Eccone la risposta.
_Pregiatissimo signor Marchese,_
Verona, 8 ottobre 1867.
Oggi ho ricevuto la carissima sua del 2 corrente, ed alcuni giorni
prima il prezioso Catalogo descrittivo di una collezione di uccelli,
fatta nell'interno dell'Africa con tanto disagio ed abnegazione
della sua vita. — Ne la ringrazio infinitamente.
..... Ma or veniamo alla tribù ch'Ella, signor marchese, Petherick,
Lejean, Heuglin, Speke ecc., nomi tutti rispettabilissimi, ed i
quattro primi a me tanto cari, conosciuti in Chartùm, chiamano
dei Niam-Niàm, e che io Le suggeriva nell'ultima mia di chiamare
piuttosto Gnem-Gnèm, come sta scritto nel mio opuscolo, che porta
il titolo: «Un viaggio sul fiume Bianco nell'Africa centrale,» ed
avrei anche potuto dire Gnam-Gnàm, che è il singolare, come vedremo,
di Gnem-Gnèm. — Prima di tutto Le dirò che in quella denominazione
Niam-Niàm, io non intesi, com'Ella ha creduto, di appuntar la vocale
_a_, ma di meglio esprimere il valore della consonante radicale _n_,
che in questa parola come in molte altre, nella lingua dei Bári
e in quella dei Dénka, suona precisamente come l'unione delle due
consonanti _gñ_ seguite da vocale in italiano.
Del resto nella denominazione Niam-Niàm io non trovo errore; la
trovo anzi quasi affatto consona a quella di Gnam-Gnàm, poichè
il _ni_ o _ne_ davanti ad una vocale fanno il più delle volte una
sillaba sola colla medesima, che rappresentasi in italiano ed in
francese con _gñ_, p. e. Signor, Seigneur; nello spagnolo con _ñ_,
p. e. Señor; nel portoghese con _nh_, p. e. Senhor, derivazioni
tutte dal latino Senior-vecchio, seniore ecc. — Volli dire con
ciò, che Petherick, Heuglin, Speke nominando la tribù all'occidente
dei Bàri e al sud dei Dénka e confinante con essi, Niam-Niàm, non
poteano, usando della loro ortografia, meglio esprimerla di quello
che l'abbiano espressa, mancando, tedeschi ed inglesi, di quel suono
nasale che in italiano e in francese risulta dalla combinazione,
come dissi, delle due consonanti _gñ_ seguite da vocale, suono,
ripeto, che perfettamente corrisponde a quello dei Bàri e a quello
dei Dénka in questa ed in molte altre parole. — Or resterebbe a
vedere come il Lejean e i fratelli Poncet, da Lei pure citati, e che
sono francesi, abbiano chiamato quella tribù. — Ella stessa, signor
marchese, mi dice che «l'unica differenza che notasi fra l'uno e
l'altro dei sopradetti autori è differenza ortografica propria della
lingua in cui scrissero,» ma che tutti hanno chiamata quella tribù
facendo sentire il suono della vocale _a_. — Questo io credo, e
così anche va bene; ma io vorrei poter credere ancora che i signori
Lejean ed i fratelli Poncet, essendo francesi, l'avessero nominata,
secondo la propria ortografia, Gnam-Gnàm e non Niam-Niàm, a meno che
non abbiano voluto accomodarsi ad una ortografia straniera che non
corrisponde, come la nostra, al debito suono[21]. — Veniamo adesso
alla vocale. — Io dissi che non fu mia intenzione di appuntare nella
denominazione Niam-Niàm la vocale _a_; tuttavia io debbo rendere
ragione perchè scrissi sulle carte del mio opuscolo Gnem-Gnèm e non
Gnam-Gnàm, che è, com'io diceva, il singolare di Gnem-Gnèm. — Ecco
da che fui indotto a ciò fare:
I. Perchè sentii qualche volta chiamarsi così quella tribù da molti
negri Dénka, da alcuni Bàri e da qualche missionario di Kondókoro,
sebbene sia vero che il più delle volte mi suonava all'orecchio
il singolare Gnam-Gnàm. — Io domandai ad alcuni Negri perchè la
dicessero Gnem-Gnèm qualche volta, e non Gnam-Gnàm, come il più
delle volte e generalmente era chiamata; ed essi mi rispondevano
senz' altro dire «è la stessa cosa.» — Questo motivo però non era
ancor sufficente perchè io dovessi adottare il plurale piuttosto che
il singolare, che dai più e il più delle volte era usato.
