_I due volponi._
«A che pensate, richiese Aramis a d’Artagnan, e qual idea vi fa
sorridere?
«Penso che quando eravate moschettiere propendevate ad uno stato tutto
pace, ed oggi che vivete in tutta pace mi sembra propendiate di molto
al moschettiere.
«Così è: vi è pur noto, mio caro, l’uomo è un animale stranissimo,
tutto composto di contrasti. Io sogno di continuo battaglie.
«E’ si vede dall’addobbo della vostra abitazione: avete là delle spade
di tutte le forme e da contentare tutti i gusti. Tirate sempre bene?
«Tiro come facevate voi in addietro, e forse anco meglio; mi ci
esercito indefessamente.
«E con chi?
«Con un ottimo maestro di scherma.
«Sicchè avreste ucciso il signor di Marsillac, se vi avesse assalito
solo invece che alla testa di venti uomini?
«Certamente; e alla testa pure di coloro, se avessi potuto sguainare la
spada senza esser riconosciuto.
«Dio mi perdoni! (fece tra sè d’Artagnan) avrebbe ad essere diventato
più guascone di me? Orsù, caro Aramis, seguitò più forte, mi
domandavate perchè vi cercassi?
«No, non ve lo domandavo, rispose Aramis con la solita sua aria
scaltra, ma aspettavo che voi me lo diceste.
«Or bene, era per offerirvi a dirittura un mezzo di uccidere il signor
di Marsillac quando vogliate, quantunque egli sia principe.
«Sentite, mo! codesta è un’idea!
«Di cui v’invito ad approfittarvi. Animo, con la vostra entrata di
mille scudi e le dodici mila lire che vi guadagnate, siete ricco?
rispondetemi schiettamente.
«Io? son povero come Giobbe, e se frugaste saccoccie e cassa credo non
trovereste cento doppie.
«Capperi! cento doppie, disse fra sè d’Artagnan, e questo ei chiama
esser povero come Giobbe! io, se le avessi sempre al mio comando, mi
stimerei ricco quanto un Creso... Siete ambizioso? soggiunse.
«Come Encelado!
«Ed io vi reco l’occorrente per esser ricco, potente e libero di fare
ciò che vogliate».
Sulla fronte di Aramis passò un nuvolo rapido al pari di quello che
in agosto scorre su le biade, ma per quanto fosse celere d’Artagnan lo
notò.
«Parlate, disse Aramis.
«Prima, un’altra interrogazione. Vi occupate di politica?»
Negli occhi di Aramis passò un lampo rapido come il nuvolo comparsogli
su la fronte, ma non tanto celere che d’Artagnan mancasse di vederlo.
«No, egli replicò.
«Allora ogni proposizione vi piacerà, poichè pel momento non avete
altro padrone che Dio.
«Può darsi che mi piaccia: sentiamo.
«Avete pensato qualche volta a que’ bei giorni di nostra gioventù, che
trascorrevamo ridendo, e bevendo, e battendoci?
«Sì, e più volte me li ricordai con rammarico.... tempi felici!
_Delectabile tempus!_
«Que’ bei giorni possono rinascere, può tornare quel tempo felice.
Io ho avuto l’incarico di andare a trovare i miei compagni, e ho
cominciato da voi, ch’eravate l’anima della nostra associazione».
Aramis s’inchinò in modo più civile che affettuoso.
«Rimettermi nella politica? disse con voce fiacca e buttandosi giù
sulla poltrona, ah! caro d’Artagnan, vedete come vivo regolarmente
e con tutti i comodi: noi esperimentammo pure la ingratitudine dei
grandi, lo sapete!
«È vero, ma forse i grandi si pentono di essere stati ingrati.
«Allora sarebbe tutt’altro.... sentiamo: ad ogni peccato
misericordia.... E poi, avete ragione sur un punto, ed è che se ci
ripigliasse la volontà d’immischiarci negli affari di Stato, secondo me
ne sarebbe giunto il momento.
«Come lo sapete, non occupandovi di politica?
«Eh mio Dio! senza ingerirmene personalmente, vivo in relazione con
persone che se ne ingeriscono. Benchè coltivando la poesia, mi sono
posto in corrispondenza con Sarrasin ch’è tutto del signor Conti, con
Voiture ch’è del coadjutore e con Bois-Robert che da quando non è più
di Richelieu non è di nessuno o è di tutti come meglio vi piace: sicchè
il movimento politico non mi è sfuggito interamente.
