IV.

_La regina Anna sui quarantasei anni._

Mazzarino rimasto solo con Bernouin, stette un momento pensoso. Sapeva

molto, eppure non peranche abbastanza. Egli rubacchiava al giuoco

(questo è un dettato conservatoci da Brienne), e chiamava ciò: fare il

suo vantaggio. Risolse di non intavolare la partita con d’Artagnan se

non quando conoscesse bene tutte le carte dell’avversario.

«Vostra Eccellenza non mi comanda? chiese Bernouin.

«Sì sì, rispose il ministro, fammi lume, vo dalla regina».

Quegli prese un candelliere e andò avanti.

V’era un passaggio segreto che dagli appartamenti e dal gabinetto

di Mazzarino metteva alle stanze della regina; da quella galleria

transitava il ministro per recarsi presso alla regina a qualunque ora.

Arrivato nella camera da letto, dove dava quella specie di corridojo,

Bernouin incontrò madama Beauvais. Madama Beauvais e Bernouin erano

gl’intimi confidenti di quei rancidi amori, e la Beauvais s’incaricò di

annunziare la venuta del ministro alla regina Anna, che stava nel suo

oratorio col giovanetto re Luigi XIV.

La regina, seduta su di un gran seggiolone, con il gomito appoggiato

sopra un tavolino e la testa sulla mano, guardava il regio fanciullo,

che sdrajato sul tappeto sfogliava un gran libro di battaglie. Anna

era la regina che meglio di tutte quante sapesse annojarsi con maestà;

si tratteneva talvolta ore intere così ritirata nella sua camera o

nell’oratorio, senza leggere nè pregare.

Il libro con cui si trastullava il re era un Quinto Curzio, arricchito

d’incisioni che rappresentavano le alte gesta di Alessandro.

La Beauvais comparve sull’uscio, ed annunziò il ministro.

Il fanciullo si rizzò sur un ginocchio, inarcando le ciglia e guardando

la madre.

«E perchè, disse, entra egli così senza far chiedere udienza?»

Anna arrossì un pochino.

«È importante, rispose, che nei tempi in cui siamo un ministro possa a

tutte le ore venire a render conto di quanto accade alla regina senza

aver da eccitare la curiosità od i commenti di tutta la corte.

«Ma mi pare che il signor di Richelieu non entrasse a questo modo.

«Come, vi ricordate ciò che faceva il signor di Richelieu? non potevate

saperlo, eravate troppo piccolo.

«Non me lo ricordo: l’ho domandato, e mi è stato detto.

«E chi ve lo ho detto? ribattè la regina Anna con mal celata stizza.

«So che non devo mai nominare le persone che rispondono alle

interrogazioni da me fatte, altrimenti non saprei più niente», replicò

il giovinetto.

Nel momento si avanzò Mazzarino. Allora il re si alzò affatto, prese

il volume, lo piegò, e andò a portarlo sul tavolino, accanto al quale

stette in piedi onde obbligare Mazzarino a stare in piedi esso pure.

Il ministro con occhio intelligente sorvegliava tutta quella scena, da

cui pareva aspettasse la spiegazione di quella che l’avea preceduta.

Fece un inchino rispettoso alla regina e una profonda riverenza al re,

il quale gli rese con la testa un saluto molto sbrigativo. Però uno

sguardo della madre rimproverò a questo di abbandonarsi ai sentimenti

d’odio che sino dall’infanzia Luigi XIV nudriva pel ministro, ed allora

egli accolse con un sorriso sul labbro il complimento di quest’ultimo.

La regina Anna tentava indovinare dal sembiante di Mazzarino la cagione

dell’imprevista visita, perocchè egli non soleva venir da lei se non

quando tutti se ne fossero andati.

Mazzarino avendo fatto col capo un cenno quasi impercettibile, la

sovrana disse a madama Beauvais:

«È tempo che il re vada a letto; chiamate Laporte».

Essa aveva già detto al giovane principe due o tre volte di ritirarsi,

e questi avea sempre insistito teneramente per trattenersi. Questa

volta ei non fece osservazioni; si morse però le labbra, e impallidì.

Dopo un momento venne Laporte.

Il fanciullo gli andava incontro senza abbracciare la madre.

«Ebbene, Luigi, disse Anna, perchè non mi abbracciate?

«Credevo che foste adirata meco, signora, mi scacciate.

