«È un prete; disse Bragelonne. Oh! maladetti! che portano le mani sui
ministri di Dio!
«Venite qui, signore, disse Urbano, vecchio soldato che aveva fatte
tutte le campagne col duca, venite qui; con quello nulla v’è da far
più, mentre si può forse tuttora salvar questo».
Il ferito diede un mesto sorriso.
«Salvarmi!.... fece, oh no! ma ajutarmi a morire sì.
«Siete prete? domandò Raolo.
«No, signore.
«Ma il vostro infelice compagno mi è sembrato un ecclesiastico.
«È il curato di Bethune; recava in luogo sicuro i vasi sacri della
sua chiesa e il tesoro del capitolo, perchè jeri il signor Principe
abbandonò la nostra città e domani probabilmente vi sarà lo Spagnuolo.
E siccome si sapeva che delle brigate nemiche percorrevano la campagna,
e la gita era pericolosa, nessuno ha voluto accompagnarlo, e mi sono
offerto io.
«E gli sciagurati vi hanno assaliti! e hanno tirato ad un sacerdote!
«Signori, seguitò il meschino osservandosi attorno, soffro di molto,
eppure bramerei essere trasportato in qualche casa....
«Ove possiate aver assistenza, lo interruppe di Guiche.
«No, ma ove possa confessarmi.
«Ma v’è caso, soggiunse Raolo, che non siate in sì gran rischio quanto
credete.
«Eh! date retta a me, non v’è tempo da perdere; la palla ha rotto
l’osso della coscia e penetrato sino agl’intestini.
«Siete medico? domandò il conte.
«No, ma m’intendo un poco di ferite, e la mia è mortale, procurate
perciò di trasportarmi in luogo ove mi sia dato di trovare un prete, o
pigliatevi l’incomodo di condurmene uno qui, e Dio vi premierà per così
santa azione; bisogna salvarmi l’anima, chè il corpo è perduto.
«Oh! morire facendo un’opera buona, non può essere: Iddio vi assisterà.
«Signori, in nome del cielo, disse l’infelice raccogliendo tutte le
sue forze come per alzarsi, non ispendiamo tempo in parole inutili; o
ajutatemi ad arrivar al prossimo villaggio, o giuratemi sulla salute
dell’anima vostra che mi manderete qui il primo monaco, il primo
curato, il primo prete che incontrate.... Ma (continuava nel massimo
tuono di disperazione) forse nessuno oserà venire, perchè si dice che
gli Spagnuoli girano per la campagna, ed io morrò senza assoluzione....
Mio Dio! mio Dio!.... non permetterete questo, non è vero? sarebbe
troppo terribile!»
L’accento di terrore con cui quell’uomo mandava quest’ultima
esclamazione fece raccapricciare i due giovanetti.
«Quietatevi, disse di Guiche, io vi giuro che avrete fra poco la
consolazione da voi domandata. Diteci soltanto dov’è una abitazione in
cui possiamo chiedere soccorso, ed un villaggio ove si possa andar in
cerca di un ecclesiastico.
«Grazie, e Iddio vi ricompensi! v’è una locanda distante di qui mezza
lega prendendo giù per questa strada, e una lega circa dopo la locanda
è il villaggio di Grency. Andate dal curato; s’esso non è in casa,
entrate nel convento degli Agostiniani, che è l’ultimo stabile a man
diritta, e inviatemi uno, frate o prete, purchè abbia ricevuta dalla
nostra Santa Chiesa la facoltà di assolvere in _articulo mortis_.
«Signor d’Arminges, disse di Guiche, trattenetevi presso questo
sventurato e fate che sia trasportato adagio adagio; formate una
barella con dei rami d’albero; metteteci tutti i nostri ferrajuoli;
due dei nostri lacchè la sosterranno ed uno starà pronto a subentrare a
quello che primo sia stanco. Il visconte ed io andiamo in traccia di un
sacerdote.
«Andate, rispose l’ajo, ma per carità, non vi esponete!
