XV.

Quella stessa notte Maria usciva dal castello accompagnata da Giulio e

da Pasquale, e veniva ad abitare in casa di quest’ultimo.

Nei tre giorni successivi Pasquale, d’accordo col pievano, allestisce

ogni cosa per le nozze con quella segretezza tutta propria dei

contadini, che non ammette confidenti inutili.

Giulio ha intenzione di far presto e quetamente, e si fanno perciò

venire alla curia tutte le dispense necessarie.

La sera del terzo giorno mentre Pasquale è alla parrocchia per le

ultime disposizioni, la moglie imbandisce ai due fidanzati, che devono

partir subito dopo la cerimonia, un boccone di cena.

Ma Giulio e Maria non hanno voglia di nulla; seduti uno in faccia

all’altro aspettano trepidanti il momento solenne.

La sposa ha per tutta gala il suo modesto abito di lana grigia, il

suo unico abito di tutti i giorni; non ha alcun ornamento fuorchè un

leggero rossore che avviva il pallore del suo caro visino e un timido

sorriso che non sa decidersi a venir fuori, e socchiude peritoso le

labbra.

Finalmente sul tardi, verso le dieci, Pasquale ritorna ad annunziare

che tutto è pronto.

S’avviano tutti e tre attraversando in silenzio il villaggio ed

entrano in chiesa per la porticina del coro dove sta aspettandoli il

sacrestano. La cerimonia deve celebrarsi nella prima cappella a destra

dell’altare; quivi sta il banco privato della famiglia di lei che per

quell’occasione hanno parato di un ricco drappo di seta a frange d’oro.

Giulio vi conduce Maria. Ella s’inginocchia al posto dove per dieci

anni è venuta tutte le feste colla nonna a sentir la messa. Mentre

s’attende il pievano, che è in sacrestia a vestirsi, essa china il capo

fra le palme e in un baleno le passano attraverso lo spirito tutti i

pensieri di quegli anni tristi e dolorosi; e parle risentire accanto a

lei la tosse secca della povera nonna. Alza vivamente la testa e vede

al suo fianco Giulio che la guarda amorosamente.

Il pievano arriva in quel mentre e comincia la celebrazione; non

assistono altri testimoni fuorchè Pasquale ed il sagrestano.

Dopo le preghiere, il sacerdote fa le domande sacramentali. Giulio

risponde colla fronte alta e con accento breve e fermo; la sposa

pronunzia il suo _sì_ più col cuore che colle labbra, con un sospiro,

arrossendo e chinando gli occhi.

Quanta diversità fra quelle due teste! — Quella di Giulio bruna,

barbuta, dai lineamenti un po’ duri, coi capelli corti, neri, indocili,

ricorda l’origine umile della famiglia, mostra la perseveranza,

la forza di proposito della gente nuova. Quella di Maria, bionda,

pallida, delicata, ha tutte le grazie, le finezze, il languore

dell’aristocrazia, si china verso lo sposo come in cerca di un

sostegno.

Lo sposo mette l’anello, le due destre si impalmano: quella di Giulio

stringe la manina breve e morbida della sposa e la tiene salda,

sollevata sopra il davanzale dell’inginocchiatoio.

È lui, il discendente dei servi della gleba, che porge la mano alla

figlia dei signori, dei padroni!...

Il pievano benedicendo dice a chiara voce:

— _Conjungo vos_... — parole semplici e solenni che congiungono

davvero, in nome di Dio, quelle due esistenze che gli umani rancori

volevano separare, che proclamano l’eguaglianza di quelle due creature,

celebrano la pace fra due razze divise da così profondo abisso di odio

e di disprezzo, da tante ingiurie ed offese e vendette, e cancellano ad

un tratto un passato doloroso e colpevole. Generazioni infinite hanno

lavorato per accumulare del male su quelle due teste, hanno elevato

fra esse, a forza d’ingegno e di livore, degli ostacoli che parevano

insormontabili, eppure una sola parola annichila quella triste eredità

di avversione, disperde le finzioni, i pregiudizi, le superbie di tanti

secoli!

Dopo la cerimonia gli sposi si fermano un momento alla casa di

Pasquale, e subito poi ne escono per partire. Una vettura li attende

nella valle per condurli ad Asti. Pasquale li accompagna.

Passando innanzi alla _cascina_, Giulio volge uno sguardo di rammarico

alla sua porta, dove non è entrato da tre giorni, e dice a Pasquale

indicandogliela:

— Ricordatevi di scrivermi tutto ciò che accade lì dentro.

Tenda e castello · 第 51 / 55 题