LXXV.

_La filuca. Il Lampo._

D’Artagnan non si era ingannato: Mordaunt non aveva tempo da perdere, e

non lo aveva perduto; conosceva la prontezza nel decidere e nell’agire

de’ suoi nemici, e risolse di operare in conseguenza. Questa volta i

moschettieri avevano trovato un avversario degno di loro.

Mordaunt, chiusasi bene la porta dietro, si cacciò nel sotterraneo, e

riponendo nel fodero il brando inutile, e recandosi alla casa contigua,

si ristette alquanto per tastarsi e riprender fiato.

«Buono, buono! disse, quasi nulla; qualche sgraffio e non altro....

due al braccio, uno al petto.... Le ferite che fo io sono migliori!...

Lo domandino pure al boja di Bethune, a mio zio di Winter e al re

Carlo!... Adesso non si perda un minuto secondo, chè anche questo può

salvarli; bisogna che muojano tutti quattro insieme, d’un sol colpo,

divorati dalla folgore degli uomini poichè nol sono da quella celeste;

bisogna che spariscano, rotti, dispersi, annientati.... Si corra dunque

sino a tanto che le gambe non mi possano più reggere, sino a tanto che

in seno mi si gonfi il cuore; ma si giunga prima di loro».

E Mordaunt si mise a camminare sollecitamente verso la prima caserma di

cavalleria distante circa un quarto di lega; e il quarto di lega fu da

lui fatto in quattro o cinque minuti.

Arrivato alla caserma si diede a conoscere, prese il miglior cavallo

della stalla, vi saltò sopra, e pigliò la strada maestra. Dopo un

quarto d’ora era a Greenwich.

«Ecco il porto, borbottava, quel punto oscuro laggiù è l’isola dei

Cani.... Bene! sono avanti a loro di una mezz’oretta.... forse di

un’ora.... fui pure sciocco! ho avuto da asfissiarmi per la stolida

mia precipitazione.... E adesso (aggiunse drizzandosi sulle staffe a

guardare più lontano fra tutti i cordami, fra tutti gli alberi di navi)

il _Lampo_? dov’è il _Lampo_?»

Nel momento che pronunziava mentalmente queste parole, come per

rispondere al suo proprio pensiero, si alzò un uomo ch’era sdrajato

sopra un rotolo di gomene, e mosse alcuni passi incontro a lui.

Mordaunt si levò di saccoccia il fazzoletto, e lo sventolò per aria.

L’uomo sembrò attentissimo, ma non si mosse più nè innanzi, nè indietro.

Mordaunt fece un nodo a ciascuna delle quattro cantonate della

pezzuola; e allora quegli gli si avvicinò. Tale era, conforme noi ci

ricordammo, il segnale convenuto. Il marinajo aveva addosso un largo

cappotto di lana che gli nascondeva il personale e gli cuopriva la

faccia.

«Il signore (disse colui) non viene forse di Londra per fare una

passeggiatina in mare?

«Precisamente, rispose Mordaunt, e dalla parte dell’isola dei Cani.

«Appunto. E senza dubbio vossignoria ha una preferenza? avrebbe più

caro un bastimento che un altro? vorrebbe un bastimento buon veliero,

un bastimento veloce....

«Come il lampo, replicò Mordaunt.

«Ottimamente; dunque è il mio quello che cerca vossignoria; io sono il

capitano che le abbisogna.

«Comincio a crederlo, soprattutto se non avete dimenticato un certo

segno di riconoscimento.

«Eccolo, ribattè il marinaro togliendo dalla tasca del cappotto una

pezzuola col nodo alle quattro cocche.

«Benissimo! esclamò Mordaunt; e balzò giù da cavallo. Ora non v’è

da perder tempo: fate condurre il mio cavallo al primo albergo, e

portatemi qua la vostra barca.

«Ma i vostri compagni? domandò il marinajo, credeva che foste in

quattro, senza contare i lacchè.

