VI.

Il fiume _Jâl_ — Il _Sóbat_ e i suoi abitanti — Affluenti del

_Sóbat_ e i Negri _scìluk_ — Dall'imboccatura del _Sóbat_ al lago

_No_ — Il _Bàhr-el-G¨azàl_ e i suoi affluenti — I _Gnam-Gnàm_;

etimologia del nome e cannibalismo di questi popoli.

Fra i paesi di _Hèllat-Kàka_ e di _Dènab_, il fiume _Bianco_ riceve

a destra l'influente _Jâl_ che discende dalle montagne dei _Bèrta_.

Questo influente nel suo corso da est ad ovest bagna dapprima il paese

dei _dénka Beèr_, ov'è ingrossato dalle acque di più torrenti; e quindi

il paese degli _Agnarkuèi_[15].

Più a sud il fiume _Bianco_ riceve il _Sóbat_ (9°, 11′, 25″ lat. N.),

così chiamato dagli stranieri e dagli Arabi, i quali lo dicono pure

_Bàhr-el-Mochàda_, fiume dei guadi, perchè molti sono i luoghi, come

io stesso ho potuto osservare, che si passano a guado; ma i _Dénka_,

che abitano vicino alle rive del fiume _Bianco_, l'appellano _Kiâti_,

piccolo fiume, e quelli che sono lontani _Kìdid_, gran fiume (_kir_,

fiume; _adìd_, grande) per distinguerlo dai piccoli torrenti che lo

ingrossano. Questi nomi diversi io trovo molto alterati e confusi sopra

alcune carte geografiche.

Il fiume _Sóbat_ si compone di due rami principali, l'uno dei quali,

che è il più importante, proviene dal sud, e conserva una direzione

costante verso nord, N. O.; e l'altro deriva dall'est, e procede verso

ovest, S. O.[16]

Il _Sóbat_, dopo d'essersi riunito col ramo settentrionale ch'io penso

sia l'_Addùra_, forma, seconda i ragguagli del viaggiatore Filippo

Terranova, ch'io conobbi in _Chartùm_, varie isole abitate pressochè

tutte da Negri, fra i quali dai _Scìluk_, che non posseggono bestiami,

ma son dati alla coltivazione del _màis_, dei fagiuoli e del tabacco,

che seminano nelle isole, e ne raccolgono frutti abbondanti. Questi

_Scìluk_ sono pure abilissimi cacciatori di elefanti e di ippopotami,

e vivono in amichevoli relazioni coi _Nuèr_ che si trovano sulla riva

sinistra, e coi _Dénka_ della riva destra, coi quali confinano ad est,

N. E.

I _Dénka_ del _Sóbat_ sono quasi sempre in guerra coi _Nuèr-Balòk_, i

quali benchè combattano muniti di bastone e di lancia, senza lo scudo,

pure sanno farsi temere dai _Dénka_ e da altri Negri, che tremano al

sentirsi pronunciare solamente il nome di _Nuèr_.

Un giorno Filippo Terranova fu pregato dai _Dénka_, presso i quali

egli dimorava da circa un anno, d'unirsi a loro per discacciare i

_Nuèr-Balòk_ dalla riva destra del fiume ove s'erano condotti coi loro

bestiami, trovandovisi buoni pascoli. I _Dénka_ già contavano sulla

vittoria, poichè il Bianco, come essi lo chiamavano, aveva un cannone

di bronzo che soleva caricare a mitraglia, allo scoppio del quale i

_Nuèr_ spaventati si sarebbero dati a precipitosa fuga, abbandonando i

loro bestiami in mano al nemico.

