratterà di firmare il passaporto a noi vecchi ce ne sarà

d'avanzo di Vignoni.

Per poco la famiglia stette riunita in camera dell'ex Prefetto a

prendere il tè, apparecchiato dalla Marialì e distribuito

dall'Antonietta. Poi successe una nuova dispersione; Luciano e Girolamo

fecero attaccare il cavallo per recarsi a San Vito a impostare le loro

lettere; Frassini, sfidando l'umido e il bujo, s'avventurò nei meandri

del giardino; i due Alvarez andarono in rimessa a dar un'occhiata al

loro _tandem_ ancora tutto imbrattato di mota dopo la spedizione della

sera precedente; Tullio disse ad alta voce che tornava dalla zia Angela,

nella speranza di tirarsi dietro l'Antonietta. Ma l'Antonietta fu

trattenuta imperiosamente dal nonno, per leggergli i giornali.

— Dall'Angela vengo io — dichiarò la pomposa Letizia che aveva un po' di

rimorso di non esser stata in tutta la giornata dieci minuti di seguito

dalla sorella.

Coi vecchi rimasero, oltre all'Antonietta, Cesare, la Marialì e l'Adele.

Quest'ultima s'era avvicinata alla tavola e leggeva il _Figaro_ per

conto suo.

— Or ora vedrete che s'arrabbia — disse piano la signora Laura

rivolgendosi ai figliuoli che le sedevano accanto; — la politica lo fa

sempre arrabbiare.

Tirò un sospirone e soggiunse: — Pensate che allegria nell'inverno

quando siamo noi tre soli e si deve accendere il lume alle 4!... Ahi!...

Tiratemi un po' su lo sciallo... su questa spalla... Più alto... Così...

Tutta una doglia, tutta una doglia...

— Scioperi, scioperi e scioperi — brontolò l'ex Prefetto. — Ai miei

tempi ce n'era uno ogni tanto e se ne veniva a capo presto, facendo far

giudizio ai sobbillatori.

— Aprir gli occhi al popolo non è sobbillarlo — notò l'Adele alzando gli

occhi dal _Figaro_.

— Ah dimenticavo — ripigliò il commendatore — che anche tu e tuo marito

recitate la commedia del socialismo.

— Non è vero. Girolamo siede all'estrema sinistra ma non è socialista.

— Sarà _socialistoide_... poichè hanno inventato le parole in _oide_ per

quelli che vogliono salvare le apparenze... Meno male che non è deputato

di questo collegio... Se no, verrebbe a scaldar la testa ai nostri

contadini... Già, avvocati e deputati, gran pescatori nel torbido.

— Una volta lei non era col Governo — insinuò la nuora.

— Col Governo? — proruppe il commendatore Ercole scandalizzato dalla

supposizione. — Non ero, non sono e non sono mai stato col Governo...

nemmeno quando ne facevo parte anch'io... Chi può esser col Governo in

Italia... Da Cavour in poi non s'è avuto un uomo... Tutte mezze figure,

tutti fantocci di stoffa, gente che per tenersi a galla ha stretta

alleanza coi farabutti a danno dei galantuomini... Il Governo da circa

una quarantina d'anni semina l'ingiustizia e ora raccoglie quel che si

merita.

— Dovrebb'esser dunque d'accordo con noi — ripigliò l'Adele.

— Nossignora, nossignora — protestò con energia il vecchio Torralba. —

Perchè quello che ci preparate è peggio di quello che abbiamo, perchè

voi tribuni in guanti gialli non siete in buona fede e scrollate la casa

nella sola speranza che il tetto cada sulla testa degli altri... Li

conosco io i tribuni in guanti gialli, sin da quando ero Prefetto...

Mutano le persone, ma il tipo non cambia... Gran democratici, grandi

amici del popolo; ma se un conduttore di ferrovia, se un usciere non

cava loro tanto di cappello, apriti cielo!... Reclamano ordini di

trasloco, ammende, destituzioni, e guai al Ministro che non si piega...

Eh, le democrazie ce ne fanno vedere di belle... Di là dall'Oceano poi,

dove il mio signor figliuolo Cesare ha creduto bene di trapiantar le sue

tende, lo spettacolo sarà completo...

Chiamato in causa, Cesare, che aveva taciuto fino allora, se la cavò con

poche parole.

— L'America è un paese _sui generis_ che non si può giudicare coi nostri

criteri... La politica vi ha le sue magagne come da noi e peggio che da

noi; ma di buono c'è questo, che la vita vi si svolge fuori della

politica.

— Aahh! — fece la Marialì con un comico sbadiglio. — Non potreste

_svolgervi_ anche voi fuori della politica?... Che gusto c'è di

guastarsi il sangue?

Il commendatore si strinse nelle spalle senza rispondere.

Vi fu una breve pausa durante la quale l'Adele uscì con un pretesto

qualunque.

— Devo leggere ancora? — chiese al nonno l'Antonietta, deponendo un

giornale e prendendone un altro.

— Che foglio è?

— La _Tribuna_.

— Sentiamo i titoli degli articoli principali.

— _La questione agraria nel Mezzogiorno._

— Tira via.

— _Alluvioni in Sardegna._

— Sempre cose allegre. Avanti!

— _Il discorso dell'Onorevole Fusi._

— Oh Dio! Son trent'anni che chiacchiera senza concludere. Non

occupiamocene.

