Quasi si fossero dati l'intesa, Luciano, Girolamo, la Letizia e l'Adele
scendevano contemporaneamente le scale, lagnandosi delle tenebre in cui
erano immersi. I due uomini avevano ciascuno un fascio di lettere da
impostare.
— Questa Villarosa è un paese barbaro — brontolava Luciano. — Nè gaz, nè
luce elettrica... Come si fa a viverci?
— Si vive come si può — rispose l'Angela dopo aver sonato il campanello
per chiamare il domestico.
— Ormai la luce elettrica l'hanno tanti paesi piccoli — osservò
Girolamo. — Che cosa ci vorrebbe a introdurla quì?... La forza d'acqua
l'avete.
— Ci vorrebbe qualcheduno che se ne occupasse — rimbeccò l'Angela. — Non
potete pretendere che se ne occupino il babbo o la mamma... o che me ne
occupi io... che ho già abbastanza pesi sulle spalle...
Montato sopra uno scaleo di legno, con un muso lungo due palmi, Giacomo
consumava i fiammiferi senza riuscir ad accendere la modesta lampada a
petrolio appesa alla volta. I presenti mormoravano, egli, in alto,
sbuffava.
— Tira aria da tutte le parti... Bisogna chiuder quell'uscio... quello
lì, di fronte alla scala.
Quando la difficile impresa fu condotta a termine, il servitore discese
fra grida ironiche di _bravo, bene_.
— E ora fa più bujo di prima — disse la Marialì, mentre Giacomo,
trascinandosi dietro lo scaleo, s'avviava al salotto.
— Benedetta la luce elettrica! — esclamò la Lucrezia Alvarez. — Noi
l'abbiamo anche nella nostra villa di Posilipo e non c'è che da girare
una chiave per accendere e spegnere... È un risparmio immenso di tempo e
di lavoro. Col numero di lampade che abbiamo noi, ci vorrebbe un
accenditore apposta.
— La luminaria di Pisa addirittura — masticò Cesare fra i denti.
Luciano e Girolamo agitavano i loro pacchi di lettere sotto il naso
dell'Angela.
— Avrai una persona da mandare a San Vito?
Don Antonio, il maestro di scuola e l'organista si fecero avanti.
— Se vogliono consegnarle a noi... Noi dobbiamo pur recarci a San Vito.
— Oh, oh — saltò su la Marialì. — Non restano a cena con noi, loro tre e
la signora Cesira?
— Per me è impossibile... pur troppo — replicò don Antonio. — Devo
essere alla parrocchia stasera... Con don Luca non si scherza.
— Lo lasci cantare — disse la Marialì con una spallucciata.
— Oh sì... Già che sono nelle sue grazie, dopo che l'anno scorso m'ha
côlto a cacciar sui suoi campi...
Anche il maestro e l'organista, per varie ragioni, erano costretti ad
andarsene; solo la signora Cesira non fiatava perchè aveva paura dei
lampi (non c'erano ancora ma potevano venire) e avrebbe preferito che le
permettessero di passar la notte a Villarosa... in un cantuccio
qualunque.
— Corpo di bacco! — borbottava don Antonio che s'era avvicinato alla
portiera. — Corpo di bacco! A star di là in buona compagnia non ci si
era accorti di quel po' po' di temporale che minacciava... E ora
incomincia a piovere.
Grossi goccioloni percotevano obliquamente i vetri delle finestre,
cadevano, rimbalzando, sul marmo della gradinata.
— Pazienza! — sospirò don Antonio. — Tanto bisogna avviarsi.
— Coraggio! — soggiunse il maestro di scuola costretto dalla sua
condizione sociale a dar l'esempio delle virtù civili.
E l'organista si rimboccava i calzoni guardando con aria patetica le sue
scarpe nuove destinate ad inzaccherarsi.
Ma l'Angela che s'era allontanata in silenzio tornò portando una parola
consolatrice.