Il Terranova dovette accondiscendere al desiderio dei _Dénka_, e poco

dopo eccolo col suo cannone in mezzo a un migliaio di combattenti di

fronte ad altrettanti _Nuèr_. Sul principio, dall'una e dall'altra

parte non si faceva che correre di qua di là per assicurarsi dagli

assalti nemici ed impadronirsi di posizioni vantaggiose; ma tutt'a un

tratto i _Nuèr_ si scagliarono contro i _Dénka_ così improvvisamente,

da non dar loro tempo di prepararsi a resistere all'impeto

dell'assalto, e da costringerli quindi ad una fuga disperata, lasciando

il povero Terranova,, che fatto non aveva ancora un colpo di cannone,

a sbrogliarsela da solo coi _Nuèr_. Buon per lui che questi, contenti

della vittoria riportata, tornarono ai loro posti senza darsi il menomo

pensiero del Bianco, il quale col suo cannone rifece con fatica la

strada di prima.

I _Nuèr-Balòk_, che si estendono sulla riva sinistra del fiume _Sóbat_,

dal 9º fin presso all'8º grado di latitudine, hanno gli stessi costumi

e le stesse abitudini dei _Nuèr_ che abitano lungo le rive del fiume

_Bianco_, dei quali parleremo di poi. Questi però sono più ricchi di

bestiami e di grano, e più destri di quelli del fiume _Bianco_ nel dare

la caccia agli elefanti.

Durante la stagione delle piogge (_charìf_), essi abbandonano la

riva del fiume e si ritirano nell'interno tra il canale _Zeràf_ e il

_Sóbat_.

Nel 1855 due barche di negozianti arabi s'avventurarono lunghesso

il fiume _Addùra_, e dopo parecchi giorni di marcia giunsero ad una

tribù di Negri che si dicevano _Scìluk_, i quali avevano il loro re

come quelli di _Dènab_. Questi Negri appena videro le barche, ch'erano

ancorate in mezzo al fiume, presentarono ai negozianti due bovi,

dicendo che volessero accettarli come segno di buona ospitalità; e

siccome intesero ch'erano venuti in cerca di denti di elefante, fecero

loro sperare che sarebbero partiti colle barche cariche d'avorio.

Non parve vero a que' negozianti d'aver trovato fra quella tribù

tanta cordialità con tanta fortuna; ne ringraziarono la Provvidenza,

e s'affrettarono ad aprire le casse contenenti perline di vetro, per

mostrarne i campioni. Quindi gli uomini della barca più vicina alla

riva smontarono disarmati, e si sparpagliarono pieni di fiducia in

mezzo ad una moltitudine di Negri, dai quali vennero tosto assaliti

e barbaramente trucidati, senza che n'andasse salvo nè pur uno. La

gente dell'altra barca, atterrita a tanto spettacolo, fece presto a

discendere il fiume per non incontrare la sorte dei compagni. Dopo

questo fatale avvenimento, nessuna barca osò più inoltrarsi su quel

fiume.

Alquante miglia geografiche a sud, S. E. del paese dei _Nuèr-Balòk_,

trovansi altri _Scìluk_ sulla riva sinistra e sulla riva destra del

_Sóbat_, e inoltre lungo il _Ghìlo_, che pare sia un ramo del fiume

_Addùra_. Tutti questi _Scìluk_ però formano una sola e grande tribù

soggetta al medesimo Capo, che come abbiamo detto ha il titolo di re.

Un po' più a sud, S. E. di questi _Scìluk_, il _Sóbat_ riceve a

destra le acque del _Nikàna_, che credesi un ramo settentrionale del

_Bongiàk_. Il _Bongiàk_ poi sbocca nel fiume _Giùba_ proveniente dal

sud, di cui ignote sono le sorgenti.

Dall'imboccatura del _Sóbat_ chi rimonta il fiume _Bianco_ deve

dirigersi, per quasi un grado di longitudine, verso ovest fino al lago

_No_, ove il _Bàhr-el-Àbiad_ riceve le acque del maggiore de' suoi

influenti chiamato fiume delle gazzelle (_Bàhr-el-G¨azàl_, 9°, 18′,

24″).

