23 novembre 1859.

Sire,

«Secondo il desiderio della Maestà Vostra, io partirò il 23 da Genova

per Caprera, e sarò fortunato quando voglia valersi del mio debole

servizio.

«La dimissione mia, chiesta al Governo della Toscana ed al generale

Fanti, non è ottenuta ancora. Prego Vostra Maestà si degni ordinare

venga ammessa.

«Con affettuoso rispetto di Vostra Maestà

«Devmo

«_G. Garibaldi_»

Ed il prode, insieme ai suoi vecchi amici che vollero dimettersi con

lui, Schiaffino, Basso, Froscianti, Elia, Gusmaroli, Stagnetti, Rossi ed

il figlio del generale Menotti si ritirarono a Caprera e colà vissero in

famiglia, amandosi come fratelli e passando le giornate a fare lavori di

muratura per condurre a termine la casa di Garibaldi, a dissodare quella

parte di terra dell'isola che si prestava alla coltivazione, a cacciare

e pescare per provvedere al loro nutrimento.

Garibaldi era da poco a Caprera quando ricevette una lettera dal

colonnello Turr con la quale gli proponeva in nome del Ministro Rattazzi

di organizzare la mobilizzazione della guardia nazionale, includendovi i

volontari.

Garibaldi rispondeva al Turr dando la sua piena adesione, e il Turr si

recava da S. M. il Re con la lettera ricevuta, e dopo di avere conferito

col Ministro Rattazzi scriveva al generale di recarsi a Torino.

Garibaldi non indugiò e arrivato a Torino prendeva alloggio all'Hôtel

Trombetta.

Il 1º di gennaio i patrioti di Torino Sineo, Bottero, Brofferio, Leardi,

Turr ed altri, vollero dare un banchetto al generale e mentre questi

siedeva a mensa cogli amici, una immensa folla lo acclama dalla piazza.

Garibaldi dovette affacciarsi e parlare al popolo: disse essere pieno di

speranze nell'avvenire della patria; avere fiducia intera nel Re

galantuomo e molto confidare nel forte carattere del popolo subalpino;

concludendo che egli non avrebbe deposta la spada finchè l'Italia non

fosse interamente unita e libera.

Ma la dimostrazione del 2 gennaio organizzata dagli studenti

universitari fu anche più imponente. Garibaldi fu costretto a parlare

dal balcone dell'Albergo: disse di andare superbo di quella

dimostrazione che lo assicurava dello amore della gioventù per l'Italia,

pronta a liberarla dal fango nel quale le potenze straniere volevano

cacciarla; concludendo così: «Ho chiesto un milione di fucili--ed oggi

vi dico che bisogna formare la Nazione armata per essere padroni dei

destini della patria nostra».

Questo discorso elettrizzò la gioventù ma ebbe un grave contraccolpo;

poichè il giorno appresso tutto il corpo diplomatico protestava presso

S. M. il Re contro le parole pronunziate da Garibaldi; e il Ministro fu

obbligato a dare le dimissioni, e il generale Garibaldi fece pubblicare

dalla Gazzetta del Popolo la seguente sua lettera:

Agli Italiani,

«Chiamato da alcuni miei amici ad assumere la parte di conciliatore fra

le frazioni del partito liberale italiano, fui invitato ad accettare la

presidenza d'una società che si sarebbe chiamata «La Nazione Armata».

«Credetti potere essere utile; mi piacque la grandezza del concetto ed

accettai.

«Ma siccome la Nazione Italiana armata è tal fatto che spaventa quanto

c'è di sleale e prepotente tanto dentro che fuori d'Italia, la folla dei

moderni gesuiti si è spaventata ed ha gridato; Anatema!

«Il governo del Re galantuomo fu importunato dagli allarmisti, e per non

comprometterlo mi sono deciso di desistere dall'onorevole e grande

proposito.

«Di unanime accordo con tutti i soci--dichiaro dunque sciolta la società

della Nazione armata--ed invito ogni italiano che ami la patria a

concorrere alla sottoscrizione per l'acquisto di un milione di fucili.

«Se con un milione di fucili l'Italia in cospetto dello straniero _non

fosse capace di armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare

dell'umanità_!

«L'Italia si armi e sarà libera»!

Torino 4 gennaio 1860.

_G. Garibaldi_

Il Conte Benso di Cavour veniva incaricato di formare il nuovo

Ministero.

Il 17 gennaio 1860 il colonnello Turr riceveva dal generale Garibaldi la

lettera seguente:

Fino 17 del 1860.

Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900. vol. I · 第 21 / 29 题