«Non vi scaccio, ma avete avuto ora appunto il vajuolo, siete ancora

incomodato, e temo che a vegliare vi stanchiate di troppo.

«Non avete avuto lo stesso timore quando oggi mi avete fatto andare

al palazzo a dare quei brutti editti che hanno fatto mormorar tanto il

popolo.

«Sire, disse Laporte per fare un diversivo, a chi vuole Vostra Maestà

ch’io dia il candelliere?

«A chi tu vuoi, Laporte, rispose il re, purchè (aggiunse a voce alta)

non sia il signor Mancini».

Mancini era un nepote del ministro, cui questi aveva posto presso al

re come garzoncello d’onore, e su cui Luigi XIV riportava una porzione

dell’odio che aveva per lo zio di lui.

Ed il piccolo re se ne andò senza dare un bacio alla genitrice nè

salutare Mazzarino.

«Alla buon’ora! disse il ministro, ho caro di vedere che si educhi Sua

Maestà nell’orrore contro la dissimulazione.

«Perchè? domandò la sovrana in tuono quasi timido.

«Eh! mi pare che la maniera di andarsene del re non abbisogni di

commenti.... già Sua Maestà non si prende l’incomodo di occultare il

poco affetto che ha per me, lo che bensì non m’impedisce di essere

tutto dedito a servirla come a servire la Maestà Vostra.

«Vi chiedo scusa per lui, fece Anna, è un bambino, e non può ancora

sapere tutti gli obblighi che ha verso di voi».

Mazzarino sorrise.

«Ma, continuò la regina, eravate venuto senza dubbio per qualche

oggetto importante: che v’è egli?»

Ed il ministro sedè, o meglio si buttò giù in una larga sedia, ed in

atto malinconico disse:

«V’è, che secondo ogni probabilità, saremo costretti a lasciarci tra

poco, ammenochè la vostra premura per me non v’induca a seguirmi in

Italia.

«E perchè?

«Perchè, come dice l’opera di THISBÈ

_Le monde entier conspire à diviser nos feux._

«Voi scherzate, signore? rispose Anna tentando riassumere alquanto

della sua antica sostenutezza.

«Ahimè! no, signora, non ischerzo. Piuttosto piangerei, vi prego di

crederlo, e v’è motivo: giacchè osserverete che ho detto: _Le monde

entier_, e siccome voi pure formate parte del mondo intero, voglio dire

che anche voi mi abbandonate.

«Come!

«Mio Dio! non vi vidi l’altro giorno sorridere graziosissimamente al

signor duca d’Orleans, o meglio alle sue parole?

«E che parole erano?

«Vi diceva: Tutto l’inciampo è il vostro Mazzarino; parta costui, ed

ogni cosa andrà bene.

«Che volevate che facessi?

«Oh, signora! voi siete la regina, mi pare!

«Bella dignità reale! a discrezione del primo scarabocchiatore di

fogliacci del Palazzo Reale, o del primo _gentilomuccio_ del regno!

«Bensì siete abbastanza forte per allontanare le genti che vi

spiacciono.

«Cioè, che spiacciono a voi, ribattè Anna.

«A me!

«Di certo! Chi mandò via madama di Chevreuse, che per dodici anni era

stata perseguitata sotto l’altro regno?

«Una raggiratrice, che voleva proseguire contro di me gl’intrighi

cominciati contro al signor di Richelieu!

«Chi mandò via madama di Hautefort, amica così ottima, che aveva

ricusata la grazia del re per rimanere in grazia mia?

«Una bacchettona, che ogni sera nello spogliarvi vi diceva che amandomi

vi dannavate l’anima!

«Chi fece arrestare il signor di Beaufort?

«Un imbroglione, che parlava niente meno che di assassinarmi!

«Vedete dunque che i vostri nemici sono anche i miei.

«Non basta: bisognerebbe che inoltre gli amici vostri fossero miei

puranco.

«Amici! (e la regina tentennava il capo) ahimè! non ne ho più.

«Come! non ne avete più nella prosperità, quando nell’avversità ne

avevate?

«Perchè nella prosperità ho dimenticato quegli amici; perchè ho fatto

quanto la regina Maria de’ Medici, che al ritorno dal suo primo esiglio

sprezzò tutti coloro che avevano sofferto per lei, e proscritta per la

seconda volta morì a Colonia abbandonata dal mondo intero, e persino da

suo figlio, dacchè tutti oramai la disprezzavano.

