Quella stessa notte Maria usciva dal castello accompagnata da Giulio e
da Pasquale, e veniva ad abitare in casa di quest’ultimo.
Nei tre giorni successivi Pasquale, d’accordo col pievano, allestisce
ogni cosa per le nozze con quella segretezza tutta propria dei
contadini, che non ammette confidenti inutili.
Giulio ha intenzione di far presto e quetamente, e si fanno perciò
venire alla curia tutte le dispense necessarie.
La sera del terzo giorno mentre Pasquale è alla parrocchia per le
ultime disposizioni, la moglie imbandisce ai due fidanzati, che devono
partir subito dopo la cerimonia, un boccone di cena.
Ma Giulio e Maria non hanno voglia di nulla; seduti uno in faccia
all’altro aspettano trepidanti il momento solenne.
La sposa ha per tutta gala il suo modesto abito di lana grigia, il
suo unico abito di tutti i giorni; non ha alcun ornamento fuorchè un
leggero rossore che avviva il pallore del suo caro visino e un timido
sorriso che non sa decidersi a venir fuori, e socchiude peritoso le
labbra.
Finalmente sul tardi, verso le dieci, Pasquale ritorna ad annunziare
che tutto è pronto.
S’avviano tutti e tre attraversando in silenzio il villaggio ed
entrano in chiesa per la porticina del coro dove sta aspettandoli il
sacrestano. La cerimonia deve celebrarsi nella prima cappella a destra
dell’altare; quivi sta il banco privato della famiglia di lei che per
quell’occasione hanno parato di un ricco drappo di seta a frange d’oro.
Giulio vi conduce Maria. Ella s’inginocchia al posto dove per dieci
anni è venuta tutte le feste colla nonna a sentir la messa. Mentre
s’attende il pievano, che è in sacrestia a vestirsi, essa china il capo
fra le palme e in un baleno le passano attraverso lo spirito tutti i
pensieri di quegli anni tristi e dolorosi; e parle risentire accanto a
lei la tosse secca della povera nonna. Alza vivamente la testa e vede
al suo fianco Giulio che la guarda amorosamente.
Il pievano arriva in quel mentre e comincia la celebrazione; non
assistono altri testimoni fuorchè Pasquale ed il sagrestano.
Dopo le preghiere, il sacerdote fa le domande sacramentali. Giulio
risponde colla fronte alta e con accento breve e fermo; la sposa
pronunzia il suo _sì_ più col cuore che colle labbra, con un sospiro,
arrossendo e chinando gli occhi.
Quanta diversità fra quelle due teste! — Quella di Giulio bruna,
barbuta, dai lineamenti un po’ duri, coi capelli corti, neri, indocili,
ricorda l’origine umile della famiglia, mostra la perseveranza,
la forza di proposito della gente nuova. Quella di Maria, bionda,
pallida, delicata, ha tutte le grazie, le finezze, il languore
dell’aristocrazia, si china verso lo sposo come in cerca di un
sostegno.
Lo sposo mette l’anello, le due destre si impalmano: quella di Giulio
stringe la manina breve e morbida della sposa e la tiene salda,
sollevata sopra il davanzale dell’inginocchiatoio.
È lui, il discendente dei servi della gleba, che porge la mano alla
figlia dei signori, dei padroni!...
Il pievano benedicendo dice a chiara voce:
— _Conjungo vos_... — parole semplici e solenni che congiungono
davvero, in nome di Dio, quelle due esistenze che gli umani rancori
volevano separare, che proclamano l’eguaglianza di quelle due creature,
celebrano la pace fra due razze divise da così profondo abisso di odio
e di disprezzo, da tante ingiurie ed offese e vendette, e cancellano ad
un tratto un passato doloroso e colpevole. Generazioni infinite hanno
lavorato per accumulare del male su quelle due teste, hanno elevato
fra esse, a forza d’ingegno e di livore, degli ostacoli che parevano
insormontabili, eppure una sola parola annichila quella triste eredità
di avversione, disperde le finzioni, i pregiudizi, le superbie di tanti
secoli!
Dopo la cerimonia gli sposi si fermano un momento alla casa di
Pasquale, e subito poi ne escono per partire. Una vettura li attende
nella valle per condurli ad Asti. Pasquale li accompagna.
Passando innanzi alla _cascina_, Giulio volge uno sguardo di rammarico
alla sua porta, dove non è entrato da tre giorni, e dice a Pasquale
indicandogliela:
— Ricordatevi di scrivermi tutto ciò che accade lì dentro.