Rohrau da un fabbricator di carri e da una cuoca, ambi cattolici, e tale
visse e morì l'Haydn, esattissimo osservatore dei doveri della sua
Religione. Mostrò sin da fanciullo molta disposizione per la musica, ma
la sua povertà non gli permise di aver un maestro: comperatisi i libri
teorici del _Mattheson_, del _Fux_, del _Bach_ e del _Kirberg_, si mise
a svolgere giorno e notte quelle carte, e a capirne ciò che poteva.
Questo metodo di solitaria ricerca contribuì non poco a fargli scoprire
delle cose nuove, delle combinazioni non indicate, de' modi felici e
peregrini. Egli s'aprì delle vie sconosciute, principalmente pella
collocazione degli accordi, pella maniera di condurre le cantilene, non
che di piantare ed intrecciare le fughe, per cui, sostenuto dal suo
ricchissimo ingegno, apparve poi quell'originale cui tutta la musica
Europea ha preso per suo modello. Tale e tanto era il piacere che
l'Haydn provava in questi suoi studj e tentativi, che povero come era,
gelando di freddo e morto di sonno accanto del suo sdruscito
cembalaccio, diceva d'esser più felice di un re, e non aver conosciuto
poi in vita sua felicità maggiore. Il giovane Haydn, tanto smanioso
d'imparare quanto povero di mezzi trovò il modo d'insinuarsi in Vienna
in casa di Corner ambasciadore di Venezia, con cui abitava il cel.
_Porpora_. Egli si mise a far di tutto per entrare in grazia di quel
lurido Napolitano stizzoso ed ottenerne i sospirati armonici favori. La
mattina pertempo balzava da letto e spazzava l'abito, puliva le scarpe
del Porpora e gli raffazzonava la decrepita parrucca. Questi, uomo poco
socievole ed oltremodo rozzo di maniere, gli regalava in premio delle
rampogne; ma vedendosi servito per nulla, e conoscendo nel modesto
giovinetto molta disposizione e gran brama d'istruirsi, si lasciava
commovere a sbalzi, e gli dava qualche buon lume e precetto, sia pel
canto, sia per l'accompagnamento, massimamente che doveva accompagnare
spesso le difficili sue composizioni, dotte e di bassi non facili ad
indovinarsi. Nel tempo stesso, egli esaminava le partiture del profondo
_Eman. Bach_; beveva i precetti di _Fux_; ne carpiva dal _Porpora_,
interrogava per molte e molte ore della notte il suo fido clavicembalo,
e faceva attenzione a quanto udir poteva di lodata musica di altri
autori. A questo modo imparando da tutti: e non procedendo sotto
l'immediata direzione di nessuno, giunse a formarsi uno stile tutto suo,
e ad ottenere il pregio d'essere _originale_, capace di produrre, come
lo fece, una rivoluzione nella musica instrumentale, aprendo nuove
strade ignote ai Greci, a' Fiamminghi, agli Italiani, ed a quanti lo
precedettero antichi e moderni. Cominciò da prima a scrivere de' _Trio_,
che subito per la singolarità dello stile, ed il lecco che li condiva,
scorsero per le mani di tutti. Le belle ideine dell'Haydn, che aveva
allora poco men di vent'anni, il suo brio, le sue veneri, le licenze che
si prendeva, gli eccitarono contro tutti i barbuti legislatori di
musica. Si credette trovare in quelle composizioni errori di
contrappunto, modulazioni ereticali, e mosse troppo ardite. Ma l'Ercole
in fascie non temeva i serpenti, e prese anzi maggior concetto di se per
la guerra che gli facevano maestri di tanto grido, si pose ad arricchire
ed a perfezionare tanto più quel suo stile, ch'era stato capace di far
nascere sì fatto romore, e pubblicò nuove produzioni, le quali ben
presto spuntarono i denti alla critica, rendendo insieme circospetta
l'invidia, ed estatica l'arte. Fra questo mentre ebbe egli la fortuna di
convivere coll'unico fra i poeti che mancasse agli antichi, ed una
stessa casa accolse allora il primo poeta del secolo, ed il primo
sinfonista del mondo. Il _Metastasio_ era nato col buon gusto nelle
vene: ogni suo detto lo spirava. Amante ed intelligentissima di musica,
quell'anima sovranamente armonica gustava i talenti del giovane tedesco,
e gli dava coraggio e precetti, oltre all'insegnargli, conversando la
lingua italiana. Haydn l'apprese sì bene, che nelle sue composizioni
italiane non isbagliò mai un accento; errore, dal quale non vanno esenti
talvolta i più vantati fra i maestri d'Italia. Entrò egli dipoi in casa
del principe Esterhazy, appassionato filarmonico, e dovizioso, che aveva
al suo servizio una scelta e numerosa orchestra, alla cui testa fu posto
Haydn; onde agiatissimo divenne, e proseguì con più gloria la sua
carriera. Dividonsi le fatiche dell'Haydn in tre classi: le musiche
instrumentali, le sacre e le teatrali. Nelle prime fu primo fra tutti.
