XIII.

_Come d’Artagnan, nel ritrovare Porthos, si accorgesse che non sempre

le ricchezze formano la felicità._

D’Artagnan passò il cancello e si trovò di faccia al castello. Quando

poneva piedi a terra comparve sul verone una specie di gigante. Si

renda giustizia a d’Artagnan: a parte da ogni sentimento di egoismo,

gli balzò il cuore di gioja all’aspetto di quell’alto personale e di

quel volto marziale che gli rammentavano un uomo buono e prode.

Corse incontro a Porthos e si gettò nelle sue braccia. Tutta la

servitù disposta in circolo, a distanza rispettosa, guardava con umile

curiosità. Mousqueton in prima fila si asciugò gli occhi; il povero

giovinotto non aveva cessato di piangere per l’allegrezza dacchè aveva

riconosciuti d’Artagnan e Planchet.

Porthos prese a braccetto d’Artagnan, esclamando con voce che dal

baritono era passata al basso:

«Ah! che piacere di rivedervi! dunque voi non mi avete obliato?

«Obliarvi! oh, caro du Vallon! e si dimenticano i più bei giorni della

nostra gioventù, e gli amici affezionati, ed i pericoli affrontati

insieme? e nel rivedervi, tutti i momenti dell’antica nostra esistenza

si riproducono al mio pensiero.

«Sì, sì, seguitò Porthos procurando di dare alle basette quella piega

elegante che avevano perduta nella solitudine, sì, al tempo nostro

ne facemmo delle belle, e si diede da sudare ben bene a quel povero

ministro!»

E cacciò fuori un sospiro.

D’Artagnan lo guardò fisso.

Ma egli continuò in tuono languido:

«Basta, siate il ben venuto; mi ajuterete a ritrovare la sparita mia

gioja; domani rincorreremo la lepre nella mia pianura ch’è bellissima,

o il capriuolo ne’ miei boschi che sono superbi; ho quattro levrieri

che son tenuti per i più leggieri di tutta la provincia, e una muta che

non ha l’eguale di qui a venti leghe».

E Porthos mandò un altro sospiro.

«Ohe! fece tra sè d’Artagnan, che fosse meno felice di quello che pare?»

Indi rispose:

«Però, prima di tutto mi presenterete a madama du Vallon, giacchè

mi rammento di una certa lettera di cortese invito che vi piacque

scrivermi, ed in fondo alla quale essa favorì mettere alcuni versi».

Terzo sospiro di Porthos.

«Da due anni ho perduta madama du Vallon, egli disse, e ne sono

tuttavia afflittissimo; perciò lasciai il mio castello du Vallon,

vicino a Corbeil, per venire ad abitare nella mia tenuta di Bracieux,

cambiamento che mi ha indotto a comprar questa. Povera madama du

Vallon! (seguitò con una smorfia di rammarico) non era una donna di

carattere molto costante e eguale, ma aveva terminato coll’avvezzarsi

alle mie maniere e adattarsi a’ miei capriccetti.

«Sicchè siete ricco e libero? domandò il tenente.

«Ahimè! son vedovo, ed ho quarantamila lire di rendita. Andiamo a far

colazione: volete?

«Certamente; l’aria della mattina mi ha dato appetito.

«Sì, fece Porthos, la mia aria è ottima».

Entrarono nel palazzo; da cima a fondo erano tutte indorature; dorati i

cornicioni, dorati i finimenti, dorato il legno delle seggiole.

Stava pronta una tavola apparecchiata.

«Vedete, disse Porthos, questo è il mio ordinario.

«Caspita! me ne congratulo con voi; il re non lo ha consimile.

«Sì; ho inteso dire che Mazzarino lo tratta male a cibo.... Assaggiate

questa costoletta, caro d’Artagnan, è de’ miei montoni.

«Avete de’ montoni molto teneri, e di nuovo vi fo i miei complimenti.

«Sì, sono mantenuti nelle mie praterie, che sono stupende.

«Datemene un’altra.

«No; piuttosto, pigliate di questa lepre, che ammazzai jeri in una

delle mie conigliere.

«Per bacco, che sapore!... ma dunque le nutrite a forza di sermollino

le vostre lepri?

«E che vi pare del mio vino? è grato, non è vero?

«È delizioso.

«Eppure è del paese.

«Propriamente!

«Di un piccolo terreno lassù sulla mia montagna; mi fornisce da venti

botti.

«Ma l’è addirittura una vendemmia!»

Porthos sospirò per la quinta volta. D’Artagnan aveva contati i suoi

sospiri.

«Orsù, disse questi, curioso d’investigare il problema, sembra che

siate angustiato da qualche cosa; state male forse? la salute....

«Ottima, migliore che non fosse mai; ammazzerei un bove con un pugno.

