_L’immascherato._
Quantunque fossero solamente le quattro ore pomeridiane, si faceva
digià bujo; cadeva fitta e ghiaccia la neve. Aramis essendo tornato
trovò Athos, se non privo dei sensi, però in sommo abbattimento.
Questi bensì alle prime parole dell’amico uscì dalla specie di letargo
in cui era piombato.
«Ebbene! disse Aramis, vinti dalla fatalità!
«Vinti! ripetè Athos, re nobile e infelice!
«Siete forse ferito?
«No, questo è sangue suo».
Ed Athos si asciugava la fronte.
«Ov’eravate? domandò Aramis.
«Dove voi mi avete lasciato: sotto il palco.
«E vedeste tutto?
«No, ma intesi: Dio mi liberi da un’altra ora simile a quella che ho
passata dianzi! non ho i capelli bianchi?
«Dunque sapete ch’io non l’ho abbandonato?
«Ho udita la vostra voce sino all’ultimo momento.
«Ecco la piastra che mi ha data, continuò Aramis, ecco la croce che ho
ritirata dalla sua destra; era sua brama che fossero consegnate alla
regina.
«Ed ecco un fazzoletto per avvolgerle dentro, soggiunse Athos».
E si cavava dalla saccoccia la pezzuola che aveva tuffata nel sangue
del re.
«Adesso, domandò Athos, che ne hanno fatto, del povero cadavere?
«Gli si renderanno per ordine di Cromwello i regi onori. Noi abbiam
posto il corpo in una bara di piombo; i medici sono occupati a
imbalsamare quel miseri avanzi, e terminata l’opra loro si metterà il
re in una cappella ardente.
«Derisione! mormorò Athos, regi onori a quello che hanno assassinato.
«Ciò prova, fece Aramis, che il re muore, ma non muore la dignità
regale.
«Ahimè! egli è forse l’ultimo re cavaliere che avrà il mondo.
«Orsù, non vi disperate, conte! disse una grossa voce di sulla scala
dove si udivano i gravi passi di Porthos, siamo tutti mortali, amici
miei.
«Siete arrivato tardi, caro Porthos, rispose il conte di la Fère.
«Sì, per la strada erano alcune genti che mi hanno fatto ritardare.
Ballavano, sciagurati! ne ho preso uno pel collo, e credo averlo un
poco strangolato. Appunto in quel momento è venuta una pattuglia.
Fortunatamente colui col quale avevo che fare particolarmente è rimasto
qualche minuto senza poter parlare. Ho profittato della circostanza per
cacciarmi in una straduzza. Questa mi ha condotto in un’altra anche più
piccola. Allora mi sono smarrito. Non conosco Londra, non so l’inglese,
non credevo di avervi a ritrovare mai più. Alla fine eccomi qua.
«Ma d’Artagnan, chiese Aramis, non lo avete veduto? che non gli sia
successo nulla?
«La folla ci ha separati, e per quanto io abbia fatto non ho potuto
raggiungerlo.
«Oh! riprese Athos con amarezza, io sì, lo vidi: era nelle prime file
di quella folla in ottima situazione per non perder niente; e siccome
in sostanza era curioso spettacolo, avrà voluto contemplarlo sino
all’ultimo.
«Oh! conte de la Fère, disse una voce tranquilla benchè fiacca pella
rapidità della corsa, e siete voi che calunniate gli assenti?»
Il rimprovero colpì nel cuore Athos. Per altro, siccome era profonda
l’impressione in lui prodotta dal mirare d’Artagnan confuso tra quel
popolo stupido e feroce, si contentò di rispondere:
«Non vi calunnio, amico mio. Qui si stava in pensiero per voi, e ho
detto dov’eravate. Voi non conoscevate il re Carlo, egli per voi non
era altro che uno straniero, e non avevate obbligo di amarlo».
Così favellando porse la mano a d’Artagnan.
Ma d’Artagnan finse di non badare al suo gesto e tenne la mano sotto al
ferrajuolo.
Athos lasciò cadersi al fianco la sua.
«Uf! sono stanco, disse il tenente; e si assise.
«Bevete un bicchiere di Porto-Porto, e questo vi calmerà, gli offerse
Aramis, presa dal tavolino la bottiglia ed empiuto un bicchiere.
«Sì, beviamo, soggiunse Athos, il quale sensibile al malcontento del
Guascone voleva toccar seco il bicchiere, e poi abbandoniamo questo
abbominevol paese. La filuca ci attende, lo sapete; si parta questa
sera, qui non abbiamo più che fare.
«Avete la gran fretta, signor conte, replicò d’Artagnan.
