XVIII.

Quasi si fossero dati l'intesa, Luciano, Girolamo, la Letizia e l'Adele

scendevano contemporaneamente le scale, lagnandosi delle tenebre in cui

erano immersi. I due uomini avevano ciascuno un fascio di lettere da

impostare.

— Questa Villarosa è un paese barbaro — brontolava Luciano. — Nè gaz, nè

luce elettrica... Come si fa a viverci?

— Si vive come si può — rispose l'Angela dopo aver sonato il campanello

per chiamare il domestico.

— Ormai la luce elettrica l'hanno tanti paesi piccoli — osservò

Girolamo. — Che cosa ci vorrebbe a introdurla quì?... La forza d'acqua

l'avete.

— Ci vorrebbe qualcheduno che se ne occupasse — rimbeccò l'Angela. — Non

potete pretendere che se ne occupino il babbo o la mamma... o che me ne

occupi io... che ho già abbastanza pesi sulle spalle...

Montato sopra uno scaleo di legno, con un muso lungo due palmi, Giacomo

consumava i fiammiferi senza riuscir ad accendere la modesta lampada a

petrolio appesa alla volta. I presenti mormoravano, egli, in alto,

sbuffava.

— Tira aria da tutte le parti... Bisogna chiuder quell'uscio... quello

lì, di fronte alla scala.

Quando la difficile impresa fu condotta a termine, il servitore discese

fra grida ironiche di _bravo, bene_.

— E ora fa più bujo di prima — disse la Marialì, mentre Giacomo,

trascinandosi dietro lo scaleo, s'avviava al salotto.

— Benedetta la luce elettrica! — esclamò la Lucrezia Alvarez. — Noi

l'abbiamo anche nella nostra villa di Posilipo e non c'è che da girare

una chiave per accendere e spegnere... È un risparmio immenso di tempo e

di lavoro. Col numero di lampade che abbiamo noi, ci vorrebbe un

accenditore apposta.

— La luminaria di Pisa addirittura — masticò Cesare fra i denti.

Luciano e Girolamo agitavano i loro pacchi di lettere sotto il naso

dell'Angela.

— Avrai una persona da mandare a San Vito?

Don Antonio, il maestro di scuola e l'organista si fecero avanti.

— Se vogliono consegnarle a noi... Noi dobbiamo pur recarci a San Vito.

— Oh, oh — saltò su la Marialì. — Non restano a cena con noi, loro tre e

la signora Cesira?

— Per me è impossibile... pur troppo — replicò don Antonio. — Devo

essere alla parrocchia stasera... Con don Luca non si scherza.

— Lo lasci cantare — disse la Marialì con una spallucciata.

— Oh sì... Già che sono nelle sue grazie, dopo che l'anno scorso m'ha

côlto a cacciar sui suoi campi...

Anche il maestro e l'organista, per varie ragioni, erano costretti ad

andarsene; solo la signora Cesira non fiatava perchè aveva paura dei

lampi (non c'erano ancora ma potevano venire) e avrebbe preferito che le

permettessero di passar la notte a Villarosa... in un cantuccio

qualunque.

— Corpo di bacco! — borbottava don Antonio che s'era avvicinato alla

portiera. — Corpo di bacco! A star di là in buona compagnia non ci si

era accorti di quel po' po' di temporale che minacciava... E ora

incomincia a piovere.

Grossi goccioloni percotevano obliquamente i vetri delle finestre,

cadevano, rimbalzando, sul marmo della gradinata.

— Pazienza! — sospirò don Antonio. — Tanto bisogna avviarsi.

— Coraggio! — soggiunse il maestro di scuola costretto dalla sua

condizione sociale a dar l'esempio delle virtù civili.

E l'organista si rimboccava i calzoni guardando con aria patetica le sue

scarpe nuove destinate ad inzaccherarsi.

Ma l'Angela che s'era allontanata in silenzio tornò portando una parola

consolatrice.

