_Lettera di Cromvello._
Nel momento in cui Enrichetta lasciava il convento per recarsi al
Palazzo Reale, smontava da cavallo al portone di quella dimora un tale
che avvisava alle guardie aver cose importanti da dire al ministro.
Sebbene Mazzarino avesse sempre paura, siccome aveva però anche più
sovente bisogno d’informazioni e consigli, era molto accessibile. Non
alla prima porta si trovava la vera difficoltà, facilmente si passava
pure la seconda, ma alla terza invigilava oltre la guardia e gli
uscieri il fido Bernouin, cerbero cui non rimuoveva parola alcuna, cui
non incantava alcun ramo nemmeno se fosse stato d’oro.
E quindi alla terza che accenniamo dovea subire l’interrogatorio
formale quegli che chiedeva o reclamava un’udienza.
L’uomo arrivato allora avendo lasciato il suo palafreno legato alle
inferriate del cortile, salì la scala grande, e domandò alle guardie
nella prima sala:
«Il signor ministro?
«Passate» quelle risposero senza alzare gli occhi, chi di su le carte
e chi di su i dadi, e d’altronde contentissime di far capire che non
toccava a loro il far l’uffizio di servitori.
Il cavaliero entrò nella sala seconda. A questa stavano in custodia i
moschettieri e gli uscieri.
Ed egli ripetè la richiesta.
«Avete una lettera d’udienza? disse un usciere avanzandosi incontro a
lui.
«Ne ho una, ma non del ministro.
«Entrate, e fate ricerca del signor Bernouin».
Ciò detto, l’usciere aprì la porta della terza stanza.
Dietro a quella, o per caso o per abitudine, stava in piedi Bernouin,
ed aveva inteso tutto.
«Son io quello che cercate, egli disse; di chi è la lettera che recate
a Sua Eccellenza?
«Del generale Oliviero Cromvello; favorite dir questo nome a Sua
Eccellenza, e riferirmi se vuol ricevermi o no» disse il sopraggiunto.
E rimase là ritto nell’attitudine altera e triste, particolare ai
puritani.
Bernouin, dopo aver vôlto su tutta la persona del giovane uno sguardo
indagatore, passò di nuovo nel gabinetto del ministro, a cui trasmise
le parole del messaggiero.
«Un uomo latore di una lettera di Oliviero Cromvello? disse Mazzarino,
e che specie d’uomo?
«Un vero Inglese, monsignore; capelli biondi rossicci, piuttosto
rossicci che biondi; occhio grigio, turchino, piuttosto grigio che
turchino, e in quanto al resto orgoglio e faccia tosta.
«Dia il dispaccio.
«Monsignore chiede il dispaccio, disse Bernouin venendo fuori dal
gabinetto.
«Monsignore non vedrà il dispaccio senza il portatore; rispose il
giovane, ma per convincervi che realmente io l’ho, ecco, guardatelo».
Bernouin guardò il suggello, e visto che il plico veniva veramente dal
generale Oliviero Cromvello, si disponeva a tornare presso a Mazzarino.
«Aggiungete, disse il forestiero, ch’io sono, non un semplice
messaggiero, ma un inviato straordinario».
Bernouin passò da capo di là, ed indi a pochi minuti secondi
ricomparve, dicendo:
«Entrate».
E teneva l’uscio schiuso.
Mazzarino aveva avuto d’uopo di tutte quelle gite in su ed in giù
onde calmare l’emozione cagionatagli dall’annunzio di quel piego, ma
per quanta perspicacia si avesse, cercava invano qual motivo potesse
indurre Cromvello a porsi seco in comunicazione.
Lo straniero si mostrò sulla soglia del gabinetto; teneva in una mano
il cappello e nell’altra la lettera.
Mazzarino si alzò.
«Signore, disse, avete una lettera di raccomandazione per me?
«Eccola, Eccellenza» rispose il giovine.
Il ministro prese il foglio, lo dissigillò, e lesse:
«Il signor Mordaunt, uno dei miei segretarj, consegnerà la
presente lettera d’introduzione a Sua Eccellenza il signor ministro
Mazzarino in Parigi; ed è latore puranco per Sua Eccellenza di una
seconda lettera confidenziale».