«Questo suolo insanguinato mi abbrucia i piedi, fece Athos.
«A me la neve non produce codesto effetto, ribattè tranquillamente il
Guascone.
«Ma che volete che qui facciamo? domandò Athos, adesso che il re è
morto?
«Sicchè, messer conte, seguitò con indolenza il tenente, non vedete
anzi che ci rimane da fare qualche cosa in Inghilterra?
«Nulla, nulla, rispose Athos, se non è dubitare della divina bontà e
sprezzare le mie proprie forze!
«Or bene, continuò d’Artagnan, io meschino, io scioperato e curioso
sanguinario, che sono andato a piantarmi distante trenta passi dal
patibolo per veder meglio cadere la testa di quel re che non conoscevo,
e che per quanto pare mi era indifferente, io penso diversamente dal
signor conte.... io mi trattengo».
Athos impallidì fuor di modo; ogni rampogna dell’amico gli andava in
fondo al cuore.
«Ah! restate a Londra? domandò Porthos a d’Artagnan.
«Sì, questi rispose, e voi?
«Eh!.... fece Porthos, un poco confuso dirimpetto ad Athos ed Aramis;
se voi rimanete, io che sono venuto con voi, con voi soltanto me ne
andrò; non vi lascerò solo in questo esecrabile paese.
«Grazie, ottimo amico mio. Allora ho da proporvi una piccola impresa,
che porremo insieme in esecuzione quando sia partito il signor conte,
e della quale mi è nata l’idea mentre osservavo lo spettacolo che voi
sapete.
«E quale? disse Porthos.
«Di sapere qual sia l’uomo immascherato che si offerse sì gentilmente
per troncare il collo al re.
«Un uomo immascherato! esclamò Athos, dunque non lasciaste fuggire il
carnefice?
«Il carnefice? replicò d’Artagnan, è sempre in cantina, e mi suppongo
che abbia detto due paroline alle bottiglie del nostro locandiere: ma
adesso mi ci fate pensare....»
E andò verso l’uscio.
«Mousqueton! chiamò.
«Signore? fu la risposta, che sembrava scaturisse dalle viscere della
terra.
«Liberate il vostro prigioniero; tutto è finito, ordinò il tenente.
«Ma, soggiunse Athos, e chi è lo sciagurato che portò le mani addosso
al suo re?
«Un boia dilettante, che però maneggiava la scure con facilità,
giacchè, secondo _sperava_, gli è bastato un sol colpo, disse Aramis.
«Non lo vedeste in viso? chiese Athos.
«Aveva la maschera, fece d’Artagnan.
«Ma voi, Aramis, che gli stavate vicino?
«Vidi una barba un po’ grigia che veniva fuori dal volto posticcio, e
non altro.
«Dunque è un uomo piuttosto attempato? seguitò Athos.
«Oh! disse d’Artagnan, ciò non significa niente; chi si mette la
maschera può mettersi anche la barba posticcia.
«Mi rincresce di non averlo seguitato, aggiunse Porthos.
«Ebbene, caro Porthos, ripigliò il Guascone, ecco appunto l’idea che a
me è nata».
Athos comprese tutto e si alzò dicendo:
«Perdonami, d’Artagnan; ho dubitato di Dio, potevo dubitare di te;
perdonami, amico.
«Or ora si vedrà, disse sorridendo il tenente.
«Or dunque? domandò Aramis.
«Or dunque, riprese d’Artagnan, frattanto che guardavo, non già il re,
come s’immagina il signor conte, poichè so che cos’è un uomo che sta
per morire, e quantunque dovessi essere assuefatto a questa specie di
faccende, esse mi fanno sempre male, ma bensì il boia immascherato,
mi venne l’idea, conforme vi ho detto, di sapere chi egli fosse. Ed
essendo che noi abbiamo per uso di completarci gli uni mediante gli
altri e chiamarci in ajuto nella guisa che si chiama la seconda mano
in soccorso alla prima, così mi guardai macchinalmente attorno per
vedere se per là v’era Porthos; giacchè, Aramis, io vi aveva ravvisato
presso al re, e di voi, conte, mi era noto che dovevate essere sotto
al palco.... lo che fa sì ch’io vi perdoni (e d’Artagnan porgeva ad
Athos la destra), chè dovete aver sofferto di molto!.... Ecco dunque
che alla mia diritta vidi una testa ch’era stata spaccata ed alla
meglio raggiustatasi con del drappo di seta nera. — Cospetto! dissi fra
me, codesta mi pare una cucitura fatta da me; sì, mi sembra di aver
ricucito quel cranio in qualche luogo. — Difatto era il disgraziato
Scozzese, il fratello di Parry, vi ricordate? quello sul quale
master Groslow si divertì a provare le sue forze, e che quando noi lo
incontrammo non aveva altro che mezza testa.
