PROCLAMA

Alla Gioventù!

La guerra ingrossa, i pericoli aumentano. La patria ha bisogno di voi.

Chi v'indirizza queste parole ha combattuto per l'onore italiano in lidi

stranieri, è accorso con un pugno di valenti compagni da Montevideo per

aiutare anche egli la vittoriosa patria, o morire su terra italiana.

Egli ha fede in voi: volete, o giovani, averla in lui?

Accorrete, concentratevi intorno a me, l'Italia ha bisogno di dieci, di

ventimila volontari, raccoglietevi da tutte le parti, in quanti più

siete: e alle Alpi! Mostriamo all'Italia, all'Europa che vogliamo

vincere, e vinceremo.

Milano, 25 luglio 1848.

_G. Garibaldi_

=CAPITOLO VII.=

=Venezia, Treviso, Vicenza, Curtatone e Montanara, Goito, Peschiera,

Rivoli--Sfortunata giornata di Custoza--Armistizio di Salasco.=

Il 21 marzo Venezia quasi senza spargimento di sangue si liberava dal

giogo straniero.

Il governo civile e militare austriaco era dichiarato decaduto ed una

convenzione era firmata per la quale il reggimento Kinski e tutte le

altre truppe, Croati, Artiglieria, Marina ecc. ecc. si ritiravano,

imbarcandosi per Trieste. Manin e Tommaseo, liberati dal carcere

politico, venivano portati alla sede del governo in trionfo.

Il popolo veneziano proclamava la repubblica e il governo prendeva

provvedimenti per una pronta ed efficace difesa contro il ritorno dello

straniero.

Padova, Treviso, Vicenza e tutte le città del Veneto proclamavano il

governo provvisorio, e così facevano le città del Friuli.

La mattina del 24 marzo 1848 ebbe luogo a Roma un'imponente

dimostrazione popolare che chiedeva armi e la guerra all'Austria.

Questa ottenne effetto immediato, perchè nel giorno stesso fu affidata

al generale Ferrari la organizzazione del Corpo dei Volontari e Ferrari

non perdette tempo; difatti alle cinque del mattino del 26 marzo partiva

da Roma la prima legione Romana di circa mille uomini; e solo due giorni

dopo partiva anche, e bene organizzato, il primo reggimento volontari

forte di altri milleduecento uomini. Queste truppe per la via di Ancona

giungevano a Bologna il 16 e 18 aprile; e non più in numero di 2200

combattenti, ma di circa 8000 uomini, pieni di ardimentoso entusiasmo

per la libertà della patria.

Il mattino del 27 di marzo Carlo Alberto assumeva in Alessandria il

comando supremo dell'esercito e il 29 entrava in Pavia, ove era accolto

con grande gioia dai cittadini. Agl'inviati di Milano si esprimeva in

sensi di vera devozione alla causa dell'unità italiana e manifestava il

deliberato proposito di volere liberata l'Italia dallo straniero.

Procedeva quindi innanzi coi suoi figli fino a Lodi e vi piantava il suo

quartier generale, da dove emanava i seguenti proclami:

«Italiani della Lombardia, della Venezia, di Piacenza e Reggio!

«Chiamato da quei vostri concittadini nelle cui mani una ben meritata

fiducia ha riposto la temporanea direzione della cosa pubblica, e

sopratutto spinto visibilmente dalla mano di Dio, il quale, condonando

alle tante sciagure sofferte da questa nostra Italia, le colpe antiche

di lei, ha voluto ora suscitarla a nuova gloriosissima vita, io vengo

tra voi alla testa del mio esercito, secondando così i più intimi

impulsi del mio cuore; io vengo tra voi non curando di prestabilire

alcun patto: vengo solo per compiere la grand'opera, dal vostro stupendo

valore così felicemente incominciata.

«Italiani! In breve la nostra patria sarà sgombra dallo straniero. E

benedetta le mille volte la Provvidenza Divina, la quale volle serbarmi

a così bel giorno, la quale volle che la mia spada potesse adoperarsi a

procacciare il trionfo della più santa di tutte le cause.

«Italiani! La nostra vittoria è certa: le mie armi, abbreviando la

lotta, ricondurranno tra voi quella sicurezza che vi permetterà di

attendere con animo sereno e tranquillo a riordinare il vostro interno

reggimento; il voto della nazione potrà esprimersi veracemente e

liberamente; in quest'ora solenne vi muovano sopratutto la carità della

patria e l'abborrimento delle antiche divisioni, delle antiche

discordie, le quali apersero le porte d'Italia allo straniero; invocate

dall'Alto le celesti ispirazioni; e che l'Angelico Spirito di Pio IX

scorra sopra di voi; Italia sarà!

«Dal nostro Quartier Generale in Lodi, 31 marzo 1848.

_Carlo Alberto_

Il Ministro della Guerra, Franzini.

*

* *

«Soldati!

«Passammo il Ticino e finalmente i nostri piedi premono la sacra terra

Lombarda! Ben è ragione che io lodi la somma alacrità, colla quale, non

curando le fatiche di una marcia forzata, percorreste nello spazio di 72

ore più di cento miglia.

«Molti di voi, accorsi dagli estremi confini dello Stato, appena poteste

raggiungere le vostre bandiere in Pavia; ma or non è tempo di pensare al

riposo: di questo godremo dopo la vittoria.

«Soldati! Grande e sublime è la missione a cui la Divina Provvidenza ha

voluto ne' suoi alti decreti chiamarci. Noi dobbiamo liberare questa

nostra comune patria, questa sacra terra italiana dalla presenza dello

straniero, che da più secoli la conculca e l'opprime: ogni età avvenire

invidierà alla nostra i nobilissimi allori che Iddio ci promette; tra

pochi giorni, anzi tra poche ore, noi ci troveremo a fronte del nemico;

per vincere basterà che ripensiate alle glorie vostre di otto secoli, e

gl'immortali fatti del popolo Milanese; basterà vi ricordiate che siete

soldati italiani.

Viva l'Italia!

Dal nostro Quartier Generale in Lodi, 31 marzo 1848.

_Carlo Alberto_

Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900. vol. I · 第 8 / 29 题