«Sentite, gli disse Mordaunt accostandosi di più; io non son quello

che aspettate, come voi non siete quello ch’essi sperano di trovare.

Voi avete preso il posto del capitano Rogers, non è vero? siete qui per

ordine del generale Cromvello, ed io vengo da parte sua.

«Diffatti vi riconosco: siete il capitano Mordaunt».

Il giovane si scosse.

«Oh! non temete di nulla, fece il padrone discuoprendosi la testa, sono

un amico.

«Il capitano Groslow!

«Per l’appunto! Il generale si è rammentato che in addietro ero stato

uffiziale di marina, e mi ha incaricato di questa spedizione. V’è forse

qualche cambiamento?

«No, niente; anzi, tutto rimane nel medesimo stato.

«Per un poco avevo pensato che la morte del re....

«La morte del re non ha fatto altro che sollecitare la loro fuga; tra

un quarto d’ora, forse fra dieci minuti, saranno qui.

«E dunque, che venite a fare?

«A imbarcarmi con voi.

«Ah ah! il generale dubita del mio zelo?

«No; ma voglio assistere da me alla mia vendetta. Non avete qualcuno

che possa sbarazzarmi del mio cavallo?»

Groslow fischiò, e comparve un marinajo.

«Patrick, gli comandò Groslow, menate il cavallo alla stalla del

più prossimo albergo. Se vi domandano di chi è, dite d’un signore

irlandese».

Patrick se ne andò senza far veruna osservazione.

«Adesso, disse Mordaunt, non avete paura che vi ravvisino?

«Non v’è pericolo, con questo vestimento avvolto nel cappotto, in una

nottata così buja. E poi, voi non mi avevate ravvisato, e tanto più

deve succedere di loro.

«È vero; d’altra parte saranno ben lontani dal pensare a voi. Tutto è

pronto, non è così!

«Sì.

«Il carico è imbarcato?

«Sì.

«Cinque botti piene?

«E cinquanta vuote.

«Giusto.

«Portiamo ad Anversa del vino di Porto Porto.

«A meraviglia. Conducetemi a bordo, e tornate qui al vostro posto, chè

non tarderanno molto a capitare.

«Sono all’ordine.

«Interessa assai che nessuno de’ vostri uomini mi vegga entrare.

«Ne ho uno solo sul bastimento, e sono sicuro di lui quanto di me

stesso. Inoltre e’ non vi conosce, ed al pari de’ suoi compagni è

pronto ad obbedire ai nostri ordini, ma all’oscuro di tutto.

«Va bene; andiamo».

Scesero verso il Tamigi. Era legata una piccola lancia alla riva con

una catena di ferro fissata ad un palo. Groslow tirò a sè la barca,

l’assicurò mentre Mordaunt vi si calava, indi vi saltò dentro esso

pure, e quasi subito dato di mano ai remi si mise a vogare in maniera

da provare a Mordaunt la verità di ciò che aveva asserito, cioè di non

essersi scordato il suo mestiere d’uomo di mare.

In cinque minuti furono districati da quella quantità di navigli, che

già in quell’epoca ingombravano le vicinanze di Londra, e Mordaunt

potè distinguere come un punto oscuro la piccola filuca che si muoveva

sull’áncora non lontana dall’isola dei Cani.

Appressandosi al _Lampo_, Groslow fischiò in un dato modo, e si vide la

testa di un uomo apparire di sopra al muro.

«Siete voi, capitano? colui domandò.

«Sì, butta giù la scala».

E Groslow passando leggiero e rapido sotto al bompresso venne a

mettersi accosto a lui.

«Salite» disse poi a Mordaunt.

Mordaunt, senza rispondere, afferrò la fune e si arrampicò su pei

fianchi del bastimento con abilità e fermezza non comune alle genti di

terra; è che in esso il desío di vendetta faceva le veci dell’abitudine

ed a tutto lo rendeva adattato.

