«Avete veduto qualche cosa?
«No, ma ora sapremo», disse d’Artagnan.
E mostrava Grimaud, che aggrappandosi alle punte del muro, era già in
alto di cinque o sei piedi più su del suolo.
Tutti quattro si avvicinarono. Grimaud continuava a salire con
l’agilità di un gatto; finalmente gli riuscì di afferrare uno di
quei ganci che servono a tener ferme le imposte quando sono aperte;
nello stesso tempo incontrò col piede uno scavo che gli sembrò
gli presentasse un sufficiente punto d’appoggio, poichè accennò di
essere arrivato alla meta. E allora mise l’occhio alla fessura dello
sportello.
«Ebbene?» domandò d’Artagnan.
Grimaud mostrò la mano chiusa con due sole dita ritte.
«Parla, disse Athos, non si veggono i tuoi segni. Quanti sono?»
Grimaud fece uno sforzo inaudito, poichè rispose:
«Due: uno è dirimpetto a me, l’altro mi volge le spalle.
«Ottimamente. E qual è quello di faccia a te?
«L’uomo che ho visto passare.
«Lo conosci?
«Ho creduto di riconoscerlo, e non isbagliavo: grosso e corto.
«Chi è? richiesero insieme e a voce bassa i quattro amici.
«Il generale Oliviero Cromvello».
Eglino si guardarono.
«E l’altro? seguitò ad interrogare Athos.
«Alto e magro.
«È il boja, dissero uniti d’Artagnan ed Aramis.
«Non gli vedo se non la schiena, aggiunse Grimaud, ma aspettate, si
muove, si gira: si è levata la maschera, potrò distinguere.... Ah!»
Grimaud, quasi avesse avuta una botta al cuore, lasciò andare il gancio
di ferro e si gittò all’indietro urlando. Porthos lo trattenne fra le
sue braccia.
«Lo hai visto? dissero i quattro camerati.
«Sì, rispose Grimaud, irti i capelli e col sudore sulla fronte.
«Il grande e magro? fece d’Artagnan.
«Sì.
«Insomma, il boja? chiese Aramis.
«Sì.
«E chi è? disse Porthos.
«_Lui! lui!_ balbettò Grimaud, giallo come un morto, e con la sua mano
tremante premendo quella del padrone.
«Chi, _lui?_
«Mordaunt!»
D’Artagnan, Porthos ed Aramis diedero una esclamazione di giubilo.
Athos mosse un passo indietro, si mise la mano sulla fronte, e disse:
«Fatalità, fatalità!»