«Allora, dispiaceri di famiglia.

«Di famiglia? per buona sorte non ho al mondo altri che me.

«E dunque, di che avete da sospirare?

«Ah! sarò schietto con voi.... non sono felice.

«Voi, non felice! voi che avete palazzo, praterie, montagne; voi che

avete quaranta mila lire di rendita, non siete felice!

«È vero, possiedo tutto questo, e fra tutto questo, son solo.

«Eh! capisco, siete circondato da villani, che non potete frequentare

senza derogare in certo modo....»

Porthos impallidì alquanto, e vuotò un enorme bicchiere di vino.

«No, disse, all’incontro: figuratevi che son tutti gentiluomini di

campagna, i quali hanno un qualche titolo, e pretendono di risalire

a Faramondo, a Carlomagno, o almeno ad Ugo Capeto. Sul principio

io era l’ultimo venuto, e in conseguenza dovevo essere il primo a

usare le cortesie; lo feci, ma sapete bene, d’Artagnan, che madama du

Vallon....»

Parve che nel dir questo Porthos inghiottisse a stento la sciliva.

«Madama du Vallon, continuò, era di una nobiltà assai dubbia; di primo

letto (non credo raccontarvi cose nuove) aveva sposato un procuratore.

Qui trovarono che questo era nauseante.... sì, dissero nauseante....

capite? è una parola da far uccidere trentamila uomini; io ne uccisi

due, lo che fece tacere gli altri, ma non me li rese amici. Sicchè non

ho più compagnia, vivo solo, mi annojo, mi struggo».

D’Artagnan sorrise; vedeva la mancanza di usbergo, e preparava la botta.

«Ma insomma, disse, siete nobile di per voi, e la vostra moglie non vi

può disfare.

«Sì; ma intendete, non essendo di nobiltà storica come i Coucy che si

contentavano di esser Signori (_sires_), ed i Rohan che non volevano

esser duchi, tutti coloro che sono visconti o conti, passano avanti

a me, in chiesa, nelle cerimonie, dappertutto, ed io non ci posso

ridire.... Ah! se fossi soltanto....

«Barone, non è così? fece d’Artagnan terminando la frase.

«Oh! esclamò Porthos, se fossi barone!

«Bene! pensò il tenente, qui riuscirò».

E rispose:

«Or bene, amico mio, quel titolo che bramate, oggi vengo a portarvelo».

Porthos fece un balzo che scosse tutta la stanza; due o tre bottiglie

perderono l’equilibrio e ruzzolando in terra si ruppero. Al romore

accorse Mousqueton, e si vide in prospettiva Planchet con la bocca

piena e il tovagliuolo in mano.

«Monsignore mi ha chiamato? domandò Mousqueton».

A cui il padrone ammiccò di raccattare i pezzi delle bottiglie.

«Veggo con piacere, disse d’Artagnan, che avete sempre questa bravo

giovine.

«È mio maggiordomo.... (ed alzando la voce): ha fatto il fatto suo, il

briccone! e si conosce subito... Ma (seguitò piano) mi è affezionato, e

non mi lascerebbe per qualunque cosa.

«E lo chiama monsignore! pensò d’Artagnan.

«Uscite, Mouston, disse Porthos.

«Avete detto Mouston?... ah sì! per abbreviazione: Mousqueton era

troppo lungo a pronunziarsi.

«Sì, replico Porthos, poi puzzava di sergente maggiore da una lega

lontano.... Noi però discorrevamo di affari; quando è capitato quel

birbante.

«Appunto, fece d’Artagnan, per altro, si rimetta la conversazione a

più tardi; i vostri servi potrebbero sospettare di qualcosa; vi possono

essere delle spie nel paese; comprendete che si tratta di oggetti serj.

«Diamine! or via, per far la digestione, passeggiamo nel mio parco.

«Volentieri».

E perchè entrambi avevano fatta una colazione abbastanza copiosa,

cominciarono a fare il giro di un giardino magnifico; viali di castagni

e di tigli racchiudevano uno spazio di trenta jugeri per lo meno; alla

fine di ciascuno di essi, e nel più folto di alberi e arboscelli, si

vedevano correre i conigli, e sollazzarsi fra l’erbe le più alte.

«Affè, disse d’Artagnan, il parco corrisponde a tutto il rimanente, e

se nel vostro stagno vi sono tanti pesci quanti conigli v’hanno nelle

conigliaje, siete un uomo fortunatissimo, caro Porthos; purchè abbiate

conservato il genio per la caccia ed acquistato quello della pesca.

