GERBERT (Martino), principe abbate della congregazione benedittina di S.

Biagio nella Selvanera, che ad una scienza molto estesa univa lo spirito

più elevato e 'l carattere più semplice e più amabile: sin da giovane

concepì quell'affezione per la musica, a cui dobbiamo le sue dotte e

penose ricerche sulla storia di quest'arte. Nella mira di renderle più

profonde e più utili, intraprese egli un viaggio di tre anni in Francia,

in Italia e in Allemagna; pervenne, colla sua autorità, a farsi mostrare

i tesori più reconditi, soprattutto le biblioteche de' conventi, ed

attinse in tal maniera nelle primarie sorgenti i materiali per la sua

Storia della musica di chiesa. In Bologna, strinse la più intima

familiarità col P. Martini, con cui convenne di comunicarsi a vicenda le

loro ricchezze. Il numero di diciassette mila autori raccolti dal

Martini sorprese in vero l'ab. Gerbert, ma egli assicura che più di

altrettanti avevagliene fatti conoscere da lui estratti dalle librerie

di Germania. Egli pubblicò nel 1774 _De cantu et musica sacra, a prima

ecclesiæ ætate usque ad præsens tempus_, in 2 vol. in 4º. Dà però a lui

maggior diritto alla riconoscenza dei letterati e degli artisti un'altra

più importante opera del 1774, _Scriptores ecclesiastici de musicâ sacrâ

ex variis Italiæ, Galliæ et Germaniæ codd. MS. nunc primum editi etc._,

dessa è una collezione di oltre a 40 autori originali sulla musica,

disposti secondo l'ordine cronologico, dal terzo secolo sino

all'invenzione della tipografia, in tre gran volumi in fol.; è divenuta

per disavventura così rara che è assai malagevole il procacciarne una

copia. M. Forkel ne ha dato una lunga e ragionata analisi nella sua

_Storia della musica_. L'ab. Gerbert è morto d'una infiammazione di

petto nel 1792, in età di 73 anni.

GERVASONI (Carlo). Milanese, professore e maestro di cappella di Borgo

Taro. Egli fece un corso compito di studj, e nel 1781, dice egli stesso,

di avere terminato quello della mattematica sotto il cel. ab. Frisi in

Milano; benchè possedesse allora già in buona parte la pratica della

musica. Nel 1800 pubblicò in Piacenza _La Scuola della musica divisa in

tre parti_, in 2 vol. in 8.º, opera che non manca di merito, benchè l'A.

abbia il comune pregiudizio di sostenere, che sia la musica parte della

matematica, e che _somministri i mezzi più opportuni per acquistare le

più sublimi cognizioni della musica speculativa_. Si lagna inoltre che

_la più parte de' compositori non cura lo studio della matematica,

perchè crede che questa niente affatto contribuisca alla pratica della

musica_. Per la pratica poi è un pò troppo, e pare che l'A. voglia

millantarsi alcun poco con questo suo trascendente zelo per la necessità

della matematica nella musica. Dà egli per altro delle buone regole di

pratica, degli esempj bene scelti; mostra dell'erudizione e dello

studio, ma uno stile pesante e sommamente diffuso ne rende penosa e

faticante la lettura. Nel 1804, Gervasoni diè ancora alla luce in Parma

_Carteggio musicale con diversi suoi amici professori e maestri_, in 8º,

di cui vi ha una 2ª edizione in Milano dello stesso anno. Non possiamo

giudicarne, non essendoci venuto ancora alle mani.

GESNER (Salomone) di Zurigo, il più delizioso ed amabile e pieno di

sensibilità fra i poeti tedeschi, quivi morto nel 1787, non avendo

compiti ancora i 60 anni di sua età. Tra' suoi idillj uno ve n'ha

sull'_Invenzione della lira e del canto_, che gli dà un diritto di qui

occupare un articolo. Può questo leggersi nel 2º t. della versione

francese di M. Huber delle di lui opere, a Lione 1783, in 12º.

GHERARDESCA (Filippo), nato in Pistoja, cel. compositor per teatro e per

chiesa, doveva la purità del suo stile alla scuola del P. Martini, ed

all'assiduità del suo studio sugli autori di musica italiani ed

alemanni. Aveva cognizioni molto profonde sulla natura dell'armonia,

alle quali univa uno squisito gusto: conosceva ed amava le scienze, le

arti, la letteratura e soprattutto la storia. Morì egli in Pisa maestro

della cattedrale del 1808 in età di 70 anni. Tra le sue composizioni

deesi rimarcare, come un capo d'opera in questo genere, la messa di

_Requiem_ per la morte del re d'Etruria.

