Quella mattina la moglie di Pasquale, incontrato il dottore, l’ha
informato dell’imminente partenza della contessina; ella ignorava
il contrordine venuto da Torino, perchè non aveva visto ancora la
signorina; il marito, come dice lei, è un _rusticone_ che non le dice
mai nulla.
Giulio càpita al castello nel pomeriggio, in ora insolita, e trova
Maria sola, intenta a raunar le sue robe per farle recar a casa di
Pasquale.
La saluta, si siede e pare aspetti ch’ella cominci.
Ma la contessina lascia da parte le sue faccende, come volesse
fargliene un mistero; siede e tace anche lei; il dottore, stupito, ha
un’interrogazione sulle labbra, ma non osa farla.
Finalmente le dice:
— Contessina Maria, son venuto a salutarla prima di partire.
— Lei parte?
— Sì, domani mattina: torno a Torino.
— Ah! — esclama seria seria Maria.
Giulio aspetta certo qualche altra parola; è preso d’una curiosità
invincibile che gli si pinge sul volto.
— Anche lei... se ne va? — soggiunge poi dando un’occhiata espressiva
agl’involti che sono sulla tavola e sulle sedie.
— Oh sì, me ne vado, — risponde arrossendo la contessina.
— E... va anche lei a Torino...
— No... resto...
— Come?
— Qui ero così sola, questa casa è tanto triste e a quella buona gente
riesce incomodo il venire fin quassù tutti i momenti per servirmi; io
vado da loro... da Pasquale.
Ella parla in fretta, colla faccia in fuori, come se dicesse una bugia.
Giulio la guarda con attenzione e un sospetto gli attraversa la mente.
— Mi spiace... mi spiace che lei esca dalla sua casa in questi ultimi
giorni.
— Perchè?
— Si possono pensare e dire tante brutte cose...
Dicendo queste parole tien gli occhi fissi su lei.
— Può sembrare... che... qualcuno le abbia... fatta... scortesia... e
ciò mi rincrescerebbe molto.
La contessina pare molto confusa: non risponde.
— Spero che nessuno le avrà mancato... non è vero? Può lagnarsi
di qualcuno?... Non mi dice nulla? è successo qualche cosa di
spiacevole... qui in casa sua?
— Questa non è casa mia... io non ho casa...
— E per questo... via, mi dica francamente: le hanno fatta premura...
Sì? sì dunque! Oh fino a questo punto!... mi dica cos’hanno fatto...
no, non mi dica nulla... E pensare ch’io poteva, ch’io doveva
prevederlo questo; che pure potevo impedire quest’ultima bricconata!
ma dove avevo la testa io?... Adesso lei non crederà ch’io ignoravo
tutto... che tutto s’è fatto a mia insaputa!...
— N’ero certa... interrompe commossa Maria.
— Sì... davvero? Ella crede alle mie parole?
Maria fa cenni affermativi colla testa.
— Ebbene, mi faccia un grande favore. Rimanga qui ancora... un sol
giorno... almeno fino a domani a sera...
— Ma lei... non parte, lei, domani?
— No, non partirò: ci rivedremo... rimanga, abbia fiducia in me,
rimanga; io ho bisogno di dimostrarle, se non altro, che tutta la mia
colpa non fu che leggerezza in tutto questo... che se qualcuno... dei
miei le ha fatto oltraggio, io la rispetto come si merita.
— Lo so, lo so.
— Ma un giorno può dubitare della mia lealtà, ed io non voglio che lei
ne dubiti mai.
Maria si alza, e avvicinandosi gli stende la mano e gli dice colle
lagrime agli occhi:
— Non ne dubiterò mai.
Giulio prende quella mano con tutte e due le sue, la stringe forte,
la reca vivamente alle labbra, la bacia... Poi leva gli occhi; i
loro sguardi s’incontrano, poi si sfuggono, poi si cercano ancora e
s’abbassano...
— Non voglio prove... le ho...
— Grazie.
— Lei ha avuto compassione delle mie sventure.
— Non dica così!
— Non è vero forse? Lei è stato in questi giorni gentile, delicato,
buono, e io... me ne ricorderò sempre... questa è la mia sola
riconoscenza... la riconoscenza dei poveri come me... se vorrà
ricordarsi di me...
— Se mi ricorderò? si figuri...
— Forse non ci rivedremo più... ma saremo amici.
Queste parole, che Maria pronunzia quasi sottovoce, a pause, con una
intonazione calma, malinconica, mettono sossopra l’animo di Giulio che
balza in piedi repentinamente:
— Ma io non posso lasciarla partire così da questa casa.
— Oggi o domani, non è lo stesso per me?
— Ma non per me...
— Che vuol fare?
— Non so, mi dia tempo a riflettere... ho bisogno di far qualcosa e
farò qualcosa. La scongiuro, rimanga fino a domani.
E le prende nuovamente la mano e ripete:
— Rimanga! altrimenti non potrò credere alle generose parole che lei mi
ha detto, e crederò invece che lei sia meco corrucciata...
— Ma no! no!
— Che non mi stimi più... che mi detesti...
Maria prorompe:
— Zitto, zitto; io detestarla! oh!... io che invece...
Ma s’interrompe tutto ad un tratto e s’allontana da Giulio rapidamente.
Un passo d’uomo si fa sentire sulle scale.
Giulio rimane incantato; egli vorrebbe farle finir la frase che
gli pare della massima importanza; — ma quel subito silenzio non è
eloquente lo stesso e forse più?
Pasquale entra col suo fare grave e pesante, va dritto dalla contessina
e le domanda:
— Vuol venire adesso?
La contessina, facendo uno sforzo per render calma la sua voce,
risponde esitando:
— Non ho ancora potuto mettere insieme le mie robe...
— Non son quelle lì le robe?
— Non ci son tutte.
— Vuol che le dia una mano io?
— No... stassera non mi sento... sono stanca...
Pasquale china il capo in atto di rassegnazione e coll’usata
discrezione va a sedersi in un angolo senza fiatare e senza rivolgere
uno sguardo al dottore.
Maria soggiunge carezzevole:
— Povero Pasquale, t’ho fatto affaticare per me.
— Ah! — mormora Pasquale alzando le spalle.
— Verrò domani...
— La stanza è pronta, venga quando vuole.
Il dottore si alza a questo punto per uscire, e nel salutare la
contessina la ringrazia tacitamente con una calorosa stretta di mano,
che, se non fossero state le ombre della sera, avrebbe trovato il
compenso in uno sguardo singolare di lei.
Anche Pasquale si muove augurando la buona notte a Maria, che gli corre
dietro, lo trattiene sulla soglia e gli dice ancora:
— Pasquale, non sei mica offeso?
— Ah! Non è lei la padrona?
— Non posso proprio, adesso... ma domani verrò...
— Le manderò la mia donna anche stassera.
— Se non ti rincresce...
Pasquale esce. Maria ritorna a sedere nel vano della finestra: è notte
chiusa, la campagna è scura, avvolta in una fitta caligine; il castello
pare siasi sollevato fra le nubi, nello spazio.
Maria sta per lasciarlo il castello, e con esso staccarsi dalle ultime
reliquie della sua famiglia; e poi? che sarà di lei... in quel nero
orizzonte, in quell’avvenire più nero ancora?...
Un fioco lumicino brilla sotto la nebbia giù giù nella scesa: è alla
_Cascina della Trena_...
— Cosa farà domani il dottor Giulio?