«Me lo immaginavo, fece d’Artagnan.
«Del resto, non avete a prendere ciò ch’io sono per dirvi se non per
parole da cenobita, da uomo che parla puramente e semplicemente per
quel che ha inteso a dire. Io ho inteso che in questo punto Mazzarino
sia molto inquieto sull’andamento delle cose: pare che per i suoi
ordini non si abbia lo stesso rispetto che in addietro si aveva per
quelli del nostro antico spauracchio, defunto ministro, di cui vedete
qua il ritratto, giacchè, se ne sia pur detto quanto si è voluto,
bisogna convenire ch’era un grand’uomo.
«Su questo proposito non vi contraddirò, caro Aramis: esso fu che mi
fece tenente.
«La mia prima opinione era stata tutta a favore del ministro; avevo
considerato che un ministro non è mai amato, ma che col genio che tutti
attribuiscono a questo e’ finirebbe con trionfare dei suoi nemici e
farsi temere, lo che è forse meglio che farsi amare».
D’Artagnan fece con la testa un cenno che esprimeva la piena sua
approvazione di questa massima alquanto dubbia.
«Ecco, seguitò Aramis, quale era la mia opinione prima, ma siccome sono
molto ignorante in questa sorta di materie, e il tenore di vita che
ho scelto m’induce naturalmente a non rapportarmi qualche volta al mio
proprio giudizio, così mi sono informato. Ebbene, amico mio....»
Aramis fece una pausa.
«E che? domandò d’Artagnan.
«Ebbene, mi è d’uopo mortificare il mio orgoglio, mi è d’uopo
confessare che mi ero ingannato.
«Davvero?
«Sì, m’informai, ed ecco quel che mi risposero parecchie persone tutte
diverse di gusto e d’ambizione: il ministro Mazzarino non è un uomo di
genio qual io lo credeva.
«Veh! fece d’Artagnan.
«È un uomo da nulla, stato già servitore del Bentivoglio, e che si è
tirato innanzi mediante i raggiri; un nuovo ricco, un soggetto senza
nome che in Francia batterà soltanto la strada da partigiano; ammasserà
molti scudi, dilapiderà le rendite del re, pagherà a sè stesso tutte
le pensioni che il defunto Richelieu pagava a tutti gli altri, ma
non governerà mai col diritto del più forte, del più grande e del più
onorato. Inoltre sembra non sia gentiluomo per cuore e per maniere,
ma piuttosto una specie di buffone, un Pantalone, un Pulcinella. Lo
conoscete voi? io no.
«Eh! borbottò il tenente, in codesto che voi dite v’è un poco di verità.
«Ah! mi fate insuperbire, mio caro, se mercè una tal quale penetrazione
volgare di cui sono dotato, ho potuto combinarmi con un uomo come siete
voi che vivete in corte.
«Ma mi avete parlato di lui personalmente, e non del suo partito.
«È vero; ha per sè la regina.
«Ed è qualcosa, mi pare.
«Ma non ha per sè il re
«Un bambino?
«Bambino, che fra quattro anni sarà in età maggiore.
«È il presente.
«Sì, ma non è l’avvenire; ed anche nel presente non ha a suo favore nè
il parlamento, nè il popolo, cioè il danaro; non ha a suo favore nè la
nobiltà, nè i principi, cioè la spada».
D’Artagnan si grattò l’orecchio: era costretto a convenire esser quello
un pensare giustissimo.
«Vedete, povero amico mio, se sono tuttora dotato della mia solita
perspicacia. Vi dirò che ho forse torto di parlarvi così apertamente,
giacchè voi mi sembrate inclinato per il Mazzarino.
«Io! esclamò il tenente de’ moschettieri, nemmeno per ombra!
«Discorrevate di un incarico...
«Ho discorso di un incarico?.... Allora ho sbagliato.... No, ho detto
fra me come voi: ecco che gli affari s’imbrogliano; gettiamo la penna
al vento, andiamo dalla parte dove il vento la porterà, e riprendiamo
la vita di ventura. Eravamo quattro prodi cavalieri, quattro cuori
uniti teneramente; si uniscano di nuovo, non già i nostri cuori non
mai separatisi, ma le nostre fortune e il nostro coraggio. È buona
l’occasione per riacquistare qualche cosa da più che un brillante.
