già sensibile al ritmo musicale, e poco mancò che questo primo istinto
non gli costasse la vita. Era egli solo: il bollimento, che facevasi in
una pentola di ferro, fissò la sua attenzione; al rumore di questa
specie di tamburo cominciò a dansarvi attorno; volle poi vedere come
operavasi nel vaso quel moto periodico, e lo voltò sossopra in un fuoco
di carbone fossile ardentissimo. L'esplosione fu così forte ch'egli
cadde a terra soffocato e scottato quasi tutto nella persona.
Quest'accidente gli rese poi per sempre la vista debole. Nel 1759,
lasciò la patria per portarsi in Roma affinchè si perfezionasse nella
musica, e ne ebbe gl'insegnamenti da più maestri, ma _Casali_ è il solo
che egli come tal riconosce. In Roma aveva già egli fatto sentire alcune
sue scene italiane e sinfonie, allorchè gl'impresarj del teatro
d'Alberti gl'incaricarono di porre in musica due intermezzi, le
_Vendemmiatrici_. Il successo che vi ottenne all'entrar di quella
carriera fu un felice presagio di tutti quelli ch'egli ha di poi
ottenuto. In mezzo alle infinite e strepitose attestazioni che ne
ricevette, lusingollo maggiormente la nuova, che Piccini aveva approvata
in pubblico la sua musica, aggiungendo: _Principalmente perchè egli non
va per la via comune_. Così ben accolto, applaudito nella capitale
dell'Italia, che ben può dirsi la città della musica, Gretry vi
proseguiva i suoi travagli e i suoi studj, allorquando fu invitato a
portarsi in Francia, dove per un'infinità di opere buffe da lui scritte
dal 1769 sino al 1797, si ha stabilito a ragione un nome illustre in
questa carriera. “Tutte le sue opere lo han posto nel primo rango de'
compositori di questo genere, dice M. Fayolle; come Pergolese si è
prefisso di prendere la declamazione per tipo dell'espression musicale.
Quando i critici lo hanno accusato di difetti contro l'armonia, _So
bene_, egli ha risposto, _di averne fatti alle volte, ma io voglio
farne. La verità di espressione_ è in fatti l'idolo di M. Gretry.” Nel
1790 egli pubblicò in Parigi, _Mémoires ou Essais sur la musique_, un
vol. in 8vo, di cui il Governo ne ha data una nuova edizione nel 1793 in
tre vol. in 8vo. Il primo contiene la vita musicale dell'A., ed alcune
osservazioni sulle opere, che sono molto giovevoli a' giovani
compositori. Gli altri due tomi si raggirano sulla morale, sulla
metafisica, e la più parte delle sue vedute sono di un uomo d'ingegno e
di un filosofo. Nel 1802, Gretry diè al pubblico, _Méthode simple pour
apprendre à préluder en peu de tems avec toutes les ressources de
l'armonie_. Mercè siffatto metodo, in meno di tre mesi una nipote
dell'A., in età di 15 anni, sapendo appena legger le note, con
pochissima cognizione della posizione delle mani sul cembalo, ha
compreso e messo in pratica il sistema dell'armonia, sino a destar
maraviglia agli stessi compositori. M. Gretry viveva tuttora nel 1813, e
si occupava alla pubblicazione di un'altra opera, che ha per titolo:
_Reflexions d'un solitaire_, di cui ne aveva già compito il sesto tomo,
e nella quale tratta egli delle arti in generale, ed in ispezialità
della musica. All'ingresso del teatro dell'opera comica in Parigi si è
eretta la statua di questo grand'uomo in marmo bianco, e M. Simon ne ha
incisa l'immagine. _Non senza un'estrema soddisfazione_, dice egli
stesso ne' suoi Saggi sulla musica, _mentre io dimorava in Roma, venni a
sapere da molti musici provetti, che la mia taglia, la mia fisonomia
faceva per la rassomiglianza rammentar loro Pergolese_. Carpani dopo
aver formata una galleria, nella quale paragona i più rinomati
compositori ai grandi pittori, “anche in musica, egli dice, vi sono i
suoi _manieristi_, e non senza merito. A capo di essi potete pure
liberamente collocare il _Gretrì_, e dopo di lui quasi tutt'i giovani
compositori italiani e tedeschi de' nostri giorni, e tutt'i francesi
d'ogni età.”
