VIII.

_Influenze diverse che può avere una mezza doppia sopra un bidello e

sopra un piccolo cantore._

D’Artagnan prese dal Ponte Nuovo, rallegrandosi di aver ritrovato

Planchet; giacchè per quanto sembrasse ch’ei facesse un favore al degno

giovanotto, in realtà questi lo faceva a lui. Sicuramente, in quel

momento nulla poteva giovargli di più che un lacchè capace ed accorto.

È vero che secondo ogni probabilità Planchet non doveva rimanere

lungo tempo addetto a d’Artagnan; ma riprendendo poi la sua posizione

sociale nella contrada dei Lombardi, resterebbe sempre obbligato al

tenente dei moschettieri, il quale, nascondendolo nella propria casa,

gli aveva salvato la vita o poco meno; ed il tenente aveva caro di

avere delle relazioni nel ceto dei borghesi, nella circostanza che

questo si accingeva a muover guerra alla corte. Era un posseder delle

intelligenze nel campo nemico, e, per un uomo scaltro come d’Artagnan,

le piccole cose potevano condurre alle grandi.

In tale disposizione di mente adunque, e soddisfattissimo della

casualità e di sè stesso, d’Artagnan giunse a Nostra Signora. Salì la

gradinata, entrò in chiesa, e voltosi ad un sagrestano che scopava una

cappella gli domandò se conosceva il signor Bazin.

«Il signor Bazin, il bidello? disse il sagrestano.

«Appunto.

«Eccolo laggiù, che serve la messa alla cappella della Vergine».

D’Artagnan balzò dal piacere: non ostante ciò che gli aveva detto

Planchet non isperava di trovare Bazin; ormai dacchè aveva acchiappata

una cima del filo, stava certo di arrivare all’altra.

Andò ad inginocchiarsi di faccia alla cappella per non perdere di vista

chi voleva. Per buona sorte la messa era vicina a finire. Egli, che si

era scordato le sue orazioni, impiegò il tempo ad esaminare Bazin.

Bazin, ci è d’uopo dirlo, portava l’abito con tanta maestosità quanta

contentezza. Si comprendeva ch’egli era pervenuto all’apice della sua

ambizione, e che la mazza di balena guarnita d’argento cui teneva in

mano gli sembrava onorifica al pari del bastone di comando che Condè

gettò o non gettò nelle file nemiche alla battaglia di Friburgo. In lui

il fisico aveva subito un cambiamento analogo a quello del vestiario.

Era ingrassato in tutto il corpo; non si vedevano più sul viso le parti

tanto sporgenti; aveva sempre il solito naso, ma le guance, fattesi

più rotonde, ne tiravano a sè ciascuna una porzione; il mento scappava

sotto la gola; aveva gli occhi mezzo rinchiusi fra la carne abbondante;

e i capelli, tagliati in quadro, gli cuoprivano la fronte sino a tre

linee di sopracciglio. Si avverta d’altronde che anche nei tempi in

cui era più scoperta, quella fronte non era stata mai larga più di un

pollice e mezzo.

Il prete terminava la messa quando d’Artagnan terminava il suo esame;

pronunciò le parole sacramentali, e si ritirò, dopo aver data, con

grande stupore di d’Artagnan, la sua benedizione che tutti riceverono

genuflessi. Ma in d’Artagnan cessò la meraviglia quando riconobbe nel

celebrante il coadjutore, cioè il famoso Giovan-Francesco de Gondi, il

quale in quell’epoca, presagendo la parte che dovrebbe fare, cominciava

a forza di elemosine a rendersi assai popolare, e, per rendersi tale

sempre maggiormente, diceva tratto tratto di quelle messe della mattina

a cui suole assistere soltanto il volgo.

D’Artagnan s’inginocchiò come gli altri, ricevè la benedizione, si fece

il segno della croce; ma nel punto che Bazin passava con gli occhi

alzati al cielo e camminando umilmente ultimo a tutti, ei lo afferrò

per un lembo della sottana.

