GRETRY (Andrea-Ernesto), nato a Liegi nel 1741, a 4 anni di sua età era

già sensibile al ritmo musicale, e poco mancò che questo primo istinto

non gli costasse la vita. Era egli solo: il bollimento, che facevasi in

una pentola di ferro, fissò la sua attenzione; al rumore di questa

specie di tamburo cominciò a dansarvi attorno; volle poi vedere come

operavasi nel vaso quel moto periodico, e lo voltò sossopra in un fuoco

di carbone fossile ardentissimo. L'esplosione fu così forte ch'egli

cadde a terra soffocato e scottato quasi tutto nella persona.

Quest'accidente gli rese poi per sempre la vista debole. Nel 1759,

lasciò la patria per portarsi in Roma affinchè si perfezionasse nella

musica, e ne ebbe gl'insegnamenti da più maestri, ma _Casali_ è il solo

che egli come tal riconosce. In Roma aveva già egli fatto sentire alcune

sue scene italiane e sinfonie, allorchè gl'impresarj del teatro

d'Alberti gl'incaricarono di porre in musica due intermezzi, le

_Vendemmiatrici_. Il successo che vi ottenne all'entrar di quella

carriera fu un felice presagio di tutti quelli ch'egli ha di poi

ottenuto. In mezzo alle infinite e strepitose attestazioni che ne

ricevette, lusingollo maggiormente la nuova, che Piccini aveva approvata

in pubblico la sua musica, aggiungendo: _Principalmente perchè egli non

va per la via comune_. Così ben accolto, applaudito nella capitale

dell'Italia, che ben può dirsi la città della musica, Gretry vi

proseguiva i suoi travagli e i suoi studj, allorquando fu invitato a

portarsi in Francia, dove per un'infinità di opere buffe da lui scritte

dal 1769 sino al 1797, si ha stabilito a ragione un nome illustre in

questa carriera. “Tutte le sue opere lo han posto nel primo rango de'

compositori di questo genere, dice M. Fayolle; come Pergolese si è

prefisso di prendere la declamazione per tipo dell'espression musicale.

Quando i critici lo hanno accusato di difetti contro l'armonia, _So

bene_, egli ha risposto, _di averne fatti alle volte, ma io voglio

farne. La verità di espressione_ è in fatti l'idolo di M. Gretry.” Nel

1790 egli pubblicò in Parigi, _Mémoires ou Essais sur la musique_, un

vol. in 8vo, di cui il Governo ne ha data una nuova edizione nel 1793 in

tre vol. in 8vo. Il primo contiene la vita musicale dell'A., ed alcune

osservazioni sulle opere, che sono molto giovevoli a' giovani

compositori. Gli altri due tomi si raggirano sulla morale, sulla

metafisica, e la più parte delle sue vedute sono di un uomo d'ingegno e

di un filosofo. Nel 1802, Gretry diè al pubblico, _Méthode simple pour

apprendre à préluder en peu de tems avec toutes les ressources de

l'armonie_. Mercè siffatto metodo, in meno di tre mesi una nipote

dell'A., in età di 15 anni, sapendo appena legger le note, con

pochissima cognizione della posizione delle mani sul cembalo, ha

compreso e messo in pratica il sistema dell'armonia, sino a destar

maraviglia agli stessi compositori. M. Gretry viveva tuttora nel 1813, e

si occupava alla pubblicazione di un'altra opera, che ha per titolo:

_Reflexions d'un solitaire_, di cui ne aveva già compito il sesto tomo,

e nella quale tratta egli delle arti in generale, ed in ispezialità

della musica. All'ingresso del teatro dell'opera comica in Parigi si è

eretta la statua di questo grand'uomo in marmo bianco, e M. Simon ne ha

incisa l'immagine. _Non senza un'estrema soddisfazione_, dice egli

stesso ne' suoi Saggi sulla musica, _mentre io dimorava in Roma, venni a

sapere da molti musici provetti, che la mia taglia, la mia fisonomia

faceva per la rassomiglianza rammentar loro Pergolese_. Carpani dopo

aver formata una galleria, nella quale paragona i più rinomati

compositori ai grandi pittori, “anche in musica, egli dice, vi sono i

suoi _manieristi_, e non senza merito. A capo di essi potete pure

liberamente collocare il _Gretrì_, e dopo di lui quasi tutt'i giovani

compositori italiani e tedeschi de' nostri giorni, e tutt'i francesi

d'ogni età.”