GRIMM (Feder. barone di), consigliere di stato dell'imperator delle
Russie, morto a Gotha nel 1807, era nato a Ratisbona l'anno 1723. Dopo
avere terminati i suoi studj accompagnò in Parigi il conte di
Schombergh, ministro del re di Polonia, ove diessi tutto allo studio
delle belle lettere, e divenne assai famigliare di Voltaire, di
Helvezio, di Diderot, d'Alembert e del barone d'Holbach. Per più anni
mantenne un commercio letterario con molti principi dell'Europa, e
ricevette de' contrassegni molto distinti di stima dal gran Federico, da
Caterina II, da Gustavo III, a da Ernesto duca di Saxe-Gotha, che nel
1772 lo nominò suo ministro presso la corte di Francia, ed allorquando i
furori della rivoluzione l'obbligarono, come gli altri ministri, a
lasciar Parigi, gli offrì nella sua corte un onorevole asilo. Grimm era
un amatore filosofo della musica, e più opere intorno alla medesima
abbiamo di lui pregevolissime. 1. _Lettre sur l'opera d'Omphale_, in
8vo, Paris 1752, che contiene delle riflessioni di buon senso sulla
musica drammatica, onde con ragione vien lodata da Rousseau, e da
Arteaga (_Dict. art Duo, e Rivol. t. 1_). 2. _Lettre à M. Raynal, sur
les remarques au sujet de sa lettre sur Omphale_, nel Mercurio dello
stesso anno. 3. _Le petit prophète_ in 8vo 1753. Quest'operetta fece
allora molto fracasso, perchè metteva in ridicolo la musica francese: si
trova ancora nel t. 2 dell'Opere di Rousseau dell'edizione di Neufchatel
1764, e fassi leggere con piacere. 3. _L'Almanach historique et
chronologique de tous les spectacles de Paris_, in 12º dal 1762, sino
all'anno 1789. Arteaga a lui attribuisce in oltre: _Discours sur le
poème lirique_ (_loc. cit. p. 58_).
GRISELINI (Francesco), di più Accademie scientifiche, e Società
economiche di Europa, e Segretario di quella di Milano, è autore di un
_Dizionario delle arti, e de' mestieri_, ch'è stato continuato dall'ab.
_Marco Fassadoni_, Venezia 1768, tom. 10 in 4º. “Il celebre compositore
di questo Dizionario, generoso campione dell'umanità, non contento di
giovare in altri modi al pubblico bene, ha voluto illustrare la nostra
Italia, presentandole l'opera suddetta.” Quest'è l'elogio, che ne han
fatto gli autori dell'_Estratto della Letteratura Europea_. Nel tomo
nono si tratta a lungo della musica secondo tutte le sue divisioni con
somma erudizione, con giudiziosa scelta, e con buoni precetti intorno
alla teoria ed alla pratica.
GROSLEY, nato a Troyes nel 1718, e quivi morto nel 1785. La sua opera
_Observations sur l'Italie et les Italiens, par deux gentilhommes
svédois_, contiene l'istoria della musica, e più materiali intorno a'
moderni musici di quel paese, nel 1766 se n'è fatta una traduzione
tedesca a Lipsia, d'onde il maestro Hiller ne ha tratta la storia della
musica per il 2º tomo de' suoi annali.