GIARDINI (Felice), nato in Torino, prese da fanciullo lezioni di violino

dal cel. Somis, allievo di Corelli. Venne di poi in Napoli, ove nelle

orchestre divertivasi sommamente di far de' preludj, e di variare i

passaggi che doveva eseguire. Raccontava egli stesso come un dì

essendosi posto Jommelli accanto a lui nell'orchestra, guadagnonne un

sonoro schiaffo in premio de' ricami ch'egli aggiungeva alla sua parte

di accompagnamento. Giardini fu molto applaudito in Parigi ed in Londra,

ove fece imprimere le sue opere per violino, e vi fondò una scuola.

Niuno uguagliavalo nell'esecuzione degli _adagio_ per la forza e

l'espressione del sentimento. Egli morì a Mosca in età di 80 anni nel

1796. Prima del suo viaggio in Russia ceduto aveva al Sig. Ciceri da

Como il violino di Corelli ch'egli possedeva.

GIN (Pier Luigi), diè una traduzione francese dell'Iliade, nella quale

Omero spensieratamente se la dorme dal principio sino alla fine. Nel

1802 pubblicò ancora un libricciuolo _De l'influence de la musique sur

la littérature_, in cui l'A. buonamente pretende che ai progressi della

musica attribuir si debba il decadimento della letteratura francese nel

sec. 18º. _Qui ridiculus minus illo?_

GINGUENÉ (Pier Luigi) si è molto occupato della letteratura italiana, e

della storia della musica. Egli ha fatto, unitamente con Framery il

primo tomo nell'Enciclopedia metodica della parte della musica. Gli

articoli di M. Ginguené sono in gran parte tradotti dalla storia di

Burney, ma molte altre cose eccellenti vi ha del suo. Egli era stato uno

de' più fervidi partigiani di Piccini nell'accanita guerra in Francia

de' Gluckisti e Piccinisti: nel 1779, pubblicò: _Entretien sur l'état

actuel de l'Opera de Paris_, che nel Mercurio di quell'anno gli trasse

addosso un'asprissima critica di M. Suard. Nel 1801, egli diede al

pubblico una notizia assai interessante _Sur la vie et les ouvrages de

Nic. Piccini_, ove sembra aver egli modificate le proposizioni avanzate

nella sua giovine età, per il che debbono sapergli buon grado tanto i

partigiani di Gluck che quei di Piccini.

GIRAULT (Cl. Saverio), membro di più società letterarie, ha inserito nel

Magazino Enciclopedico di Parigi t. 1, anno 1810, _Lettre sur la Musique

des Hébreux à M. Millin_, in cui l'A. fa delle ricerche di una molto

estesa erudizione, ed offre una compiuta descrizione della musica

religiosa, dal figlio di Matusael inventore degl'istromenti, sino

all'epoca in cui la Religione cristiana potè spiegare in pubblico le

cerimonie del suo culto.

GIROUST (Franc.), dotto compositore di musica di chiesa, fu nel 1775 pe'

suoi talenti scelto dal re in Parigi per maestro della sua cappella, e

soprintendente di tutta la sua musica. Quest'era allora il posto più

eminente, a cui l'ambizione d'un uomo della sua arte poteva aspirare.

Egli vi si rese celebre, particolarmente per la musica di alcuni

_Oratorj_, e dell'_Ode di Thomas sopra il tempo_, come dei passi i più

importanti dell'_Epistola al popolo_ di questo Poeta. La fatale

rivoluzione del 1789 avendogli fatta perdere tutta la sua fortuna, si

ridusse per vivere a vender miele e latte, agli abitanti di Versailles,

dove finì i suoi giorni nel 1799. La sua vedova inconsolabile nel 1804

diè al pubblico una notizia storica della vita di suo marito.

GIROWETZ, compositore tedesco de' nostri giorni di eccellente musica

strumentale, ha fatto, secondo il Carpani, uno studio particolare sulle

composizioni di questo genere dell'immortale Haydn, sino a metterle in

partitura, e indovinar così il segreto dell'ottima ripartizione della

melodia fra le parti. Egli ne ha saputo prender bene il carattere e la

ricchezza delle idee, e formarsene uno stile leggiadro, ed un gusto

tutto nuovo.

