_Guascone e Italiano._
Nel frattempo il ministro era tornato al suo gabinetto, alla porta del
quale sorvegliava Bernouin, e richiese a costui se nulla fosse accaduto
di nuovo, e se fosse venuta alcuna notizia di fuori. Dietro la sua
risposta negativa, gli fe’ cenno di ritirarsi.
Rimasto solo, andò ad aprir l’uscio della galleria, poi quello
dell’anticamera. D’Artagnan, stanco, dormiva sopra uno sgabello.
«Signor d’Artagnan!» gli disse con voce dolcissima.
Quegli non si mosse.
«Signor d’Artagnan!» ripetè più forte.
L’altro seguitò il suo sonno.
Il ministro gli si avvicinò e gli toccò la spalla con la punta del dito.
Allora d’Artagnan si scosse, si destò, e destandosi si trovò in piedi
come un soldato sotto le armi.
«Eccomi, disse, chi mi chiama?
«Son’io, fece Mazzarino nel modo più gentile che potesse.
«Chiedo scusa a Vostra Eccellenza... ma ero così stanco...
«Non mi chiedete scusa, giacchè vi siete affaticato per servir me».
D’Artagnan ammirava l’aspetto graziosissimo del ministro.
«Oh! borbottò fra’ denti, è vero il proverbio francese, che dormendo
vien la fortuna?
«Seguitemi, signore, soggiunse Mazzarino.
«Animo, mormorò d’Artagnan, Rochefort mi ha mantenuta la parola; ma
egli, di dove diamine è passato?»
Ed esaminò fino alle ultime cantonate della stanza, ma Rochefort non
v’era più.
«Signor d’Artagnan, disse il ministro adagiandosi sur una poltrona, mi
siete sembrato sempre un brav’uomo.
«Sarà! pensò il tenente, ma è stato un pezzo a dirmelo».
Ciononostante riverì curvandosi sino a terra per rispondere al
complimento.
«Or bene, continuò Mazzarino, è arrivato il momento di porre a profitto
i vostri talenti ed il vostro valore».
All’ufficiale uscì dagli occhi un lampo di allegrezza, che però
subito si estinse dacchè ei non sapeva a che punto volesse venire
l’Eccellenza.
«Comandate, monsignore, sono pronto ad obbedirvi.
«Voi, riprese Mazzarino, sotto l’ultimo regno compieste certe,
imprese....
«È troppa bontà dell’Eccellenza Vostra il rammentarsele; è vero, feci
la guerra con molto buon successo....
«Non parlo delle vostre imprese guerresche, mentre queste, quantunque
abbiano fatto chiasso, sono state superate dalle altre.»
D’Artagnan si mostrò attonito.
«Ebbene, non rispondete?
«Aspetto, monsignore, che mi diciate di quai fatti intendete di
discorrere.
«Dell’avventura.... eh! sapete ottimamente di che ragiono.
«Ahimè no! rispose d’Artagnan sorpreso.
«Siete segreto, tanto meglio! dico di quell’avventura della regina,
degli astucci, del vostro viaggio con tre vostri amici...
«Ehi! pensò il Guascone, fosse questo un agguato? stiamo saldi!»
Ed assunse nel volto un’aria di stupefazione che invidiata gli
avrebbero Mondori e Bellerose, i due migliori comici dell’epoca.
«Benone! aggiunse Mazzarino ridendo, bravo! me lo avevano detto
ch’eravate l’uomo che mi abbisogna... Orsù, che fareste per me?
«Tutto ciò che mi ordinerà Vostra Eccellenza.
«Fareste per me quel che operaste in addietro per una regina?
«Assolutamente, mugolò fra sè d’Artagnan, e’ vogliono farmi ciarlare.
Stiamo a vedere: capperi! non è mica più accorto di Richelieu.... Per
una regina, monsignore? non capisco.
«Non capite che ho bisogno di voi e dei tre vostri amici?
«Di che amici?
«Dei tre vostri di tempo fa.
«Tempo fa non ne avevo tre, ma cinquanta: a’ venti anni si chiaman
tutti amici.
«Bene bene, signor ufficiale; la segretezza è una bella cosa, ma oggi
potreste pentirvi di averne usata di troppo.
«Monsignore, Pittagora faceva stare in silenzio cinque anni i suoi
discepoli per insegnar loro a tacere.
«E voi ci siete stato venti anni, signor mio; sono quindici anni di più
che un filosofo pittagorico, e mi paiono assai. Oggi dunque parlate,
poichè la regina stessa vi scioglie dal vostro giuramento.
«La regina! esclamò il Guascone con istupore non più finto.
«Sì; e per prova che vi discorro in nome suo, v’è che mi ha detto
di mostrarvi questo diamante, cui assicura che conoscete, e che ha
ricomprato da Des Essarts».
Mazzarino stendeva la mano verso l’ufficiale, il quale sospirò nel
vedere il brillante ch’era stato proprietà della sovrana.
«È vero, disse questo, riconosco il diamante ch’era della regina.
«Dunque vedete che vi parlo da parte sua; e allora rispondetemi senza
far più commedie. Ve l’ho detto, e ve lo ripeto, da ciò dipende la
vostra fortuna.
«Oh! affè, io ho grande necessità di far fortuna. Vostra Eccellenza mi
ha dimenticato per tanto tempo!
«Bastano otto giorni per ripararvi. Animo, eccovi qua, voi; ma i vostri
amici dove sono?
«Non lo so.
«Come, non lo sapete?
«No; da un pezzo ci siamo separati, giacchè tutti tre hanno abbandonato
il servigio.
«Ma dove li ritroverete?
«Dovunque siano: a questo penso io.
«Ottimamente. Le vostre condizioni?