GRIMM (Feder. barone di), consigliere di stato dell'imperator delle

Russie, morto a Gotha nel 1807, era nato a Ratisbona l'anno 1723. Dopo

avere terminati i suoi studj accompagnò in Parigi il conte di

Schombergh, ministro del re di Polonia, ove diessi tutto allo studio

delle belle lettere, e divenne assai famigliare di Voltaire, di

Helvezio, di Diderot, d'Alembert e del barone d'Holbach. Per più anni

mantenne un commercio letterario con molti principi dell'Europa, e

ricevette de' contrassegni molto distinti di stima dal gran Federico, da

Caterina II, da Gustavo III, a da Ernesto duca di Saxe-Gotha, che nel

1772 lo nominò suo ministro presso la corte di Francia, ed allorquando i

furori della rivoluzione l'obbligarono, come gli altri ministri, a

lasciar Parigi, gli offrì nella sua corte un onorevole asilo. Grimm era

un amatore filosofo della musica, e più opere intorno alla medesima

abbiamo di lui pregevolissime. 1. _Lettre sur l'opera d'Omphale_, in

8vo, Paris 1752, che contiene delle riflessioni di buon senso sulla

musica drammatica, onde con ragione vien lodata da Rousseau, e da

Arteaga (_Dict. art Duo, e Rivol. t. 1_). 2. _Lettre à M. Raynal, sur

les remarques au sujet de sa lettre sur Omphale_, nel Mercurio dello

stesso anno. 3. _Le petit prophète_ in 8vo 1753. Quest'operetta fece

allora molto fracasso, perchè metteva in ridicolo la musica francese: si

trova ancora nel t. 2 dell'Opere di Rousseau dell'edizione di Neufchatel

1764, e fassi leggere con piacere. 3. _L'Almanach historique et

chronologique de tous les spectacles de Paris_, in 12º dal 1762, sino

all'anno 1789. Arteaga a lui attribuisce in oltre: _Discours sur le

poème lirique_ (_loc. cit. p. 58_).

GRISELINI (Francesco), di più Accademie scientifiche, e Società

economiche di Europa, e Segretario di quella di Milano, è autore di un

_Dizionario delle arti, e de' mestieri_, ch'è stato continuato dall'ab.

_Marco Fassadoni_, Venezia 1768, tom. 10 in 4º. “Il celebre compositore

di questo Dizionario, generoso campione dell'umanità, non contento di

giovare in altri modi al pubblico bene, ha voluto illustrare la nostra

Italia, presentandole l'opera suddetta.” Quest'è l'elogio, che ne han

fatto gli autori dell'_Estratto della Letteratura Europea_. Nel tomo

nono si tratta a lungo della musica secondo tutte le sue divisioni con

somma erudizione, con giudiziosa scelta, e con buoni precetti intorno

alla teoria ed alla pratica.

GROSLEY, nato a Troyes nel 1718, e quivi morto nel 1785. La sua opera

_Observations sur l'Italie et les Italiens, par deux gentilhommes

svédois_, contiene l'istoria della musica, e più materiali intorno a'

moderni musici di quel paese, nel 1766 se n'è fatta una traduzione

tedesca a Lipsia, d'onde il maestro Hiller ne ha tratta la storia della

musica per il 2º tomo de' suoi annali.