Bazin abbassò gli occhi, e fece un salto all’indietro quasi avesse

veduto un serpente.

«Signor d’Artagnan! esclamò, _vade retro.... Satanas!_

«Oh! mio caro Bazin, disse ridendo l’uffiziale, così accogliete un

antico amico?

«Signore, i veri amici sono quelli che ci ajutano a salvarci l’anima, e

non quelli che ce ne distolgono.

«Non vi capisco, nè so come io possa essere di ostacolo alla vostra

salute.

«Vi dimenticate che foste prossimo a distruggere quella del mio povero

padrone, e che per cagion vostra egli era in procinto di dannarsi

l’anima restando moschettiere, mentre la sua vocazione lo traeva verso

la chiesa?

«Caro Bazin, dal luogo dove m’incontrate dovete comprendere che in

tutto io mi sono cambiato di molto. L’età porta seco il senno, e

siccome non dubito che il vostro padrone sia sulla via che assicura la

sua salute, vengo a domandarvi dov’è, acciò co’ suoi consigli mi ajuti

a fare io pure la mia.

«Dite piuttosto per ricondurlo con voi verso la società. Fortunatamente

ignoro dove sia, giacchè essendo noi in un luogo santo non oserei dir

bugia.

«Come! esclamò d’Artagnan nel massimo disappunto, ignorate dov’è Aramis!

«Prima di tutto, soggiunse Bazin, Aramis era il suo nome di perdizione;

in Aramis si trova Simara, ch’è nome di demone, ed egli per sua buona

sorte lo ha lasciato per sempre.

«E per questo, replicò d’Artagnan deciso ad usar pazienza sino alla

fine, io non cercava Aramis, ma bensì l’abate d’Herblay. Su, caro

Bazin, ditemi dov’è.

«Non avete inteso che vi ho risposto che lo ignoravo?

«Sì, ma a questo io vi rispondo che non può essere.

«Eppure è vero, è pura verità».

Il tenente vide che da Bazin v’era da ricavar nulla; si scorgeva chiaro

ch’esso mentiva, ma lo faceva con tale fermezza da non aspettare che si

disdicesse.

«Va bene, fece d’Artagnan, poichè non sapete ove sia, non ne parliamo

più, lasciamoci da buoni amici, e prendete questa doppia per bere alla

mia salute.

«Non bevo, signor mio, disse Bazin respingendo maestosamente la mano

all’ufficiale: codeste sono cose che si dicono a’ laici!

«Incorruttibile! brontolò il tenente; che disdetta è la mia!»

D’Artagnan, distratto dalle sue riflessioni, non reggeva più per la

sottana Bazin, e questi profittò della libertà per batter presto la

ritirata verso la sagrestia, dove non si tenne sicuro se non dopo

averne chiusa la porta.

Il moschettiere rimaneva immobile, pensoso, e fisse le pupille su

la porta che lo separava dal bidello.... quando ecco sentì toccarsi

leggermente la spalla con un dito.

Si girò, ed era per mandare un’esclamazione di sorpresa: ma quegli che

lo avea tocco con la punta del dito si mise questo sulle labbra per

accennargli il silenzio.

«Voi qui, caro Rochefort! disse allora sottovoce.

«Zitto! fece Rochefort, sapevate ch’ero libero?

«L’ho saputo di prima mano.

«E da chi?

«Da Planchet.

«Come, Planchet?

«Eh sì! fu egli che vi salvò.

«Realmente.... mi era sembrato di riconoscerlo. E questo prova che un

benefizio non è mai perduto.

«Che venite a far qui?

«Vengo a ringraziare Iddio della mia fortunatissima salvazione, disse

Rochefort.

«E poi, per che altro? giacchè mi figuro che codesto non sia il tutto.