In questo lungo tratto il fiume _Bianco_, poche ore di cammino dopo il

_Sóbat_, riceve a destra un canale grande quasi la metà dello stesso

fiume. Questo canale è conosciuto col nome di _Bàhr-ez-Zeràf_ (fiume

delle giraffe), le cui rive sono abitate dai _Nuèr_ fin oltre l'8º

grado di latitudine, ed esce dal fiume Bianco nel paese dei _Bòr_, tra

il 6º ed il 7º lat. N., presso al villaggio _Akuàk_. Un vecchio de'

miei barcaiuoli mi diceva d'averlo percorso quasi tutto con una piccola

barca; il _Ràies_ stesso ed altri della mia gente già lo conoscevano

a tratti, e tutti s'accordavano nell'asserire che il canale, il quale

esce da _Akuàk_, nel paese dei _Bòr_, è quello stesso che rientra nel

gran fiume presso il _Sóbat_; e ciò mi confermarono pure altri, durante

il viaggio che feci a _Kondókoro_[17].

Il _Bàhr-ez-Zeràf_ è il più largo e il più lungo fra i canali del fiume

_Bianco_; canale ch'io trovo mal segnato su diverse carte geografiche.

Il fiume _Bianco_ quindi riceve a sinistra un influente, che secondo

gli abitanti che ne abitano le rive, prende nomi diversi, cioè di

_Bàhr-el-Aàrab_, nella parte conosciuta più occidentale, poi di

_Solongò_, e finalmente di _Kiâti_ presso allo sbocco.

Poco prima di arrivare al lago _No_, io vidi a poca distanza,

rimontando il fiume, i monti _Tekèm_ a nord, N. O., all'ovest dei quali

sono i _Baggàra Homùr_, che vivono in continua guerra coi _Nuèr_ e coi

_Gianghè_.

La tribù dei _Gianghè_ è posta tra la tribù dei _Scìluk_ e quella dei

_Nuèr_, e si estende per alquante miglia geografiche nell'interno verso

occidente. Questa tribù, alleata a quella de' _Nuèr_, coi quali ha

comuni la lingua ed i costumi, è nemica acerrima dei _Scìluk_, cui spia

continuamente per assalirli e depredarli.

Il 28 gennaio 1859 feci arrestare la barca proprio al confine di queste

due tribù. Non molto lontani dal fiume scorgeansi i loro villaggi.

Io speravo che i Negri _Scìluk_ o i _Gianghè_, vedendo la barca,

venissero per far mercato, avendo io bisogno di provvedermi di carne e

d'altro. Di fatto non andò molto che ci comparvero parecchi _Scìluk_,

armati di lancia, scortando donne e fanciulle, le quali portavano sul

capo cestelle di paglia ripiene delle miserabili loro derrate, dùrah,

specialmente, fagiuoli, sesàme e cotone; avevano anche galline ed uova;

ed alcuni giovanetti tenevano per una corda capre e montoni. Si poteva

comprare d'ogni cosa con perline di vetro, ad eccezione delle capre e

de' montoni, che valevano lance o anelli di ferro o di rame. In poco

d'ora il mercato aumentò fino a comporre circa duecento persone tra

uomini, donne e fanciulli. Quando io fui abbastanza provveduto, ordinai

la partenza; e tutti questi poveri _Scìluk_ s'avviarono pian piano alla

volta delle loro capanne contenti e allegri dei prezzi ricevuti. Tutt'a

un tratto noi udiamo alzarsi acutissime grida.... «Ecco, ecco là, disse

il mio Turcimanno, i _Gianghè_ che inseguono i _Scìluk_, e sono tanti

come l'erbe che crescono dal terreno.... (era la sua frase ordinaria

per esprimere una grande moltitudine); essi tentano di assalirli a

mezzo del cammino; ma i _Scìluk_ giungeranno prima alle loro capanne;

o, se mai, sapranno far loro resistenza; molti vengono in loro aiuto.»