GRUBER (Giov. Sigismondo), figlio di Giorgio Gruber cel. maestro di

cappella a Nuremberg, morto nel 1765; era quivi dottore in dritto e nel

1783, pubblicò in tedesco: _Letteratura della musica_, ovvero

_Istruzione per conoscere i migliori libri di musica_, in 8vo. Egli vi

ha classificate le opere secondo le materie che trattano: non è che un

Saggio ancora molto imperfetto. Nel 1785 diè ancora alla luce in

Nuremberga _Beytræge_ ec., o _Catalogo alfabetico degli autori di

musica_ ove trovansi delle opere rare: e finalmente nel 1786, pubblicò a

Francfort e a Lipsia la _Biografia de' più celebri musici_.

GUADAGNI (Gaetano), cav. della Croce di S. Marco, e cantante di

contralto celebre per i suoi talenti e la sua liberalità non comune a

questa specie di semiuomini, era di Padova. In Italia, in Francia, e nel

1766, in Londra, colla sua particolare abilità nel recitativo e

nell'azione diè a divedere a qual grado di perfezione erasi levata

allora nell'uno e nell'altro genere la sua nazione. L'elettrice di

Sassonia M. Antonietta molto intendente, e compositrice di musica,

conosciuto avendolo in Verona nel 1770, seco il condusse a Monaco, dove

Massimiliano Giuseppe lo prese al suo servigio e gli accordò il più gran

favore sino alla morte: nel 1776 Guadagni venne a Potsdam, e Federico II

dopo averlo sentito donogli una scatola d'oro guernita di diamanti, la

più ricca ch'egli abbia mai regalata. Tornò quindi in sua patria, e vi

fu cantore nella cel. chiesa di S. Antonio coll'onorario di 400 ducati,

per cantar solo nelle quattro gran feste dell'anno. Egli viveva ancora

nel 1790, era assai ricco, ma usava con isplendidezza de' suoi beni; più

tratti citansi onorevoli della sua beneficenza e generosità. Quei che

l'hanno inteso assicurano, ch'egli era il primo nel suo genere, sì per

la sua avvenenza, come per il gusto, l'espressione e l'azione nel suo

canto.

GUARDUCCI (Tommaso), di Montefiascone, uno de' primi cantanti d'Italia

per l'espressione, e uno de' migliori allievi del Bernacchi, e fecesi

ammirare su i teatri più rinomati italiani e su quello di Londra verso

la medietà del p. p. secolo. Nel 1770 lasciò interamente il teatro per

vivere nel seno della sua famiglia, passando l'inverno in Firenze, e

l'està a Montefiascone, ove possedeva una casina in campagna riccamente

addobbata.

GUERRERO (don Pedro), spagnuolo, uno de' più distinti maestri di musica

del secolo 16.º, passò in Italia la più parte di sua vita, e molto quivi

contribuì ai progressi dell'arte. Vi sono di lui sei messe sul gusto di

quelle del Palestrina assai stimate.

GUGLIELMI (Pietro) nacque a Massa Carrara nella Toscana da Giacomo

Guglielmi maestro di cappella del duca di Modena, da cui prese le prime

lezioni di musica sino all'età di 18 anni. Studiò quindi in Napoli nel

conservatorio _di Loreto_ sotto il cel. Durante. Guglielmi non

annunziava delle grandi disposizioni per la musica, ma Durante il

soggettò agli aridi studj del contrappunto e della composizione. Sortì

egli dal conservatorio all'età di 28 anni, e cominciò quasi tosto a

scrivere per i principali teatri d'Italia delle opere buffe e delle

serie, e vi riuscì egualmente. Fu richiesto in Vienna, a Madrid, a

Londra, e tornò in Napoli in età di presso a 50 anni. Questa fu l'epoca,

in cui tutte le facoltà del suo spirito acquistarono più d'attività, ed

in cui sparse la più viva luce il suo genio: trovò egli il gran teatro

di Napoli occupato da due primarj talenti, che ne contendevano a gara la

palma, Cimarosa e Paesiello: vendicossi nobilmente dell'ultimo, di cui

aveva ragion di lagnarsi; ad ogni opera del suo rivale una sua ne

opponeva, e ne restò sempre vittorioso. Papa Pio VI nel 1793, offrigli

il posto di maestro di cappella di S. Pietro, e questo ritiro fu per

Guglielmi a' 65 anni della sua vita, occasione di distinguersi nella

musica di chiesa. Egli morì a 19 di novembre 1804, di sua età 77.

