XVIII.

_Il signor di Beaufort._

Ed ora, ecco ciò ch’era successo, e quali cause rendevano necessario il

ritorno di d’Artagnan alla capitale.

Mazzarino recandosi una sera, secondo la sua abitudine, dalla regina,

dopo che tutti si erano ritirati, nel passare accanto al salone delle

guardie di cui un usciale dava sulle sue anticamere, udì parlar forte

in quella stanza, e volle sapere di che discorrevano i soldati; si

avvicinò chiotto chiotto al suo solito, spinse la porta, e cacciò il

capo nella mezza apertura.

Tra le guardie era grande discussione.

«E io vi garantisco, diceva una di esse, che se Coysel ha prognosticata

questa cosa, l’è certa come se fosse accaduta. Io non lo conosco, ma ho

inteso dire ch’è non solo astrologo, ma anche mago.

«Capperi! mio caro, s’è tuo amico, badaci! gli fai un brutto servizio!

«Perchè?

«Perchè potrebbe esser messo sotto processo.

«Eh via! oggidì non si abbruciano più gli stregoni.

«No? eppure, mi pare non sia gran tempo dacchè il defunto ministro fece

abbruciare Urbano Grandier. Lo so ben io! ero di guardia al rogo, e lo

vidi arrostire.

«Caro mio, Urbano Grandier non era uno stregone, ma un sapiente, lo che

è tutt’altro. Grandier non prediceva l’avvenire, sapeva il passato, il

che alle volte è anco di peggio».

Mazzarino scosse la testa per assenso; però bramando conoscere il

prognostico su cui si discuteva restò allo stesso posto.

«Io non ti dico, soggiunse il militare, che Coysel non sia stregone,

ma che se pubblica la sua predizione, è la maniera da far che non si

compia.

«Perchè?

«Senza dubbio. Se ci battiamo fra noi, ti avverto: «Ora ti darò una

botta diritta, o una in seconda» naturalmente la parerai. E se Coysel

dice ad alta voce tanto che il ministro lo senta: «Prima del tal giorno

scapperà il tal prigioniero» è chiaro che il ministro piglierà tante

precauzioni che il prigioniero non iscappi.

«Ohimè! seguitò un altro che sembrava dormisse disteso sopra una

panca e non ostante quel sonno figurato non perdeva una parola della

conversazione, ohimè! v’immaginate che gli uomini possano sottrarsi al

loro destino? Se lassù sta scritto che il duca di Beaufort si abbia a

salvare, il signor di Beaufort si salverà, e tutte le precauzioni del

ministro uon gli faranno un’acca».

Mazzarino palpitò. Era italiano, cioè superstizioso. Si avanzò

sollecito framezzo alle guardie, che nel mirarlo troncarono la

conferenza.

«Che dicevate, signori miei? domandò con l’aria sua carezzevole, che il

signor di Beaufort è fuggito, se non isbaglio?

«Oh! no, monsignore, fece il soldato incredulo, per adesso non ci pensa

mica; soltanto si diceva che dovesse fuggire.

«E chi lo ha detto?

«Animo, Saint Laurent, ripetete la vostra storia, disse il militare al

narratore.

«Monsignore, replicò questi, raccontavo pura e semplicemente a questi

signori quel che ho inteso del prognostico di un certo Coysel, il quale

pretende che per quanto sia ben custodito Beaufort, si salverà innanzi

alla Pentecoste.

«E quel Coysel è un sognatore, un pazzo? riprese Mazzarino sempre

ridendo.

«No no, ribattè il soldato tenacissimo nella sua credulità, ha

presagito molte cose che sono successe: come per esempio, che la regina

darebbe alla luce un figliuol maschio, che il signor di Coligny sarebbe

ucciso nel suo duello col duca di Guise, e finalmente che il Coadiutore

sarebbe nominato cardinale. Or bene, la regina ha partorito non solo

un primo figlio, ma dopo due anni un altro, ed il signor di Coligny è

stato ammazzato.

«Sì, disse Mazzarino, ma il Coadiutore non è per anche cardinale.

«No, monsignore, però lo sarà».

Mazzarino fece una boccaccia che significava: «Non ha ancora il

cappello».

Indi aggiunse:

«Sicchè, mio caro, la vostra opinione è che Beaufort debba scappare?

«È tanto la mia opinione, che se Vostra Eccellenza mi offerisse adesso

il posto del signor di Chavigny, vale a dire quello di governatore del

castello di Vincennes, io non lo accetterei. Oh! all’indomani dalla

Pentecoste sarebbe un’altra faccenda».