Io fui spiacentissimo di quello scontro, del quale era stata occasione

il mercato, che non era prudenza di fare al confine di due tribù

nemiche. Dopo alcuni istanti sole voci di pietà mi percuotono il cuore

più che l'orecchio, nè potei più seguirli coll'occhio, poichè un rialto

di terreno me li nascose totalmente.

Il fiume _Bianco_ tra l'imboccatura del _Sóbat_ e il lago _No_,

ove, come dissi, riceve le acque del maggiore de' suoi influenti,

è notevolmente ristretto e rigirante per frequenti e rapidissime

svolte, le quali rendono assai difficile e faticosa ai barcaiuoli la

navigazione, e le sue rive sono adorne di boschetti eleganti di papiri.

Il _Cyperus Papyrus_, o _Papyrus Antiquorum_ è l'antica e celebre

pianta del cui libro usavano gli Egizi per iscrivere; ed è

frequentissima tra il 9º e il 10º grado nelle regioni del Sóbat, del

fiume delle Gazzelle e del fiume _Bianco_.

Intorno al lago _No_ crescono rigogliosi gli _Àmbag_, i papiri, le

ninfee, e fra esse il famoso loto (_Nymphaea lotos_), la _Neptunia

stolonifera_, e la palma _deìèb_.

Navigando sul fiume _Bianco_ da est ad ovest verso il lago _No_,

ci si presenta dapprima il grande e maestoso fiume delle Gazzelle

(_Bàhr-el-G¨azàl_), e poi subito il fiume _Bianco_, il quale pare che

qui si umili ed offra spontaneo all'altro fiume il tributo delle sue

acque.

Io vidi questo piccolo lago e lo girai quattro volte. Vi giunsi una

volta di notte, due ore avanti giorno, e i miei barcaiuoli fecero

allora molti spari di fucile, e perchè? — «Perchè, com'essi mi

dicevano, all'imboccatura de' grandi fiumi si trovano adunati vari

spiriti, che conviene salutare così, affinchè non imprechino contro di

noi.»

Il fiume delle Gazzelle (_Bàhr-el-G¨azàl_) sbocca, come abbiamo detto,

nel fiume Bianco (_Bàhr-el-Àbiad_) al 9°, 18′, 24″ lat. N. Questo

fiume, del quale io ebbi tutta la cura di studiarne il corso, fino al

1859 non era conosciuto che presso al punto di confluenza col fiume

_Bianco_.

L'arabo _Aly-Omùri_ fu il primo a rimontarlo per quasi un grado di

longitudine ovest dal lago _No_, e quindi per circa cinquanta miglia

geografiche verso sud-ovest; finalmente piegando a sud, dopo due giorni

di penoso cammino, egli arrivò ad un luogo ove il fiume dilaga; e quel

lago dagli arabi _Baggàra Homùr_ è chiamato _Mùsciarat_.

Il console inglese Petherick, poco tempo dopo lo navigò oltre a quel

lago; e d'allora in poi molti altri s'avventurarono più innanzi

e scoprirono nuovi paesi. Dopo tre anni, cioè nel 1862, già era

conosciuta la parte ovest e sud, sud-ovest del fiume delle Gazzelle, e

così pure il fiume dei _Giùr_, ch'io ritengo sia lo stesso _G¨azàl_,

come vedremo in appresso, proveniente da sorgenti proprie e non dal

fiume _Bianco_, come opinava M.r Peney ed alcun altro viaggiatore.

Brun-Rollet aveva tentato invano di rimontare il fiume delle Gazzelle,

dal lago _No_ fin nella tribù dei _Giùr_, onde così provare che il

fiume che attraversa la tribù dei _Giùr_ era il fiume stesso delle

Gazzelle (_Bàhr-et-G¨azàl_); e fu più tardi un Arabo a scoprirlo. A

questo fine egli fece costruire una piccola barca nel paese dei _Giùr_,

colla quale discese la corrente per luoghi paludosi ed intricati fin

presso al lago _Mùsciarat_.