Nelle seconde aprì una nuova scuola che in mezzo a' suoi difetti di
genere, gareggia con qualsisia delle prime. Nelle terze non fu che
stimabile: ed in queste fu imitatore, laddove nelle altre era creatore.
Gli angusti limiti d'un articolo non ci permettono di fare un dettaglio
di tutte le sue produzioni in tutti i tre generi, che sono innumerabili.
Haydn fu due volte in Londra e riscosse non che gli applausi, ma
l'ammirazione dell'Inghilterra: spesso gli avvenne che gli Inglesi
facendoglisi da presso, lo misuravano cogli occhi dalla testa sino a'
piedi, e lo lasciavano gridando: _You are a great man, voi siete un
grand'uomo_. Il d.r Burney fu il primo che propose all'Haydn di farsi
ricevere dottore ad Oxford. L'indomani della sua nominazione, Haydn
diresse la musica. Dacchè egli mostrossi, una sola voce di tutti si
alzò: _Bravo Haydn!_ Hendel dopo trent'anni di dimora in Inghilterra non
aveva ottenuto l'onore di esser promosso al dottorato di Oxford. In
quest'occasione Haydn compose uno di quei suoi dotti scherzi, ai quali
aveva la mano sì avvezza, cioè un foglio di musica, che leggendosi a
capriccio da sopra, da sotto, da mezzo, dai lati, in fine come si
voleva, formava sempre una cantilena, ed un periodo giusto e compito.
L'accademia de' filarmonici di Bologna, quelle delle scienze di Stokolm
e d'Amsterdam, l'Istituto nazionale di Francia, le società filarmoniche
di Modena e di Lubiana recaronsi a gloria l'annoverare Haydn tra' loro
membri. Egli cessò di vivere li dì 31 Maggio del 1809, in età di 77
anni. Una religione pura ed operosa formò le qualità morali di questo
rispettabile uomo, la sua modestia, la sua bontà, la niuna invidia per
gli emuli, l'affetto ai parenti, alla patria, ai padroni; la sua purità
di costumi, serbata in mezzo al fuoco dell'immaginazione, ed alla
tenerezza del cuore, la sua carità verso i poveri; in somma l'essere
stato l'Haydn nel sec. 18º un gran genio ed insieme un gran galantuomo.
La sua musica sulle _sette parole di N. S. sulla croce_, il suo
_Stabat_, l'oratorio della _Creazione_, senza parlare delle sue
sinfonie, e musica strumentale, di cui può dirsi il creatore, sono i
monumenti più durevoli dell'arte, e i veri titoli all'immortalità
dell'autore. _Haydn è l'Ariosto della musica: il suo stile riunisce
tutti i generi arditamente. Vola il suo genio per tutt'i sentieri. La
sua immaginazione apre i tesori d'ogni bellezza, e ne dispone a sua
voglia. La sua musica è una magica dipintura, la quale presenta ad ogni
tratto il maraviglioso ed il seducente, accompagnati da una varietà
senza pari, ed animati di colori vivissimi e sì bene accordati fra loro,
che incantano. Se alla sua musica teatrale, benchè buona e talvolta
ottima, manca in generale quell'estro, quella naturalezza, quel brio,
quel marchio da creatore che risplende nella sua musica instrumentale, e
ne' suoi oratorj, come pure nelle Messe, ragion ne è, che costretto a
moderare la sua facoltà inventrice giusta le idee del poeta, ed a
contenere il suo sapere instrumentale, si trovò quasi dimezzato
l'ingegno, e quasi fuori della sua strada. Egli stesso quasi quasi
confessava la sua mediocrità teatrale, dicendo però, che se avesse
potuto passare in Italia qualche anno e sentirvi que' sommi cantanti, e
più di proposito studiar que' maestri, egli credeva che sarebbe riuscito
a distinguersi nella musica da teatro, quanto lo aveva fatto nella
instrumentale._ A tutti i biografi dell'Haydn, il _Diez_, il
_Griesinger_ tedeschi, M. _Framery_, e M. le _Breton_ francesi, è in
ogni conto preferibile l'italiano _Carpani_ sia per l'esattezza delle
notizie comunicategli dallo stesso Haydn, sia ancora per le grazie del
suo stile, e soprattutto per un quadro di mano maestra ch'egli offre
della storia letteraria dell'arte, e per l'imparzialità de' suoi ben
fondati giudizj: in questo articolo noi l'abbiamo seguito, anzi parola
per parola trascritto.
