«Dunque, ricominciò d’Artagnan, non volete passare dal Mazzarino?
«Nè voi dai principi?
«No; non passiamo da alcuno, e restiamo amici; non siamo nè del
ministro nè della Fronda.
«Giusto! siamo moschettieri, fece Aramis.
«Anche dopo lo stato che avete abbracciato? disse d’Artagnan.
«Anche dopo.
«Dunque, addio.
«Non vi trattengo, sendochè non saprei dove farvi dormire, nè posso
decentemente offerirvi metà della tettoja di Planchet.
«E poi, sono appena distante di tre leghe da Parigi, i cavalli son
riposati, sarò a casa in meno di un’ora».
E d’Artagnan mescendosi l’ultimo bicchier di vino.
«Alla salute del nostro tempo antico!
«Sì, rispose Aramis, pur troppo è un tempo passato! _Fugit irreparabile
tempus._
«Oibò! forse tornerà. In ogni caso, se avete bisogno di me, via
Tiquetonne, albergo del Granchio.
«E per me nel convento fra le sei della mattina e le otto di sera;
e fra le otto di sera e le sei della mattina, s’intende bene, con
superiore permesso.
«Addio, mio caro.
«Oh! non vi lascio così, aspettate ch’io vi accompagni».
Aramis prese la spada e il ferrajuolo.
«E’ vuole assicurarsi che io parta! pensò d’Artagnan».
Aramis fischiò per chiamare Bazin, ma Bazin dormiva in anticamera
accanto agli avanzi della sua cena, e bisognò per destarlo che Aramis
lo tirasse per l’orecchio.
Quegli distese le braccia, si stropicciò gli occhi, e cercò di
riaddormentarsi.
«Su, dormiglione, presto, fa lume.
«Ma disse Bazin, sbadigliando in maniera da rovinarsi le mascelle, un
momento....»
D’Artagnan stava per accertare Aramis che ci vedrebbe abbastanza, ma
gli venne un’idea.
L’idea fece sì che si tacesse.
Bazin diede un grosso sospiro, e andò di là, indi a un momento
ritornava con una candela accesa.
«Oh! disse d’Artagnan, adesso va anche meglio, ma però....
affrettiamoci a partire».
Parve che un’occhiata penetrante di Aramis corresse a ricercare il
pensiero del suo amico nel più profondo del di lui cuore; d’Artagnan
sostenne l’occhiata in atto di ammirabile semplicità e indifferenza.
D’altronde in quel punto poneva il piede sul primo gradino della scala
che conduceva alla porta.
Fu abbasso in un attimo.
Bazin rimase affacciato alla finestra.
«Resta costì, gli aveva ordinato Aramis, ora vengo».
I due si avviarono verso la tettoja; avvicinati che si furono, uscì di
là Planchet reggendo i due cavalli scossi.
«Manco male! fece Aramis, questo è un servitore attivo e vigilante;
non è come quell’infingardo di Bazin che non è più buono a nulla....
Veniteci dietro, Planchet, noi andiamo discorrendo sino in fondo al
villaggio».
Realmente traversarono tutto il villaggio parlando di cose
indifferenti. Poi arrivati alle ultime abitazioni, Aramis disse:
«Andate, amico carissimo, seguitate la vostra carriera; la fortuna vi
arride, non ve la lasciate fuggire; rammentatevi ch’è una cortigiana,
e trattatela come tale; io per me rimango nella mia umiltà e nella mia
pigrizia.
«Sicchè è propriamente deciso? domandò il tenente, ciò che vi ho
offerto non vi gradisce?
«Mi gradirebbe molto, al contrario, se fossi un uomo come gli altri;
ma, ve lo ripeto, in verità sono un impasto di contrasti; quel che oggi
odio, domani lo adorerò, e viceversa. Vedete che non posso impegnarmi,
per esempio, come voi che avete delle idee ben ferme.
«Tu menti, malizioso! fece tra sè d’Artagnan, anzi, sei tu il solo che
sappi sceglierti una meta ed a quella camminare all’oscuro.
«Addio, continuò Aramis, e grazie delle vostre eccellenti intenzioni,
e soprattutto delle buone rimembranze che in me ha ridestate la vostra
presenza».
Si abbracciarono. Planchet era di già a cavallo, d’Artagnan saltò in
sella.
Indi si strinsero ai nuovo la mano.