«Oliviero Cromvello».
«Benissimo, signor Mordaunt, disse il ministro, datemi la seconda, e
sedete».
Il giovanetto si levò di tasca l’altro foglio, e lo diede e si assise.
Intanto Mazzarino tutto assorto nelle sue riflessioni aveva presa
la missiva, e senza disigillarla se la girava tra le dita; ma per
confondere il messaggiero si mise ad interrogarlo al suo solito, e
convinto com’era dall’esperienza che pochi potevano occultargli qualche
cosa quando guatava fisso interrogando, disse a colui:
«Signor Mordaunt, siete molto giovane per questo scabroso mestiere di
ambasciatore; in cui male riescono talvolta i più vecchi diplomatici.
«Monsignore, ho ventitrè anni, ma Vostra Eccellenza fa sbaglio nel
dirmi che son giovane; ho maggiore età che l’Eccellenza Vostra, sebbene
non abbia la di lei saviezza.
«Come, come? replicò Mazzarino, non vi capisco.
«Dico che gli anni del soffrire contano per doppi, ed io soffro da
venti anni.
«Ah sì, v’intendo, mancanze di fortune; siete povero, è vero?»
Ed il ministro aggiunse fra sè:
«Questi rivoluzionarj inglesi sono tutti miserabili e villani.
«Monsignore, dovevo aver un giorno un patrimonio di sei milioni, ma mi
fu preso.
«Dunque non siete un uomo del volgo?
«Se portassi il mio titolo, sarei lord; se portassi il mio nome,
avreste udito uno dei nomi più illustri dell’Inghilterra
«Come vi chiamate?
«Mi chiamo Mordaunt, rispose il forestiero inchinandosi».
Mazzarino si accorse che l’inviato di Cromvello bramava mantenersi
incognito.
Si tacque per un momento, ma in quel momento l’osservò anche con più
attenzione di prima.
L’altro se ne stava impassibile.
«Maledetti questi puritani! brontolò piano il ministro, e’ son fatti di
marmo».
E poi ad alta voce:
«Ma vi rimangono dei parenti.
«Uno, monsignore.
«E allora, vi ajuta?
«Tre volte mi sono presentato per implorare il suo appoggio, ed
altrettante mi ha fatto cacciar via da’ suoi domestici.
«Oh mio Dio! caro signor Mordaunt, esclamò Mazzarino lusingandosi di
far cadere in qualche laccio il suo interlocutore mediante la sua finta
pietà, quanto m’interessa il vostro racconto! Sicchè non conoscete la
vostra nascita?
«Non la conosco se non da poco in qua.
«E sino al momento che ne aveste cognizione?...
«Mi consideravo come un fanciullo abbandonato.
«Dunque non vedeste mai vostra madre?
«Sì! quando ero bambino essa venne tre volte dalla mia balia;
dell’ultima mi ricordo come se fosse oggi.
«Avete buona memoria.
«Oh sì, monsignore! replicò il giovane con un accento tanto singolare
che il ministro si sentì un brivido nelle vene.
«E chi vi allevava? domandò questi.
«Una nutrice francese, la quale mi mandò via quando ebbi cinque anni,
perchè nessuno la pagava più, nominandomi quel parente di cui spesso le
aveva parlato mia madre.
«E che faceste?
«Mentre piangevo e mendicavo sulla strada maestra, un ministro di
Kingston mi ricovrò, m’istruì nella religione calvinista, mi trasfuse
tutta la scienza che aveva egli stesso, e mi ajutò nelle ricerche ch’io
feci della mia famiglia.
«E le ricerche?....
«Sortirono infruttuose: il caso fece tutto.
«Scopriste che ne fosse della vostra genitrice?
«Seppi ch’era stata assassinata da quel congiunto ajutato da quattro
amici suoi; ma già sapevo ch’ero stato degradato dalla nobiltà e
spogliato di tutti i miei beni da Carlo I.
«Ah! comprendo adesso perchè servite il signor Cromvello. Voi odiate il
re.
«Sì, monsignore, io l’odio».