Il _Bàhr-el-G¨azàl_ nel lento suo corso fra il lago _Mùsciarat_ e

il lago _No_ riceve due o tre grandi torrenti, che rigonfi durante

la stagione delle piogge scorrono da sud a nord. Questi torrenti

impaludano e formano una specie di laghetto, da cui escono uniti in un

sol ramo, che limpido e tranquillo si scarica nel _Bàhr-el-G¨azàl_.

Le rive di questo grande influente, chiamato anche fiume _Nam_,

cominciano ad essere abitate a quattro ore di cammino dalla sua

imboccatura nel lago _No_. Quindi riceve a sinistra presso il lago

_Mùsciarat_ un grande torrente che scorre da nord a sud-est, e dopo il

detto lago verso occidente, vari altri torrenti aventi la direzione da

nord a sud. Finalmente fra l'8º e il 9º grado di latitudine, là dove il

_Bàhr-el-G¨azàl_ ha il nome di fiume dei _Giùr_, viene ingrossato da un

influente, che prima ha una direzione da sud a nord-est, e quindi piega

verso est, e sbocca nel fiume dei _Giùr_.

Il fiume dei _Giùr_, che, come dissi, io ritengo sia lo stesso

_G¨azàl_, proviene dal sud, ove tra il 4º e il 5º grado lat. N., e

tra il 28º e il 29º long. est dal meridiano di Parigi, ha il nome di

_Jèji_, il quale segna ad ovest il confine della lingua dei _Bàri_,

ed è formato da due rami che s'uniscono fra il 3º e il 4º grado; e da

questo punto di unione, dopo circa quaranta miglia geografiche, esso

riceve l'influente _Irè_, e poi scorre verso nord, nord-ovest bagnando

il paese dei _Giùr_, dai quali prende il nome; e finalmente piegando

ad est, col nome di _Nam_ e di _Bàhr-el-G¨azàl_, si scarica nel fiume

_Bianco_.

M.r Peney, col quale io parlai più volte in proposito, era pure di

questa mia opinione; soltanto egli riteneva che il _Jèji_ fosse un

braccio del fiume _Bianco_, mentre io sosteneva e sostengo che abbia

sorgenti proprie.

M.r Jules Poncey invece lasciò scritto in argomento[18]: «On a cru

jusqu'ici que la rivière appelée _Iaïe_ (le _Giei_ ou _Jeïh_ ou _Yièh_

de Peney), qui traverse le _Niàmbara_ venant du sud, était la même

rivière que celle des _Djour_; il n'en est rien; car le jaïe, après

avoir traversé le _Niambara_, passe un peu a l'ouest du Mandara,

traverse une partie du pays des Djour et arrive enfin dans la tribu

des Rol qu'il divise en deux, passe chez les Nouair e va se jeter

directement dans le lac Nau. Cette rivière serait donc la même que

celle des Rol. Le _Bàhr-Djour_ vient à coup sûr du sud, mais plus loin

ancore à l'ouest que le jaïe. Il a été remonté par le barques jusqu'à

Cazenga (Cazingo). Là, le fleuve commence a être rempli d'écueils, et

sa petite quantité d'eau est cause que les barques ne peuvent aller

plus haut.

À quinze à vingt journées de Cazenga, vers l'ouest, il y aurait, au

dire des Niamniàm, un autre fleuve beaucoup plus grand que celui des

Djour, coulant du sud-est au nord-ovest.»

Or ecco quanto posso dire io intorno alla provenienza e al corso di

questo fiume, appoggiato alle relazioni esattissime che me ne diede

il missionario Francesco Morlang, il quale lo visitava in persona con

alcuni dongolèsi mercanti d'avorio in sullo scorcio del 1859; e dietro

a quelle relazioni io delineai tutto il suo viaggio che intraprese a

sud-ovest di _Kondókoro_, percorrendo oltre a un grado di latitudine e

di longitudine[19].