«E a prendere gli ordini del coadjutore per vedere se si potesse far un

poco arrabbiare Mazzarino.

«Testaccia! vi farete cacciar di nuovo nella Bastiglia!

«Oh! a quello ci baderò, vi assicuro. È tanto buona l’aria aperta!

E perciò (continuava Rochefort respirando forte), vo a fare una

passeggiata in campagna, un giro in provincia.

«Veh! ed io pure.

«E si può senza essere indiscreto domandarvi dove andiate?

«In cerca de’ miei amici.

«Di quali amici?

«Di coloro di cui jeri mi richiedeste notizie.

«Di Athos, Porthos ed Aramis? li cercate?

«Sì.

«In parola d’onore?

«Che v’è di sorprendente?

«Nulla.... è bizzarra. E da parte di chi ne siete in traccia?

«Non ve lo figurate?

«Oh sì!

«Disgraziatamente non so dove siano.

«E non avete alcun mezzo di averne contezza? aspettate otto giorni e ve

ne darò io.

«Otto son troppi; bisogna che prima di tre giorni io li abbia trovati.

«Tre son pochi, e la Francia è grande.

«Non serve; voi conoscete il vocabolo bisogna: con questo si fanno

molte cose.

«E quando vi ponete in traccia di loro?

«Ci sono digià.

«Buona fortuna!

«E a voi buon viaggio!

«Forse c’incontreremo in cammino.

«Non è probabile.

«Chi sa? il caso è tanto capriccioso!

«Addio.

«Addio. Appunto, se il Mazzarino vi parla di me, ditegli che vi ho

incaricato di fargli sapere che in breve vedrebbe se io sono, conforme

ei dice, troppo vecchio per agire».

E Rochefort si allontanò, con uno dei sorrisi diabolici che in

addietro avevano fatto tanto imbrividire d’Artagnan; ma questa volta

d’Artagnan lo guardò senza angustiarsene e sogghignando anch’esso con

un’espressione di malinconia, che forse codesta ricordanza soltanto

poteva dare al suo sembiante.

«Va, demone! egli disse, e fa quel che tu vuoi, poco m’importa: non v’è

al mondo una seconda Costanza!»

Nel voltarsi vide Bazin, che, deposti gli abiti da ecclesiastico,

discorreva col sagrestano a cui d’Artagnan aveva già parlato al suo

ingresso là in chiesa. Bazin pareva animatissimo, e con le braccia

corte e grosse gestiva fuor di modo. D’Artagnan comprese che, secondo

ogni probabilità gli raccomandasse la maggior segretezza relativamente

a lui.

Il nostro tenente profittò dell’occupazione in cui erano i due

ecclesiastici per uscire dalla cattedrale ed impostarsi sul canto della

strada delle Canettez. Bazin non potrebbe più andarsene senza essere da

lui veduto dal posto ove si appiattava.

Dopo cinque minuti, e mentre d’Artagnan se ne stava al suo posto, il

bidello comparve sul loggiato; guardò per ogni lato onde accertarsi di

non essere osservato, ma non distingueva l’ufficiale di cui la testa

sola passava l’angolo di un casamento distante cinquanta passi. Così

acquietato, si avventurò in via di Nostra Signora. D’Artagnan scappò

dal suo nascondiglio, ed arrivò a tempo per vederlo girare dalla via

della Juiverie ed entrare in quella della Calandre in una casa di

decente apparenza: talchè il nostro tenente non ebbe alcun dubbio che

ivi dimorasse il degno bidello.

Ma egli non voleva già andare a prendere informazioni in quello

stabile: se v’era guardaportone, doveva questo essere bell’e prevenuto;

se non v’era, a chi rivolgersi?

Si recò in una piccola osteria sul canto delle due strade di

Sant’Eligio e della Calandre, e chiese una tazza d’hypocras. A

preparare tal bibita occorreva una mezz’ora; egli aveva tempo di far la

posta a Bazin senza eccitare sospetti.