Mazzarino stupì nel mirare l’espressione diabolica apparsa sul viso
al giovane mentre pronunciò queste parole; come i volti ordinarj si
colorano di sangue e si arrossano, così il suo colorandosi di fiele
diventò quasi livido.
«È terribile la vostra storia, signor Mordaunt, e m’interessa
oltremodo; ma per vostra buona sorte voi servite un padrone
potentissimo. Esso deve ajutarvi nelle vostre indagini. Abbiamo tante
maniere d’informazioni noi altri!
«Monsignore, a un buon cane da caccia basta mostrare il principio di
un’orma perchè arrivi di certo al fine della via.
«Ma al congiunto del quale mi discorrevate, volete voi ch’io gli parli?
domandò Mazzarino a cui premeva di farsi un amico presso a Cromvello.
«Grazie, Eccellenza, gli parlerò da per me.
«Ma non diceste che vi trattava male?
«Mi tratterà meglio alla prima volta che lo vedrò.
«Avete dunque un mezzo d’intenerirlo?
«Ho un mezzo di farmi temere».
Il ministro guardava il giovane che così favellavagli, ma al lampo
che gli uscì dagli occhi egli abbassò la fronte, ed imbarazzato per
continuare una tal conversazione, aperse la lettera di Cromvello.
A poco a poco si oscurarono di nuovo le pupille del messaggiero, ed
esso piombò in profonda meditazione. Mazzarino, dopo aver letti i primi
versi, si azzardò a guardare sott’occhi se Mordaunt stesse attento ai
cambiamenti della sua fisonomia, e vedutolo anzi indifferente, borbottò
stringendosi nelle spalle:
«Oh! andate a far fare le vostre faccende da genti che nello stesso
tempo fan le loro proprie! Orsù, vediamo che si vuole da me con questo
foglio».
Noi ne riproduciamo il tenore preciso:
«A Sua Eccellenza il ministro signor Mazzarino.
«Monsignore,
«Io ho voluto conoscere le vostre intenzioni in proposito degli
affari attuali dell’Inghilterra. Troppo sono vicini i due regni
perchè la Francia non si occupi della nostra situazione, siccome
noi ci occupiamo di quella di lei. Gl’Inglesi sono quasi tutti
unanimi per combattere la tirannia del re Carlo e dei suoi
partigiani. Io, posto dalla pubblica fiducia alla testa di
questo movimento, ne apprezzo meglio di chiunque la natura e
le conseguenze. Oggi io fo la guerra, vo a dare una battaglia
decisiva al re Carlo. La vincerò, perocchè ho meco la speranza
della nazione e lo spirito del Signore. Vinta questa battaglia,
il re non ha più risorse in Inghilterra nè in Iscozia, e se non
è preso od ucciso, tenterà di passare in Francia onde reclutare
soldati e riprovvedersi di armi e danaro. La Francia ha digià
ricevuta la regina Enrichetta, e, senza dubbio involontariamente ha
mantenuto un fuoco inestinguibile di guerra civile nel mio paese;
ma Enrichetta è figlia della Francia, e dalla Francia le era dovuta
l’ospitalità. Per il re Carlo la questione cambia di aspetto:
accogliendolo e soccorrendolo, la Francia disapproverebbe gli atti
del popolo inglese, e nuocerebbe cotanto all’Inghilterra, ed in
particolare ai procedimenti del governo ch’essa vuol seguire, che
un tale stato sarebbe equivalente a ostilità manifeste.
A questo punto Mazzarino, inquietissimo per l’andamento che prendeva la
missiva, cessò da capo di leggere e osservò alla sfuggita il Mordaunt.
Questi stava tuttavia pensieroso, ond’egli seguitò:
«È quindi urgente, monsignore, ch’io sappia quale idea farmi
delle vedute della Francia. Gl’interessi di questo regno e quei
dell’Inghilterra, sebbene diretti in senso inverso, sono fra loro
più collegati che non possa credersi. L’Inghilterra ha bisogno
di tranquillità interna per compiere l’espulsione del suo re; la
Francia ha bisogno di questa tranquillità per consolidare il trono
del suo giovane monarca. Voi avete d’uopo al pari di noi di quella
pace interiore a cui noi siamo prossimi mercè l’energia del nostro
governo.