GRUBER (Giov. Sigismondo), figlio di Giorgio Gruber cel. maestro di
cappella a Nuremberg, morto nel 1765; era quivi dottore in dritto e nel
1783, pubblicò in tedesco: _Letteratura della musica_, ovvero
_Istruzione per conoscere i migliori libri di musica_, in 8vo. Egli vi
ha classificate le opere secondo le materie che trattano: non è che un
Saggio ancora molto imperfetto. Nel 1785 diè ancora alla luce in
Nuremberga _Beytræge_ ec., o _Catalogo alfabetico degli autori di
musica_ ove trovansi delle opere rare: e finalmente nel 1786, pubblicò a
Francfort e a Lipsia la _Biografia de' più celebri musici_.
GUADAGNI (Gaetano), cav. della Croce di S. Marco, e cantante di
contralto celebre per i suoi talenti e la sua liberalità non comune a
questa specie di semiuomini, era di Padova. In Italia, in Francia, e nel
1766, in Londra, colla sua particolare abilità nel recitativo e
nell'azione diè a divedere a qual grado di perfezione erasi levata
allora nell'uno e nell'altro genere la sua nazione. L'elettrice di
Sassonia M. Antonietta molto intendente, e compositrice di musica,
conosciuto avendolo in Verona nel 1770, seco il condusse a Monaco, dove
Massimiliano Giuseppe lo prese al suo servigio e gli accordò il più gran
favore sino alla morte: nel 1776 Guadagni venne a Potsdam, e Federico II
dopo averlo sentito donogli una scatola d'oro guernita di diamanti, la
più ricca ch'egli abbia mai regalata. Tornò quindi in sua patria, e vi
fu cantore nella cel. chiesa di S. Antonio coll'onorario di 400 ducati,
per cantar solo nelle quattro gran feste dell'anno. Egli viveva ancora
nel 1790, era assai ricco, ma usava con isplendidezza de' suoi beni; più
tratti citansi onorevoli della sua beneficenza e generosità. Quei che
l'hanno inteso assicurano, ch'egli era il primo nel suo genere, sì per
la sua avvenenza, come per il gusto, l'espressione e l'azione nel suo
canto.
GUARDUCCI (Tommaso), di Montefiascone, uno de' primi cantanti d'Italia
per l'espressione, e uno de' migliori allievi del Bernacchi, e fecesi
ammirare su i teatri più rinomati italiani e su quello di Londra verso
la medietà del p. p. secolo. Nel 1770 lasciò interamente il teatro per
vivere nel seno della sua famiglia, passando l'inverno in Firenze, e
l'està a Montefiascone, ove possedeva una casina in campagna riccamente
addobbata.
GUERRERO (don Pedro), spagnuolo, uno de' più distinti maestri di musica
del secolo 16.º, passò in Italia la più parte di sua vita, e molto quivi
contribuì ai progressi dell'arte. Vi sono di lui sei messe sul gusto di
quelle del Palestrina assai stimate.
GUGLIELMI (Pietro) nacque a Massa Carrara nella Toscana da Giacomo
Guglielmi maestro di cappella del duca di Modena, da cui prese le prime
lezioni di musica sino all'età di 18 anni. Studiò quindi in Napoli nel
conservatorio _di Loreto_ sotto il cel. Durante. Guglielmi non
annunziava delle grandi disposizioni per la musica, ma Durante il
soggettò agli aridi studj del contrappunto e della composizione. Sortì
egli dal conservatorio all'età di 28 anni, e cominciò quasi tosto a
scrivere per i principali teatri d'Italia delle opere buffe e delle
serie, e vi riuscì egualmente. Fu richiesto in Vienna, a Madrid, a
Londra, e tornò in Napoli in età di presso a 50 anni. Questa fu l'epoca,
in cui tutte le facoltà del suo spirito acquistarono più d'attività, ed
in cui sparse la più viva luce il suo genio: trovò egli il gran teatro
di Napoli occupato da due primarj talenti, che ne contendevano a gara la
palma, Cimarosa e Paesiello: vendicossi nobilmente dell'ultimo, di cui
aveva ragion di lagnarsi; ad ogni opera del suo rivale una sua ne
opponeva, e ne restò sempre vittorioso. Papa Pio VI nel 1793, offrigli
il posto di maestro di cappella di S. Pietro, e questo ritiro fu per
Guglielmi a' 65 anni della sua vita, occasione di distinguersi nella
musica di chiesa. Egli morì a 19 di novembre 1804, di sua età 77.