Secondo avea preveduto Groslow, il marinajo di guardia sul _Lampo_ non

mostrò tampoco di accorgersi che il padrone tornasse accompagnato.

Mordaunt e Groslow si avanzarono verso la camera del capitano. Era uno

stanzino provvisorio formato di tavole sul ponte. L’appartamento di

gala era stato ceduto ai passeggieri.

«Ed essi, dove stanno? chiese Mordaunt.

«All’altra estremità della filuca, rispose Groslow.

«E non hanno da far niente per qui?

«Nulla assolutamente.

«A meraviglia! io me ne sto nascosto nel vostro camerino. Andate a

Greenwich e conduceteli subito. Avete una lancia?

«Questa in cui siamo venuti noi.

«Mi è sembrata leggera e di buon taglio.

«Una vera piroga.

«Legatela a poppa con un canapo, metteteci i remi perchè ci segua

direttamente e non vi sia altro che da troncare la corda. Provvedetela

di rum e di biscotto. Se per caso fosse mare grosso, ai vostri uomini

non increscerebbe di aver alla mano con che ristorarsi lo stomaco.

«Tanto sarà fatto. Volete visitare la Santa-Barbara?

«No, al vostro ritorno. Voglio porre la miccia da per me onde esser

certo che non faccia molto fuoco. Specialmente celatevi bene il viso,

chè non vi riconoscano.

«Non dubitate.

«Andate, suonano le dieci ore a Greenwich».

Realmente i tocchi di una campana ripetuti dieci volte traversarono

lugubremente l’aria carica di grossi nuvoli che scorrevano in cielo

come tante onde tacite e ognor succedentisi.

Groslow spinse l’usciale, che da Mordaunt fu chiuso per di dentro,

e dato al marinajo di guardia l’ordine d’invigilare colla massima

attenzione, discese nella barca, e questa si allontanò solcando i

flutti con il doppio suo remo.

Era vento freddo, e la spiaggia deserta quando Groslow approdava a

Greenwich. Erano partite varie barche. Nel momento ch’ei mise piede a

terra udì come il galoppo di cavalli sulla strada cosparsa di ghiaja.

«Oh oh! disse, Mordaunt aveva ragione di farmi premura: non v’era tempo

d’avanzo, eccoli».

Erano difatti i nostri amici, o piuttosto la loro vanguardia composta

di d’Artagnan e di Athos. Giunti rimpetto al luogo ove stava Groslow

si fermarono, quasi indovinassero esser là quello con cui avevano

da trattare. Athos smontò, sciolse tranquillamente un fazzoletto del

quale erano annodate le quattro punte, e lo fece sventolare per aria,

intanto che d’Artagnan, sempre prudente, rimaneva mezzo chinato sul suo

cavallo, con una mano nella sacca delle pistole.

Groslow, che nel dubbio che i cavalieri fossero o no quei che

attendeva, si manteneva accosciato dietro ad uno di quei ferri

conficcati nel terreno che servono ad arrotolare i cavi, si alzò visto

il segnale stabilito, e si avviò incontro a loro. Aveva sì basso il

cappuccio del pastrano che non era possibile di distinguergli il volto.

E di più tale precauzione era superflua con la grande oscurità della

nottata.

Eppure l’occhio penetrante di Athos, non ostante il bujo, si accorse

non esser quegli Rogers.

«Che volete da me? disse a Groslow facendo un passo indietro.

«Milord, voglio dirvi, rispose Groslow affettando la pronunzia

irlandese, che cercate inutilmente il capitano Rogers.

«E come mai?

«Perchè stamane è caduto da un albero di gabbia e s’è rotta la gamba.

Ma io sono suo cugino; mi ha raccontata tutta la faccenda, e mi ha

incaricato di riconoscere per lui e condurre in sua vece dovunque

bramassero i gentiluomini che mi porterebbero una pezzola con un gruppo

ad ogni cocca come quello che voi avete in mano e questo ch’io ho in

tasca».

