LXI.

_I gentiluomini._

Mentre Mordaunt s’incamminava alla tenda di Cromvello, d’Artagnan e

Porthos riconducevano i lor prigionieri nella casa a loro assegnata per

alloggio in Newcastle.

Non era già sfuggita al Guascone la raccomandazione fatta da Mordaunt

al sergente, e quindi esso con un cenno raccomandò ad Athos ed Aramis

la massima prudenza. In conseguenza, questi andarono in silenzio

accanto ai loro vincitori, nè ciò riusciva loro difficile, imperciocchè

ciascuno aveva da fare abbastanza a rispondere a’ suoi propri pensieri.

Se mai vi fu un uomo attonito, si fu Mousqueton, quando di sulla

soglia vide avanzare i quattro amici accompagnati dal sergente e

da una diecina d’uomini. Si stropicciò gli occhi, non potendosi

decidere a riconoscere Athos ed Aramis; ma alla fine gli toccò cedere

all’evidenza; ed era per dar fuori in grandi esclamazioni, se Porthos

non gli avesse chiusa la bocca con uno di quegli sguardi che non danno

campo a discutere.

Mousqueton rimase piantato accanto alla porta attendendo la spiegazione

di cosa tanto singolare; e quel che più lo confondeva si era che i

quattro amici mostravano perfino di non più riconoscersi fra loro.

La casa in cui d’Artagnan e Porthos condussero Athos ed Aramis era

quella dove abitavano dal giorno innanzi e a loro data dal generale

Cromvello; formava l’angolo di una strada, ed aveva una specie di

giardino e le scuderie che giravano sulla via attigua.

Le finestre del pian terreno, secondo accade spesso nelle piccole città

di provincia, avevano le inferriate, talchè somigliavano di molto a

quelle di una carcere.

I due amici fecero entrare avanti i prigionieri, e si stettero

sull’ingresso, dopo avere ordinato a Mousqueton di menare alla stalla i

quattro cavalli.

«Perchè non entriamo con loro? domandò Porthos.

«Perchè prima, rispose d’Artagnan, convien vedere che cosa vogliono da

noi quel sergente e gli otto o dieci uomini che sono seco».

Il sergente e que’ suoi sottoposti si piantarono nel piccolo giardino.

D’Artagnan li richiese di che cosa bramassero e perchè stessero colà.

«Abbiamo ordine, disse il sergente, di ajutarvi a custodire i vostri

prigionieri».

Su ciò non v’era da ripetere, ed anzi era un’attenzione assai gentile

di cui bisognava mostrarsi grati. D’Artagnan ringraziò il militare, e

gli diede una _corona_ per bere alla salute del general Cromvello.

Colui rispose che i puritani non bevevano, e si mise in tasca la moneta.

«Ah, caro d’Artagnan! fece Porthos, che trista giornata!

«Che dite mai, Porthos! chiamate trista la giornata in cui abbiamo

ritrovati i nostri amici!

«Sì, ma in qual circostanza?

«È vero che la situazione è scabrosa, replicò d’Artagnan; ma non

importa, entriamo e procuriamo di veder chiaro nelle nostre faccende.

«Sono imbrogliatissimo, e adesso capisco perchè Aramis mi raccomandava

tanto di strozzare l’orribile Mordaunt.

«Zitto! non pronunziate quel nome.

«E che fa, se io parlo francese ed essi sono Inglesi?»

D’Artagnan fissò in viso Porthos con quell’aria di ammirazione che un

uomo ragionevole non può negare agli spropositi di qualunque genere

siano.

E mentre Porthos fissava lui pure senza comprendere il suo stupore, ei

lo spinse dicendogli:

«Entriamo».

Porthos fu il primo a passare, e d’Artagnan secondo. Questi chiuse bene

la porta, e si strinse un dopo l’altro al seno i due amici.

Athos era mesto all’eccesso, Aramis guardava i due sopraggiunti senza

parlare, ma con tanta espressione che d’Artagnan lo capì.

«Volete sapere com’è che siamo qui? è facilissimo l’indovinarselo:

Mazzarino ci ha incaricati di recare una lettera al generale Cromvello.

«Ma in che modo vi trovate accanto a Mordaunt, fece Athos, del quale vi

avevo raccomandato di diffidare?

«E che io vi pregai di scannare, continuò Aramis.

«Sempre per Mazzarino. Cromvello lo aveva inviato a Mazzarino;

Mazzarino ha inviati noi a Cromvello: in tutto questo v’è una fatalità.