Contansi più di due cento opere scritte da lui: un canto semplice,
naturale ed amabile, un'armonia pura, ma piena insieme, un estro ed una
fantasia originale ne formano il carattere. Carpani lo paragona a Luca
Giordano: Zingarelli riguarda il _Debora e Sisara_, come il capo d'opera
di Guglielmi.
GUGLIELMI (Pietro-Carlo), figlio del precedente, che colle sue
composizioni sostiene la gloria e la riputazione del padre. All'età di
20 anni mostrossi degno di lui, per lo brillante successo ottenuto sul
gran teatro di Napoli, e confermato in appresso da altri non men
meritati successi sul teatro di Roma e su quei dell'Italia e di Londra.
Nel 1803, scrisse egli in Palermo l'oratorio del _Sedecia_ per il teatro
di S. Cecilia, che ebbe un felicissimo incontro. Come suo padre ha posto
in musica l'opera _I due gemelli_, che si crede essere la migliore sua
opera. _Le false apparenze_; _Le nozze senza marito_; _I cacciatori_;
_La Contessa bizzarra_; _La serva innamorata_ ed altre sue opere buffe
sono state molto apprezzate in Italia e in Inghilterra, dove attualmente
egli dimora. _Giacomo_, suo minor fratello ed egregio cantante di tenore
nacque a Massa Carrara nel 1782, studiò il solfeggio sotto il cel.
Mezzanti, ed il canto sotto Nicolò Piccini, nipote del gran Piccini.
Cominciò la sua carriera di tenore dal teatro d'_Argentina_ in Roma, e
passò quindi a Parma, a Napoli, a Firenze, a Bologna, a Venezia, a
Amsterdam e finalmente a Parigi, dove attualmente risiede come cantante
nel teatro dell'opera buffa.
GUIDO d'Arezzo, nome celebre nell'arte, intorno al quale si sono divisi
gli scrittori o accordandogli troppo o scemando più del dovere la sua
gloria. M. Forkel nella sua dotta storia della musica, t. 2, prende
saggiamente la via di mezzo, e si riduce ad osservare che all'epoca in
cui visse Guido, eravi una grande incertezza e variazione su i principj
della musica, e sulla maniera di notarla. Guido più che i suoi
predecessori e contemporanei vide chiaramente in questa materia; scelse
ciò che credette esservi di meglio nei metodi sino allora proposti,
compilò i precetti, formonne un corpo di dottrina, e soprattutto
applicossi all'insegnamento della lettura musicale. I straordinarj
successi che ne ottenne, sì per l'eccellenza del metodo, come per l'arte
con la quale presentar sapeva le sue idee, fissarono su di lui
l'attenzion generale, annoverar lo fecero tra gli inventori di primo
ordine, e gli si attribuirono moltissime scoperte, ch'egli aveva avuto
il solo merito di render utili. Si sa che Guido verso la fine del decimo
secolo fu monaco dell'ordine di S. Benedetto nel monastero della
Pomposa: che quivi inventò o dispose il suo nuovo metodo di notare e di
leggere la musica, che vi stabilì una scuola per insegnarne la pratica:
che mercè la sua nuova maniera, i scolari, cui da prima non bastavan
dieci anni per imparare a legger la musica, al termine di alquanti
giorni giungevano a diciferar un canto, ed in meno di un anno divenivano
abili cantori: che non gli mancarono tra' monaci stessi degli invidi e
de' rivali che aspramente il perseguitassero, sicchè gli fu d'uopo di
abbandonare il suo monastero e di fuggirsene altrove. Si sa inoltre
ch'egli cavò le note della sua scala dalla prima strofe dell'inno di S.