Nulla v’è che convinca meglio di un’intima convinzione: questa

influisce persino sugl’increduli, e Mazzarino, lungi da esser tale, era

superstizioso. Quindi si ritirò pensieroso.

«Spilorcio! fece la guardia che teneva il gomito posato al muro, finge

di non aver fede nel vostro mago, Saint-Laurent, per non avere da darvi

un soldo, ma appena sia nel suo appartamento si approfitterà del vostro

presagio».

Infatti, Mazzarino, invece di continuare a camminare verso la camera

della regina, entrò nel proprio gabinetto, e chiamato Bernouin, ordinò

che all’indomani all’alba si andasse a cercare il birro che aveva messo

appresso al signor di Beaufort, e si venisse a destar lui appena quegli

capitasse.

Il soldato senza immaginarselo aveva toccato col dito la piaga più

aperta del ministro. Da cinque anni che Beaufort era in carcere

non passava giorno in cui Mazzarino non pensasse che in un momento

o nell’altro ei ne uscirebbe. Non si poteva tenere tutta la vita

prigioniero un nepote di Enrico IV, in ispecie quando questo nepote di

Enrico aveva appena trent’anni. Ma in qualunque maniera se ne traesse

fuori, quant’odio doveva nella sua carcerazione aver raccolto nel

petto contro quello a cui egli era debitore della medesima! che lo

aveva preso, ricco, valoroso, glorioso, caro alle donne, temuto dagli

uomini, per togliere alla sua vita gli anni più belli, imperocchè non

è esistere il vivere in prigione! Intanto Mazzarino accresceva la sua

sorveglianza contro a de Beaufort. Soltanto egli era simile all’avaro

della favola, il quale non potea dormire accanto al suo tesoro. Spesse

fiate di notte si destava trasalendo e sognandosi che alcuno gli avesse

rubato il Beaufort. E allora ricercava di lui, e ad ogni informazione

che prendeva aveva il dispiacere di sentire che il detenuto giuocava,

beveva e cantava a più non posso, ma giuocando, cantando e bevendo,

sospendeva queste sue operazioni per giurare che Mazzarino gli

pagherebbe a caro prezzo i divertimenti cui l’obbligava a procurarsi a

Vincennes.

Codesta idea diede grande molestia al ministro durante i suoi sonni,

talchè alla mattina alle sette, quando Bernouin entrò in camera per

isvegliarlo, furono le prime sue parole:

«Ebbene, che c’è? Beaufort è forse scappato da Vincennes?

«Non crederei, monsignore; rispose Bernouin costante nella sua calma

officiale, ma in ogni caso ora ne avrete le nuove, giacchè il birro la

Ramée mandato a chiamare a Vincennes è di là ad aspettar gli ordini di

Vostra Eccellenza.

«Aprite qui, e fatelo passare, fece Mazzarino, accomodandosi i

guanciali in modo da poter riceverlo stando seduto sul letto».

Entrò l’uffiziale. Era un uomo grande e grosso, paffuto e di buona

cera. Aveva un’aria di tranquillità, che inquietò il ministro.

«Quel briccone mi pare un imbecille, questi borbottò».

L’altro rimaneva in piedi accanto all’uscio.

«Venite qua, disse Mazzarino».

Ed il birro obbedì.

«Sapete quel che qui si dice? fece il ministro.

«No, Eccellenza.

«Che il signor di Beaufort fuggirà da Vincennes, se non lo ha digià

fatto».

Sul viso dell’agente si vide grande stupore. Aprì esso ad un tempo

e i piccoli occhi e la larga bocca per godersi meglio la facezia che

l’Eccellenza gli faceva l’onore d’indirizzargli; poi non potendo più

mantenersi serio a tale supposizione, diede in uno scroscio di risa,

ma sì forte che dall’ilarità gli si scuotevano tutte le membra come per

effetto di febbre.

A Mazzarino fu grato quello sfogo, poco però rispettoso; non cessò

peraltro di conservare il suo più grave aspetto.

La Ramée, quando ebbe riso ben bene, e si fu asciugati gli occhi,

reputò al fine opportuno di parlare e scusare la sconvenienza di

cotanto suo brio.

«Fuggire, monsignore! fuggire? egli disse, ma dunque, Vostra Eccellenza

non sa dove è il signor di Beaufort.

«Signor sì, so ch’è nella torre di Vincennes.

«Sì, Eccellenza: in una stanza dove le mura sono grosse di sei piedi

francesi, e le finestre con inferriate a graticola, di che ogni ferro è

grosso quanto il mio braccio.

«Eh! fece Mazzarino con la pazienza si forano i muri, con una molla da

oriuolo si sega una spranga.

