«E che! disse la sovrana quando tutti si furono tolti dalla stanza,
cedereste a quei togati, a quegli avvocati?
«Per il bene di Vostra Maestà, rispose Mazzarino fissandola in viso
attentissimo, non v’è sacrifizio ch’io non sia pronto ad impormi».
Anna abbassò la testa, e cadde in una di quelle meditazioni che le
erano tanto usuali. Le tornò in mente la ricordanza di Athos. Lo ardito
contegno del gentiluomo, la favella ferma e insieme dignitosa, le larve
che aveva invocate in una sola parola, le riproducevano allo spirito
un passato ricolmo di deliziosa poesia; la giovinezza, la beltà,
la vivacità degli amori di venti anni e i fieri contrasti de’ suoi
sostegni, e la sanguinosa fine di Buckingham, l’unico uomo che mai ella
avesse realmente amato, e l’eroismo degli oscuri suoi difensori che
salvata l’avevano dal duplice odio di Richelieu e del re.
Mazzarino la guardava, ed ormai ch’ella si credeva sola e non aveva
più una folla di nemici intenta ad osservarla, ei seguitava ogni suo
pensamento sul suo volto, siccome veggonsi nei laghi trasparenti a
passare i nuvoli, riflessi del cielo ugualmente che i pensieri.
«Sicchè, borbottava Anna, bisognerebbe cedere alla procella, comprar la
pace, ed attendere con pazienza e religiosamente migliori tempi?»
Mazzarino sorrise amaramente a questa frase, che annunziava aver ella
presa sul serio la proposta del ministro.
Anna teneva china la testa e non vide il sorriso; però dacchè non si
dava replica alla sua domanda, alzò la fronte e soggiunse:
«Ebbene, non mi rispondete; che idea è la vostra?
«La mia idea, signora, si è che l’insolente gentiluomo che abbiam
fatto arrestare da Comminges alludeva a Buckingham, cui lasciaste
assassinare, alla Chevreuse cui lasciaste esiliare, a Beaufort cui
faceste imprigionare; ma se alludeva a me, è perchè non sa ciò ch’io
sono per voi».
Anna si scosse conforme soleva ogni qualvolta alcuno la batteva nel suo
orgoglio; arrossì, e per non rispondere, si cacciò le unghie appuntate
nelle bellissime mani.
«È uomo di buon consiglio, d’onore e di spirito, senza contare ch’è
anche risoluto. Maestà, voi lo sapete, non è così? Io dunque voglio
dirgli, e in ciò gli fo particolarmente una grazia, in qual punto
l’abbia sbagliata a riguardo mio: ed è che veramente quella che mi vien
proposta è quasi un’abdicazione, ed un’abdicazione merita che vi si
rifletta.
«Abdicazione! disse la regina, io mi credeva, signor mio, che i re
soltanto abdicassero.
«Ebbene! e non son io quasi re, e re di Francia? Vi assicuro, signora,
che di notte la mia zimarra da ministro appiè di un regio letto
somiglia molto al manto di un re».
Era questa una di quelle umiliazioni che Mazzarino faceva subire ad
Anna assai sovente, ed alle quali essa curvava il capo. Non vi furono
altre che Elisabetta e Caterina II, che restassero ad un tempo amanti e
regine pei loro amatori.
Anna adunque considerò con una specie di terrore la fisonomia
minacciosa del ministro, che in tai momenti non era mancante di una
certa grandiosità.
«Signore, ella replicò, non dissi io, e voi non udiste che io diceva a
coloro, che voi fareste ciò che vi piacerebbe?
«In questo caso, mi pare che deve piacermi di restare: in ciò v’ha non
solo il vostro interesse, ma oso asserire anche la vostra salvezza.
«Dunque restate, io non bramo altro; allora però, non mi lasciate
insultare.
«Volete parlare delle pretensioni dei rivoltosi e del tuono con cui le
esprimono? pazienza! Hanno scelto un terreno sul quale io sono generale
più abile di loro, quello delle conferenze. Basterà a noi temporeggiare
per vincerli. Hanno digià fame, e peggio sarà fra otto giorni.
«Eh mio Dio, lo so bene che finiremo così; ma non si tratta unicamente
di loro; non sono essi che mi dirigono le ingiurie per me più
offensive.
»Ah! vi capisco; voi intendete accennare alle reminiscenze che vanno
eternamente richiamando quei tre o quattro gentiluomini. Noi per altro
li abbiamo prigionieri, e sono per l’appunto abbastanza rei perchè li
lasciamo detenuti quanto tempo ci convenga. Uno solo è ancora fuori del
nostro potere, e ci schernisce: ma che diavolo! arriveremo ad unirlo
a’ suoi compagni. Mi sembra che abbiamo fatte cose ben più difficili.
Prima di tutto, per precauzione, io ho fatto rinchiudere a Rueil, cioè
vicino a me, sotto a’ miei occhi, a portata della mia mano i due più
intrattabili. Ed oggi subito ve li raggiungerà il terzo.
«Finchè saranno prigionieri, disse Anna, andrà benissimo, ma un giorno
usciranno.
«Sì, qualora la Maestà Vostra li ponga in libertà.
«Ah! continuò Anna rispondendo al proprio pensiero, qui si ha rammarico
di non essere a Parigi!
«E perchè?
«Per la Bastiglia, eh! è tanto forte e segreta.
«Signora, con le conferenze abbiamo la pace, con la pace abbiamo
Parigi, con Parigi abbiamo la Bastiglia! e i quattro gradassi vi
marciranno».
La regina aggrottò alquanto le ciglia, mentre Mazzarino le baciava la
mano per prendere da lei commiato.
Il ministro uscì dopo questo atto mezzo umile e mezzo galante. Anna
lo seguitò cogli occhi, ed a misura ch’egli si allontanava si scorgeva
apparirle sul labbro un sorriso sdegnoso.
«Ho disprezzato, mormorò essa, l’amore di un ministro che non diceva
mai — farò — ma bensì — ho fatto —. Quegli conosceva ricoveri più
sicuri che Rueil, più oscuri e silenziosi ancora che la Bastiglia....
Oh, come degenera il mondo!...»