E si traeva dalla saccoccia il fazzoletto di già mostrato a Mordaunt.

«Non c’è altro? domandò Athos.

«Oh, sì, milord: vi sono anche settantacinque lire promessemi s’io vi

sbarco sani e salvi a Boulogne o su tutt’altro punto della Francia che

m’indicherete.

«Che ne dite, d’Artagnan? chiese Athos in francese.

«Prima di tutto, che dice costui?

«Ah sì, mi scordavo che non capite l’inglese».

E Athos ripetè a d’Artagnan il dialogo avuto col padrone.

«Mi par verosimile, disse il Guascone.

«E anche a me.

«E poi, se quest’uomo c’inganna, seguitò il tenente, potremo sempre

fargli saltar il cervello.

«E chi ci condurrà?

«Voi, Athos: sapete tante cose che non dubito saprete anche guidare un

bastimento.

«Affè, replicò Athos sorridendo, benchè scherziate, avete dato nel

segno: ero destinato da mio padre a servire nella marina, ed ho qualche

nozione del pilotaggio.

«Oh vedete! esclamò d’Artagnan.

«Sicchè, mio caro, andate a cercare i nostri amici e tornate; sono le

undici, non abbiam tempo di soprappiù».

D’Artagnan si avanzò verso due cavalieri, che colla pistola in pugno

stavano in sentinella alle prime case della città, aspettando e

sorvegliando; sulla parte opposta della strada, e ritiratisi a ridosso

di una specie di tettoja, altri tre facevano la posta e parevano pure

in aspettativa.

Le due sentinelle di mezzo erano Porthos ed Aramis. I tre della

tettoja, Mousqueton, Blaisois e Grimaud: se non che quest’ultimo, a

osservarlo bene, era doppio, poichè aveva in groppa Parry, il quale

doveva ricondurre a Londra i cavalli dei gentiluomini e dei loro

domestici venduti al locandiere per la spesa che da lui avevano fatta.

Mediante questo colpo di commercio, i quattro amici avevano potuto

portar con sè una somma, se non ragguardevole, almeno bastante per far

fronte ai ritardi ed alle eventualità.

D’Artagnan invitò Porthos ed Aramis a seguirlo, e questi accennarono ai

servi che scendessero da cavallo e sciogliessero le loro valigie.

Parry si separò, non senza rincrescimento, dai suoi amici; gli era

stato proposto di venire in Francia, ma aveva ricusato ostinatamente.

«È naturale, diceva Mousqueton, ha le sue idee relativamente a Groslow».

Noi ci rammentiamo che il capitano Groslow gli aveva spaccata la testa.

La piccola comitiva raggiunse Athos. Ma d’Artagnan aveva ripresa la sua

consueta diffidenza; trovava lo scalo troppo deserto, la notte troppo

buja, il padrone troppo buono e corrente.

Aveva raccontato ad Aramis l’incidente da noi riferito, ed Aramis

non meno di lui diffidente, contribuiva di molto ad accrescere i suoi

sospetti.

Un lieve batter della lingua sui denti palesò ad Athos le inquietezze

del Guascone.

«Non abbiamo tempo da metterci in sospetto, disse Athos, la barca ci

attende, entriamoci.

«E d’altronde, fece Aramis, chi c’impedisce di sospettare ed entrar non

ostante? Si sorveglierà il capitano.

«E se non tira diritto, lo accoppo, ed è finita, continuò Porthos.

«Bene! rispose d’Artagnan, dunque si vada. Passa tu, Mousqueton».

Ma d’Artagnan tratteneva i suoi camerati, facendo che i servi

precedessero, onde provare il tavolone che portava dalla spiaggia alla

lancia.

Venti anni dopo · 第 103 / 130 题