Giovanni; ma per più estesi dettagli sulla sua vita, e sulle sue opere,
che non per altro oggetto possono leggersi, se non per conoscer solo lo
stato della musica al suo tempo, rimettiamo i lettori ad una
interessante _Dissertazione sulla vita e le opere di Guido d'Arezzo_ con
dotte note ultimamente pubblicata in Italia dal _Sig. Angeloni da
Frosinone_, ed al secondo volume della Collezione dell'ab. _Gerbert_,
dove si trovano delle notizie intorno alla vita, e tutte le opere
ch'egli potè discoprire dello stesso Guido.
GUYS (M.), pubblicò in Parigi nel 1776, _Voyage littéraire de la Grèce,
ou Lettres sur les Grecs anciens et modernes_. La lettera trentesima
ottava tratta della musica presso i Greci.
GYROWETZ (Adalberto), nato circa 1756 in Vienna, è piuttosto un amatore
anzichè professore di musica, sebbene compositor fecondissimo, ha
attualmente il suo impiego nella cancelleria di Vienna. Egli ha fatto
singolarmente il suo studio sulle opere dell'Haydn, ed ha pubblicate 41
opere, in cui ne ha imitato lo stile, di sinfonie, di quartetti e di
quintetti. Abbiamo di lui in oltre sonate di forte-piano e concerti di
molto gusto.
H
HAENSEL (Giov. Daniele), nato a Goldberg nel 1757, allievo di Türck, è
attualmente maestro di musica a Halle. “L'_Haensel_, dice Carpani, il
_Krommer_, il _Rombec_, dotti insieme e melodiosi, scarseggiano ora di
produzioni; forse le circostanze de' tempi li consigliano a ciò fare; lo
smercio essendo diminuito, gli stampatori di musica non vogliono pagare
che poco le produzioni, e quindi gli autori se le tengono nello scrigno:
chi ne discapita è l'arte.” (_Lett. 15_)
HAMBOIS (Giov.), dottore in musica del sec. 15º nell'università di
Cambridge o di Oxford, benchè fosse tenuto peritissimo in tutte le arti,
fatto aveva però della musica il principale suo studio, gli scrittori di
sua vita affermano, che per la cognizione dell'armonia, per la
combinazione delle consonanze, per l'arte di preparare e salvare le
dissonanze, egli sorpassava tutti quei del suo tempo (_Enciclop. method.
p. 83_).
HAREMBERG (Giov.), professore a Brunswick, pubblicò quivi nel 1753,
_Commentatio de re musicâ vetustissimâ_, etc., dove tratta
degl'instromenti de' Greci, ed Ebrei.
HARPE (Giov. Franc. de la), noto abbastanza per il suo _Corso di
letteratura in 16 vol. in 8vo_, dove si trovano profonde cognizioni in
ogni genere, e una delicata critica, è morto in Parigi nel 1803. Nel suo
_Journal de politique et de littérature_, a Paris 1777, prese egli parte
alla guerra musicale di quel tempo, diè il suo giudizio sulle produzioni
di Gluck, e molte belle riflessioni offrì sulla musica rappresentativa,
ma dalla fazione opposta venne attaccato di non essere egli esatto
parlando di musica, tanto più che dichiarato si era di non saperne. A
questo proposito egli dice che nelle arti vi sono due parti, l'una
elementare, l'altra meccanica: la prima non è conosciuta che dagli
artisti, ed essi soli sono in dritto di parlarne. L'altra è il risultato
delle operazioni di un'arte, ed ha per giudice chiunque sia fornito di
un retto senso e d'organi sensibili. Se non vuolsi ammettere questo
principio, sarebbe d'uopo che gli artisti non avessero per giudici che i
loro simili. Un uomo, che non sa la composizione, non dirà che tale
musica sia corretta, scientifica; non ragionerà sulle combinazioni
dell'armonia, o sugli andamenti di una frase musicale, e quindi nulla io
ho detto di tali cose. Ecco _i mezzi dell'arte_: io non voglio entrarvi.