«Sì, avete ragione, d’Artagnan, una fatalità che ci divide e ci rovina.

Sicchè mio caro Aramis, non ne discorriamo più, e apparecchiamoci a

subire la nostra sorte.

«Cospetto! al contrario, discorriamone, giacchè una volta per tutte è

convenuto che siamo sempre insieme benchè in cause opposte.

«Ah sì! molto opposte, seguitò sorridendo Athos, giacchè qui, ve lo

domando, a qual causa servite? D’Artagnan, vedete a che v’impiega

quel miserabile Mazzarino. Capite di qual delitto oggi vi rendeste

colpevole? dell’arresto del re, della sua morte.

«Oh oh! fece Porthos, lo credete davvero?

«Esagerate, disse d’Artagnan, non siamo ancora a tanto.

«Eh, anzi ci avviciniamo, per Bacco! Perchè si arresta un re? Quando

si vuole rispettarlo come padrone non si compra come uno schiavo. Vi

pensate che per porlo sul trono, Cromvello lo abbia pagato duecento

mila lire sterline? Lo uccideranno, siatene certi, ed anche è questo il

minimo delitto che possono commettere.

«Non dico di no, e in sostanza potrebbe darsi, rispose d’Artagnan, ma a

noi che interessa? Io sono qui perchè sono soldato, perchè servo i miei

padroni, cioè quelli che mi pagano il mio soldo. Ho giurato di obbedire

e obbedisco; ma voi che non faceste giuramenti, a qual causa servite, e

perchè siete qua?

«La causa la più sacra che esista al mondo, disse Athos, quella della

sventura, della regale dignità e della religione. Un amico, una sposa,

una figlia ci fecero l’onore di chiamar noi in loro ajuto; noi li

secondammo a tenore dei nostri deboli mezzi, e Dio ci terrà conto della

volontà in difetto del potere. Voi siete libero di pensare altrimenti,

d’Artagnan, di considerare le cose in altra guisa; io non vuo’

dissuadervene, ma vi biasimo.

«Oh! oh! replicò d’Artagnan, e che mi fa in conclusione che il signor

Cromvello, che è Inglese, si ribelli contro il suo re ch’è Scozzese?

Io sono Francese, e tutte queste cose non mi riguardano: perchè me ne

vorreste render responsabile?

«Realmente!.... aggiunse Porthos.

«Perchè tutti i gentiluomini son fratelli, perchè voi siete gentiluomo,

perchè i re di tutti i paesi sono primi fra i gentiluomini; perchè

la plebe cieca, ingrata, ignorante, si prende sempre piacere ad

abbassare ciò ch’è a lei superiore, e siete voi, voi, d’Artagnan, uomo

della vecchia signoria, uomo di bel nome, uomo di buona spada, che

contribuiste a dare un re in balia a birraj, a sartori, a carrettaj!

Ah! d’Artagnan, come soldato forse faceste l’obbligo vostro, ma come

gentiluomo siete reo: io ve lo dico!»

D’Artagnan masticava il gambo di un fiore, non rispondeva, e si sentiva

conturbato, poichè quando distoglieva lo sguardo da quello di Athos

incontrava quello di Aramis.

«E voi, Porthos, continuò il conte quasi avesse pietà dell’imbarazzo

di d’Artagnan, voi il miglior cuore, il miglior amico, il soldato

migliore ch’io conosca; voi che l’anima vostra faceva degno di nascere

sui gradini di un soglio, e che presto o tardi sarete premiato da un

sovrano intelligente; voi, caro Porthos, gentiluomo pei costumi, per le

inclinazioni e pel coraggio, siete reo al pari di d’Artagnan».

Porthos arrossì, ma di piacere anzi che di confusione, e chinando la

testa come se fosse molto umiliato, rispose:

«Sì, conte, sì, credo che abbiate ragione».

Athos si alzò.

«Orsù, disse appressandosi a d’Artagnan e porgendogli la destra, non vi

adirate, figliuol mio; quanto vi ho detto ve l’ho detto se non colla

voce, col cuore almeno di un padre. Ben mi sarebbe stato più facile,

siatene pur persuaso, di ringraziarvi per avermi salvata la vita e non

pronunziare una parola de’ miei sentimenti.

«Senza dubbio, replicò d’Artagnan premendo anche esso la mano ad Athos;

ma egli è che avete certi benedetti sentimenti che non da tutti possono

aversi. Chi si va ad immaginare che un uomo di giudizio abbandoni

la sua casa, la Francia, il suo pupillo, amabile giovanetto (chè lo

vedemmo al campo) per correre dove? in ajuto ad una regia autorità

vacillante e tarlata, la quale una di queste mattine crollerà come

una vecchia baracca? Il sentimento che voi dite è bello sicuramente, e

tanto bello ch’è sovrumano.