GIULINI (Giorgio) di nobil famiglia nato in Milano nel 1714, ove studiò

i diversi rami dell'istruzione sotto la guida di uomini dotti. Diessi in

oltre con molto ardore allo studio della musica, e viene annoverato tra

i buoni compositori di musica strumentale. Il conte Giulini fu sommo

amico del P. Sacchi, e v'ha di costui un'Epistola in versi a lui

diretta, nella quale lo invita ad unirsi seco per promovere la musica

sacra ed eroica. Dopo la sua morte avvenuta nel 1779, il cel. Fontana ad

istanza del Sacchi ne scrisse l'elogio.

GIZZIELLO (Gioach. Conti, detto), ebbe questo nome dal cel. cantante

Gizzi, che fondò una scuola circa 1720, e nella quale più che altri

riuscivvi il Conti. In Italia, dove da prima fecesi ammirare in Roma,

non si conosce che sotto il nome di Gizziello: passò quindi in Londra

nel 1736, e cantò su quel teatro diretto da Hendel; tornò in Italia,

cantò in Madrid nel 1750, e da per tutto fu l'oggetto dell'ammirazion

generale. Egli era così eccellente nel patetico, che più volte trasse le

lagrime dal suo uditorio, genere di talento oggidì molto raro.

GLAREANO (Ericio) di Glaris nella Svizzera, il di cui nome era Arrigo

Loris, nella letteratura ebbe per maestro il grande Erasmo, di cui

divenne amicissimo, e questi nelle sue lettere ci rappresenta Glareano

qual uomo di un sapere universale e profondo. Il di lui maestro di

musica fu Giov. Cocleo, e nel 1547 egli pubblicò in Basilea il suo

_Dodecachordon_ in fol., che oggigiorno è divenuto assai raro.

Quest'opera di Glareano è di somma importanza, in quanto ci fa

perfettamente conoscere lo stato della musica pratica nell'epoca in cui

fioriva la scuola fiamminga. L'autore morì nel 1563. M. Choron ha

promesso di dare una nuova edizione di quest'opera nella sua collezione

de' classici.

GLAUCO di Reggio, uno de' celebri pitagorici d'Italia, fioriva cinque

secoli innanzi l'era volgare. Secondo l'uso di quei filosofi coltivò con

ispezialità la musica, e vi riuscì moltissimo. Egli, secondo Plutarco

(_Dial. de Mus._), scritto aveva dei più celebri musici, e sulla scienza

medesima, de' libri, che più non esistono (_V. Disc. prelim. p. 111_).

GLAUCA, celebre sonatrice di citara, per la sua straordinaria bellezza e

'l suo valore nell'arte musica divenne la favorita del re Tolomeo

Filadelfo d'Alessandria (_Ælian., de Nat. animal. I, 1_). Plinio nella

stor. natur. (_L. X_), Plutarco (_de solert. animal._) ed Eliano (_Var.

Hist. L. IX_) raccontano, che essa col suo suono e col canto attraeva in

fino i bruti, e rendevaseli familiari.

GLUCK (il cav. Cristoforo), nacque a Neüdorf villaggio della Boemia nel

1714, giovane apprese in Praga la musica, e all'età di 17 anni portatosi

in Italia, fu per più anni scolare del _Sammartini_ in Milano. Ma, a dir

vero, questo genio immortale dee a se stesso tutta la gloria di avere

creato un sistema musicale-drammatico, dove tutto è connesso, dove la

musica mai si slontana dalle situazioni di persone, di tempi, di luoghi,

e dove l'interesse risulta dall'insieme perfetto di tutte le parti del

dramma e della musica. “Io ho visto molte partiture italiane, diceva a

un suo amico _Rousseau_, nelle quali si trovano bellissimi pezzi

drammatici, ma parmi che il solo Gluck abbia l'intensione di dare a

ciascuno de' suoi personaggi lo stile che può lor convenire, e quel che

io trovo più da ammirare si è che questo stile adottato una volta non

più si smentisce.” (_V. Anecdot. sur le chev. Gluck par Bern. de Saint

Pierre_) Ristretti negli angusti confini di un articolo, nulla diremo

della vita e delle innumerevoli composizioni di questo grand'uomo, nulla

delle fazioni che formaronsi in Francia dai partigiani di costui e di

Piccini: specie di guerra che riguardossi come una parodia di quella

tra' molinisti e giansenisti, e rimettiamo i Lettori alle _Memorie per

servir alla sua storia_ pubblicate in Parigi nel 1791, in 8.º, dove

molto vi ha per altro da apprendere per le dotte analisi dell'ab. Arnaud

della musica di Gluck; ed all'artic. _Allemagne_ dell'Encicl. metod., in

cui lungamente si fa la di lui storia. Il celebre maestro di cappella e

fecondo autore _Reichardt_ nel 1810, ne ha scritto la vita in tedesco:

ma nulla dar può migliore idea delle profonde meditazioni da lui fatte

su la sua arte, quanto le due epistole dedicatorie in fronte alla sua

opera dell'_Alceste_, ed a quella di _Paride ed Elena_: egli vi si

mostra dadovvero musico-filosofo, che unendo i precetti alla pratica “ha

più d'ogn'altro contribuito a ricondurre nel buon sentiero la musica

teatrale italiana spogliandola delle palpabili inverosimiglianze che la

sfiguravano, studiando con accuratezza somma il rapporto delle parole

colla modulazione, e dando alle sue composizioni un carattere tragico e

profondo dove l'espressione, che anima i sentimenti va del pari colla

filosofia, che regola la disposizione dei tuoni.” (_Arteaga t. 2_).

Gluck morì in Vienna d'apoplesia nel 1787, ricco di 600 mila franchi in

circa. I Tedeschi riguardano tuttora Gluck come il primo dei compositori

drammatici, e su i teatri fanno ancora rappresentare le sue opere

tradotte nella loro lingua: “Grazie al possente genio di Gluck (dice uno

de' più celebri scrittori d'Allemagna, _M. Wieland_), eccoci dunque

giunti all'epoca in cui la musica ha ricuperati i suoi dritti: egli,

egli solo è colui che l'ha ristabilita sul trono della natura, d'onde la

barbarie l'aveva fatta discendere, e d'onde l'ignoranza, il capriccio e

'l cattivo gusto tenevanla sinora lontana.” Il carattere di Gluck era

franco e pieno di rettitudine; ma focoso, iracondo. “Per riscaldare la

sua fantasia, e trasportarsi in Tauride, o Sparta, o nell'Erebo, aveva

d'uopo di situarsi nel mezzo d'un prato. Ivi col suo cembalo innanzi,

due bottiglie di sciampagna accanto, a cielo scoperto scriveva le due

_Ifigenìe_, i lamenti d'_Orfeo_, e le amorose tracotanze di _Paride_

ec.” (_Carpani Lett. 13_). Egli aveva una nipote, _M. Anna Gluck_, che

si aveva adottata per figlia, cantante di una squisita sensibilità, e

che parlava e scriveva perfettamente più lingue. Dell'età di 11 anni

cominciò ad apprender la musica da suo zio, ma egli, in uno di quegli

accessi d'impazienza, che erangli assai familiari, abbandonolla.

Millico, fortunatamente venuto allora in Vienna, offrì allo zio di farne

un nuovo saggio, e colla più grande soddisfazione di Gluck, le sue

lezioni ebbero un felice successo. Portossi col suo zio in Francia, ove

ebbe una graziosa accoglienza dalla corte. Poco dopo il suo ritorno in

Vienna, cadde gravemente ammalata; Giuseppe II, le mostrò un vivo

interesse, con mandare ogni dì in sua casa per aver nuove del suo stato;

ma ella morì all'età di 17 anni nel 1776. Gluck ne fu inconsolabile: _Il

a perdu une nièce charmante_, scriveva al Cesarotti M. de Voght, _qui

l'attachoit à son art, et qu'il pleure encore_. Evvi una cantata posta

in note da M. Becke impressa ad Ausburg nel 1777, intitolata: _Lamento

sulla morte della gran cantatrice Nanetta de Gluck_.

GNECCO, nato in Genova fu destinato da' parenti al commercio, ma il suo

genio musicale lo portò a calcar le orme degli Anfossi, dei Sacchini,

dei Cimarosa e dei Paesiello. Egli ha scritto la musica di più opere

buffe, come le _Nozze di Lauretta_; _Gli Amanti Filarmonici_; _La Prova

d'un opera seria_; _Carolina e Filandro_; _I Bramini_; _l'Argante_; _il

Pignattaro_; _la Cena senza cena_; _le nozze de' Sanniti_, e la _Prova

degli Orazj e Curiazj_. Quel che distingue questo celebre compositore

tra' moderni, è una maniera facile ed ingenua, una gajezza libera, e

l'imitazione di Cimarosa nella parte strumentale. Nel momento, che la

sua riputazione cominciava a ben stabilirsi, venne egli da immatura

morte rapito in Torino nel febbraro del 1811.

GORSSE (Luigi), nelle note al suo poema _Saffo_ pubblicato in Parigi nel

1801, annunzia un'opera col titolo: _Philosophie de la musique_. Per

farla bene vi bisognerebbe un filosofo musico, il che è raro, od un

musico filosofo, il che è più raro ancora.

