III.

Gerardo Parvis era un polemista ed un oratore violento e, certe volte,

persino aggressivo. Sul terreno, in quegli anni in cui i duelli erano

ancora di moda, era stato un avversario pronto e assai temibile;

tuttavia nel suo carattere c'era un fondo di timidezza che pure nelle

lotte della tribuna parlamentare e nelle vicende rumorose della vita

pubblica non era ancora riuscito a vincere interamente. Anzi, questa sua

timidezza, non scemava punto, ma, al contrario, si faceva più viva, a

grado a grado che aumentavano la sua fama e la popolarità del suo nome.

Al primo presentarsi in un teatro o in una sala o in qualunque altro

luogo, in mezzo alla gente, egli rimaneva un istante confuso, impacciato

da tutti gli sguardi curiosi che gli si fissavano addosso. Egli doveva

sempre fare uno sforzo per vincersi, per mostrarsi sicuro e disinvolto;

ma questo sforzo non sempre gli riusciva e allora il Parvis nascondeva

la propria timidezza sotto una apparenza seria, quasi dura, pronunciando

poche parole tronche e imperiose.

Quel primo giorno, in montagna, entrando per far colazione nella grande

sala, lunga, bassa e così affollata e rumorosa della locanda, egli si

sentì ancor più viva e più fastidiosa l'impressione di debolezza che lo

turbava e lo impacciava.

Le due lunghe tavole erano piene. Non un posto vuoto. Subito al suo

presentarsi, era cessato per un istante il cicalìo e il risonare delle

posate e dei cristalli; tutti gli sguardi si erano alzati e fermati

sopra l'onorevole Parvis.

«Per un ex-ministro era ancora giovane! E molto elegante!... Aveva un

aspetto simpatico!... — Doveva avere del talento! — Certo, per arrivare,

sia pure soltanto alle «Poste e Telegrafi», di talento ce ne vuole!

Lo fissavano con ostinata curiosità anche gli occhi neri, nerissimi,

della bella signorina del grande cappellone tutto bianco e tutto rosa.

Gerardo, aveva veduta l'amica di Teo, prima di guardarla; anzi, più che

averla vista, l'aveva sentita.

— Che combinazione! Era lì, proprio lì, dinanzi, in faccia al suo

tavolino!

Per restar solo, per non conoscere nessuno, l'onorevole aveva ordinato

per sè un tavolino a parte, e glielo avevano tenuto e preparato proprio

in faccia all'amica di Teo!

Il primo cameriere, in atto di grande deferenza, aspettava i suoi

ordini, porgendogli la lista del giorno.

Gerardo la guardò un momento.

— Devo ordinare, invece, per sua Eccellenza, una costoletta alla

milanese con patate _soufflées_? Oppure un buon _chateaubriand au beurre

d'anchois_?

— Come volete. Quello che c'è. Purchè si faccia presto!

— E vino, Eccellenza?

— Niente Eccellenza e niente vino! Soda e cognac.

Gerardo ha fra le mani la _Tribuna_, e mentre aspetta che gli portino la

colazione comincia a scorrerla lanciando occhiate in giro, senza parere.

Varie di quelle facce non gli riuscivano del tutto nuove.

— Quanta fatica dovrò fare per impedire le conoscenze, i riconoscimenti

e i complimenti!

Nella sala erano ricominciate le conversazioni e a mano a mano

diventavano più animate e rumorose. Le pronunzie delle varie regioni

spiccavano più nettamente fra quel brusìo festevole e cerimonioso.

L'accento piemontese rispondeva al toscano, il napoletano e il siciliano

al milanese, e la parlata veneta rumorosa alla romana aggraziata e

melodica. Ma ben chiara, scolpita, fra quelle mille voci diverse e

stonate, giungeva al suo orecchio la voce fresca di quella tal signorina

— l'amica di Teo.

— Piccolo _caaro_!

Parlava benissimo; senza tradire nessun dialetto. Doveva essere

dell'alta Italia... milanese no. L'avrebbe veduta qualche volta a

Milano.

— Signorina? — Perchè signorina?... — Che cosa ne sapeva Prospero? —

Poteva essere benissimo anche una signora.

Gerardo, colla scusa di voltare la pagina della _Tribuna_, lanciò

un'altra occhiata.

— Signorina! È ancora signorina...: Pure, per essere una signorina, è

molto disinvolta! Troppo disinvolta!

Seduta in mezzo a due giovanotti, che sembravano piuttosto due

giovinetti, col viso sbarbato e smorto, rimpicciolito dall'abbondante e

folta capigliatura, ella parlava molto, rideva molto, si moveva molto.

— Signorina, sì; ma già un po' civetta!

Ecco il cameriere col _chateaubriand_, l'onorevole ripone la _Tribuna_,

e intanto guarda ancora il cappellone rosa e i due vicini.

Dalle giacche bigie, larghissime, spuntavano i colli impiccati negli

alti solini rigidi.

— Che caricature... Con la marca autentica dell'imbecillità fatua e

pretenziosa!

— Pure, bisogna essere così per piacere alle donne!

E al Parvis, sfugge un sospiro. È forse il rammarico di essere diverso!

— Com'è più viva e radiosa lei, di quei due lì,

Pareva un caldo fiore dell'Oriente, un sole di luce, in mezzo a due

candele spente!

— Eh! Se io fossi ancora giovane! Mah!... Potrò diventare presidente del

Consiglio, ma giovane non lo ritorno più, pur troppo!

E l'onorevole, per la prima volta, sospira alla bella gioventù sparita,

sparita per sempre, senza che egli nemmeno se ne sia accorto!

All'Abetone, le noie della celebrità furono, per fortuna, di breve

durata. Quel giorno stesso all'ora di pranzo, la sua entrata nella sala

non fece più voltar la testa a nessuno.

Come mai?... La bella amica di Teo è partita?

Così pensa Gerardo mettendosi a sedere, ma poi la vede al suo posto, fra

i due soliti cavalierini rigidi, impettiti e angolosi, come due

cavallette nell'abito di sera.

— C'è! C'è!

Ma non c'è più il cappellone!... Peccato!

Nessuna signora aveva il cappello. Gli uomini in _smoking_ o in _frak_,

le signore in _toilette_; non c'era più nella sala l'allegria espansiva

della mattina; correva invece per le due lunghe tavolate un'aria

compassata di grande sussiego e di musoneria.

— Peccato! Stava così bene con quel grande cappello alla moschettiera!

Mentre l'onorevole pensa al cappellone, il signor Vincenzo — il primo

cameriere, — aspetta i suoi ordini.

— Date anche a me il pranzo del giorno!... Il solito della pensione.

L'inchino del signor Vincenzo si fa, involontariamente meno profondo.

Tante raccomandazioni e tanto strepito per un ministro... che non ordina

nemmeno un _extra_ e beve la soda!

Casta diva · 第 8 / 54 题