Aramis».
Questa volta non v’erano neppure addio e saluti. D’Artagnan procurò
di raccogliere le sue rimembranze. Egli era andato all’appuntamento,
ivi incontrato l’avversario indicato, di cui non avea mai saputo il
nome, gli aveva favorita una bella stoccata nel braccio, e poi si era
avvicinato ad Aramis, che dal canto suo gli veniva incontro, avendo
anch’esso terminata la sua bisogna.
«È finita, gli avea detto Aramis, credo di aver ucciso quell’insolente.
Ma, amico caro, se avete bisogno di me, sapete che son tutto vostro».
Ed Aramis, datagli una stretta di mano, era sparito sotto gli archi.
D’Artagnan non sapeva dove fosse Aramis niente più che Athos e Porthos,
e cresceva il suo imbarazzo. Però gli parve udir romore di un vetro che
si rompesse nella stanza. Pensò subito al sacco ch’era nello scrigno,
e corse fuori. Non si era ingannato: mentre egli entrava dall’uscio
entrava un uomo dalla finestra.
«Ah, birbante! urlò d’Artagnan prendendo colui per un ladro e ponendo
mano alla spada.
«Signore! esclamò l’altro, non sono un ladro, oh no! sono un onesto
borghese in buono stato, che ho delle case al sole, e mi chiamo.... Ah!
non fo sbaglio, siete il signor d’Artagnan!
«E tu, Planchet! gridò il tenente.
«Ai vostri comandi, fece Planchet, se potessi ancora esservi utile.
«Forse sì: ma che diamine fai a correr su per i tetti la mattina alle
sette nel mese di gennajo?
«Signore, avete a sapere.... ma no.... anzi, forse non dovete
saperlo....
«Che mai? che mai?.... Prima di tutto, metti un tovagliuolo davanti al
vetro e chiudi la portiera».
Planchet obbedì.
«Ebbene? domandò il tenente.
«Innanzi a tutto, chiese il prudente Planchet, come state col signor de
Rochefort?
«Ottimamente! Rochefort! ma sai che adesso è uno dei miei più grandi
amici?
«Ah! meglio così.
«E che ha che vedere Rochefort con la tua maniera d’entrare in camera
mia?
«Eccoci; v’ho da dire in primo luogo che il signor Rochefort è....»
Planchet titubava alquanto.
«Cappio! fece d’Artagnan, lo so, è alla Bastiglia.
«Cioè, vi era, ribattè Planchet.
«Come, vi era? esclamò d’Artagnan, ha avuto la fortuna di scappare?
«Ah! signore, se la chiamate fortuna, andrà tutto bene.... vi ho
da dire, dunque, che jeri era stato mandato a prendere il signor di
Rochefort dalla Bastiglia.
«Eh, cospetto! lo so, poichè andai io a pigliarlo.
«Ma non foste voi che lo riconduceste, per sua buona sorte, giacchè se
vi avessi riconosciuto fra la scorta, credete pure che ho sempre per
voi troppo rispetto....
«Finisci, bestia! orsù, che è egli accadute?
«È accaduto che in mezzo alla strada della Ferronnerie, mentre la
carrozza del signor di Rochefort traversava fra un mucchio di gente e
quelli della scorta strapazzavano i borghesi, vi fu gran susurro. Il
prigioniero stimò bellissima l’occasione, disse il suo nome e gridò:
ajuto! Io ero là, ravvisai il conte, mi risovvenni ch’ei mi avea
fatto sergente nel reggimento di Piemonte, e dissi forte ch’era un
detenuto amico del duca di Beaufort. Si radunò il popolo, si fermarono
i cavalli, si rispinse la scorta. Intanto io aprii lo sportello, ed il
signor di Rochefort saltò in terra e sparì tra la folla. Per disdetta
passava una pattuglia; si riunì alle guardie, e ci attaccò. Io battei
la ritirata dalla parte di via Tiquetonne; ero incalzato fortemente. Mi
rifugiai nella casa accanto a questa; la fu contornata, perquisita, ma
inutilmente, chè al quinto piano avevo trovata una persona caritatevole
che mi avea rimpiattato fra due materasse. Sono restato in quel
nascondiglio, o poco meno, fino a giorno, e nell’idea che forse a sera
riprincipierebbero le visite e le indagini, mi sono avventurato su per
le grondaje, cercando prima un’entratura e poi un’uscita in uno stabile
qualunque che non fosse guardato a vista. Eccovi la mia storia, e in
parola d’onore mi dorrebbe al sommo ch’ella vi spiacesse.
«No, tutt’altro; disse d’Artagnan, e ho caro davvero che Rochefort sia
in libertà. Ma sai una cosa? gli è che se caschi in mano alle genti del
re, sarai appiccato senza misericordia.
