«Vogliate avere la compiacenza di chiedere a S. M. se è deciso di cedere
Nizza alla Francia. Questa domanda mi viene fatta molto caldamente dai
miei concittadini.
«Rispondetemi subito per telegrafo. Sì! o no!
_G. Garibaldi_»
Il colonnello Turr ossequiente al desiderio del generale si recava da S.
M. e gli consegnava la stessa sua lettera: ed Egli dopo averla letta
disse al Turr:--umh, hum, _sì o no_--è un po' spiccio, umh! Ebbene
sì--ma non telegrafategli--Andate a trovare Garibaldi e ditegli:--«Pare
il destino domandi da noi due il più grande sacrificio che uomo possa
fare. E se a lui rode il cuore per la sua Nizza deve immaginare il
dolore mio per la Savoia, culla della mia famiglia! Ma per fare l'Italia
noi due dobbiamo fare questo grande sacrificio.
«Andate a fare questa mia commissione a Garibaldi e ditegli che conto su
di lui, come egli può contare su di me per il bene d'Italia».
Il colonnello Turr portò la parola del Re a Garibaldi che si trovava a
Fino e che subito si ritirava a Caprera.
Ma non doveva trattenervi a lungo e venne il momento in cui Garibaldi
dovette decidersi di passare sul Continente, e s'imbarcò coi suoi fidi
compagni.
Arrivato a Genova dopo breve sosta in casa del suo amico Coltelletti, il
generale si recava ad alloggiare a Quarto nella Villa Spinola presso il
suo vecchio amico e compagno del 1849, Augusto Vecchi.
Gli altri prendevano stanza nella locanda di Raschiani al porto.
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