«Non dubitate. E poi, per oggi siamo salvi: conoscete pure l’assioma:
_Non bis in eodem_.
«Coraggio, signore! disse Bragelonne al ferito, si va ad eseguire la
vostra brama.
«Dio vi benedica, signori! fece l’infermo con espressione indicibile di
gratitudine».
E i due gentiluomini si partirono di galoppo nella direzione indicata,
frattanto che il precettore del conte di Guiche presiedeva alla
formazione della bara.
In dieci minuti i giovanetti distinsero l’albergo.
Raolo, senza scendere da cavallo, chiamò l’oste, lo avvertì che sarebbe
condotto là a momenti un ferito, e lo pregò di apparecchiare quanto
poteva abbisognare alla medicatura, cioè il letto, le fascie, le
fila, invitandolo inoltre, qualora conoscesse nelle vicinanze qualche
dottore o chirurgo, a mandarlo a cercare, assumendo egli di pagare il
messaggiero.
Il locandiere che vide due signori vestiti con isfarzo, promise tutto
ciò che gli chiesero, e i nostri due cavalieri, dopo aver assistito ai
preparativi del ricevimento se ne andarono da capo solleciti inverso
Grency.
Avevano fatto più di una lega e scorgevano già le prime abitazioni
del villaggio, i di cui tetti coperti da tegoli rossicci spiccavano
fortemente in fra i verdi alberi che le circondavano, quando ecco
venire incontro a loro sopra una mula un povero monaco, che dal
cappellone largo e dalla giubba di lana bigia si ebbero tosto per un
fratello Agostiniano. E questa volta pareva che il caso mandasse ad
essi ciò che volevano.
Si appressarono al religioso.
Era un tale da venti a ventitrè anni, ma dalle pratiche ascetiche in
apparenza invecchiato. Era pallido, non già di quel colore smorto che
è anco una bellezza, ma di un giallo bilioso; i suoi capelli corti
oltrepassando appena il cerchio che il cappello gli segnava attorno
alla fronte, erano di un biondo chiaro, e le pupille di un lievissimo
color cilestro sembravano prive dello sguardo.
«Signore, disse Raolo con la consueta cortesia, siete ecclesiastico?
«Perchè questa domanda? fece l’altro con indifferenza poco men che
incivile.
«Per saperlo, ribattè con alterigia de Guiche».
Lo straniero picchiò col calcagno la mula e continuò pel suo viaggio.
Di Guiche in un salto gli fu davanti a impedirgli il passo.
«Rispondete! siete stato interrogato pulitamente, e a qualunque domanda
conviensi una risposta.
«Suppongo di esser libero di dire o no chi io mi sia alle due prime
persone che mi capitano col ghiribizzo d’interrogarmi».
Di Guiche stentò a frenarsi dall’estrema volontà venutagli di romper le
ossa a colui; e procurando vincere sè stesso, gli disse:
«Già noi non siamo _le prime persone che capitino_; questo mio amico è
il visconte di Bragelonne, ed io sono il conte Guiche. Poi, non è per
_ghiribizzo_ che vi facciamo la nostra richiesta, poichè là v’è un uomo
ferito, moribondo, che reclama i soccorsi della Chiesa. Siete prete?
in nome dell’umanità, io v’intimo di venir meco in soccorso a quel
tale; non lo siete? Oh! allora è tutt’altro, ed in nome della cortesia,
che tanto mi pare a voi ignota, vi avverto che saprò gastigarvi della
vostra insolenza».
Il monaco diventò in viso paonazzo, e sorrise in modo così strano, che
Raolo, il quale non lo perdeva di vista, sentì quel sorriso premergli
il cuore alla guisa di un insulto.
«Dev’essere qualche spione spagnuolo o fiammingo, e’ disse ponendo mano
alle pistole».
A Raolo rispose uno sguardo minaccioso e simile a un baleno.
«Ebbene? fece di Guiche, rispondete sì o no?
«Sono prete, replicò l’altro».
E nel volto assunse di nuovo la solita sua calma.