Adocchiò colà un ragazzo di dodici a quindici anni, vispo alla cera,

che gli sembrò di riconoscere per averlo veduto venti minuti prima

vestito da cantore di chiesa. Lo interrogò, e siccome quegli non aveva

verun interesse a dissimulare, egli intese da esso qualmente la mattina

dalle sei alle nove faceva da cantore, e dalle nove sino a mezzanotte

da cameriere di osteria.

Frattanto che d’Artagnan discorreva seco, fu condotto al portone di

casa di Bazin un cavallo sellato e con la briglia. Dopo un momento

scese Bazin.

«Veh! disse il giovanetto, ecco il nostro bidello che si mette in

viaggio.

«E dove va? domandò d’Artagnan.

«Uh! non lo so.

«Mezza doppia, se ti riesce di saperlo.

«Per me? se posso sapere dove va il signor Bazin? non è difficile....

ma non mi burlate?

«No, da uffiziale che sono; tieni, eccoti la mezza doppia».

Ed il tenente mostrava, ma senza darla, la moneta corruttrice.

«Glielo vo a domandar subito.

«In questo modo non sapresti nulla; attendi che sia partito, e poi,

cospetto! ricerca, interroga, informati.... ci hai da pensar tu, la

moneta è qua».

E d’Artagnan se la ripose in saccoccia.

«Capisco, disse il ragazzo con quel sorrisetto di motteggio ch’è

proprio dei biricchini di Parigi; ebbene, aspetterò».

L’aspettativa non fu lunga. A capo a cinque minuti Bazin se ne andò con

un trottarello rinforzato a suon di ombrellate addosso al cavallo.

Egli aveva per uso di portare un ombrello a guisa di frustino.

Appena ebbe girato dall’angolo di via della Juiverie, il giovanetto si

slanciò fuori come un can da caccia.

D’Artagnan si rimise a tavola, dov’erasi seduto avanti, sicurissimo di

conoscere fra dieci minuti quanto bramava.

Infatti, innanzi che questi fossero passati tornava il fanciullo.

«Ebbene?

«Ebbene, si sa tutto.

«Dov’è andato?

«È sempre mia la mezza doppia?

«Senza dubbio: rispondi.

«La vorrei vedere; imprestatemela, ch’io guardi se non è falsa.

«Eccola.

«Ehi padrone! disse il ragazzo, questo signore vuol barattare in tanti

piccioli».

Il padrone era al banco, pigliò la moneta e diede i piccioli.

Il ragazzo si cacciò questi in tasca.

«E ora, dov’è ito? chiese d’Artagnan che lo era stato ad osservare

ridendo.

«A Noisy.

«Come lo sai?

«Eh, per Diana! non c’è voluta grande astuzia. Aveva riconosciuto il

cavallo ch’è del macellajo, che tratto tratto lo dà a nolo al signor

Bazin; ho pensato che il macellajo non glielo dava senza domandare

dove lo conducesse, quantunque non creda il signor Bazin capace di

rubarglielo.

«E ti ha risposto....

«Che va a Noisy. E poi, pare che così sia solito; ci va due o tre volte

la settimana.

«E tu conosci Noisy?

«Senti! ci sta la mia balia.

«V’è un convento?

«Altro! convento di minori osservanti.

«Bene! non v’è più dubbio.

«Dunque siete contento?

«Sì.... come ti chiami?

«Friquet»

D’Artagnan scrisse sul suo taccuino il nome del fanciullo e il numero

della bettola.

«Ohe! signor ufficiale, ci sono da guadagnare altre mezze doppie?

«Forse sì».

E il tenente istruito ormai di quel che desiderava, pagò l’_hypocras_

che non aveva bevuto, e sollecitamente s’incamminò di nuovo in via

Tiquetonne.

Venti anni dopo · 第 12 / 130 题