Il conte Emanuele non fece mistero del suo matrimonio: si sapeva
ch’egli era la caparbietà in persona; nessuno più di lui meritava
quella taccia di matto che il popolo ha dato alla vecchia nobiltà
piemontese.
Il solo marchese di Nomis, osò dargli qualche indiretto avvertimento.
Quando il conte, ch’era un po’ suo parente e faceva gran caso della
sua amicizia, venne ad annunziargli il proprio divisamento, l’illustre
naturalista non si mostrò nè stupito, nè spiacente. Ma dopo desinare,
passeggiando con lui nel giardino prese due margherite, una doppia,
l’altra selvatica; e mostrandole all’amico:
— Sono certamente della stessa famiglia, gli disse, la varietà non
è che effetto della diversa coltura e del diverso alimento: ma il
piantare le due pianticelle sulla stessa zolla non basterebbe ancora a
far sparire una differenza di forme che rappresenta il lento lavorìo di
chissà quanti secoli.
Il conte non disse nulla, si rannuvolò e poco dopo prese commiato.