«Danaro, monsignore, finchè ne esigano le nostre intraprese. Troppo mi
ricordo quanto fummo trattenuti dalla mancanza di soldi, e senza quel
brillante che fui costretto a vendere saremmo rimasti per la via.
«Diavolo! danari, e molti.... come tirate giù, signor ufficiale! sapete
che non ve n’è danaro, nei cassoni del re?
«Allora, Eccellenza, fate come feci io, vendete le gioje della Corona;
datemi retta, non istiamo a stiracchiare; si fanno male le cose grandi
con mezzi piccoli.
«Ebbene.... si vedrà di soddisfarvi.
«Richelieu (pensò d’Artagnan) mi avrebbe già dato cinque cento doppie
di caparra.
«Sarete dunque mio?
«Sì, se così vogliono i miei amici.
«Ma in caso di loro rifiuto, potrei contare su di voi?
«Solo non feci mai niente di buono, replicò d’Artagnan muovendo il capo.
«Andate a trovarli, dunque.
«Che dirò ad essi per indurli a servire Vostra Eccellenza?
«Li conoscete meglio di me; secondo il loro carattere, promettete.
«Che prometterò?
«Che servano me come la regina, e somma sarà la mia riconoscenza.
«Che faremo?
«Tutto, giacchè pare che tutto sappiate fare.
«Monsignore, quando s’ha fiducia nelle persone e si vuole ch’esse
ne abbiano in noi, s’informano meglio di quel che pratica Vostra
Eccellenza.
«State quieto, allorchè venga il momento di agire saprete tutta la mia
idea.
«E sino allora?
«Aspettate, e cercate i vostri fidi.
«Eh! forse non saranno a Parigi; è anzi probabilissimo; bisognerà
viaggiare, io sono un tenente di moschettieri molto povero, e i viaggi
costano caro.
«Non è mia intenzione che figuriate con gran treno; i miei progetti
hanno d’uopo di mistero, e patirebbero per troppo grande montatura.
«E di più, monsignore, io non posso viaggiare con la mia paga, mentre
ella mi è arretrata di tre mesi; e non posso neppure con quel che ho
messo insieme, mentre in ventidue anni che servo non ho messo insieme
altro che debiti».
Mazzarino stette alquanto pensoso, come se in lui sorgesse grandissimo
contrasto; andò poi ad un armadio chiuso con tre serrature, ne levò
un sacco, e pesandolo fra le mani due o tre volte innanzi di darlo a
d’Artagnan gli disse con un sospiro:
«Pigliate questo, e sia per la gita.
«Se sono doppie di Spagna, o anche scudi d’oro, fece fra sè d’Artagnan,
potremo ancora far negozi tra noi».
Salutò il ministro, e si cacciò il sacco nella larga tasca.
«Or via, dunque è conchiuso, disse Mazzarino, vi porrete in viaggio.
«Sì, monsignore.
«Scrivetemi ogni giorno per darmi contezza delle vostre trattative.
«Non mancherò.
«Benissimo.... A proposito, i nomi dei vostri amici?
«I nomi? ripetè il tenente con un avanzo d’inquietudine.
«Sì; frattanto che voi dal canto vostro cercherete, io dal mio
m’informerò, e forse saprò qualcosa.
«Il signor conte de la Fère, detto altrimenti Athos; il signor Du
Vallon, detto altrimenti Porthos; e il signor cavaliere d’Herblay, oggi
abate d’Herblay, detto altrimenti Aramis».
Il ministro sorrideva.
«Cadetti, diss’egli, che si erano arruolati ne’ moschettieri sotto nomi
falsi per non comprometter quelli delle loro famiglie; spadacce lunghe,
ma borse leggere.... si sa, si sa.
«Se Dio vuole che quelle spadacce passino al servizio di Vostra
Eccellenza, ardisco esprimere un mio desiderio, cioè che poi la vostra
borsa, monsignore, diventi leggera e la loro pesante, perchè con quei
tre uomini l’Eccellenza Vostra metterà in moto tutta la Francia, ed
anche tutta l’Europa se le fa comodo.
«Questi Guasconi, replicò ridendo Mazzarino, sono quanto gl’Italiani
per le smargiassate.
«In ogni caso, ribattè d’Artagnan imitando la risatina del ministro, e’
sono da meglio per le stoccate».
Ed uscì, dopo aver chiesto un congedo, che gli fu subito accordato e
firmato da Mazzarino.
Appena fu fuori, si accostò ad un lampione del cortile e guardò in
fretta nel sacco.
«Scudi d’argento! fece con disprezzo, me lo figuravo! Ah Mazzarino,
Mazzarino! non hai fiducia in me? peggio per te! questa sarà la tua
disgrazia!»
Frattanto il ministro si stropicciava le mani.
«Cento doppie, brontolava, cento doppie! per cento doppie ho avuto
un segreto che Richelieu avrebbe pagato venti mila scudi; senza
contare questo brillante.... seguitò, volgendo amorosamente gli occhi
sull’anello che erasi ritenuto invece di darlo a d’Artagnan, che vale
almeno dieci mila lire».
E tornò nella sua camera, contentissimo della serata cui aveva fatto un
sì bel guadagno, mise l’anello in uno scrignetto fornito di diamanti
d’ogni sorta, giacchè aveva genio per le gioje, e chiamò Bernouin
acciò lo spogliasse, senza più occuparsi dei clamori che continuavano
a venire tratto tratto a scuotere i vetri, e delle schioppettate che
ancor si udivano per Parigi, benchè fossero più delle undici ore di
notte.
Nel frattempo d’Artagnan s’incamminava verso la via Tiquetonne, dove
abitava all’albergo della _Chevrette_.
Ora, diciamo un po’ in qual modo si fosse indotto a prescegliersi
quell’abitazione.