Partiva l'intrepido Missionario nell'ottobre 1859 da _Kondókoro_ con

circa venti dongolèsi, dirigendosi verso sud-ovest, e fece la sua prima

stazione a _Tokimàn_; lasciò quindi a destra il monte _Kunùpi_, e dopo

faticoso cammino arrivò a _Kèlie_, seconda stazione. — Non nomino che

le stazioni fatte in luoghi abitati da Negri. — Oltrepassò poi due

grandi torrenti, il _Lurì_ e il _Kòda_, e dopo le stazioni di _Dìmu_,

_Kakaràk_, _Riòka_, _Tongà_, _Lòci_, _Lìghi_, _Liguèk_ e _Morò_ egli

vide le rive del fiume _Jèji_, che scorreva da sud a nord e presentava

la grandezza del _Ciuffiri_ (fiume _Bianco_) dei _Bàri_. Fu in questa

stazione di _Morò_ che gli indigeni, dei quali egli conosceva la

lingua la quale era quella dei _Bàri_, gli parlarono del fiume _Irè_

influente del _Jèji_, le cui rive erano abitate dai famosi _Gnam-Gnàm_

o _Makarakàk_, cui la tradizione aveva tramandato ai Nubî qual popolo,

che riepilogava in sè stesso tutto ciò che l'idea di selvatichezza può

far concepire di più spaventoso a gente dotata di spirito inventivo.

«I selvaggi designati da cotesto nome terribile, i _Gnam-Gnàm_, non

erano soltanto vicini all'animalità per il genere di vita, ma dicevasi

conservassero il marchio della loro discendenza; e la questione

dell'origine scimmiesca dell'uomo era allora scioccamente discussa

sulle rive del Nilo con non minor calore che non lo sia ora da alcuni

in Europa.»

Il Morlang avrebbe voluto visitare per il primo que' Negri, vederli

coi propri occhi, e sollevare un lembo del velo che involgeva quella

nazione leggendaria, percorrendone una provincia almeno da essi

abitata; ma i suoi compagni di viaggio non v'acconsentirono, e dovette

con essi piegare a mezzodì. Il merito di farli conoscere l'ebbe di poi

il viaggiatore italiano mio amico Piaggia, il quale passò venti mesi

fra i _Gnam-Gnàm_ dell'ovest, e quindi l'illustre Giorgio Schweinfurth,

che lo seguì da vicino, e fu in grado di descriverci quel popolo

interessante, di cui ha studiato le tribù orientali, in modo da rendere

affatto inutile ch'io ripeta ciò che mi disse il Morlang intorno

ai _Gnam-Gnàm_ per relazioni avute dagli abitanti lungo le rive del

_Jèji_, relazioni che corrispondono perfettamente con ciò che scrisse

l'illustre viaggiatore.

Il Morlang adunque dovette piegare a mezzodì; traversò il ramo

orientale del _Jèji_ e sostò a _Morciàk_; e finalmente si diresse

a _Vrànga_ presso la riva destra del ramo occidentale dello stesso

_Jèji_. Fu qui che intese che le sorgenti di questi due rami componenti

il _Jèji_ non erano molto lontane, e ne sentì parlare con tanta

sicurezza da escludere ogni sospetto che il _Jèji_ sia un canale del

fiume _Bianco_, secondo l'opinione di M.r Peney.

Nè io posso convenire con Jules Poncey, che cioè il _Jèji_, il quale

traversa il paese dei _Jàmbara_ (_Jàngvara_), non sia lo stesso fiume

dei _Giùr_. Egli dice: il _Jèji_ dopo d'aver traversato il paese dei

_Jàmbara_, passa un po' all'ovest dei _Màndara_, scorre una parte del

paese dei _Giùr_, ed arriva in fine nella tribù dei Rol che divide in

due parti; bagna quindi la terra dei _Nuèr_, e si getta finalmente

nel lago _No_. Ma io credo fermamente ch'egli scambi il _Jèji_ col

grande torrente _Kòda_, il quale traversa di fatto il paese dei

_Jàmbara_, passa un po' all'ovest di _Màndara_, scorre una parte del

paese dei _Giùr_, ed arriva in fine nella tribù dei _Rol_ che divide

in due parti; e bagnata quindi la terra dei _Nuèr_, io ritengo che

direttamente sbocchi nel lago _No_, o da solo o dopo d'essersi unito

col torrente _Lurì_[20].