«Amico mio, rispose Porthos, io lascio la pesca a Mousqueton: gli è

un piacere da plebei; ma a volte vado a caccia, cioè quando mi annoio,

seggo sopra uno di quei sedili di marmo, mi fo portare il mio schioppo;

mi fo condurre il mio cane prediletto, e tiro a’ conigli.

«Ma è un gran divertimento! fece d’Artagnan.

«Sì, ripetè Porthos con un sospiro, è un gran divertimento!»

D’Artagnan aveva smesso di contarli.

«Poi, aggiunse Porthos, Gredinet va a cercarli, e li porta da sè al

cuoco: c’è benissimo avvezzato.

«Oh, che cara bestiuolina!

«Ma lasciamo stare Gredinet, che vi darò, se ne avete voglia, perchè

principio a infastidirmene, e torniamo a’ nostri affari.

«Volentieri: soltanto vi avverto, acciò non diciate ch’io v’abbia preso

a tradimento, che vi toccherà cambiar vita.

«Come mai?

«Indossare da capo l’armatura, cinger la spada, andare incontro alle

avventure, lasciare come in passato qualche brano di carne per la

via.... Sapete, alla maniera di prima....

«Oh diavolo!

«L’intendo; siete mal avvezzo, avete fatto pancia, ed il pugno non ha

più quella elasticità di cui ebbero tante prove le guardie del signor

ministro.

«Ah! il pugno è ancora buono, vi giuro, seguitò Porthos stendendo una

mano non dissimile da una spalla di montone.

«Meglio così!

«Sicchè si ha da fare la guerra?

«Eh sì, Dio buono!

«E contro a chi?

«Siete stato a giorno di politica?

«Io? neppure per ombra.

«E siete per il Mazzarino, o per i principi?

«Io? son per nessuno.

«Vale a dire che siete per noi; bene, bene! questa è la vera posizione

per fare i fatti suoi. Orsù, mio caro, io vi dirò che vengo da parte

del ministro».

Queste parole produssero effetto sopra Porthos come se fossero stati

sempre nel 1640.

«Oh oh! egli disse, che vuol da me sua Eccellenza?

«Avervi al suo servizio.

«E chi le ha parlato di me?

«Rochefort; vi ricordate?

«Sì, cospetto! quello che tempo addietro ci diede tanto tormento, e ci

fece correr tanto; lo stesso a cui voi somministraste una dopo l’altra

tre stoccate, che per lui non erano rubate, in sostanza!

«Ma sapete ch’è diventato amico nostro?

«No, non lo sapevo.... Ah! non serba rancore?

«V’ingannate, Porthos; son’io che non lo serbo a lui».

Porthos non capì appieno: ma già noi ci ricordiamo che il suo forte non

era la facilità di comprensiva.

«Sicchè, continuò, il conte di Rochefort è quello che ha discorso di me

al ministro?

«Sì, e poi la regina.

«Come, la regina?

«Per ispirarci fiducia, essa gli ha perfino consegnato il famoso

diamante, vi sovviene? che io aveva venduto al signor des Essarts, e

che non so come è tornato in suo possesso.

«Ma mi pare, osservò Porthos col suo solito giudizio un po’ rozzo, che

avrebbe fatto meglio di darlo a voi.

«Così penso anch’io, replicò d’Artagnan; ma che volete? i re e le

regine hanno talvolta singolari capricci. In conclusione, siccome sono

essi che tengono le ricchezze e gli onori, che distribuiscono danaro e

titoli, tutti son dediti a loro.

«Sì, gli si è dediti.... E allora, voi siete dedito in questo

momento?...

«Al re, alla regina e al ministro; e di più, ho garantito della vostra

divozione.

«E dite che avete stabilite per me certe condizioni?

«Stupende, caro mio, stupende! Prima di tutto, avete danaro, non è

vero? quaranta mila lire di rendita, me lo avete detto».

Porthos entrò in diffidenza.

«Eh! ribattè, danari, non se ne ha mai di troppo. Madama du Vallon

lasciò un patrimonio imbrogliatissimo; io poi non sono un signorone,

dimodochè vivo a giorno per giorno.

«Ha paura ch’io sia qui per chiedergli de’ soldi in prestito, pensò il

tenente dei moschettieri.

«Oh! rispose forte, meglio, meglio, se siete in ristrettezze!

«Come, meglio? fece Porthos.

«Sì, perchè sua Eccellenza darà tutto quel che si voglia, terre,

numerario e titoli.

«Ah! ah! ah! esclamò Porthos, e spalancava gli occhi.

«Sotto l’altro ministro, proseguì d’Artagnan, non sapemmo profittare

della fortuna; e sì, gli era il caso, veh! non lo dico per voi che

avevate in vista le vostre quaranta mila lire di entrata e mi parevate

l’uomo più avventurato di questo mondo».

Nuovo sospiro del signor de Bracieux di Pierrefonds.