II. Il vero motivo però che m'indusse ad usare il plurale Gnem-Gnèm
(o come scriverebbero i tedeschi ed inglesi Nien-Nièm o Nyem-Nyèm)
piuttosto che il singolare Gnam-Gnàm (o secondo altri Niam-Niàm o
Nyam-Nyam) fu per accennare in qualche modo la via a rintracciare la
vera etimologia di questa parola nella natura appunto, per ripetere,
signor marchese, le sue parole, del linguaggio di molte famiglie
appartenenti all'Africa centrale. — M'attenda:
Ella sa che fra i Gnam-Gnàm scorre un fiume verso il Bàhr-el-G¨azàl
o Kèilak, formato tra il 4º e il 5º grado lat. N. dal fiume Jèji
e dal suo influente Irè. In questo fiume, come riferivano il
missionario Francesco Morlang, che vide il Jèji a Morò, e tutti
quelli che viaggiarono con lui, sono molti coccodrilli. Vedi! — io
dissi allora fra me — il coccodrillo da tutte le tribù Dénka del
fiume Bianco è detto Gnàn, plurale Gnèn; così adunque lo chiamano i
Giùr, gli Atuòt, i G¨ok, i Ròl, tribù Dénka limitrofe ai Gnam-Gnàm
dalla parte nord. Così chiamano il coccodrillo anche i Bàri ed i
Scìr, che confinano coi Gnam-Gnàm ad est, e sono divisi dal fiume
Jèji. L'etimologia, io conchiusi quindi, di questo nome Gnam-Gnàm
dato a quella tribù deve ripetersi dalla parola Gnan-coccodrillo,
plurale Gnèn-coccodrilli. Per la qual cosa, tribù dei Gnam-Gnàm
o dei Gnèm-Gnèm vorrebbe dire tribù del coccodrillo o dei
coccodrilli, i quali abitano in gran copia nelle acque dell'Irè e
del Jèji[22]. Ora questa etimologia è fondata sulla realtà delle
cose, sul fatto dell'esistenza dei coccodrilli in quella tribù;
mentre altri vorrebbero ripeterla dalla supposizione che quella
tribù sia antropofaga. Nè, io credo, potrebbesi sostenere questa
ipotesi da ciò che narra il celebre ed intrepido viaggiatore Speke,
a cui gli Ougànda tradussero, egli dice, la parola Niam-Niàm per
mangia-mangia. Io vorrò credere benissimo che allo Speke gli
Ougànda abbiano detto che Niam-Niàm esprime mangia mangia, ma
riferendosi alla tribù da essi accusata, o a torto o a ragione,
come antropofaga; ma come provò egli mai che mangia-mangia è il
vero senso della parola Gnam-Gnàm dei Dénka e dei Bàri? — Nè vale
il dire, a sostenere questa ipotesi, che presso i Dòr la voce
cian-cian, com'Ella scrive, vuol dire mangiare; poichè questa voce,
mi pare, non ha alcuna analogia con quella di Gnam-Gnàm o Nyam-Nyàm,
essendo affatto diversa la prima radicale; ma l'ha piuttosto colla
parola ciám dei Dénka, che pur significa mangiare; anzi direi che è
la stessa parola, mentre sappiamo che le due consonanti _m_ ed _n_
sono ambedue lettere nasali, che facilmente si scambiano.