«Ma allora Vostra Eccellenza non sa che ha presso di sè otto guardie,

quattro nell’anticamera e quattro in camera, e queste non lo lasciano

mai?

«Egli però esce dalla sua stanza, giuoca alla palla e al pallamaglio.

«Sono i divertimenti permessi ai prigionieri; pure se Vostra Eccellenza

vuole, gli si leveranno.

«No no (rispose il Mazzarino il quale temeva che privandolo di quei

piaceri, il detenuto uscisse di Vincennes, quando mai ciò accadesse,

più esacerbato contro di lui) domando soltanto con chi giuoca.

«Monsignore, con l’uffiziale di guardia, o con me, o cogli altri

prigionieri.

«Ma allora non si avvicina alle muraglie?

«E le muraglie, dunque Vostra Eccellenza non le conosce? sono alte

sessanta piedi, e non credo che il signor di Beaufort sia ancora tanto

stanco di vivere da arrischiarsi a rompersi il collo saltando di lassù.

«Uhm! fece il ministro che cominciava ad acquietarsi, sicchè voi dite,

caro la Ramée....

«Che a meno che il Beaufort trovi modo di diventare un uccellino, io

garantisco per lui.

«Badate! vi avanzate di molto. Beaufort disse alle guardie le quali

lo conducevano a Vincennes che spesso aveva pensato al caso di essere

carcerato, e per quel caso avea raccapezzate quaranta maniere di

scappare.

«Monsignore, date retta a me, se fra le quaranta maniere ve ne fosse

stata una buona, egli sarebbe fuori da un bel pezzo.

«Via via, non è tanto sciocco come mi figuravo, mormorò il ministro.

«E poi, Vostra Eccellenza si dimentica che il signor di Chavigny

è governatore di Vincennes, e che non è punto amico del signor di

Beaufort.

«Sì, ma Chavigny si assenta qualche volta.

«Quando si assenta ci son io.

«Ma quando voi vi assentate?

«Quando mi assento ho in mia vece un tocco d’uomo che aspira a

diventar birro di Sua Maestà, e che ve lo accerto, monsignore, gli fa

buonissima guardia. Da tre settimane l’ho al mio servizio, e non ho da

rimproverargli se non una cosa: di esser troppo duro per il detenuto.

«E chi è quel cerbero?

«Un certo signor Grimaud.

«E che faceva innanzi di stare presso di voi a Vincennes?

«Era in provincia, secondo mi disse quello che me lo raccomandò; v’ebbe

non so quale affaraccio a motivo della sua testa calda, e credo non

gl’increscerebbe di trovare la sua impunità sotto l’uniforme del re.

«Chi ve lo ha raccomandato?

«Il maggiordomo del signor duca di Grammont.

«Allora, a parer vostro, v’è da fidarsene?

«Quanto di me stesso, monsignore.

«Non è un ciarlone?

«Gesù mio! per molto tempo ebbi idea che fosse mutolo; non parla, e non

risponde che a forza di cenni: pare che il suo antico padrone lo abbia

avvezzato così.

«Or bene, mio caro La Ramée, ditegli che se ci fa buona e fedel

guardia, si chiuderà un occhio sulle sue imprudenze di provincia,

gli si metterà addosso un’uniforme che lo faccia rispettare, e nelle

saccoccie di questa alcune doppie per bere alla salute del re».

Mazzarino era largo di promesse; era tutto al contrario del bravo

Grimaud, tanto vantato da La Ramée, che parlava poco ed agiva molto.

Il ministro fece a La Ramée una quantità di altre domande sopra al

prigioniero, ed al modo in cui esso era stato alloggiato e cibato,

ed alle quali costui rispose in guisa sì soddisfacente, ch’egli lo

licenziò quasi tranquillo.

Poi essendo le nove ore, si alzò, si profumò, si vestì e passò dalla

regina a darle parte dei motivi che lo avevano trattenuto nel proprio

appartamento.

La regina che temeva di Beaufort quanto ne temeva il ministro, ed era

superstiziosa poco meno di lui, gli fe’ ripetere esattamente tutte le

promesse del birro e gli elogi ch’esso prodigava al suo ajutante, e

dopo che Mazzarino ebbe finito ella disse sotto voce:

«Ahimè! avessimo un Grimaud al fianco ad ogni principe!

«Pazienza! fece Mazzarino col suo sorrisetto all’italiana, forse un

giorno ci si verrà, ma frattanto....

«Frattanto?

«Io voglio prendere le mie precauzioni, ribattè il ministro».

Dietro di che scrisse a d’Artagnan di sollecitarsi a tornare.

Venti anni dopo · 第 24 / 130 题