— O credono che li lasci andare a piedi?... Che diamine!... Ho ordinato

già di attaccare... Così la carrozza li deporrà sani e salvi a San Vito,

e Pietro, il cocchiere, s'incaricherà delle lettere... Sono in quattro

che partono... Bisognerà che si ristringano il più possibile.

— Benedetta quella nostra signorina Angela! — esclamò don Antonio con

entusiasmo. — Lei pensa a tutto, lei provvede a tutto.

Côlta da una subitanea inquietitudine, la Letizia Alvarez girava su e

giù per la sala.

— E Max e Fritz che non si vedono ancora!

— Sono in giro anche Frassini e l'Antonietta — soggiunse con calma la

Marialì. — Piglieranno un po' d'acqua. Non sarà poi una disgrazia

irreparabile.

— Loro sono usciti col sereno — osservò Luciano.

— Un bell'originale è mio figlio Tullio che venti minuti fa si dirigeva

a gran passi verso il cancello con un ombrellone sotto il braccio... Io

che stavo fissando un'imposta della mia camera mi provai a chiamarlo...

Oh sì... non m'ha sentito, o non m'ha dato retta.

— Dove sarà andato? — pensava l'Angela ricordandosi i discorsi del

nipote e la sua dichiarazione di voler partire. Ella non poteva credere

ch'egli fosse veramente partito così, senza salutar nessuno, senza

prender la sua roba; ma, allora, dov'era andato, in nome del cielo? Non

aveva proprio pietà di lei? Non gli pareva ch'ell'avesse bastanti

emozioni in quel giorno?

Pian piano qualcheduno le si avvicinò per di dietro, le pose le mani

sulle spalle.

— Ancora quì, signorina Angela, ancora in piedi? Non le avevo

raccomandato di riposare?

— Oh Vignoni — ella disse voltandosi con uno sforzo manifesto e senza

rispondere alla interrogazione. — M'ero dimenticata di lei.

— Brava!

— E il babbo? E la mamma?

— Li ho lasciati in questo punto... Pisolavano tutti e due... Credo che

dormiranno fino a ora di cena... Ma lei, lei, signorina Angela?

Sfuggendo lo sguardo indagatore del medico ella borbottò: — Più tardi,

più tardi... Sa che con questo tempaccio metà dei nostri ospiti sono a

spasso?

— E per questo? Che vuol che succeda?

Fuori, nella notte precoce, il rumore d'una carrozza che si fermava

davanti alla scalinata. La fiamma dei fanali oscillava, mossa dal vento.

— Chi è? Cos'è?

Era il legno che l'Angela aveva fatto attaccare.

— Oh — chiese l'organista; — il dottor Vignoni viene anch'egli con noi?

— Perchè no? — disse don Antonio. — Non siamo mica colossi... E in caso

disperato uno di noi si prende sulle ginocchia la signora Cesira.

Offesa nella sua verecondia, la maestra fece un gesto d'orrore. E poichè

il suo intimo desiderio era quello di rimanere, ella dichiarò che cedeva

volentieri il posto al dottore, che non aveva fretta e che forse il

tempo si sarebbe rabbonito più tardi ed ella avrebbe potuto andarsene

con le sue gambe... In ogni modo, se pur fosse stata bloccata a

Villarosa, si sarebbe contentata di passar la notte su una poltrona,

avvolta in uno sciallo pesante.

Certo, in condizioni ordinarie, l'Angela non avrebbe esitato a offrire

asilo alla maestra, ma oggi tra perchè la villa era piena, tra

perch'ella si sentiva esausta e sfinita, non le parve vero che il dottor

Vignoni rispondesse in vece sua.

— No, signora Cesira, in carrozza ci vada lei... A me quattro goccie

d'acqua non danno disturbo e anche in mezzo alla pioggia la mia

bicicletta mi porterà a casa in un quarto d'ora.

E chinandosi all'orecchio dell'Angela, il dottore soggiunse: — Sono

ostinato e non vado via di quì finchè non la ho accompagnata in un

angolo tranquillo ov'ella possa, se non dormire, almeno distender le

membra.

Ella gli strinse la mano.