«Precisamente, fece Porthos, l’uomo delle galline nere.
«Per l’appunto; faceva dei cenni ad un altro che si trovava a mano
manca da me; mi voltai, e riconobbi l’onesto Grimaud, tutto occupato
al pari di me a divorarsi cogli occhi il travestito carnefice. — Oh! —
gli dissi. E siccome questa sillaba è l’abbreviazione di che si vale il
signor conte nei giorni che gli parla, Grimaud capì che si chiamava lui
e si voltò quasi mosso da una molla. Ei mi riconobbe pure, ed allora
allungando il dito verso l’immascherato, pronunziò: — Eh? — lo che
voleva esprimere: — Avete visto? — Per Diana! io risposi. — Ci eravamo
intesi a meraviglia. Mi volsi dalla parte del nostro Scozzese; anche
quello aveva occhiate parlanti. Alle corte, tutto terminò, già sapete
il come, in modo molto lugubre. A poco a poco si allontanò il popolo;
annottava; io m’era ritirato in un canto della piazza con Grimaud e lo
Scozzese, a cui avevo accennato di rimanere con noi, e di là osservavo
il boia che rientrato nella regia camera cambiava d’abito, avendo il
suo senza dubbio insanguinato; dopo di che esso si mise in testa un
cappello nero e addosso un ferrajuolo, e disparve. Indovinai che presto
uscirebbe, e corsi dirimpetto alla porta, e realmente in capo a cinque
minuti lo vedemmo scendere la scala.
«Lo seguitaste? esclamò Athos.
«Capperi! e come! disse d’Artagnan, ma non senza fatica, no! ad ogni
momento si voltava, e allora noi eravamo costretti a nasconderci o
assumere una cert’aria d’indifferenza. Gli sarei andato incontro e
lo avrei ucciso; ma io non sono egoista, ed era questo un piacere
che serbavo ad Aramis ed a voi, Athos, per consolarvi un poco.
Finalmente, dopo mezz’ora di cammino per le strade più tortuose della
Città-Vecchia, egli giunse ad una casetta isolata, dove nè rumore nè
lume di sorta alcuna davano indizio che vi fosse un uomo. Grimaud si
levò dalle ampie brache una pistola. — Eh? — fece mostrandomela. — No,
— io gli dissi. E gli trattenni il braccio.... Ve l’ho detto, avevo la
mia idea. L’uomo travestito si fermò davanti una porticella, e cavò
fuori una chiave, ma innanzi di metterla nella serratura si girò a
vedere se qualcuno lo seguiva. Io stava rannicchiato dietro un albero;
Grimaud dietro a un muricciuolo. Lo Scozzese, che non aveva con che
rimpiattarsi, si buttò in terra bocconi. E bisogna che quello che noi
inseguivamo si credesse solo, poichè intesi stridere la chiave, la
porta fu aperta ed esso sparì.
«Disgraziato! disse Aramis, intanto che voi siete tornato ci sarà
fuggito, e non lo ritroveremo.
«Eh via! disse d’Artagnan; ma per chi mi pigliate?
«Bensì, obiettò Athos, in assenza vostra....
«E in assenza mia, non avevo a rimpiazzarmi Grimaud e lo Scozzese?
Prima ch’egli avesse tempo di far dieci passi per dentro, io avevo
fatto il giro del casamento. Ad una delle porte, cioè quella donde
egli era entrato, misi il nostro Scozzese, ammiccandogli che se
usciva l’individuo dalla maschera nera era d’uopo tenergli dietro
dove andrebbe, mentre Grimaud andrebbe appresso a lui e verrebbe ad
attenderci dove eravamo; piantai Grimaud alla seconda uscita con uguale
raccomandazione; ed eccomi qui! La bestia è attorniata, e adesso chi
vuole vada a vedere».
Athos si precipitò nelle braccia di d’Artagnan, il quale si asciugava
la fronte.
«Amico, ei disse, davvero, siete stato buono a perdonarmi; ho torto, ho
mille torti; dovrei pure conoscervi, ma nel nostro interno v’è qualche
cosa di tristo che dubita sempre.
«Uhm! fece Porthos, e il boia non sarebbe forse per caso il signor
Cromvello, che per esser certo che la faccenda fosse fatta, avesse
voluto farla da sè stesso?
«Eh sì! Cromvello è grosso e corto, e colui alto e sottile, piuttosto
grande che piccolo.