«Per dinci, se lo so! e questo è che mi dà tormento, ed ecco perchè
sono tanto contento di avervi ritrovato, giacchè se volete nascondermi
nessuno lo può meglio di voi.
«Sì, volentierissimo, quantunque io arrischi nè più nè meno che il mio
grado ove fosse noto aver io dato asilo ad un ribelle.
«Ah signore! sapete ch’io arrischierei la vita per voi.
«Potresti anche aggiungere che l’azzardasti, Planchet. Io non
dimentico se non le cose che vuo’ dimenticare, e di questa voglio
anzi ricordarmi. Dunque siedi qua, e mangia con tutta pace, poichè
mi accorgo che guardi gli avanzi della mia cena con occhiate molto
espressive.
«Signor sì, perchè la credenza della vicina era malissimo provveduta di
cibi delicati; da jeri a mezzo giorno, non ho mandato giù che una fetta
di pane colla conserva. Sebbene io non disprezzi le robe dolci quando
vengono a tempo e luogo opportuno, la cena mi è sembrata leggerina.
«Poveraccio! or via, riaccomodati lo stomaco.
«Ah! mi salvate due volte la vita!»
Planchet si assise, e cominciò a divorare come nei lieti giorni
della via dei Fossoyeurs. D’Artagnan continuava a camminare su e giù:
cercava nel suo cervello qual partito potrebbe ricavare da colui nelle
circostanze in cui era. Intanto colui lavorava a riparare meglio che
potesse il tempo perduto.
Alla fine mandò quel sospiro di soddisfazione dell’uomo affamato, il
quale è indizio che avendo preso un primo e solido acconto ei voglia
fare un piccolo riposo.
«Animo, fece d’Artagnan, figurandosi giunto l’istante da dar mano
all’interrogatorio, andiamo per ordine: sai tu dove sia Athos?
«Signor no.
«Diamine! sai dov’è Porthos?
«Nemmeno.
«Diamine! diamine! E Aramis?
«Neppure.
«Diamine! diamine! diamine!
«Ma, disse Planchet con aria maliziosa, so dov’è Bazin.
«Come, dov’è Bazin!
«Sicuro.
«E dov’è?
«A Nostra Signora.
«E che ci fa egli?
«È bidello.
«Bazin bidello a Nostra Signora? ne sei certo?
«Certissimo: l’ho visto, gli ho parlato.
«Deve conoscere ove sia il suo padrone?
«Senza dubbio».
D’Artagnan riflettè; poi prese il ferrajuolo e la spada, e si dispose
ad uscire.
«Signore, seguitò Planchet in tuono lamentevole, mi abbandonereste
così? Pensate che ho speranza in voi solo!
«Non verranno mica qui a cercarti.
«In somma, se ci venissero, disse il prudente Planchet, badate che per
la gente di casa che non mi ha visto entrare sono un ladro.
«Va benone, fece d’Artagnan, su via, parlate un dialetto qualunque?
«Parlo anche di meglio, replicò Planchet, parlo una lingua, parlo
fiammingo.
«E dove diavolo l’hai tu imparata?
«Nell’Artois, dove guerreggiai per due anni: Goeden Morgen, mynheer,
ich ben begeerig te weeten uwer gerondheyds omstand.
«E vuol dire?
«Buon dì, signor mio, mi sollecito a richieder notizie della vostra
salute.
«E codesta, la chiami una lingua! ma non importa, cade bene in
acconcio».
Il tenente andò sino all’uscio, chiamò un cameriere, e gli ordinò
dicesse alla bella Maddalena di salire.
«Che fate? disse Planchet, affidereste il nostro segreto a una donna?
«Sta quieto, non aprirà bocca».
Venne Maddalena; era accorsa tutta contenta, credendo di trovare
d’Artagnan solo; al vedere Planchet retrocedè meravigliata.
«Cara locandiera, le disse d’Artagnan, vi presento il vostro signor
fratello arrivato ora di Fiandra, che prendo al mio servizio per alcuni
giorni.
«Mio fratello! fece l’ostessa più attonita che mai.
«Master Peter, date il buon dì a vostra sorella.
«Welkom, zuster, disse Planchet.
«Goeden dag, broer, rispose la donna.
«Eccovi tutta la faccenda; seguitò il tenente, questi è vostro
fratello, che voi forse non conoscete, ma io sì; è venuto da Amsterdam.
Voi nella mia assenza lo vestite; al mio ritorno, cioè fra un’ora, me
lo presentate, e in grazia della vostra raccomandazione, benchè egli
non sappia una parola di francese, pure nulla potendo io ricusarvi, lo
prendo al mio servizio: capite?
«Cioè, indovino quel che desiderate.
«Siete una donna preziosa e rara, mia bella Maddalena, e mi fido a voi».
E d’Artagnan, fatto un cenno d’intelligenza a Planchet, uscì per
trasferirsi a Nostra Signora.