XI.

— Sia lodato il cielo — gridò Cesare accennando ai due nipoti di

affrettarsi. — C'era la zia Angela inquieta.

In fatti l'Angela voleva che suo fratello andasse alla ricerca dei due

cugini. La Marialì l'aveva trattenuta con un gesto dicendo: — Che vuoi

che succeda?

— Eccoci, eccoci.

— L'avete ammirato a vostro agio il cedro del Libano? Com'è bello, non è

vero?

Il cedro del Libano! Ora soltanto si risovvennero della pianta che aveva

servito loro di pretesto per appartarsi dalla compagnia.

Colta in fallo, l'Antonietta arrossì. Tullio biascicò qualche parola che

si perdette nella lontananza.

Alla terrazza si accedeva in due modi; o per un sentiero che saliva

dolcemente a zig zag, o per una scaletta a chiocciola scavata nel muro.

Tullio e l'Antonietta scelsero quest'ultima via, e giunsero ansanti.

— Come siete scaldati!... Come sei rossa, Antonietta! — disse l'Angela.

— E pur non siete mica venuti correndo — soggiunse la Marialì.

— È stata la scala... Ci son certi scalini — notò il futuro compulsatore

di documenti.

— Ma sì — ripigliò l'Angela. — Non la si fa mai quella scala.

Il dottor Vignoni si strinse nelle spalle.

— Via, che un po' di ginnastica è sempre utile. Questo scambio

d'osservazioni fu interrotto da un movimento subitaneo della Letizia che

con un'agilità insolita in lei si affacciava alla ringhiera della

terrazza.

— Oh, oh!

— Che c'è?

C'era questo. Al punto estremo del lago sbucava lenta fuor da una

macchia di salici una barchetta vogata da due rematori in un

elegantissimo vestito completo di lana a quadri bianchi e neri. Erano

Max e Fritz.

Un lampo d'orgoglio brillò negli occhi della Letizia. Quali _sportsmen_

erano i suoi figliuoli!

Ma l'orgoglio cedette il posto all'ansietà quand'ella udì sua sorella

Angela gridare: — No, ragazzi! Che ghiribizzo v'è saltato di entrar nel

canotto? Non lo si adopera più da anni... Farà acqua certamente...

L'avevo fatto tirare in terra apposta.

Pare che i due fratelli si fossero già accorti di qualche avarìa, perchè

dopo essersi avanzati fino in mezzo al laghetto si affannavano a tornare

alla riva.

Però la cosa non era facile. Una grossa falla si era aperta nel fondo, e

il canotto andava via via sommergendosi.

La Letizia metteva degli strilli da pavone.

— Max! Fritz!... Ajuto!... Presto!

L'appello disperato era rivolto agli uomini che pur essendosi mossi

dalla terrazza non accorrevano con sufficiente rapidità in soccorso dei

naufraghi.

— Eh — gridò Cesare Torralba dal basso, — non siamo mica in mezzo

all'Oceano... Sapranno nuotare, spero?

La Letizia accennò col capo di sì.

— O che c'è dunque da spaventarsi? Se la caveranno con un bagno freddo.

Intanto il canotto s'era adagiato con molta calma sul fondo del lago. I

giovinetti che avevano l'acqua fino alla cintola non trovavano il verso

d'uscirne.

Tullio si tolse le scarpe e le calze, rimboccò i calzoni fin sopra il

ginocchio, e slanciatosi coraggiosamente nel terribile pelago si accinse

all'opera di salvataggio.

Indi toccò all'Antonietta ad essere in angustie.

— Bada, Tullio, bada!

La Letizia se la prendeva con l'Angela.

— Dovevi farlo distruggere o farlo racconciare, quel canotto.

— Hai ragione — rispose la mitissima donna. — Ma se tu sapessi quanti

grattacapi ho avuto negli ultimi tempi!

La Marialì e l'Adele ridevano.

— Siete pur le gran confusionarie. Non vedete che in questo lago

durerebbe fatica ad affogare un bambino? Non vedete che camminano

comodamente?

Camminavano infatti; Tullio davanti diguazzando nell'acqua come

un'anitra; gli Alvarez dietro di lui, con maggior sussiego e dignità,

lagnandosi perch'egli li spruzzava e riparandosi il viso con le mani.

Il primo a guadagnar la riva fu Tullio che in un attimo si rimise le

calze e le scarpe, e benchè tutto grondante si accostò agli zii e al

dottor Vignoni commentando allegramente la goffa avventura.

Ma gli Alvarez, accolti dalla madre ch'era scesa trafelata a

incontrarli, si affrettavano con lei verso casa.

— Ci sarà, spero, della stipa da accendere il fuoco nel caminetto —

diceva la Letizia.

— Ce n'è fin che vuoi — rispose l'Angela che, mortificata dell'accaduto,

seguiva la sorella a pochi passi di distanza. E soggiunse rivolgendosi a

Tullio:

— Ce n'è anche in camera tua... Va, va subito a mutarti... Rischi di

prendere un reuma.

— Andrò or ora. Non sono mica _une poule mouillée_, io — replicò il

salvatore.

Ultime sopraggiunsero la Marialì e l'Antonietta, la quale si avvicinò al

cugino e gli susurrò carezzevole: — Sono io che ti prego di non rimanere

coi vestiti fradici addosso... Fa questo piacere a me.

— Lo desideri proprio? — diss'egli con un garbato cenno del capo.

— Proprio.

— Quand'è così, bisognerà ubbidire.

E s'avviò.

— O che ci stiamo quì a fare noi altri? — saltò su la Marialì. —

Accompagniamo il nostro eroe.

E avvolgendolo del suo sguardo fascinatore gli si pose al fianco e,

bagnato com'era, gli prese il braccio.

— Tu sei un uomo, almeno.

Tullio arrossì fino alla radice dei capelli.

L'Antonietta non era più contenta come prima.

Nozze d'oro: romanzo · 第 18 / 44 题