«Le vostre contese col parlamento, le clamorose vostre dissensioni
coi principj che oggi combattono per voi e domani contro voi
combatteranno, la tenacità popolare diretta dal coadjutore, dal
presidente Blancmesnil e dal consigliere Broussel; finalmente
tutto quel disordine che va percorrendo i diversi gradini dello
stato, deve farvi considerare con inquietudine l’eventualità di una
guerra estera, poichè allora l’Inghilterra agitata dall’entusiasmo
delle idee nuove farebbe alleanza colla Spagna che digià brama
questa unione. Io ho pensato adunque, monsignore, conoscendo la
vostra prudenza e la situazione individuale in cui vi pongono
oggi gli avvenimenti, che preferireste concentrare le vostre forze
nell’interno del regno di Francia, ed abbandonare alle sue proprie
il nuovo governo dell’Inghilterra. Questa neutralità consiste
soltanto ad allontanare il re Carlo dal territorio di Francia, e
non soccorrere nè con armi, nè con danari, nè con truppe, quel re
affatto straniero al vostro paese.
«Così la mia lettera è del tutto confidenziale, e perciò ve la
spedisco per mezzo di un soggetto avente l’intima mia fiducia. Per
un sentimento che Vostra Eccellenza apprezzerà, essa precederà le
misure che io prenderò secondo le circostanze. Oliviero Cromvello
ha stimato che fosse meglio far intendere la ragione ad una
mente intelligente com’è quella di Mazzarino, che ad una regina,
certamente ammirabile per la sua fermezza, ma troppo sottomessa ai
vani pregiudizi della nascita e del regio diritto.
«Addio, monsignore; se non ho risposta fra quindici giorni, terrò
questa mia come non avvenuta.
«Oliviero Cromvello».
«Signor Mordaunt, disse alzando la voce il ministro, quasi per destare
il gran meditatore, la mia risposta a questo dispaccio sarà tanto
più soddisfacente pel generale Cromvello quanto io sarò più sicuro
che non si sappia avergliela io data. Sicchè andate ad attenderla a
Boulogne-sur-mer, e promettetemi di partire domattina.
«Ve lo prometto, monsignore; ma quanti giorni Vostra Eccellenza me la
farà attendere?
«Se non l’avete ricevuta fra dieci giorni, potete partire».
Mordaunt fece un inchino.
«Questo non basta, continuò Mazzarino, le vostre particolari avventure
mi hanno interessato al sommo; inoltre il dispaccio del signor
Cromvello vi rende agli occhi miei importante come ambasciadore. Ditemi
pure, ve lo ripeto, che posso fare per voi?»
Il giovane riflettè un momento, e dopo una visibilissima titubanza era
per aprir bocca e parlare, ma entrò colà precipitosamente Bernouin, e
chinatosi all’orecchio al ministro gli discorse piano.
«Monsignore, gli disse, la regina Enrichetta accompagnata da un
gentiluomo inglese arriva in questo punto al palazzo reale».
Mazzarino fece un balzo sulla seggiola, e questo osservato da Mordaunt
gli trattenne sul labbro la confidenza che a fare si accingeva.
«Signore, disse il ministro, avete inteso, non è vero? io vi prefiggo
Boulogne, nell’idea che qualunque città di Francia vi sia indifferente;
se un’altra ne preferite, nominatela; ma comprenderete facilmente che
in mezzo a tante influenze alle quali non mi sottraggo se non a forza
di segretezza, desidero che non sia nota la vostra presenza in Parigi.
«Partirò, Eccellenza, rispose Mordaunt, muovendo alcuni passi verso
l’uscio da cui era entrato.
«Non di là, no! esclamò con impeto il Mazzarino, compiacetevi passare
da questa galleria da dove arriverete nell’atrio. Bramo che non siate
veduto ad uscire. Il nostro abboccamento deve rimaner segreto».
Mordaunt andò con Bernouin, che lo fece passare in un salotto contiguo
e lo consegnò ad un usciere indicandogli la porta d’onde avesse da
andarsene.
E Bernouin tornò in fretta dal suo padrone per introdurre presso di lui
la regina Enrichetta, che già traversava dalla galleria dei cristalli.