— O credono che li lasci andare a piedi?... Che diamine!... Ho ordinato
già di attaccare... Così la carrozza li deporrà sani e salvi a San Vito,
e Pietro, il cocchiere, s'incaricherà delle lettere... Sono in quattro
che partono... Bisognerà che si ristringano il più possibile.
— Benedetta quella nostra signorina Angela! — esclamò don Antonio con
entusiasmo. — Lei pensa a tutto, lei provvede a tutto.
Côlta da una subitanea inquietitudine, la Letizia Alvarez girava su e
giù per la sala.
— E Max e Fritz che non si vedono ancora!
— Sono in giro anche Frassini e l'Antonietta — soggiunse con calma la
Marialì. — Piglieranno un po' d'acqua. Non sarà poi una disgrazia
irreparabile.
— Loro sono usciti col sereno — osservò Luciano.
— Un bell'originale è mio figlio Tullio che venti minuti fa si dirigeva
a gran passi verso il cancello con un ombrellone sotto il braccio... Io
che stavo fissando un'imposta della mia camera mi provai a chiamarlo...
Oh sì... non m'ha sentito, o non m'ha dato retta.
— Dove sarà andato? — pensava l'Angela ricordandosi i discorsi del
nipote e la sua dichiarazione di voler partire. Ella non poteva credere
ch'egli fosse veramente partito così, senza salutar nessuno, senza
prender la sua roba; ma, allora, dov'era andato, in nome del cielo? Non
aveva proprio pietà di lei? Non gli pareva ch'ell'avesse bastanti
emozioni in quel giorno?
Pian piano qualcheduno le si avvicinò per di dietro, le pose le mani
sulle spalle.
— Ancora quì, signorina Angela, ancora in piedi? Non le avevo
raccomandato di riposare?
— Oh Vignoni — ella disse voltandosi con uno sforzo manifesto e senza
rispondere alla interrogazione. — M'ero dimenticata di lei.
— Brava!
— E il babbo? E la mamma?
— Li ho lasciati in questo punto... Pisolavano tutti e due... Credo che
dormiranno fino a ora di cena... Ma lei, lei, signorina Angela?
Sfuggendo lo sguardo indagatore del medico ella borbottò: — Più tardi,
più tardi... Sa che con questo tempaccio metà dei nostri ospiti sono a
spasso?
— E per questo? Che vuol che succeda?
Fuori, nella notte precoce, il rumore d'una carrozza che si fermava
davanti alla scalinata. La fiamma dei fanali oscillava, mossa dal vento.
— Chi è? Cos'è?
Era il legno che l'Angela aveva fatto attaccare.
— Oh — chiese l'organista; — il dottor Vignoni viene anch'egli con noi?
— Perchè no? — disse don Antonio. — Non siamo mica colossi... E in caso
disperato uno di noi si prende sulle ginocchia la signora Cesira.
Offesa nella sua verecondia, la maestra fece un gesto d'orrore. E poichè
il suo intimo desiderio era quello di rimanere, ella dichiarò che cedeva
volentieri il posto al dottore, che non aveva fretta e che forse il
tempo si sarebbe rabbonito più tardi ed ella avrebbe potuto andarsene
con le sue gambe... In ogni modo, se pur fosse stata bloccata a
Villarosa, si sarebbe contentata di passar la notte su una poltrona,
avvolta in uno sciallo pesante.
Certo, in condizioni ordinarie, l'Angela non avrebbe esitato a offrire
asilo alla maestra, ma oggi tra perchè la villa era piena, tra
perch'ella si sentiva esausta e sfinita, non le parve vero che il dottor
Vignoni rispondesse in vece sua.
— No, signora Cesira, in carrozza ci vada lei... A me quattro goccie
d'acqua non danno disturbo e anche in mezzo alla pioggia la mia
bicicletta mi porterà a casa in un quarto d'ora.
E chinandosi all'orecchio dell'Angela, il dottore soggiunse: — Sono
ostinato e non vado via di quì finchè non la ho accompagnata in un
angolo tranquillo ov'ella possa, se non dormire, almeno distender le
membra.