— _Il delitto di Caserta._

Era un delitto passionale, con particolari alquanto scandalosi che si

trascinava già da un pajo di settimane nelle gazzette.

La Marialì, da madre saggia, intervenne. Ella non si curava molto di ciò

che la sua figliuola poteva vedere o udire fra le pareti domestiche, ma,

in quanto alle letture, non transigeva.

— O babbo, non farai mica leggere quelle porcherie all'Antonietta.

Il commendatore non replicò verbo, perchè, come gli accadeva

frequentemente dopo essersi eccitato a discutere, aveva chiuso gli occhi

e s'era assopito.

L'Antonietta fece per alzarsi pian piano, ma la signora Laura l'arrestò

con un cenno.

— No, non ti muovere per ora... E continuiamo a parlare fra noi. Se no,

si sveglia in sussulto e quando gli si dice che dormiva va in bestia.

— Salta alla rubrica _Fiori d'arancio_, e al _Necrologio_ — soggiunse la

Marialì. — Sentiamo chi s'è sposato e chi è morto in Italia.

La Marialì che aveva un'infinità di relazioni trovava persone di

conoscenza così tra i nuovi maritati come tra i defunti, e riferiva

aneddoti e tracciava biografie con una libertà di linguaggio da

disgradarne quasi le cronache del _delitto di Caserta_.

— Marialì! — ammonì Cesare in tono di rimprovero, una volta ch'ella

n'ebbe sballata una di troppo grossa.

Ella, fraintendendo ad arte il significato della protesta fraterna, si

mise a ridere.

— Tanto puritani siete in America?

E continuò per un poco finchè l'uscio si aperse ed entrarono insieme

Giulio Frassini e il dottor Vignoni.

— Dio, che aria! — esclamò la signora Laura.

— Chi è? Cos'è? — disse il commendatore destandosi bruscamente e

stirando le braccia.

Il dottore salutò col gesto e con la voce.

— Buona sera a tutti. Siamo noi, commendatore. Io e il signor Giulio.

E soggiunse, fregandosi le mani: — Ah, sono proprio contento...

— E stato dall'Angela?

— Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono

egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora,

s'intende... ma questo passerà... Intanto s'è potuta metter a sedere per

qualche minuto sul letto e ha preso sotto i miei occhi una tazza di

brodo con un rosso d'ovo... Ho già disposto per la notte... Non importa

che vegli alcuno della famiglia...

E poichè l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguitò: —

No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla

signorina Angela fino alle due ci starà la Giuditta, dalle due in poi la

cuoca.

— Dunque la Maddalena tornerà nella sua camera, presso di noi? — chiese

la signora Laura.

— Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro

poteva far comodo...

— Comodo?... È una necessità assoluta... Siamo due poveri invalidi.

Il commendatore Ercole s'infastidì.

— Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente

affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in gioventù che mi

toccasse una disgrazia simile... È vero che ormai c'è così poco di bello

da vedere.

— Via, commendatore — ribattè Vignoni — si consoli all'idea che i suoi

occhi, per deboli e stanchi che siano, le serviranno ancora abbastanza

da veder la sua figliuola guarita.

E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a sè stesso, e

come non aveva prima voluto comprendere la gravità della catastrofe

minacciante la famiglia, così oggi mostrava di non apprezzare al suo

giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si voltò a discorrere con

Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara

ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di

questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di

riprendere il governo della famiglia?

In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.

— O che hai traversato una palude? Non t'accorgi che sei inzaccherato

fino al ginocchio. Dov'eri?

— In giardino.

— Sotto l'acqua?

— Che importa? Ci fu un momento in cui la luna apparve tra due nuvoli

con un effetto maraviglioso.

— Hai le traveggole? La luna? Con questo diluvio?

Fuori scrosciava la pioggia.

— Per un attimo... Allora cadeva appena qualche goccia.

La signora Laura gettò uno sguardo severo sul genero.

— Tirati in là... Si sente che sei fradicio... Come se ci fosse poca

umidità in queste camere.

La Marialì spinse suo marito verso l'uscio.

— Orsù spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cenerà anche

stasera, speriamo... E verranno di là anche il babbo e la mamma.

I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze,

ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della

famiglia.

— Lei si trattiene con noi? — disse il commendatore.

— Se vogliono...

— Rimanga, rimanga, Vignoni... Così mi farà un po' di massaggio —

soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.

La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte

venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza,

Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal

sonno, la Marialì, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva

perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli

sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda

del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per

trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi.

Gli è che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur

congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinità morale ed

intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le

differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto

d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano

svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poichè non potevano andar

interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze

scambiate, e, più ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per

peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschi d'una disputa vivace in

carrozza a proposito di _destra_, di _sinistra_, di legge elettorale, di

monarchia, di repubblica. Nè il sussiego degli adulti era medicato dalla

corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un

calore benefico intorno a sè. Duri, impettiti nel loro _smoking_

all'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella

cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a

Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova

provocazione e tanto più fermi in queste disposizioni belligere quanto

meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il

profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la

loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a

leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni

al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena;

pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su

lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le

increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero.

Perchè mi tormenti?... Ma, di lì a un istante, Tullio sorprendeva, o

credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa,

piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del

male che fa.

Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a sè, come lo incatenava!

Nozze d'oro: romanzo · 第 35 / 44 题