Contansi più di due cento opere scritte da lui: un canto semplice,

naturale ed amabile, un'armonia pura, ma piena insieme, un estro ed una

fantasia originale ne formano il carattere. Carpani lo paragona a Luca

Giordano: Zingarelli riguarda il _Debora e Sisara_, come il capo d'opera

di Guglielmi.

GUGLIELMI (Pietro-Carlo), figlio del precedente, che colle sue

composizioni sostiene la gloria e la riputazione del padre. All'età di

20 anni mostrossi degno di lui, per lo brillante successo ottenuto sul

gran teatro di Napoli, e confermato in appresso da altri non men

meritati successi sul teatro di Roma e su quei dell'Italia e di Londra.

Nel 1803, scrisse egli in Palermo l'oratorio del _Sedecia_ per il teatro

di S. Cecilia, che ebbe un felicissimo incontro. Come suo padre ha posto

in musica l'opera _I due gemelli_, che si crede essere la migliore sua

opera. _Le false apparenze_; _Le nozze senza marito_; _I cacciatori_;

_La Contessa bizzarra_; _La serva innamorata_ ed altre sue opere buffe

sono state molto apprezzate in Italia e in Inghilterra, dove attualmente

egli dimora. _Giacomo_, suo minor fratello ed egregio cantante di tenore

nacque a Massa Carrara nel 1782, studiò il solfeggio sotto il cel.

Mezzanti, ed il canto sotto Nicolò Piccini, nipote del gran Piccini.

Cominciò la sua carriera di tenore dal teatro d'_Argentina_ in Roma, e

passò quindi a Parma, a Napoli, a Firenze, a Bologna, a Venezia, a

Amsterdam e finalmente a Parigi, dove attualmente risiede come cantante

nel teatro dell'opera buffa.

GUIDO d'Arezzo, nome celebre nell'arte, intorno al quale si sono divisi

gli scrittori o accordandogli troppo o scemando più del dovere la sua

gloria. M. Forkel nella sua dotta storia della musica, t. 2, prende

saggiamente la via di mezzo, e si riduce ad osservare che all'epoca in

cui visse Guido, eravi una grande incertezza e variazione su i principj

della musica, e sulla maniera di notarla. Guido più che i suoi

predecessori e contemporanei vide chiaramente in questa materia; scelse

ciò che credette esservi di meglio nei metodi sino allora proposti,

compilò i precetti, formonne un corpo di dottrina, e soprattutto

applicossi all'insegnamento della lettura musicale. I straordinarj

successi che ne ottenne, sì per l'eccellenza del metodo, come per l'arte

con la quale presentar sapeva le sue idee, fissarono su di lui

l'attenzion generale, annoverar lo fecero tra gli inventori di primo

ordine, e gli si attribuirono moltissime scoperte, ch'egli aveva avuto

il solo merito di render utili. Si sa che Guido verso la fine del decimo

secolo fu monaco dell'ordine di S. Benedetto nel monastero della

Pomposa: che quivi inventò o dispose il suo nuovo metodo di notare e di

leggere la musica, che vi stabilì una scuola per insegnarne la pratica:

che mercè la sua nuova maniera, i scolari, cui da prima non bastavan

dieci anni per imparare a legger la musica, al termine di alquanti

giorni giungevano a diciferar un canto, ed in meno di un anno divenivano

abili cantori: che non gli mancarono tra' monaci stessi degli invidi e

de' rivali che aspramente il perseguitassero, sicchè gli fu d'uopo di

abbandonare il suo monastero e di fuggirsene altrove. Si sa inoltre

ch'egli cavò le note della sua scala dalla prima strofe dell'inno di S.

