«Ora, seguitò l’ajo, vi conviene mutar panni; i vostri domestici, ai
quali ho dati degli ordini appena sono usciti dalla chiatta, debbono
essere digià arrivati alla locanda; e si saranno messi a scaldare
biancheria e vino. Venite».
I bei gentiluomini non avevano obiezioni da allacciare alla proposta ed
anzi la trovarono buonissima. Saltarono subito a cavallo, guardandosi e
ammirandosi scambievolmente. Erano in fatti due eleganti cavalieri, di
personale snello e alto, e volti nobili, fronte aperta, sguardo dolce
eppur altero, sorriso gentile e accorto. De Guiche poteva aver diciotto
anni, ma era poco più grande di Raolo, il quale ne aveva quindici. Si
porsero la destra con un moto spontaneo, e dando di sprone fecero l’uno
accanto all’altro il tragitto dal fiume all’albergo, quegli, stimando
buona e lieta la vita ch’era stato in procinto di perdere, questi,
ringraziando Iddio di aver vissuto già abbastanza per aver fatto
qualche cosa ch’esser dovesse gradita al suo protettore.
Olivain poi era il solo non molto soddisfatto della bellissima azione
del suo padrone. Si torceva le maniche e le falde del giustacuore,
pensando che una fermata a Compiegne gli avrebbe risparmiato non
soltanto l’accidente dal quale era egli scapolato, ma anco il mal di
petto ed i reumatismi che naturalmente dovevano resultarne.