HAYDN (Michele), minor fratello del precedente sortì come lui dalla
nascita un deciso genio per la musica, e divenuto uno de' più profondi
scrittori di musica da chiesa fu maestro di cappella del principe
Vescovo di Salisburgo, ove morì nel 1806. Essendo venuto in pensiero a
M. Friedberg amantissimo di musica e versato nell'arte, di aggiungere le
parole ed il canto all'enfatica e divina musica instrumentale delle
sette parole di Haydn, si rivolse per tal fine al di lui fratello
Michele, e questi, come dissi, profondissimo nella sua scienza, accettò
l'arduo impegno. Friedberg compose le parole, e Michele, senza toccar
nulla della musica strumentale, la fè diventare accompagnamento,
aggiungendovi il canto a 4 voci e a tutto rigore e precisione di
contrappunto. Riuscitogli a maraviglia il lavoro, lo inviò al fratello,
e questi non solo l'approvò, ma lo fece eseguire più volte; e lo lasciò
correre di poi nel pubblico come fatica sua, dando così al fratello la
più lusinghiera prova del grandissimo conto che ne faceva. Costui,
finchè visse, ben lungi dal lagnarsene, andò superbo di questa
approvazione di fatto, datagli dal celebre suo fratello di carne e di
mestiere (_Carpani lett. 7_). Il maestro Hiller fece eseguire in Lipsia
una superba messa di Michele Haydn, di cui vi ha ancora più concerti,
sinfonie e quartetti pregiatissimi.
HENDEL (Giorgio), nato a Halle, fu un celebratissimo compositore tedesco
nella prima metà del secolo 18º. Dopo il 1708, venne in Italia, e
scrisse pe' teatri di Firenze, di Venezia, di Roma e di Napoli con
incredibile successo. Tornato in Germania e passato quindi in
Inghilterra fu tenuto dovunque in grande stima. Giorgio I, pel suo
merito lo ritenne in quell'Isola col trattamento di 400 lire sterline
per anno. Sulla fine de' suoi giorni perdè la vista, ma conservò in quel
tristo stato il suo fuoco e la sua vivacità, e compose sempre, dettando
le sue idee al maestro Smith. Sei giorni innanzi la sua morte eseguì uno
de' suoi oratorj. Egli morì nel 1759; e fugli eretto un superbo
monumento nella badia di Westminster, ove è sepolto in mezzo alle tombe
dei re. Per perpetuare la memoria di questo gran maestro si fa dal 1784
in poi annualmente in Londra una gran musica, e vi si eseguisce da
un'orchestra di più di 600 musici qualche di lui composizione. Sin dal
1785, s'intraprese in Londra di pubblicare, per sottoscrizione, una
collezione compita delle opere di Hendel, impresse con nuovi caratteri
di musica, a cui precede il suo ritratto. Hendel, era di grande e nobil
persona, e tutto fuoco: lasciò a suoi parenti in Germania 20 mila lire
sterline di beni, e mille ne legò egli all'istituto de' soccorsi in
Londra. Walther, Mattheson, Burney e più altri hanno scritto la di lui
vita, presso i quali può leggersi il lungo catalogo delle sue opere.