Ella gli strinse la mano.
— Grazie, Vignoni.... Resti con noi che sarà una gran bella cosa. Ma non
voglia l'impossibile... Se trova un angolo tranquillo in tutta
Villarosa, è bravo.
— Oh per questo, lasci fare a me... appena avremo spedito quella gente.
E accennava alla signora Cesira, a don Antonio e agli altri due, ormai
pronti alla partenza.
— Buona sera e buon viaggio...
— Brr! Che aria!
— E che acqua!
— Presto, che piove anche in sala.
— Avanti la _dama_ — diceva il galante arciprete. — Avanti la signora
Cesira... Adagio nello scender gli scalini, che se va con le gambe
all'aria ci da qualche brutto spettacolo.
L'organista e il maestro di scuola risero sguajatamente.
La signora Cesira fece il cipiglio.
— Lei, don Antonio, col vestito che indossa, non dovrebbe tenerli di
questi discorsi.
— To', che male c'è?
— Pietro, le lettere son bene al sicuro? — gridarono Luciano e Girolamo.
— Sicurissime, non dubitino — replicò il cocchiere scuotendo le briglie
sul collo del non focoso quadrupede che si avviò al piccolo trotto.
Cresceva intanto l'agitazione della Letizia.
— E non ci sarà un altro legno che possa andar alla ricerca di quei
ragazzi?... Ho il presentimento d'una disgrazia.
— Non abbia di queste paure — disse pronto il dottor Vignoni — Non siamo
nè sulle Alpi, nè in un deserto, nè al polo... Le nostre strade sono
diritte, larghe e piane... Da quì a San Vito non ci son precipizi, non
ci son fiumi, non ci sono neanche fossati profondi.
— Il _tandem_ può essersi ribaltato a ogni modo...
— Che? Che?... I suoi figliuoli ne saranno discesi e se lo tireranno
dietro pacificamente... A meno che non si siano ricoverati in una
fattoria, in un casolare di contadini, ad aspettare che cessi la pioggia
o che cessi il vento... Non mi maraviglierei che mentre parliamo fossero
tutti insieme a contarsela davanti a una bella fiammata, i signorini
Alvarez, il signor Frassini, la signorina Antonietta e il signor Tullio;
perchè... se non ho sentito male quando entravo in sala... son fuori
anche loro.
— Già — rispose la Marialì sedendo sopra una cassapanca e invitando
Vignoni a fare altrettanto; — son fuori, ma non vedo che ragione ci sia
di guastarsi il sangue... In fin dei conti, lo sapete che ora
abbiamo?... Mancano dieci minuti alle sei, e se fosse bel tempo non
sarebbe ancora notte piena.
— Dieci minuti alle sei? — ripeterono in coro i tre fratelli Torralba
guardando l'orologio per persuadersi della verità dell'affermazione...
— Bisogna collocarsi proprio sotto il lume per distinguer le sfere e i
numeri del quadrante — brontolò Luciano. — _Quel éclairage, mon
Dieu!_... Appunto, mancano 8 o 10 minuti... E... _quelle est l'heure de
souper?_... Scusate: a che ora si va a cena?
— Alle 8½, al solito — disse l'Angela.
— _Sacrebleu!_ Come s'impiegano queste due ore e tre quarti?
E Luciano pensò alla sua banca, e Girolamo ai corridoi della Camera e ai
tavolini del Caffè Aragno, e Cesare al movimento febbrile di
_Wallstreet_ a Nuova York.
— _In illo tempore_ c'era un bigliardo — osservò Girolamo reprimendo uno
sbadiglio. — Era quì in sala.
L'Angela fece il gesto di chi accenna a cose remote.
— Son tanti anni che non c'è più... da quando il babbo cominciò ad aver
la vista debole e a non poter maneggiare la stecca... Per noi era un
ingombro e lo abbiamo ceduto ad un villeggiante vicino, quel conte Mazzi
ch'è stato prima a farci visita.. Se volete gli scacchi, il dominò, le
carte...
Luciano propose un _whist_.