Il fiume _Jèji_ e il suo influente _Irè_ scorrono fra due lunghe

catene di monti aventi una direzione da sud a nord, delle quali

l'occidentale prende diversi nomi secondo le posizioni, di _Lopiòko_,

di _Ghirimenìt_, di _Vovù_, di _Kurubù_, di _Malangà_, di _Longobè_, e

l'orientale è conosciuta col nome di montagne di _Bègong_ a nord, e di

montagne dei _Jàngvara_ a sud.

Questi due fiumi sono abitati da ippopotami e coccodrilli, e a sinistra

dell'_Irè_ e del _Jèji_, dopo ricevute le acque dell'_Irè_, è la

grande e famosa tribù dei _Gnam-Gnàm_, che si estende fra il 3º e il

6º grado di latitudine nord; ma ancora non si sa con precisione fin

dove s'estenda il paese dal lato dell'ovest; volendo però giudicare da

ciò che i Nubî ne conoscono, pare abbia una lunghezza di cinque o sei

gradi.

Gli abitanti sarebbero stati calcolati a circa due milioni.

Io che non ebbi la fortuna di visitare i _Gnam-Gnàm_, non ho mai voluto

credere ch'essi fossero cannibali quali me li dicevano i _Nubî_, che

non gli avevano però ancor visitati, ed alcuni avventurieri della

tratta dell'avorio, argomentandolo anche dal nome, col quale viene

chiamata questa tribù.

In una mia carta geografica annessa ad un opuscolo, che scrissi dal

fiume _Bianco_, il quale porta la data 13 dicembre 1859, e vide la

luce nel 1861 (Verona, tipografia Vicentini e Franchini), io chiamai

questa tribù col nome di _Gnemgnèm_ (_Gnèm-gnèm_), e non di _Niam-Niam_

o _Nyam-Nyam_, come dalla maggior parte degli scrittori era stata

chiamata; e nel settembre del 1867 spedivo l'opuscolo al mio amico

marchese O. Antinori accompagnandolo con una lettera, nella quale gli

dicevo che la tribù da lui chiamata dei _Niam-Niam_ avrebbe potuto

chiamarsi _Gnemgnèm_; e ciò non dissi a caso, ma avvertitamente. La

qual cosa diede motivo a due lettere che non sarà discaro al lettore

ch'io qui riferisca, sebbene sieno state registrate sul Bollettino

della Società geografica italiana (anno I, fascicolo 1º-1868). Ecco la

lettera del marchese O. Antinori sulla parola _Niam-Niàm_.

_D. Giovanni mio pregiatissimo._

Firenze, 2 ottobre 1867.

Le sono debitore di molte grazie per l'opuscolo sul suo viaggio del

fiume Bianco che Ella ha voluto inviarmi, e che ho gradito molto,

mentre la copia che io possedeva da lunga data, non so per quale

fatalità, era mancante delle carte sul corso dei due fiumi Bianco ed

Azzurro, cosa che osservasi in fin di libro.

Mi permetta ch'io le ritorni un mio lavoro sui volatili che raccolsi

durante il mio soggiorno in alcune delle contrade da Lei descritte,

ed in altre, che avrebbero ben meritato una sua visita, se Ella non

si fosse restituita in Europa.

Nella prefazione vi troverà lo scheletro del mio viaggio, sul quale

non discesi a minuti ragguagli nol consentendo il titolo del libro

che dava al pubblico.