Oggidì un gustaccio pessimo farebbe sghignazzar taluni, se lor si
proponesse lo studio delle carte di Hendel e di tali altri maestri di
quel tempo. E pure confessava l'Haydn al suo amico Carpani che udita in
Londra la musica dell'Hendel, ne fu tanto colpito che si pose da capo a'
suoi studj, come se non avesse nulla saputo fino a quell'ora. Egli ne
meditò ogni nota: ed attinse a que' _dottissimi spartiti_ il succo della
vera grandiosità musicale. Racconta lo stesso Carpani, che trovandosi
vicino all'Haydn, quando si eseguiva il _Messia di Hendel_, ed ammirando
quegli uno di quei bellissimi cori, l'Haydn gli disse, _quest'è il papà
di tutti_. “Dall'Hendel apprese Haydn a levarsi maestosamente, a
grandeggiare nelle idee, ad avvicinarsi all'inarrivabile scopo de' suoi
canti.” Fra le maraviglie dell'Hendel una sempre mi ha fatto la più gran
sensazione (_è sempre Carpani che parla_); ed è che gli accompagnamenti
di esso sono scritti a tre e non più, e pure sono così armoniosi e
sonori. Il tutto sta nel primo violino e nel basso: ma non v'è in essi
nota che, per servirmi d'una frase del Gluck, _non tiri sangue_. Hendel
non usò sempre gli strumenti da fiato: così pure facevano il Pergolesi,
il Leo, il Vinci, e la musica loro era sempre tanto piena d'armonia.
Semplicità e forza andavano del pari nelle loro composizioni. _Di tutti
noi_, diceva l'immortale Mozart, _Hendel sa meglio quel che riesce di un
grand'effetto. Quando vuole, egli va e colpisce come un fulmine_.
HENNEQUIN, distinto meccanico, francese di origine, nel 1790 viveva, a
Dresda, e da 20 anni prima vi si occupava della soluzione del difficile
problema di rendere gl'instrumenti a corde, incapaci a scordarsi.
Coll'ajuto di Trincklin giunse nel 1785 al segno, che il tentativo
fattone sul forte-piano fu approvato da' migliori virtuosi di Dresda.
HERBIN (Giuliano), nato a Parigi nel 1783, mostrò le più felici
disposizioni per lo studio: oltre la profonda cognizione delle lingue
orientali, leggeva gli autori originali greci, latini, italiani ed
inglesi. All'età di 21 anni fu ricevuto come membro dell'Istituto delle
scienze, belle lettere, ed arti di Parigi, e morì a 23 anni nel 1806;
oltre a molte opere abbiamo di lui _Traité sur la musique ancienne_,
ch'egli compose insieme con M. Villoteau, e pubblicata a Parigi nello
stesso anno di sua morte 1806.
HERDER (Giov. Giorgio), consigliere del supremo concistoro di Weimar,
morto circa 1804. Noi non parleremo che delle sue opere; nelle quali
direttamente tratta della musica: _De l'esprit de la poésie des
Hébreux_, 2 vol. 1783, il secondo tomo contiene le seguenti
dissertazioni: _Della musica de' salmi_; _sulla musica_, appendice
estratta dalle opere compiute d'Asmus; _Riunione della musica, e della
danza_, per il canto nazionale. In un'altra sua opera intitolata:
_Feuilles éparses_, cap. 2, 1786 evvi una _Dissertazione sulla
quistione, se produce più effetti la pittura o la musica_. Ne' suoi
_Frammenti_, nelle sue _Selve critiche_, nella Dissertazione
_Sull'origine delle lingue_, e in un'altra _Sulle cause della corruzione
del buon gusto presso differenti nazioni_, vi ha gran numero di preziose
osservazioni, di cui il musico può farne l'applicazione alla sua arte.
HERSCHEL, nato ad Hannover, da prima _direttore di musica ed organista_
a Bath in Inghilterra, e in oggi _primo astronomo del secolo_. Egli non
si occupò da principio dell'astronomia che nelle sue ore di ozio, come
ancora della fabbrica degli istrumenti d'ottica; ma riuscitogli alla
fine di scoprire il pianeta del sistema solare, a cui si è dato di poi
il nome di _Uranus_, rinunziò alla musica per consecrarsi interamente
all'astronomia, cui ha arricchita di sue numerose scoverte. Il resto
della vita di questo valentuomo assai celebre appartiene alla storia
dell'astronomia. Allorchè Haydn passò in Londra, _Herschel_ già suo
collega d'arte lo accolse con somma distinzione, e l'onorò di sua
amicizia.