Giovanni; ma per più estesi dettagli sulla sua vita, e sulle sue opere,

che non per altro oggetto possono leggersi, se non per conoscer solo lo

stato della musica al suo tempo, rimettiamo i lettori ad una

interessante _Dissertazione sulla vita e le opere di Guido d'Arezzo_ con

dotte note ultimamente pubblicata in Italia dal _Sig. Angeloni da

Frosinone_, ed al secondo volume della Collezione dell'ab. _Gerbert_,

dove si trovano delle notizie intorno alla vita, e tutte le opere

ch'egli potè discoprire dello stesso Guido.

GUYS (M.), pubblicò in Parigi nel 1776, _Voyage littéraire de la Grèce,

ou Lettres sur les Grecs anciens et modernes_. La lettera trentesima

ottava tratta della musica presso i Greci.

GYROWETZ (Adalberto), nato circa 1756 in Vienna, è piuttosto un amatore

anzichè professore di musica, sebbene compositor fecondissimo, ha

attualmente il suo impiego nella cancelleria di Vienna. Egli ha fatto

singolarmente il suo studio sulle opere dell'Haydn, ed ha pubblicate 41

opere, in cui ne ha imitato lo stile, di sinfonie, di quartetti e di

quintetti. Abbiamo di lui in oltre sonate di forte-piano e concerti di

molto gusto.

H

HAENSEL (Giov. Daniele), nato a Goldberg nel 1757, allievo di Türck, è

attualmente maestro di musica a Halle. “L'_Haensel_, dice Carpani, il

_Krommer_, il _Rombec_, dotti insieme e melodiosi, scarseggiano ora di

produzioni; forse le circostanze de' tempi li consigliano a ciò fare; lo

smercio essendo diminuito, gli stampatori di musica non vogliono pagare

che poco le produzioni, e quindi gli autori se le tengono nello scrigno:

chi ne discapita è l'arte.” (_Lett. 15_)

HAMBOIS (Giov.), dottore in musica del sec. 15º nell'università di

Cambridge o di Oxford, benchè fosse tenuto peritissimo in tutte le arti,

fatto aveva però della musica il principale suo studio, gli scrittori di

sua vita affermano, che per la cognizione dell'armonia, per la

combinazione delle consonanze, per l'arte di preparare e salvare le

dissonanze, egli sorpassava tutti quei del suo tempo (_Enciclop. method.

p. 83_).

HAREMBERG (Giov.), professore a Brunswick, pubblicò quivi nel 1753,

_Commentatio de re musicâ vetustissimâ_, etc., dove tratta

degl'instromenti de' Greci, ed Ebrei.

HARPE (Giov. Franc. de la), noto abbastanza per il suo _Corso di

letteratura in 16 vol. in 8vo_, dove si trovano profonde cognizioni in

ogni genere, e una delicata critica, è morto in Parigi nel 1803. Nel suo

_Journal de politique et de littérature_, a Paris 1777, prese egli parte

alla guerra musicale di quel tempo, diè il suo giudizio sulle produzioni

di Gluck, e molte belle riflessioni offrì sulla musica rappresentativa,

ma dalla fazione opposta venne attaccato di non essere egli esatto

parlando di musica, tanto più che dichiarato si era di non saperne. A

questo proposito egli dice che nelle arti vi sono due parti, l'una

elementare, l'altra meccanica: la prima non è conosciuta che dagli

artisti, ed essi soli sono in dritto di parlarne. L'altra è il risultato

delle operazioni di un'arte, ed ha per giudice chiunque sia fornito di

un retto senso e d'organi sensibili. Se non vuolsi ammettere questo

principio, sarebbe d'uopo che gli artisti non avessero per giudici che i

loro simili. Un uomo, che non sa la composizione, non dirà che tale

musica sia corretta, scientifica; non ragionerà sulle combinazioni

dell'armonia, o sugli andamenti di una frase musicale, e quindi nulla io

ho detto di tali cose. Ecco _i mezzi dell'arte_: io non voglio entrarvi.

