_Regia autorità di Mazzarino._
L’arresto di Athos non aveva fatto strepito, non cagionata pubblicità,
ed anche era restato quasi ignoto. Così non aveva in verun modo
incagliato il corso degli avvenimenti, e la deputazione mandata dalla
città di Parigi fu avvertita solennemente che tosto comparirebbe
davanti alla sovrana.
E la regina la ricevè, tacita e superba al suo solito; ascoltò le
lagnanze e le suppliche dei deputati, ma quando essi ebbero terminati i
loro discorsi, nessuno avrebbe potuto asserire ch’essa li avesse uditi,
tanto si manteneva al sembiante indifferente.
In compenso di ciò, Mazzarino, presente all’udienza, capiva ottimamente
ciò che da loro chiedevasi: ed era la dimissione, il licenziamento di
lui in termini chiari e precisi, puramente e semplicemente.
Ed ultimati i discorsi, e la sovrana mantenendosi mutola, Mazzarino
disse:
«Signori, mi unirò a voi per pregare la regina di porre un termine ai
mali de’ suoi sudditi. Io ho fatto quanto ho potuto onde mitigarli,
eppure è pubblica credenza, secondo voi dite, che quelli provengano
da me, povero straniero a cui non è riuscito di dar nel genio ai
Francesi! Ahimè! non sono stato compreso, ed era naturale: succedevo
all’uomo il più sublime che ancora avesse sostenuto lo scettro dei
re di Francia. Le ricordanze del signor di Richelieu mi annientano.
Invano contrasterei con esse qualora fossi ambizioso; ma tale non
sono e voglio darne una prova. Mi do per vinto; farò ciò che chiede il
popolo. Se i Parigini hanno qualche torto, e chi v’è che non ne abbia?
Parigi è punita abbastanza; è stato sparso sangue assai, miseria assai
opprime una città privata del suo re e della giustizia. Non tocca a me,
semplice particolare, lo assumere tanta importanza da metter divisioni
fra una regina e il suo reame. Poichè esigete ch’io mi ritiri, or bene,
mi ritirerò.
«Allora, disse Aramis all’orecchio al suo vicino, la pace è fatta e le
conferenze sono inutili. Non v’è altro che mandare sotto buona guardia
il signor Mazzarino alla frontiera più lontana, e sorvegliare acciò non
ritorni dentro nè da quella nè da altre.
«Un momento, un momento! fece il togato al quale si era rivolto Aramis.
Capperi! come fate alla lesta! si vede che voi altri siete uomini
d’armi. V’è da mettere in pulito il capitolo delle ricompense e delle
indennizzazioni.
«Signor cancelliere, disse la regina a quello stesso Seguier nostro
vecchio conoscente, voi aprirete le conferenze; queste avranno luogo
a Rueil. Il signor ministro ha dette cose che mi hanno commossa
moltissimo. Ecco perchè non vi rispondo più a lungo. Per quel che sia
di rimanere o partirsi, io ho troppa gratitudine pel ministro per non
lasciarlo su qualunque punto libero della sua volontà. Farà quel che
gli piaccia».
Un momentaneo pallore tinse l’accorta faccia del primo ministro. Egli
guatò inquieto la regina. Ma la di lei faccia era tanto impassibile
ch’ei non poteva meglio degli altri discernervi i sensi che le si
racchiudevano in petto.
«Ma, seguitò Anna, signor di Mazzarino, mentre si attende la decisione,
di grazia non si ragioni che del re».