«Bensì, tirò innanzi il tenente, non ostante le vostre quaranta mila

lire, e forse anche per ragione di queste, ho idea che una piccola

corona farebbe ottima comparsa sulla vostra carrozza.... eh?

«Ma sì, ripicchiò Porthos.

«Or bene, guadagnatevela. Ella sta su la punta della vostra spada. Noi

non ci nuoceremo. Il vostro scopo è un titolo; il mio è danaro. Che io

ne guadagni a sufficienza per far ricostruire Artagnan (lasciato andare

in rovina da’ miei antenati impoveriti mediante le crociate), e per

comprare intorno a questo una trentina di jugeri, non mi occorre altro:

mi vi ritiro, e là muojo tranquillo.

«Ed io, disse Porthos, voglio esser barone.

«Lo sarete.

«E non avete pensato pure agli altri nostri amici?

«Sì, ho veduto Aramis.

«Ed egli che desidera? innalzarsi, ci s’intende.

«Aramis, fece d’Artagnan il quale non voleva far perdere a Porthos le

sue illusioni, Aramis, figuratevi, vive come un orso, rinunzia a tutto,

non pensa che alla salute dell’anima; le mie esibizioni non valsero a

deciderlo.

«Male! disse Porthos, aveva tanto spirito! E Athos?

«Non l’ho ancor visto, ma andrò da lui quando vi lascio. Sapete dove lo

troverò?

«Vicino a Blois, in una piccola tenuta ereditata non so da qual parente.

«E che si chiama?

«Bragelonne. Capite questa, mio caro? Athos, ch’era nobile come

l’imperatore e ha per eredità una tenuta la quale ha nome di contea! e

che ne farà egli, di tutte quelle contee? contea di La Fère, contea di

Bragelonne?

«Di più che non ha figliuoli, aggiunse d’Artagnan.

«Uhm! mugolò Porthos, ho inteso dire che avesse adottato un giovinetto

che nel volto gli somiglia.

«Athos, ch’era virtuoso come Scipione, lo avete riveduto?

«No.

«Domani, dunque, andrò à dargli le vostre nuove. Temo, a dirla fra noi,

che la sua inclinazione per il vino lo abbia invecchiato assai.

«Sì, è vero, beveva molto.

«E poi, era maggiore a tutti noi, osservò d’Artagnan.

«Di pochi anni, riprese Porthos; l’aspetto suo grave lo faceva parere

più vecchio che non fosse.

«Così è. Sicchè, se abbiamo Athos sarà tanto meglio; se non lo abbiamo,

ne faremo di meno: siamo buoni per dodici, noi due.

«Sì, disse Porthos sorridendo alla rimembranza delle ultime sue

imprese, ma noi quattro saremmo stati buoni per trentasei.... e di più,

che, secondo dite, il mestiere sarà scabroso.

«Scabroso per reclute, ma per noi no.

«Sarà lungo?

«Eh! può durare tre o quattro anni.

«Vi sarà da battersi di molto?

«Spererei.

«Bene, alla fine dei conti, benone! esclamò Porthos, non avete idea,

mio caro, quanto mi sento scricchiolare le ossa dacchè sono qui. Alle

volte, la domenica, all’uscire dalla messa vo a cavallo per i campi

e sulle terre dei vicini, onde incontrare qualche piccola disputa,

giacchè sento che ne ho bisogno; ma nulla! o mi rispettano o mi temono,

lo che è più probabile, mi lasciano calpestare il trifoglio insieme co’

miei cani, passare addosso a tutti, e torno indietro più annojato che

mai.... Almeno, ditemi un poco, a Parigi v’è più facilità di battersi?

«Per cotesto, amico mio, gli è un gusto: non più editti, non guardie

del ministro, non Jussac nè altri bracchi. Mio Dio! vedete, sotto un

lampione, in una locanda, da per tutto, siate del Mazzarino, siate

della Fronda, fuori la spada e basta. Il signor di Guise ha ucciso il

signor di Coligny sulla Piazza Reale, e non è successo niente.

«Ah! va ottimamente, disse Porthos.

«E poi, tra poco, seguitò d’Artagnan, avremo battaglie ordinate,

cannone, incendi; sarà una faccenda variata.

«Dunque mi ci decido.

«Mi date la vostra parola?

«Sì, è finita. Tirerò di stocco e di taglio per il Mazzarino.... ma....

«Ma?

«Mi fa barone?

«Ehi perdinci! è cosa stabilita prima; ve l’ho detto e ve lo ripeto, vi

garantisco la baronia».

Dietro questa promessa, Porthos che non aveva mai dubitato della parola

del suo amico si avviò nuovamente al palazzo.

Venti anni dopo · 第 19 / 130 题