Sulla parte, o meglio sul paese interno del G¨azàl, vi tornerò

sopra quando pubblicherò un lavoretto sui Niam-Niàm che mi propongo

di fare. E poichè mi cade quasi involontariamente sotto la penna

il nome di questa tribù che Ella nell'ultima sua mi consiglia di

chiamare Gnem-Gnèm, ad esempio di quanto Ella aveva praticato

nel suo libro, mi permetta ch'io le richieda, se vi sia una

particolare ragione etnica per così chiamarla, o se il suo parere

appoggi piuttosto sul valore del suono della parola, quale le si è

presentato all'orecchio allorchè l'ha udita proferire. In questo

caso, per me che ho soggiornato lungamente fra i Giùr, e che mi

sono sentito ripetere le mille volte questo vocabalo, esso mi ha

sempre suonato Niam-Niàm, o al più Gnam-Gnàm, e non mai gnem-gnèm;

lo che accorderebbe maggiormente coll'origine che si può attribuire

alla detta parola, sia pure essa divisa in due, o in una sola come

Ella la scrive. I fratelli Poncet, Heuglin, Lejean, ne resero il

suono nel modo stesso adoperato da me, e la differenza unica che

s'incontri fra l'uno e l'altro dei detti autori, è differenza

ortografica propria alla lingua in cui essi scrissero.

Heuglin poi asserisce che il plurale di Nyam-Nyam è Nyamanyam; lo

dice in modo assoluto, ma senza accennarne il perchè. Esso, a parer

mio, lo si potrebbe ripetere dalla natura stessa del linguaggio

di molte famiglie dell'Africa australe, ove la forma etnica vuole

che si pongano innanzi, appresso e anche in mezzo ai nomi proprii

dei popoli e delle tribù, le particelle _ba_, _ma_, _ouà_, _ouè_

ecc. ecc. Burton parlando del popolo Fân dice che nel plurale vien

chiamato Bâ-Fân ed anche Fan-ouè. E nel caso nostro, nella parola

Nyamanyam rivelataci da Heuglin, la particella _ma_ troverebbesi

interposta fra le due sillabe che compongono la parola Niam-Niàm,

alla quale per ragione eufonica sarebbesi soppressa la prima _m_, e

convertita l'ultima _m_ in _n_. Ma qualunque possa essere l'ipotesi

dedotta da me dagli esempi di linguaggi dell'Africa australe, per

spiegarmi in qualche modo l'asserzione di Heuglin, rimarrà sempre

vero che il suono tanto nel singolare che nel plurale è in _à_

e non in _è_, e che lo stesso suono hanno le parole da cui essa

probabilmente è derivata. Livingstone ci dice che nel Zambesi

Nama-nama è un grido che i rematori fanno ad un Trogon, allorchè

l'uccello col suo canto imita il suono della lira, e vuol dire

carne carne. Gnià, nel linguaggio Niam-niam vuol dire animale ed

anche carne. Presso i Dor vuol dire pure animale, e presso alcune

altre tribù del nord esprime il bufalo. Ciam-ciam presso i Dor vuol

dire mangiare, e notisi che oltre a certa analogia di suono che

questi vocaboli hanno col motto Niam-niam, Speke ci fa sapere che

presso gli Ouganda gli venne assicurato che Niam-niam significa

mangia mangia. Non pare a Lei che vi sia un qualche rapporto non

dirò etimologico, ma eufonico fra il vocabolo Dor e quello con cui

vengono chiamati i loro vicini? E la parola gnia, animale o carne

che essa significhi, non ha pure un ravvicinamento di suono e di

significato col vocabolo in questione? A Lei dottissimo in alcune

delle lingue dei Negri lascio il deciderne, contento di averle

esposte alcune ragioni, in forza delle quali a me sembrerebbe che

il vocabolo Niam-Niàm non dovesse mutarsi. Se Ella mi illuminerà in

proposito non lascerò di tenerne conto a suo tempo.

_Suo servo ed amico_

Il fiume Bianco e i Dénka: Memorie · 第 13 / 30 题