«Qualche soldato condannato, a cui si sia offerta a quel patto la
grazia, disse Athos, come si praticò pel misero Chalais.
«No no, continuò d’Artagnan, non ha il camminare misurato di uno
d’infanteria; nemmeno il passo largo di uno di cavalleria; v’è una
gamba sottile, un’andatura elegante: o ch’io la sbaglio, o abbiamo che
fare con un gentiluomo.
«Un gentiluomo! gridò Athos, non è possibile; sarebbe un disonore per
tutta la signoria.
«Bella caccia! disse Porthos con una tal risata che fe’ tremare i
vetri, bella caccia, per Bacco!
«Siete sempre di partenza, Athos? domandò il Guascone.
«No, resto qui, rispose Athos con un gesto di minaccia che nulla di
buono prometteva a quello a cui era diretto.
«Dunque le spade! le spade! fece Aramis, e non si perda un momento».
I quattro amici indossarono prontamente le loro vesti da gentiluomini,
si cinsero le spade, fecero salire Mousqueton e Blaisois, a’ quali
ordinarono di aggiustare il conto col locandiere e tener tutto
allestito pella partenza, essendovi probabilità di abbandonar Londra in
quella notte medesima.
Era tempo vieppiù bujo, seguitava a cader la neve e somigliava ad un
ampio lenzuolo disteso sulla città regicida; erano circa le sette ore
di sera; si vedevano appena pochi viandanti per le strade, ciascuno
ragionava sommessamente in famiglia dei terribili eventi della giornata
trascorsa.
I quattro compagni inferrajuolati traversarono tutte le piazze e le vie
della Città-Vecchia, sì frequentate nel giorno, allora tanto deserte.
D’Artagnan li guidava, procurando tratto tratto di riconoscere delle
croci che col suo pugnale aveva fatte sui muri, ma era notte sì oscura
che si stentava a distinguere tali vestigia indicatrici. Egli però
si era fitto così bene in mente ogni muricciuolo, ogni fontana, ogni
insegna, che dopo aver camminato una mezz’ora giunse coi suoi tre
compagni alle viste dell’abitazione isolata.
Per un momento d’Artagnan credè che il fratello di Parry fosse
sparito, ma s’ingannava: il robusto Scozzese, avvezzo ai ghiacci
delle sue montagne, si era disteso in terra, e simile ad una statua
buttata giù dalla sua base si era lasciato cuoprir tutto di neve, ma
all’avvicinarsi dei quattro uomini egli si alzò.
«Animo, disse Athos, anche questo è un buon servitore. Vero Dio!
le brave genti non sono rare come si crede, e questa è cosa che dà
coraggio.
«Non ci affrettiamo di troppo ad intesser corone pel nostro Scozzese;
rispose d’Artagnan, secondo me, il briccone è qui per suo proprio
conto. Io ho inteso dire che quei signori che son nati dall’altra
parte della Tweed sogliono serbar molto rancore.... giudizio con messer
Groslow! potrebbe passare un tristo quarto d’ora se lo incontrasse».
E distaccatosi dagli amici, si appressò allo Scozzese e si fece
riconoscere; indi accennò agli altri che venissero.
«Ebbene? domandò Athos in inglese.
«Non è uscito alcuno, rispose il fratello di Parry.
«Bene; Porthos, restate con quest’uomo, e voi pure, Aramis. D’Artagnan
mi condurrà presso a Grimaud».
Grimaud, non meno immobile che lo Scozzese, stava come appiccicato a
un salice rotto, con una buca del quale si era fatto una specie di
casotto. Per un poco, conforme aveva temuto dell’altra sentinella,
d’Artagnan credè che l’immascherato fosse uscito e che Grimaud lo
avesse seguitato.
Ad un tratto comparve una testa e fece udire un piccolo fischio.
«Oh! disse Athos.
«Sì», disse Grimaud.
Si accostarono al salice.
«Orsù, domandò d’Artagnan, è partito qualcuno?
«No, ma qualcuno è entrato, fece Grimaud.
«Uomo o donna?
«Uomo.
«Ah ah! allora sono due.
«Vorrei che fossero quattro, replicò Athos, almeno la partita sarebbe
uguale.
«Saranno forse quattro, ribattè d’Artagnan.
«Come mai?
«E forse non potevano esser degli altri nella casa ad attenderli?
«Si può vedere, suggerì Grimaud additando una finestra dalle imposte
della quale trapelava qualche raggio di lume.
«Così è, approvò d’Artagnan, chiamiamo gli altri».
E girarono attorno all’abitazione per far segno di tornare indietro a
Porthos ed Aramis.