«Qualunque sia, rispose Athos, senza incappare nel laccio che con arte

da Guascone il suo amico stendeva al paterno suo affetto per Raolo,

voi in fondo al cuore sapete ch’egli è giusto.... Ma io ho torto di

discutere col mio padrone. D’Artagnan, io sono vostro prigioniero, e

come tale trattatemi.

«Per Diana! sapete pure che non lo sarete per molto tempo, disse il

tenente dei moschettieri.

«No, no, ripicchiò Aramis, perchè si farà a noi come a quei prigionieri

presi a Philipphaus.

«E che fu fatto a coloro? domandò d’Artagnan.

«Eh! la metà impiccata, e l’altra metà fucilata.

«Ed io vi garantisco, soggiunse d’Artagnan, che sinchè mi rimanga nelle

vene una stilla di sangue non sarete fucilati nè appiccati. Vengano,

vengano, cospettone! E poi, Athos, vedete quella porta?

«Ebbene?

«Da quella voi passerete quando vogliate, giacchè da questo punto voi

ed Aramis siete liberi come l’aria.

«Qui ben riconosco l’indole vostra, mio prode d’Artagnan, fece Athos,

ma non siete più padrone di noi; la porta è custodita, vi è pur noto.

«Or bene, la sforzerete; seguitò Porthos, chi v’è egli? tutto al più

dieci uomini.

«Sarebbero nulla per noi quattro, sono troppi per noi due. No, no,

sentite; come siamo, ci è forza perire. Vedete l’esempio fatale: su

la strada del Vendomese, voi d’Artagnan, sì coraggioso, voi Porthos sì

valoroso, foste battuti; oggi lo siamo Aramis ed io, tocca a noi. E ciò

non ci avvenne giammai quando eravamo tutti e quattro riuniti; si muoja

dunque conforme è morto Winter: per me, lo dichiaro, non acconsento a

fuggire se non tutti e quattro insieme.

«È impossibile, disse d’Artagnan, noi siamo sotto gli ordini di

Mazzarino.

«Lo so, e non vi pungo maggiormente; i miei ragionamenti nulla hanno

prodotto; bisogna che siano stati cattivi se non hanno avuto alcun

dominio sopra intelletti tanto giusti come i vostri.

«D’altronde, continuò Aramis, quando anche avessero fatto effetto,

la migliore si è di non compromettere due ottimi amici quali sono

d’Artagnan e Porthos. Non dubitate, signori, noi morendo vi faremo

onore. In quanto a me, mi sento superbo di andare incontro alle palle

ed anco alla corda con voi, Athos, giacchè mai non mi sembraste sì

grande come quest’oggi».

D’Artagnan non diceva niente, ma dopo aver rosicato il gambo del fiore

si rosicava le dita.

«Vi figurate forse, riprese alfine, che si voglia uccidervi? e perchè

fare? che interesse si ha alla vostra morte? E d’altronde siete nostri

prigionieri.

«Pazzo, pazzo! rispose Aramis, non conosci dunque Mordaunt? Ebbene,

io ho ricambiata con lui una sola occhiata, ed in quella sua ho visto

ch’eravamo condannati.

«Fatto sta che mi rincresce di non averlo strangolato secondo mi

suggeriste, replicò Porthos ad Aramis.

«Eh, m’importa assai di Mordaunt! esclamò d’Artagnan, cospetto! se

mi stuzzica un po’ troppo, lo schiaccierò io, quell’insetto! Non

iscappate, è inutile, mentre, ve lo giuro, siete qui in sicuro quanto

lo eravate venti anni addietro, Athos, voi in via di Feron, Aramis, voi

nella via di Vaugirard.

«Oh! disse Athos stendendo la mano verso una delle due finestre colle

inferriate che davano luce alla stanza, tra poco saprete che pensare,

giacchè eccolo che corre in qua.

«E chi?

«Mordaunt».

Diffatti, seguendo la direzione accennata da Athos, d’Artagnan vide un

cavaliero che veniva di galoppo.

Era realmente Mordaunt.

D’Artagnan si scagliò fuori dalla camera.

E perchè Porthos voleva irgli appresso, ei gli disse:

«Restate costì, e non venite se non quando mi udrete battere il tamburo

colle dita sulla porta».

Venti anni dopo · 第 84 / 130 题