Ma quest'aria in quella situazione ha l'espressione bastevole? Questo

canto è variato o monotono? è povero o ricco? riunisce le modulazioni

che portar devono nell'anima quel tal sentimento? ecco ciò che ha dritto

di esaminar ciascun uomo, purchè non sia sfornito di orecchio e di buon

senso: ec. Molte altre riflessioni possono quivi leggersi con profitto.

HARINGTON, dottore in musica, fondatore della società armonica di Bath,

e uno de' più pregiati poeti moderni dell'Inghilterra, benchè semplice

dilettante vien considerato come un buon compositore tra gl'Inglesi. La

musica, ch'egli ha posto alle sue poesie, è piena d'espressione e di

melodia, e nella strumentale riesce molto nel genere tenero e patetico.

HARRIS (James), scrittore assai distinto, morto in Londra nel 1780. La

prima opera ch'egli pubblicò nel 1774 contiene tre _Memorie sulle Arti

in generale, sulla Pittura, la Poesia e la Musica_. Lord Malmesbury suo

figlio l'ha pubblicata nuovamente con le altre di lui opere, e la sua

biografia nel 1801, Londra, 2 vol. in 4.º. Ve ne ha ancora una

traduzione tedesca a Halle 1780.

HARRISON (John), dotto meccanico inglese morto in Londra nel 1776. Nella

sua giovinezza fu il capo d'una cel. società di cantanti di chiesa: ha

fatti molti sperimenti sul tuono e la scala de' tuoni, mediante un

particolar monocordo di sua invenzione, e che vien da lui descritto in

una sua opera pubblicata in Londra nel 1775 sotto il titolo di

_Description concerning ec._; o _Descrizione d'un meccanismo per

giungere ad una misura esatta e sicura del tempo_. Egli pretende darvi

una divisione meccanica dell'ottava secondo la proporzione che esiste

tra i raggi o il diametro di un circolo e la sua circonferenza.

Quest'opera fu criticata come l'effetto della sua decrepitezza.