«Or bene, vediamo un poco, disse Mazzarino, non sarebbe tempo di

riparare il male? cercate fra i vostri amici più antichi.

«Che vorreste dire?

«Niente altro che quel che dico: cercate.

«Ah! invano mi guardo intorno, non ho influenza su veruno: _Monsieur_

al suo solito si lascia guidare dal suo favorito: jeri era Choisy,

oggi è la Rivière, domani sarà un altro. Il signor Principe è diretto

da madama di Longueville, la quale poi si fa dirigere dal principe di

Marsillac suo amante; il signor di Conti è condotto dal coadjutore, che

si lascia condurre da madama di Guemenée.

«E perciò, io non vi esorto a guardare fra i vostri amici della

giornata, ma fra quelli del passato.

«Del passato?

«Sì, del passato; fra coloro che vi ajutarono a lottare col duca di

Richelieu, ed anche a vincerlo.

«A che punto vorrà egli portarmi? fece Anna, considerando inquieta il

Mazzarino.

«Sì, questi continuò, in certe circostanze, con la mente potentissima

e accorta ch’è caratteristica della Maestà Vostra, sapeste, mercè il

concorso dei vostri amici, respingere gli attacchi di quell’avversario.

«Io? fece la regina, io soffersi, e non altro.

«Sì, ripicchiò Mazzarino, come soffrono le donne, vendicandosi.... or

via, andiamo alla sostanza: conoscete il signor di Rochefort?

«Rochefort non era mio amico, ma ben anzi uno de’ nemici miei più

accaniti, uno dei più fidi al ministro. Mi figuravo che lo sapeste.

«Lo so talmente, che lo facemmo porre nella Bastiglia.

«N’è uscito? chiese la sovrana.

«No; state quieta, v’è sempre: non vi discorro di lui se non per

arrivare ad un altro: conoscete il signor d’Artagnan?»

E Mazzarino fissava attentamente in volto la regina.

Anna ricevè la botta nel cuore.

«Che il Guascone avesse parlato?» bucinò fra sè.

Poi disse forte:

«D’Artagnan?... aspettate, veh!.... sì, gli è un nome a me familiare,

un moschettiere che era invaghito di una delle mie donne, povera

meschinella che morì avvelenata per cagion mia.

«Non v’è altro che questo?» domandò Mazzarino.

La regina lo guatò attonita.

«Oh! disse, mi sembra che mi sottoponiate ad un esame.

«A cui rispondete a capriccio, ribattè il ministro con il suo sogghigno

sempiterno e la voce sdolcinata.

«Signore, esponete chiaro i vostri desiderj, e risponderò nello stesso

modo, disse Anna come indispettita.

«Or bene, signora, seguitò Mazzarino inchinandosi alquanto, bramo

mi diate parte dei vostri amici, conforme io ve l’ho data della poca

industria e del talento che mi concesse il cielo. Le circostanze sono

gravi, e siam vicini a dover agire con energia.

«Da capo! soggiunse la regina, mi figurava che si fosse finita col

signor di Beaufort.

«Sì, voi vedeste soltanto il torrente che voleva sconvolgere ogni cosa,

e non badaste all’acqua stagnante. Eppure in Francia v’è un proverbio

su le acque morte.

«Concludete! fece Anna.

«Ebbene! ripigliò Mazzarino, io tutti i giorni soffro gli affronti

che mi fanno i vostri principi e i vostri servitori titolati, tutti

automi, i quali non veggono che io li tengo per il loro spago, e che

sotto la mia paziente gravità non hanno discoperto il sorriso dell’uomo

crucciato che ha giurato fra sè di esser poi una volta il più forte.

Facemmo arrestare, è vero, il signor di Beaufort, ma egli era il meno

pericoloso di tutti, v’è ancora il signor Principe.

«Il vincitore di Rocroi? pensereste a lui?

«Sì, sì, ci penso spesso.... ma pazienza! come diciamo noi Italiani.

Poi, dopo il signor di Condé, v’è il signor duca d’Orleans....

«Che dite mai? il primo principe del sangue, lo zio del re!