«Allora, o padre, soggiunse Bragelonne, rimesse le pistole nelle
tasche e data alla sua favella un accento rispettoso, che però non
veniva dal cuore, allora, troverete adesso, se siete prete, secondo
vi ha accennato il mio amico, la occasione di esercitare la vostra
professione; viene verso noi un infelice ferito e deve fermarsi alla
vicina locanda; domanda l’assistenza di un ministro di Dio, e lo
accompagnano i nostri servi.
«Vado sull’atto, disse il monaco».
E coi tacchi delle scarpe picchiava la mula.
«Se mai non vi andaste, gli replicò di Guiche, state pure persuaso
che abbiamo cavalli capaci di raggiungervi, tanto credito da farvi
arrestare dovunque siate, e presto sarà deciso il processo: da per
tutto si trovano un albero ed una corda».
Il monaco ripetè.
«Vado sull’atto».
E s’incamminò.
«Seguitiamolo, propose di Guiche, saremo più sicuri.
«Volevo suggerirvelo, disse Bragelonne».
Ed entrambi si avviarono seguitando il frate a un tiro di pistola.
Indi a cinque minuti quegli si volse a guardare se lo seguivano.
«Che vi pare? fece Raolo, abbiamo fatto bene.
«Che brutta faccia ha egli mai! disse il contino.
«Orribile! e specialmente la fisonomia!.... i capelli, gli occhi
foschi, le labbra che si contraggono alle minime sue parole.
«Sì, sì, replicò di Guiche, il quale era stato meno a badare a quelle
circostanze poichè egli chiaccherava mentre Raolo durava ad osservare,
sì, è una figura stranissima; ma questi frati sono soggetti a tali
pratiche, a tali digiuni, a tai colpi di disciplina, che a forza di
piangere i beni della vita per loro perduti e di cui noi godiamo, e’ si
guastano gli occhi.
«In conclusione, seguitò Raolo, questo pover’uomo avrà il prete, ma in
verità il penitente mi ha miglior aspetto che il confessore.
«Ah! disse di Guiche, non capite che questo è uno di quei fratelli
mendicanti che girano in qua o in là? sono forestieri, la maggior parte
Scozzesi, Danesi, Irlandesi. Ne ho visti parecchi!
«Così macilenti?
«No, ma all’incirca.
«E il misero ferito morrà fra le mani di quest’uomo?
«Mio caro, l’assoluzione viene da Dio stesso.... oh! in quanto a colui
vi vedevo bene toccare il pomo della pistola quasi aveste voglia di
spaccargli il cranio.
«È vero, conte; è singolare, e vi sorprenderà, ma all’aspetto di
quell’uomo ho provato un tale orrore da non potersi definire. Vi è
accaduto per la via di far muovere un serpente?
«Mai, fece Guiche.
«Ebbene, a me codesto è successo nelle nostre macchie del Blaisois, e
mi ricordo che all’aspetto del primo che mi guardava con occhio fosco,
ripiegatosi sopra di sè, scuotendo il capo ed agitando la lingua,
rimasi pallido e fermo, e come esanime sino al punto in cui il conte di
la Fère....
«Vostro padre? domandò di Guiche.
«No, il mio tutore, rispose Raolo».
Ed arrossiva.
«Benone!
«Sino al punto in cui il conte di la Fère mi disse: — Animo,
Bragelonne, sguainate! — Allora poi corsi contro al rettile, e lo
troncai in due pezzi mentre si rizzava sulla coda per venirmi egli
stesso dinanzi. Ecco, vi giuro, che provai la medesima sensazione al
mirare quell’uomo quando pronunziò: — E perchè tal domanda? — e mi
osservò fisso in volto.
«Sicchè vi duole di non averlo ridotto in due brani come il serpe?
«Direi quasi di sì, confermò Bragelonne».
La comitiva arrivava alle viste della piccola locanda, e dall’altro
lato si scorgeva l’accompagnamento del ferito che s’inoltrava guidato
dal signor d’Arminges. Due uomini portavano il moribondo, e conducevano
a mano i cavalli.