Ma quest'aria in quella situazione ha l'espressione bastevole? Questo
canto è variato o monotono? è povero o ricco? riunisce le modulazioni
che portar devono nell'anima quel tal sentimento? ecco ciò che ha dritto
di esaminar ciascun uomo, purchè non sia sfornito di orecchio e di buon
senso: ec. Molte altre riflessioni possono quivi leggersi con profitto.
HARINGTON, dottore in musica, fondatore della società armonica di Bath,
e uno de' più pregiati poeti moderni dell'Inghilterra, benchè semplice
dilettante vien considerato come un buon compositore tra gl'Inglesi. La
musica, ch'egli ha posto alle sue poesie, è piena d'espressione e di
melodia, e nella strumentale riesce molto nel genere tenero e patetico.
HARRIS (James), scrittore assai distinto, morto in Londra nel 1780. La
prima opera ch'egli pubblicò nel 1774 contiene tre _Memorie sulle Arti
in generale, sulla Pittura, la Poesia e la Musica_. Lord Malmesbury suo
figlio l'ha pubblicata nuovamente con le altre di lui opere, e la sua
biografia nel 1801, Londra, 2 vol. in 4.º. Ve ne ha ancora una
traduzione tedesca a Halle 1780.
HARRISON (John), dotto meccanico inglese morto in Londra nel 1776. Nella
sua giovinezza fu il capo d'una cel. società di cantanti di chiesa: ha
fatti molti sperimenti sul tuono e la scala de' tuoni, mediante un
particolar monocordo di sua invenzione, e che vien da lui descritto in
una sua opera pubblicata in Londra nel 1775 sotto il titolo di
_Description concerning ec._; o _Descrizione d'un meccanismo per
giungere ad una misura esatta e sicura del tempo_. Egli pretende darvi
una divisione meccanica dell'ottava secondo la proporzione che esiste
tra i raggi o il diametro di un circolo e la sua circonferenza.
Quest'opera fu criticata come l'effetto della sua decrepitezza.
HASSE (Giov. Adolfo), detto il _Sassone_, apprese da prima in Germania
la musica, ed all'età di 18 anni scrisse l'_Antigono_, che fu assai ben
accolto a Brunswick. Ma egli sin allora erasi abbandonato al suo genio,
senza sottomettersi a' profondi studj del contrappunto: ne sentì la
sconvenevolezza, e prese la risoluzione di venir ad apprenderlo in
Italia. Egli giunse in Napoli nel 1724, e studiò da prima sotto Porpora,
ma tra' grand'uomini che quivi allora fiorivano particolarmente
distinguevasi, come il più gran maestro di quell'epoca, Alessandro
Scarlatti. Hasse ardentemente bramava poter trar profitto dalle lezioni
e da' consigli di questo valentuomo, ma non osava fargliene la
proposizione, sul timore che le sue finanze non gli permettevano di
ricompensarnelo secondo il merito. Rincontrato avendolo in una
compagnia, i suoi talenti, la sua modestia e i riguardi che mostrava per
lui gli conciliarono l'affezione di quel grand'uomo, che cominciò sin
d'allora a chiamarlo suo figlio, e si offrì di buon grado a dargli delle
lezioni. Nel 1725, scrisse in Napoli un _Dialogo_, il quale eseguito
dinanzi ad una scelta udienza fu unanimamente applaudito, e poco tempo
dopo scrisse per il teatro reale un'opera, che stabilì compitamente la
sua riputazione. Da lì in poi tutti i gran teatri dell'Italia si
disputarono la gloria di aver Hasse per maestro. In Venezia fu oltracciò
scelto per precettore di un conservatorio e scrisse per lo stesso un
_Miserere_ a 2 soprani, 2 contralti, 2 violini, violoncello e basso, di