«Non già il primo principe del sangue, non lo zio del re, ma il

vile cospiratore, che sotto l’altro regno, spinto dal suo carattere

capriccioso e fantastico, tormentato da pensieri meschini, consumato

da sciocca ambizione, astioso di chiunque lo superasse per lealtà e

coraggio, sdegnato di essere un nulla, mercè la sua nullità appunto

si fece l’eco di tutte le voci maligne, si fece la molla di tutti

i raggiri, accennò di andare innanzi a tutte le brave persone che

furono assai stolide per dar fede alle parole di un uomo del sangue

regio, e le rinnegò allorchè esse salirono sul patibolo! Non il primo

principe del sangue, non lo zio del re, lo ripeto, ma l’assassino di

Chalais, di Montmorency e di Cinq-Mars, che oggi si prova a giuocare al

giuoco medesimo, e s’immagina di vincere la partita perchè ha cambiato

avversario, e perchè invece di aver di fronte un che minacci ha uno

che sorride. Ma s’inganna, avrà perduto un tanto nel perdere Richelieu,

ed io non ho interesse a lasciare vicino alla regina quel fermento di

discordie con cui il defunto ministro fece bollire per venti anni la

bile del re!»

Anna arrossì e si celò fra le mani la testa.

«Io non voglio umiliare Vostra Maestà, riprese Mazzarino in tuono di

più calma ma di singolare fermezza, voglio che si rispetti la regina, e

si rispetti il suo ministro, poichè di faccia a tutti io non sono altro

che questo. Vostra Maestà sa ch’io non sono, conforme dicono molti, un

burattino venuto d’Italia, e bisogna che tutti lo sappiano al pari di

voi, o regina!

«Orsù, che devo fare? domandò Anna, curvatasi sotto quella voce che la

dominava.

«Dovete ricercare nella vostra memoria i nomi di quegli uomini fidi e

devoti che passarono il mare ad onta di Richelieu, lasciando ovunque

tracce del proprio sangue per riportare a Vostra Maestà un certo

finimento di gioje ch’Ella aveva donato al signor di Buckingham».

Anna si alzò maestosamente ed irritata, quasi l’avesse fatta

balzare una molla di acciajo, e guardando Mazzarino con la dignità

e l’alterezza che tanto la rendevano possente in gioventù, ella gli

disse:

«Signore! voi m’insultate!

«Voglio infine, egli continuò terminando il suo concetto sospeso dal

movimento di lei, voglio che oggi per vostro marito facciate ciò che in

addietro faceste pel vostro amante.

«Anche questa calunnia! esclamò la regina, eppure io la credeva estinta

e soffocata, poichè sinora me l’avevate risparmiata. Ed ecco che me ne

parlate. Ebbene, meglio così! ne sarà discorso fra noi questa volta, e

tutto sarà finito: m’intendete?

«Ma signora, fece Mazzarino meravigliandosi di quel ritorno di energia,

non chiedo già che mi diciate tutto.

«Ed io tutto vuo’ dirvi, rispose la regina Anna. Dunque ascoltatemi:

vuo’ dirvi che di fatti in quell’epoca v’erano quattro cuori zelanti,

quattro anime leali, quattro spade fedeli, che mi salvarono più che la

vita, mi salvarono l’onore.

«Ah! lo confessate!

«E forse dei colpevoli soltanto è esposto l’onore? e forse non si può

disonorare qualcuno, ed in ispecie una donna, con le apparenze? Sì, le

apparenze mi stavano contro, ed io era in procinto di esser disonorata;

eppure, lo giuro, non ero colpevole: lo giuro....»

La regina cercò una cosa sacra su cui potesse giurare, e tolto da un

armadio nascosto dal parato un cassettino di legno di rosa intarsiato

d’argento, e posatolo sull’altare, seguitò:

«Lo giuro su queste sacre reliquie! amavo il signor di Buckingham, ma

esso non era mio amante.

«E che reliquie sono codeste sulle quali giurate? disse il ministro

sorridendo; ve lo avverto, nella mia qualità di Romano io sono

incredulo, e vi sono reliquie e reliquie».

La regina si levò di collo una piccola chiave e glie la porse.

«Aprite, gli disse e vedrete da per voi».

Mazzarino, stupefatto, prese la chiave ed aprì il cassetto, in cui

non trovò se non un coltello guastato dalla ruggine e due lettere, una

delle quali macchiata di sangue.

«Ch’è mai questo? domandò.