HERTEL (Giov. Gugl.), celebre compositore tedesco, che ha dato tra' suoi
saggio di buon gusto, sì nella musica vocale che strumentale nel p. p.
secolo. Egli morì d'apoplesia a 63 anni di sua età nel 1789. Oltre a
molte opere di pratica stimatissime, pubblicò egli in sua lingua a
Lipsia: _Raccolta di scritti sulla musica_, 1758, contenente alcune
dissertazioni critiche, ed osservazioni estratte dall'italiano e dal
francese, sul teatro e la musica di queste nazioni.
HESSEL, meccanico di Pietroburgo. Molti virtuosi si erano provati invano
di applicare dei tasti all'armonica: egli giunse nel 1785 ad effettuar
quest'idea, e a formare in sì fatta maniera un nuovo strumento, a cui
diè il nome di _Clavi-Armonica_.
HEUMANN (dott. Cristoforo Augusto), nato nella Turingia, fu ispettore
del Ginnasio di Gottinga, e vi pubblicò più opere di letteratura. Nel
1726 diè al pubblico: _De Minervâ Musicâ, sive de eruditis cantoribus_,
in 4º. Nel suo _Conspectus reipubblicæ literariæ_, publicato ad Hannover
nel 1746, in 8vo, nel quinto capitolo dà in breve la _Storia letteraria
della musica_.
HEYDEN (Sebaldo), rettore della scuola di Norimberga, e maestro di
musica assai dotto del 16º secolo, pubblicò quivi _de arte canendi_, di
cui ve ne ha tre edizioni: e _Musicæ Stichiotis_, in 8vo, che nelle
ristampe va ancora col titolo d'_Institutiones musicæ_.
HILLER (Giov. Adamo), direttore e professore di musica in Lipsia, studiò
da prima quest'arte a Dresda, sonava più strumenti e riusciva molto nel
canto, ma quel che più contribuì a formare i suoi talenti, fu il sentire
l'esecuzione per 9 anni di 14 drammi del _Sassone_, e lo studio
continovo di tali partiture. Nel 1758, venne in Lipsia per istudiarvi
legge, ma proseguì a coltivare la musica, e molta colà ne compose sì
strumentale che vocale. Egli occupossi principalmente alla teoria
musicale, e pubblicò una _Dissertazione sull'imitazion della natura in
musica_. Nel 1760, diè i suoi _Divertimenti di musica_, la prima opera
periodica di pratica che comparisse in Allemagna. Nel 1771, stabilì una
scuola di canto in Berlino per le donzelle, e quattr'anni dopo una
società particolare di amatori, ove non si eseguivano che le opere de'
maestri più celebri, che in Germania ha servito di modello. Più opere
didattiche e letterarie di lui ci rimangono scritte in sua lingua:
_Istruzione per cantar giustamente ed elegantemente con esempj_, 2 vol.
in 4º. _Sulla musica e i suoi effetti_, traduzione dal francese con
note, in 8vo 1781. _Biografia di autori di musica e di celebri virtuosi
degli ultimi tempi_, Lipsia 1784, in 8vo. _Notizia sulla
rappresentazione del Messia oratorio di Hendel_, eseguito nella
cattedrale di Berlino da un'orchestra di 300 musici, e da lui diretto,
1786 in 4º. _Tre Dissertazioni sulla musica antica e moderna, con
osservazioni sul testo del Messia di Hendel_, Berlino 1787, oltre molta
sua musica pratica, e la traduzione per piano-forte di alcune
composizioni classiche di cel. maestri, come dello _Stabat_ di _Haydn_,
dei _Pellegrini_ di _Hasse_, della _Passione_ di _Graun_ ec. Nel 1789,
egli era direttore di musica di S. Tommaso in Lipsia.
HIRE (Fil. de la), professore di mattematica nel collegio R. di Parigi,
morto nel 1718, era gran matematico e valente astronomo. Nelle di lui
_Mémoires de matemathique et de physique_, Paris 1694, in 4º, evvi un
trattato col titolo: _Explicatio diversorum sonorum, quos chorda super
instrumentum musicum edit_, ec. Nelle Memorie dell'Accademia delle
scienze 1716, vi ha di lui inoltre: _Experiences sur le son_.