Ella dice finalmente, signor marchese, che la parola Gnià nel
linguaggio pure dei Dòr ed in quello stesso dei Gnam-Gnàm significa
animale; e non sembra a lei che vi sia una grande analogia fra
questa parola Gnià-animale, e Gnàn-coccodrillo? e non ci verrà il
sospetto almeno che questo animale, che i Gnam-Gnàm chiamano Gnià,
sia lo stesso coccodrillo? — Aggiungerò che tutti quelli, coi quali
io stesso parlai, e che si recarono fra i Gnam-Gnàm o Gnem-Gnèm, non
hanno potuto, non dico verificare, ma nè manco sospettare che quella
tribù si cibasse di carne umana. — Aggiungerò ancora che allorquando
dovevo recarmi nel 1854 nella tribù dei Bèrta fra gli Sciangàllah,
mi si diceva da molti, e seriamente, ch'erano antropofagi; e quando
io li vidi, dovetti persuadermi che la cosa era ben altra da quella
che mi si voleva far credere....[23] Dopo tutto ciò, mio carissimo
marchese, è facile concludere che la ragione che m'indusse a
cambiare la parola Niam-Niàm in quella di Gnem-Gnèm o Gnam-Gnàm che
n'è il singolare, non fu solo sensazione organica, ma fu particolare
etnica ragione. — Ad altro.
Da questa mia risposta può immaginarsi il lettore quanto io fossi
lontano dal credere i capricciosi racconti e le feroci accuse lanciate
dai _Nubî_, specialmente, e dagli avventurieri della tratta dell'avorio
contro i _Gnam-Gnàm_.
Della famosa coda che si pretendeva formasse parte del loro corpo,
io parlai a lungo col mio amico viaggiatore Lejean, e dovetti ridere
con lui quando nel 1860, reduce dal fiume _Bianco_, mi diceva che la
pretesa coda dei _Gnam-Gnàm_ altro non era che una striscia di cuoio,
che passa fra le gambe e si spande, inferiormente alle reni, in un
largo ventaglio in guisa, che veduta di lontano produce l'effetto d'una
coda.
«Ma per essere senza coda, i _Gnam-Gnàm_ non cessavano per ciò
di figurare come gli eroi d'una infinità di storielle di caccia e
di guerra riferite da alcuni avventurieri, storielle d'interesse
palpitante. Abitavano inoltre un paese sconosciuto, e anche per
tal motivo destavano in Europa una viva curiosità.» — Così scrisse
l'illustre viaggiatore Schweinfurth, che dopo il Piaggia, intrepido
viaggiatore italiano, visitò quel popolo interessante e ne studiò le
tribù orientali. Or ecco quanto egli ne dice in proposito:
«A parte i lineamenti speciali, caratteri di razza che, più o meno
spiccati, contraddistinguono i diversi gruppi della famiglia umana,
i _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_) sono uomini della stessa natura degli
altri, colle stesse passioni, le stesse gioie, gli stessi dolori di
noi. Io ho scambiato con essi molte e molte facezie, ho partecipato ai
loro giuochi infantili, avvivati dal rumore di tamburi o dal suono di
mandolini, e trovai in essi il buon umore e l'estro che s'incontrano
altrove....
«I _Niam Niàm_ (_Gnam-Gnàm_) sono eminentemente carnivori, ed è appunto
la carne che mette il colmo ai loro piaceri gastronomici. «Carne!
carne!» è la parola d'ordine che risuona in tutte le loro campagne, è
il grido che esprime la loro collera o i loro desideri.
«È naturale che in ogni paese, nella stagione in cui la selvaggina
è più abbondante e migliore, l'idea della caccia s'impadronisca di
tutti i cervelli: ma tale disposizione può anche essere soltanto
temporanea. A me pare che il più sicuro criterio del genere di
nutrimento prevalente in tale o tal luogo, sia quello delle voci
usate dagli abitanti per ciò che concerne le loro refezioni. Così,
presso i _Bòngo_, popolo essenzialmente agricolo, il nome del sorgo è
l'indefinito del verbo mangiare, mentre fra i _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_)
è la voce carne omonima del verbo: carne e mangiare s'esprimono colla
stessa parola.
«Quanti scrissero intorno ai _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_), tutti li hanno
accusati di cannibalismo; e l'accusa parrà giustificata a chiunque
ricordi l'origine della mia collezione di cranî.