«Che cos’è? replicò Anna con gesto da sovrana, e stendendo sul bauletto

schiuso un braccio rimasto bellissimo ad onta degli anni, ora ve lo

dico: queste due lettere sono le sole ch’io abbia mai scritte; il

coltello è quello con cui Felton lo trafisse.... Leggete, signore, e

vedrete s’io mentisco».

Non ostante il permesso datogli, Mazzarino, per un sentimento naturale,

invece di scorrere i due fogli, pigliò il coltello che Buckingham

moribondo si era tolto dalla ferita ed aveva mandato alla regina per

mezzo di Laporte. La lama era guastata, essendo il sangue diventato

ruggine. Dopo un momento di esame, durante il quale Anna era diventata

bianca in viso quanto la tela che ricuopriva l’altare su cui essa

appoggiavasi, ei lo rimise nel bauletto con un fremito involontario.

«Basta, signora, ed io sto al vostro giuramento.

«No, no, leggete, ripetè Anna aggrottando le ciglia, leggete: voglio

così, così v’impongo, acciò conforme ho deciso si finisca tutto in

questa volta e non ritorniamo più su tale argomento. Credete voi

(aggiunse con un sorriso terribile) ch’io sia disposta a riaprire

questa cassetta a ciascuna delle vostre venture accuse?»

Il ministro soggiogato da tanta energia obbedì quasi macchinalmente,

e lesse le due lettere. Con una, la regina richiedeva indietro gli

astucci a Buckingham: quella che portata da d’Artagnan era giunta in

tempo; con l’altra essa lo preveniva che sarebbe assassinato: questa

consegnata al duca da Laporte era arrivata troppo tardi.

«Basta, signora disse Mazzarino, a ciò non v’è che rispondere.

«Signor sì, continuò la regina Anna richiudendo il piccolo mobile ed

appoggiandovi sopra la destra, sì, v’è da rispondere qualche cosa:

è che io fui sempre ingrata verso quegli uomini che mi salvarono e

fecero quanto poterono per salvar lui; è che nulla io diedi al prode

d’Artagnan di cui poc’anzi voi parlavate, se non la mia mano al bacio e

questo diamante».

La regina, presentando la bella mano al ministro, gli mostrava una

pietra superba che le scintillava in dito.

«Egli lo vendè, per quanto pare, seguitò a dire, in un momento di

ristrettezza: lo vendè per salvarmi la seconda volta, giacchè fu

per ispedire al duca un messaggero ad avvertirlo che doveva essere

assassinato.

«Sicchè d’Artagnan lo sapeva?

«Sapeva tutto. Come faceva mai? Lo ignoro. Ma in somma lo vendè a Des

Essarts, in dito al quale io lo vidi e da cui lo ricomprai. Per altro

questo diamante gli appartiene, e quindi voi, signore, restituiteglielo

a nome mio, e poichè avete la sorte di aver presso di voi un uomo tale,

procurate di rendervelo utile.

«Grazie, disse Mazzarino, profitterò del consiglio.

«E adesso, fece la regina come abbattuta dalla soverchia emozione,

avete altro da domandarmi?

«Nulla, signora, disse il ministro col tuono il più carezzevole, se non

che supplicarvi di perdonarmi i miei ingiusti sospetti; ma vi amo tanto

che non è meraviglia se sono geloso, anche del passato».

Passò sul labbro alla sovrana un sorriso di espressione impossibile a

definirsi.

«Or bene, se non avete altro da chiedermi, lasciatemi: dovete

comprendere che dopo una scena simile ho d’uopo di esser sola».

Mazzarino s’inchinò.

«Io mi ritiro, signora.... mi permettete di tornare?

«Sì, ma domani; non sarà troppo questo tempo per rimettermi in quiete».

Il ministro prese la destra della regina, la baciò con galanteria, e se

ne andò.

Appena fu uscito, la regina passò nell’appartamento di suo figlio,

e domandò a Laporte se il re era coricato. Laporte le additò il

fanciullo, che dormiva.

Anna salì i gradini del letto, appressò le labbra alla fronte alquanto

rugata del figliuolo, e vi diè sopra un bacio. Indi si ritirò in

silenzio come era venuta, limitandosi a dire al cameriere:

«Procurate, caro Laporte, che il re faccia più buon viso al ministro, a

cui esso ed io abbiamo sì grandi obblighi».

Venti anni dopo · 第 7 / 130 题