HIRSCHFELD (Cristiano), professore di filosofia nel collegio di Kiel,
pubblicò nel 1770: _Plan d'une histoire de la poesie, de la musique, de
la peinture et de la sculpture parmi les Grecs_, in 8vo.
HOFMEISTER (Franc. Ant.), maestro di cappella e mercante di musica in
Vienna, è celebre ancora come compositore. Sin dal 1785, egli pubblica
ciascun mese un foglio periodico, intitolato: _Souscription pour le
forte-piano, ou le clavecin_. Quest'opera forma una collezione di
quartetti, di concerti, di variazioni di Haydn, di Mozart, di Vanhall, e
dello stesso Hofmeister.
HOLBERG (Luigi barone d'), morto in Parigi nel 1754, era della Norvegia:
nel corso de' suoi viaggi fu ricevuto membro dalla società di Oxford. In
Parigi prese amicizia col P. Castel, e fu da lui istruito sulla pretesa
musica de' colori. Malato di quartana, usò, ma in vano, tutti i mezzi di
guarirne, quando un giorno al tornare di un concerto, in cui aveva
provato sommo piacere, trovossi interamente ristabilito.
HOLDER (William), dottore in teologia, e autore di un'opera intitolata:
_Of the natural grounds_ etc. cioè _Sulle ragioni naturali e i principj
dell'armonia_, Londra 1694 in 8vo.
HOLFELD, meccanico di Berlino quivi morto nel 1771. Sulzer ha fatta la
descrizione d'un nuovo istrumento inventato da Holfeld all'Accademia di
Berlino, nel di cui gabinetto di macchine ne fa il vero ornamento,
destinato a notare e scrivere i pezzi di musica, a misura che si
eseguiscono sul cembalo. “Io aveva detto solo a quest'uomo quasi unico
per le invenzioni di meccanica (dice Sulzer), che desiderava ch'egli
provasse il suo genio intorno a questa macchina, di cui nel 1749 Unger
in una lettera all'Accademia ne aveva data solo l'idea. Tre settimane
dopo Holfeld fece trasportare in mia casa l'istrumento totalmente
compito. Dal dettaglio, che io ne darò, i conoscitori vedranno che
questo genio quasi unico per l'invenzione sapeva eseguire per le vie le
più semplici delle cose, che priachè si fossero vedute, sembravano quasi
impraticabili. Questa macchina consiste in due cilindri applicati al
forte-piano, in maniera che uno riceve la carta che si svolge dall'altro
canto mentre si suona.” _Memoir. de l'Acad. de Berlin 1775, t. 27._ Egli
è inoltre l'inventore di un cembalo a corde di budello, sotto le quali
trovasi un arco guarnito di crine, che vien messo in moto da una piccola
rota; lo stesso M. Sulzer lo presentò al re di Prussia.
HOLZHAVER (Ignazio), nato in Vienna, dove studiò il contrappunto sotto
la direzione del cel. Fux: ma per acquistare più cognizioni e formare il
suo gusto viaggiò più volte nell'Italia, fu in Venezia, in Milano, e in
Roma nel 1756, per sentire principalmente la cappella del Papa, venne in
Firenze, in Bologna e nuovamente in Venezia, e s'avvide che da per tutto
in Italia cominciava a dicadere sensibilmente la scuola del canto. In
Torino scrisse per il R. teatro la _Nitteti_ nel 1757, ed ebbe molto
successo: l'anno d'appresso scrisse per Milano l'_Alessandro
nell'Indie_, e la sua musica fu con tale entusiasmo ricevuta, che fu
quivi ben 30 volte replicata. Nel 1776, compose più opere per il gran
teatro di Manheim, e divenne maestro di cappella dell'elettor palatino.
Quivi egli morì nel 1783, in età di 72 anni. _La Giuditta_, la _morte di
G. C._ ed il _giudizio di Salomone_, e molte messe di lui sono
pregiatissime.
HULLMANDEL (Niccola), uno de' primi sonatori di forte-piano dell'Europa,
di cui sono state impresse due opere per quest'instrumento nel 1780.