«Anche qui, come dappertutto, la regola ha naturalmente delle
eccezioni. Viaggiatori che visitarono i distretti di _Banzibèh_ e di
_Tèmbo_, situati all'ovest della strada da me seguita, mi riferirono
di non aver veduto nulla che possa far credere a siffatto costume;
e Piaggia, che passò in questa provincia quasi due anni, dal 1863 al
1865, fu testimonio d'un unico fatto d'antropofagia; fatto nel quale
trattavasi d'un nemico ucciso nella mischia, e divorato da uomini che
la battaglia aveva resi sitibondi di sangue e di vendetta. Io stesso
posso citare dei Capi, che respingono con forza l'idea di cibarsi di
carne umana, sebbene, essendo sempre in guerra, avrebbero di continuo
occasione di soddisfare il loro appetito, se tale fosse il loro gusto.
«Nondimeno, da ciò che ho udito, e sopratutto da ciò che ho
veduto, affermo senza esitare, che i _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_) sono
antropofagi; e che, senza punto farne mistero, raccolgono i denti
delle loro vittime e ne fanno dei manili, di cui si adornano con
ostentazione. Inoltre, ne' loro trofei di caccia si vedono i cranî di
uomini da essi divorati; e il grasso umano è dappertutto in vendita.
Dicono che, assorbito a larga dose, questo grasso produca l'ebbrezza;
ma sebbene il fatto mi sia stato assicurato da molte persone, non mi è
mai riuscito scoprire su cosa si fondi tale asserzione.
«Raccontasi che in tempo di guerra vengono mangiate persone d'ogni
età, principalmente i vecchi resi dalla debolezza più facile preda.
Aggiungono ancora che, in ogni tempo, quando un individuo muore
nell'abbandono, il suo corpo serve di pasto agli abitanti stessi del
distretto in cui visse. Insomma, tutti coloro che fra noi cadrebbero
sotto il coltello dell'anatomico, qui subiscon la triste sorte ora
detta.
«I _Nubî_ mi affermarono che parecchi _Bòngo_, morti di fatiche in
seguito alle carovane, furono disotterrati per servir di cibo. Ahmed,
povero giovine! mi diceva d'aver veduto toglier le pietre che coprivano
le tombe, d'aver veduto le fosse aperte, e gl'indigeni portarne via i
cadaveri. Io non volevo prestar fede, ma i _Niam-Niàm_ (_Gnam-Gnàm_),
che non arrossiscono del loro cannibalismo, confessano che tutti i
cadaveri, eccetto quelli d'individui affetti da malattie della pelle,
sono essi considerati buoni per la mensa. Tuttavia alcuni di loro hanno
una tal ripugnanza per la carne umana, che rifiutano di mangiare allo
stesso piatto una vivanda qualsiasi con un compatriota antropofago.
«Le esplorazioni eseguite in questi ultimi anni nel centro dell'Africa
ci hanno fatto conoscere delle popolazioni, il cui cannibalismo è
pienamente accertato; ma o si consideri l'antropofagia come vestigio
d'antico culto, o si riguardi come effetto di insufficienza di
nutrimento animale, nessuna delle spiegazioni messe innanzi per
risolvere il problema psicologico scema l'orrore che ci colpisce ad
ogni nuova rivelazione d'un sì odioso e ributtante costume.
«Fra gli Africani notoriamente antropofagi, i _Fàni_ del _Gobon_
appariscono, per questo riguardo, i maggiori rivali dei _Niam-Niàm_
(_Gnam-Gnàm_). Al pari di questi ultimi, trafficano de' loro morti,
e si citano esempi di cadaveri da loro egualmente disotterrati per
mangiarli....»
Dopo l'esplicita asserzione dell'illustre viaggiatore Schweinfurth,
per il quale io professo tanta stima, non oso più di negare il fatto,
che cioè i _Gnam-Gnàm_ sieno antropofagi, mentre egli ciò afferma
senza esitazione alcuna. — Ecco le sue parole: «da ciò che ho udito,
e sopratutto da ciò che ho veduto, affermo senza esitare, che i
_Niam-Niam_ (così) sono antropofagi.» — Ma io debbo pur confessare
schiettamente che, tolto il caso della sua oculare testimonianza del
fatto ch'egli asserisce, tutti gli altri argomenti che n'adduce non mi
valgono a provarlo incontestabilmente.