— Grazie, Vignoni.... Resti con noi che sarà una gran bella cosa. Ma non

voglia l'impossibile... Se trova un angolo tranquillo in tutta

Villarosa, è bravo.

— Oh per questo, lasci fare a me... appena avremo spedito quella gente.

E accennava alla signora Cesira, a don Antonio e agli altri due, ormai

pronti alla partenza.

— Buona sera e buon viaggio...

— Brr! Che aria!

— E che acqua!

— Presto, che piove anche in sala.

— Avanti la _dama_ — diceva il galante arciprete. — Avanti la signora

Cesira... Adagio nello scender gli scalini, che se va con le gambe

all'aria ci da qualche brutto spettacolo.

L'organista e il maestro di scuola risero sguajatamente.

La signora Cesira fece il cipiglio.

— Lei, don Antonio, col vestito che indossa, non dovrebbe tenerli di

questi discorsi.

— To', che male c'è?

— Pietro, le lettere son bene al sicuro? — gridarono Luciano e Girolamo.

— Sicurissime, non dubitino — replicò il cocchiere scuotendo le briglie

sul collo del non focoso quadrupede che si avviò al piccolo trotto.

Cresceva intanto l'agitazione della Letizia.

— E non ci sarà un altro legno che possa andar alla ricerca di quei

ragazzi?... Ho il presentimento d'una disgrazia.

— Non abbia di queste paure — disse pronto il dottor Vignoni — Non siamo

nè sulle Alpi, nè in un deserto, nè al polo... Le nostre strade sono

diritte, larghe e piane... Da quì a San Vito non ci son precipizi, non

ci son fiumi, non ci sono neanche fossati profondi.

— Il _tandem_ può essersi ribaltato a ogni modo...

— Che? Che?... I suoi figliuoli ne saranno discesi e se lo tireranno

dietro pacificamente... A meno che non si siano ricoverati in una

fattoria, in un casolare di contadini, ad aspettare che cessi la pioggia

o che cessi il vento... Non mi maraviglierei che mentre parliamo fossero

tutti insieme a contarsela davanti a una bella fiammata, i signorini

Alvarez, il signor Frassini, la signorina Antonietta e il signor Tullio;

perchè... se non ho sentito male quando entravo in sala... son fuori

anche loro.

— Già — rispose la Marialì sedendo sopra una cassapanca e invitando

Vignoni a fare altrettanto; — son fuori, ma non vedo che ragione ci sia

di guastarsi il sangue... In fin dei conti, lo sapete che ora

abbiamo?... Mancano dieci minuti alle sei, e se fosse bel tempo non

sarebbe ancora notte piena.

— Dieci minuti alle sei? — ripeterono in coro i tre fratelli Torralba

guardando l'orologio per persuadersi della verità dell'affermazione...

— Bisogna collocarsi proprio sotto il lume per distinguer le sfere e i

numeri del quadrante — brontolò Luciano. — _Quel éclairage, mon

Dieu!_... Appunto, mancano 8 o 10 minuti... E... _quelle est l'heure de

souper?_... Scusate: a che ora si va a cena?

— Alle 8½, al solito — disse l'Angela.

— _Sacrebleu!_ Come s'impiegano queste due ore e tre quarti?

E Luciano pensò alla sua banca, e Girolamo ai corridoi della Camera e ai

tavolini del Caffè Aragno, e Cesare al movimento febbrile di

_Wallstreet_ a Nuova York.

— _In illo tempore_ c'era un bigliardo — osservò Girolamo reprimendo uno

sbadiglio. — Era quì in sala.

L'Angela fece il gesto di chi accenna a cose remote.

— Son tanti anni che non c'è più... da quando il babbo cominciò ad aver

la vista debole e a non poter maneggiare la stecca... Per noi era un

ingombro e lo abbiamo ceduto ad un villeggiante vicino, quel conte Mazzi

ch'è stato prima a farci visita.. Se volete gli scacchi, il dominò, le

carte...

Luciano propose un _whist_.

Nozze d'oro: romanzo · 第 26 / 44 题