_Egli è il primo_, dice M. Gretry, _che ha unito le due parti delle sue
sonate, di modo che non si ripetano servilmente: un passaggio intermedio
vi unisce spesso le due parti per non farne che una._ M. Hullmandel è
l'autore dell'articolo _Clavecin_ nell'Enciclopedia metodica della
musica, e nel 1791 era stabilito in Londra.
HURLEBUSCH (Federico), nato a Brunswick, fu da prima maestro di cappella
del re di Svezia, e quindi stabilì la sua dimora in Amsterdam. Per
formarsi nel gusto della musica, percorse egli giovane per tre anni
l'Italia, dove cominciò il suo _Trattato dell'armonia_, che terminò e
diè al pubblico a Brunswick nel 1726. Le sue composizioni sono così
piene zeppe d'arte, e di bizzarrie, che secondo l'espressione di
_Lustig, se ne rimangono in magazino come pietre_. Egli è morto circa
1770.
HUYGHENS (Cristiano), dotto olandese e gran matematico del secolo 17º,
figlio di _Costantino Huyghens_, consigliere del principe d'Orange, ed
autore di un trattato impresso a Leide nel 1641 _Dell'uso ed abuso degli
organi_. Cristiano sin da' più teneri anni studiò sotto la direzione di
suo padre, le mattematiche, la geometria e la musica. Delle sue opere
faremo solo quì menzione del _Novus Cyclus harmonicus_, che può anche
leggersi nel tom. IV, dell'_Histoire des ouvrages des savans_, Leyde
1724, in 4º. Egli morì all'Haja nel 1695.
J
JACKSON (Will.), compositore di musica e scrittore di molto spirito,
nato a Exeter, ove morì nel 1803 in età di 73 anni. Dopo di aver
ricevuta un'ottima educazione, studiò i principj della musica sotto il
maestro della cattedrale di Exeter, e perfezionossi quindi sotto la
direzione di Travers, celebre maestro di Londra. Nel 1777 divenne
maestro della cattedrale del suo paese, e venne riguardato in
Inghilterra come uno de' migliori compositori del suo tempo. Nel 1769,
pubblicò in Londra _Songs_ op. 7, e l'anno d'appresso la sua opera 9, di
sonate pel forte-piano con violino, cantici, inni, odi, e un'elegia a
tre voci. Le sue produzioni letterarie sono: _On the present state of
music_, cioè: _Dello stato attuale della musica_, in 12º, di cui vi ha
una seconda edizione; _Trenta lettere sopra diversi soggetti_, che hanno
avuto tre edizioni; _Le quattro età_ in 8vo, e _Diversi Saggi_ ec.
JACOB (M.), morto in Parigi nel 1770, allievo di Gaviniès, pubblicò
l'anno d'innanzi _Nouvelle méthode de musique_, in cui confuta l'ab. de
la Cassagne nel sistema dell'unica chiave ch'egli propone: M. Jacob ne
dimostra l'impossibilità.
JAMARD, canonico di S. Genevefa, nel 1769 pubblicò in Parigi _Recherches
sur la théorie de la musique_, in 8º, in cui sviluppa il sistema di
Ballière; testo e comento inutili.
JAMBLICO di Calcide, filosofo su i principj del IV secolo, ebbe per
maestri Anatolio e Porfirio, e fu come essi della setta dei nuovi
Platonici, i quali ai delirj degli antichi filosofi univano le loro
mistiche insensataggini. Essi non trascurarono di coltivare la musica,
ma alla maniera de' Pittagorici inviluppandola di numeri: così Jamblico
nella sua opera intitolata: _Delle cose fisiche, morali e divine, che si
osservano nella dottrina dei numeri_, impiegato aveva l'ottavo libro ad
una _Introduzione alla musica secondo la dottrina de' Pitagorici_. Non è
stato certamente gran danno l'essersi perduta: egli ne fa menzione nel
suo _Comento sull'aritmetica di Nicomaco_, e nella vita di Pitagora.
Tratta egli inoltre nel suo libro de' _Misteri_, de' mirabili effetti
della musica, e ne attribuisce la cagione all'aver essa, oltre del
naturale, qualche cosa del divino (_V. Sect. III, c. IX, edit. Oxon. Th.
Gale_).