HASSE (Giov. Adolfo), detto il _Sassone_, apprese da prima in Germania

la musica, ed all'età di 18 anni scrisse l'_Antigono_, che fu assai ben

accolto a Brunswick. Ma egli sin allora erasi abbandonato al suo genio,

senza sottomettersi a' profondi studj del contrappunto: ne sentì la

sconvenevolezza, e prese la risoluzione di venir ad apprenderlo in

Italia. Egli giunse in Napoli nel 1724, e studiò da prima sotto Porpora,

ma tra' grand'uomini che quivi allora fiorivano particolarmente

distinguevasi, come il più gran maestro di quell'epoca, Alessandro

Scarlatti. Hasse ardentemente bramava poter trar profitto dalle lezioni

e da' consigli di questo valentuomo, ma non osava fargliene la

proposizione, sul timore che le sue finanze non gli permettevano di

ricompensarnelo secondo il merito. Rincontrato avendolo in una

compagnia, i suoi talenti, la sua modestia e i riguardi che mostrava per

lui gli conciliarono l'affezione di quel grand'uomo, che cominciò sin

d'allora a chiamarlo suo figlio, e si offrì di buon grado a dargli delle

lezioni. Nel 1725, scrisse in Napoli un _Dialogo_, il quale eseguito

dinanzi ad una scelta udienza fu unanimamente applaudito, e poco tempo

dopo scrisse per il teatro reale un'opera, che stabilì compitamente la

sua riputazione. Da lì in poi tutti i gran teatri dell'Italia si

disputarono la gloria di aver Hasse per maestro. In Venezia fu oltracciò

scelto per precettore di un conservatorio e scrisse per lo stesso un

_Miserere_ a 2 soprani, 2 contralti, 2 violini, violoncello e basso, di

cui ne chiamò divina la musica il P. Martini. Fu quindi chiamato a

Dresda, a Londra, e a Vienna dove, dopo il 1762 sino al 1766 scrisse sei

opere, e nel 1769 compose il suo capo d'opera _Piramo e Tisbe_, la di

cui musica differente dall'altre sue produzioni non invecchia mai. Nel

1771, scrisse la sua ultima opera _Ruggiero_ in Milano per le nozze

dell'arciduca Ferdinando, e si rese quindi in Venezia per passarvi

tranquillamente il resto dei suoi giorni. Nel 1780, compose un _Te Deum_

che fu cantato dinanzi a Pio VI, e quivi morì nel 1783. Pochi anni prima

aveva composto un _Requiem_ che servir doveva pe' suoi funerali, e di

cui mandonne copia in Dresda al cel. Schuster. Quest'opera dà a divedere

la forza che conservava ancora in un'età molto avanzata. Le sue

composizioni per teatro, per chiesa, per camera sono innumerabili: egli

ha messo in musica tutti i drammi del Metastasio, sino a due tre ed

anche quattro volte, e può dirsi che il suo stile appartiene al secol

d'oro della musica, in cui il semplice e 'l naturale bastavano per

incantare l'orecchio e soddisfare il gusto. La riputazione, ch'egli

acquistossi, corrisponde interamente al suo merito. Hasse era d'una

bella figura: aveva un cuore eccellente, e molta nobilezza ne' suoi

sentimenti. In Napoli la familiarità, ch'egli contrasse col Marchese

Vargas uomo di gran letteratura e religioso insieme, fecegli abbjurare

ancor giovane gli errori di Lutero ed abbracciare il cattolicismo

(_Mattei el. di Jommel._).

HASSE (Faustina Bordoni) moglie del _Sassone_, nata in Venezia fu una

delle più famose cantanti del sec. 18º, ammirata da per tutto ove

cantava sulla moderna maniera del Bernacchi, la di cui scuola impegnossi

a propagare. In Firenze si arrivò sino ad improntar una medaglia in suo

onore; cantò in Vienna e in Londra coll'appuntamento di 12500 scudi. A

Dresda sposò il cel. Hasse, che ella aveva inteso nel 1727 in Venezia, e

preso avevalo sin d'allora sotto la sua protezione.

HAUDENGER, nel 1782 eseguì a Manheim un _tonometro_ inventato dal cel.

ab. Vogler. Quest'instromento, approvato dall'accademia delle scienze di

Parigi, può essere sostituito al monocordo de' Greci. Il _tonometro_

mostra con la più grande precisione, se le proporzioni di un tuono

all'altro sono più vicine, più semplici, più piacevoli, ovvero se sono

più distanti e meno aggradevoli. (_V. Alman. Music. 1783, p. 58._)

HAWKINS (John), dotto Inglese ed amatore di musica in Londra sua patria,

fu uno di quegli uomini rari, che co' loro talenti e colle eminenti

virtù sociali si sono resi commendevolissimi. Egli aveva ereditata dal

dot. Pepusch una collezione considerevole di opere teoriche e pratiche

di musica. Questa collezione unita a una gran quantità di notizie,

ch'egli aveva raccolto per lo spazio di 16 anni, poselo in istato di

comporre l'eccellente opera col titolo _A general history ec._, cioè

_Storia generale della scienza e pratica della Musica_, in 5 grossi vol.

in 4º, Londra 1776, che dedicò e presentò egli stesso a S. M.

Brittannica. L'edizione presso Payne ne è superba, sì per l'impressione,

come per i rami di musica e dei ritratti di 58 celebri artisti con la

loro biografia: è un peccato che non se ne sia fatta una traduzione nè

in Francia, nè in Italia. Hawkins è morto di paralisia nel 1789, in età

di 70 anni.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 15 / 18 段