«Avete ragione, e ragione sempre, continuò Aramis, la prova si è che
io avevo la stessa idea che voi; se non che, a me che non ho la vostra
feconda immaginazione, il vostro estro, la mi era stata suggerita;
oggidì tutti hanno bisogno di appoggio, mi sono state fatte delle
proposizioni, è trapelato un certo che delle nostre famose prodezze
di tempo addietro, e vi confesserò francamente che il coadjutore mi ha
fatto parlare.
«Il signor di Gondi, il nemico del ministro! esclamò d’Artagnan.
«No, l’amico del re, fece Aramis, m’intendete? Or via, si tratterebbe
di servire il re, lo che è obbligo di un gentiluomo.
«Ma, mio caro, il re è con Mazzarino.
«Di fatto, ma non di volontà; d’apparenza, e non di cuore; ed ecco
appunto il laccio che i nemici del re tendono al povero fanciullo.
«Oh! ma codesta che mi proponete, Aramis, è addirittura la guerra
civile.
«La guerra per il re.
«Ma il re sarà alla testa dell’armata ove sarà Mazzarino.
«Sarà però col cuore nell’armata cui comanderà il signor di Beaufort.
«Beaufort! è a Vincennes.
«Ho detto Beaufort? seguitò Aramis, il signor di Beaufort o un altro;
Beaufort o il signor Principe.
«Ma il signor Principe parte per l’armata, è tutto del ministro.
«Eh eh! disse Aramis, hanno appunto in questo momento fra loro qualche
discussione. D’altronde, se non è il signor Principe, il signor di
Conti....
«Di Conti sarà in breve cardinale; è domandato per lui il cappello.
«E non vi sono cardinali capaci per la guerra? Vedete, ne avete intorno
quattro che alla testa dell’esercito erano da pari di Guebriant e di
Gassion.
«Oh! un generale gobbo!
«Sotto la corazza la gobba non si vedrà. E poi, ricordatevi che
Alessandro zoppicava ed Annibale era guercio.
«Scorgete grandi vantaggi in quel partito? domandò d’Artagnan.
«Vi scorgo la protezione di principi potenti.
«Con la proscrizione del governo.
«Annullata dai parlamenti e dalle sommosse.
«Tutto ciò potrebbe succedere conforme voi dite, se si arrivasse a
separare il re da sua madre.
«Forse vi si giungerà.
«Mai! no, mai! gridò il tenente ritornato nella sua convinzione.
Aramis, mi appello a voi, che conoscete al pari di me Anna: credete
ch’essa possa dimenticare che il suo figlio è la sua sicurezza, il suo
palladio, il pegno della considerazione, della ricchezza e della vita
di lei! Bisognerebbe ch’ella passasse con lui dalla parte dei principi
abbandonando Mazzarino, ma sapete meglio di chiunque come vi siano
forti ragioni perchè non lo abbandoni.
«Potreste non isbagliarla, soggiunse Aramis pensieroso, e per questo io
non m’impegnerò.
«Con loro, fece d’Artagnan, ma con me?
«Con nessuno. Vivo a me, e non ho che vedere con la politica; per
me tutto va bene senza ingerirmene, ed assolutamente non mi ci
immischierò.
«Ebbene, mio carissimo, continuò d’Artagnan, la vostra filosofia mi
persuade, in parola d’onore, e non so che diamine d’ambizione mi aveva
pizzicato; ho una specie di carica che mi alimenta, posso alla morte
del de Tréville, che ormai invecchia assai, diventar capitano; è un
bel bastone da maresciallo per un cadetto di Guascogna, e sento che
mi riaffeziono alle delizie del pane limitato ma quotidiano, invece
di correre incontro alle avventure. Or via! accetterò gl’inviti di
Porthos, andrò a caccia nelle sue tenute. Vi è noto che Porthos ha
delle tenute?
«Eh altro! Io credo dieci leghe di boschi, di paduli e di valli, è
signor dal monte e dal piano, e litica per diritti feudali contro non
so qual grande da Noyon.
«Ottimamente, disse fra sè d’Artagnan, ecco quel che volevo sapere:
Porthos è in Piccardia».
Indi ad alta voce:
«Ed ha ripreso il suo antico nome di du Vallon?
«Aggiungendovi quello di Bracieux, un certo possesso che fu baronia.
«Sicchè lo vedremo barone?
«Io non ne dubito; e specialmente sarà stupenda la baronessa Porthos!»