cui ne chiamò divina la musica il P. Martini. Fu quindi chiamato a
Dresda, a Londra, e a Vienna dove, dopo il 1762 sino al 1766 scrisse sei
opere, e nel 1769 compose il suo capo d'opera _Piramo e Tisbe_, la di
cui musica differente dall'altre sue produzioni non invecchia mai. Nel
1771, scrisse la sua ultima opera _Ruggiero_ in Milano per le nozze
dell'arciduca Ferdinando, e si rese quindi in Venezia per passarvi
tranquillamente il resto dei suoi giorni. Nel 1780, compose un _Te Deum_
che fu cantato dinanzi a Pio VI, e quivi morì nel 1783. Pochi anni prima
aveva composto un _Requiem_ che servir doveva pe' suoi funerali, e di
cui mandonne copia in Dresda al cel. Schuster. Quest'opera dà a divedere
la forza che conservava ancora in un'età molto avanzata. Le sue
composizioni per teatro, per chiesa, per camera sono innumerabili: egli
ha messo in musica tutti i drammi del Metastasio, sino a due tre ed
anche quattro volte, e può dirsi che il suo stile appartiene al secol
d'oro della musica, in cui il semplice e 'l naturale bastavano per
incantare l'orecchio e soddisfare il gusto. La riputazione, ch'egli
acquistossi, corrisponde interamente al suo merito. Hasse era d'una
bella figura: aveva un cuore eccellente, e molta nobilezza ne' suoi
sentimenti. In Napoli la familiarità, ch'egli contrasse col Marchese
Vargas uomo di gran letteratura e religioso insieme, fecegli abbjurare
ancor giovane gli errori di Lutero ed abbracciare il cattolicismo
(_Mattei el. di Jommel._).
HASSE (Faustina Bordoni) moglie del _Sassone_, nata in Venezia fu una
delle più famose cantanti del sec. 18º, ammirata da per tutto ove
cantava sulla moderna maniera del Bernacchi, la di cui scuola impegnossi
a propagare. In Firenze si arrivò sino ad improntar una medaglia in suo
onore; cantò in Vienna e in Londra coll'appuntamento di 12500 scudi. A
Dresda sposò il cel. Hasse, che ella aveva inteso nel 1727 in Venezia, e
preso avevalo sin d'allora sotto la sua protezione.
HAUDENGER, nel 1782 eseguì a Manheim un _tonometro_ inventato dal cel.
ab. Vogler. Quest'instromento, approvato dall'accademia delle scienze di
Parigi, può essere sostituito al monocordo de' Greci. Il _tonometro_
mostra con la più grande precisione, se le proporzioni di un tuono
all'altro sono più vicine, più semplici, più piacevoli, ovvero se sono
più distanti e meno aggradevoli. (_V. Alman. Music. 1783, p. 58._)
HAWKINS (John), dotto Inglese ed amatore di musica in Londra sua patria,
fu uno di quegli uomini rari, che co' loro talenti e colle eminenti
virtù sociali si sono resi commendevolissimi. Egli aveva ereditata dal
dot. Pepusch una collezione considerevole di opere teoriche e pratiche
di musica. Questa collezione unita a una gran quantità di notizie,
ch'egli aveva raccolto per lo spazio di 16 anni, poselo in istato di
comporre l'eccellente opera col titolo _A general history ec._, cioè
_Storia generale della scienza e pratica della Musica_, in 5 grossi vol.
in 4º, Londra 1776, che dedicò e presentò egli stesso a S. M.
Brittannica. L'edizione presso Payne ne è superba, sì per l'impressione,
come per i rami di musica e dei ritratti di 58 celebri artisti con la
loro biografia: è un peccato che non se ne sia fatta una traduzione nè
in Francia, nè in Italia. Hawkins è morto di paralisia nel 1789, in età
di 70 anni.