GOSSEC (Franc. Gius.), uno de' tre ispettori, e professore di

contrappunto nel Conservatorio di musica in Parigi, formossi da se

medesimo, e non ebbe altro maestro che la natura. Il solo studio sulle

partiture de' gran maestri perfezionò il suo talento; come l'illustre

Haydn, ha mostrato gran pena di non aver potuto viaggiare in Italia, e

visitar le diverse scuole di quel paese. Nel 1774, fu scelto capo della

scuola di canto eretta dal bar. de Breteuil. All'epoca della

rivoluzione, divenne maestro di musica della guardia nazionale, e nel

1795 fu scelto unitamente a Cherubini e Méhul ispettore e professore del

Conservatorio. I suoi allievi, hanno per la più parte riportato il gran

premio dell'Istituto. Gossec pressochè ottagenario conserva ne' suoi

discorsi e nelle sue composizioni tutta la vivacità di un giovine. Sino

all'anno 1810, viveva ancora; egli ha scritto moltissimo per teatro e

per chiesa, ma la sua musica non è conosciuta in Italia, tuttochè molto

applaudita in Francia. Come scrittore didattico egli ha pubblicato:

_Principes élémentaires de musique_, in 2 vol. in fol.

GOTTSCHED (Giov. Cristiano), primario professore di filosofia

nell'Università di Lipsia, e cel. in Germania per gli sforzi ch'egli

fece per trarre la lingua, la poesia e la musica dallo stato di

barbarie, in cui erano al suo tempo. Nel suo _Lexicon_ ossia _Dizionario

portatile delle scienze e belle arti_, in 8vo pubblicato in Lipsia nel

1761, e nella sua _Poesia critica_, egli ha trattato di varj soggetti di

musica. Trovansi in quest'ultima: 1. _Idee sull'origine ed antichità

della musica, e sulle qualità dell'Ode._ 2. _Idee sulle cantate._ 3.

_Idee sull'opera._ Nelle sue dissertazioni si trovano molte notizie

storiche. Mitzler le ha inserite tutte e tre nella sua Biblioteca con

aggiungervi delle note. Gottsched morì nel 1765.

GOULLEY (M. l'ab.), dell'Accademia dell'Iscrizioni, nel di cui quinto

vol. vi ha di lui una _Mémoire sur les anciens Poètes bucoliques de

Sicile, et sur l'origine des instrumens a vent, qui accompagnoient leurs

chansons_, p. 85.

GRAF (Federico), dopo il 1762 era maestro nella corte del Principe

d'Orange, di cui vi ha impressa molta musica, specialmente strumentale.

Lustig dice, che le di lui opere erano veramente ricche di armonia, ma

molto poco espressive. Nel 1782, pubblicò all'Haya un'opera didattica

col titolo di _Prova della natura dell'Armonia nel basso continuo_, con

sei rami. _Ermanno Graf_, di lui minor fratello, dottore in musica a

Oxford, fu anche un rinomato compositore in Inghilterra e nella Germania

suo paese natio. Gl'Inglesi non potendolo persuadere a restar in

quell'Isola, gli conferirono la dignità di dottore in musica, benchè

assente nel 1789, ed egli è il primo tra gli esteri, che fissando fuori

la sua dimora, abbia ottenuta questa distinzione.

GRANDI (Guido), abb. de' Camaldolesi in Pisa, nato in Cremona, nel 1691,

pubblicò una dotta opera _sulla teoria della musica_. Morì quivi nel

1742.

GRANDVAL (M.), nel 1732, egli diè in Parigi al pubblico: _Essai sur le

bon goût en musique_: Walther tratta di lui più a lungo.

GRASSINEAU, autore di un'opera che promette molto secondo il titolo, ma

che non conosciamo. È il titolo _Musical Dictionary_, ec. a Londra 1740,

in 8vo. Fayolle dice, che contiene una collezione di termini tecnici sì

antichi che moderni, ed insieme la storia, la teoria e la pratica della

musica, con le spiegazioni di alcune parti di quest'arte presso gli

antichi, con note sul loro metodo nella pratica. Vi si aggiungono

curiose Dissertazioni su i fenomeni de' tuoni matematicamente

considerati, in quanto hanno de' rapporti o delle proporzioni

cogl'intervalli, colle consonanze e dissonanze; il tutto tratto da'

migliori autori greci, latini, italiani, francesi ed inglesi (_W. Bent

Catal. 1791_).

GRAUN (Carlo Enrico), maestro di cappella di Federico II re di Prussia,

apprese il contrappunto dal maestro Schmidt di Dresda, e durante questo

studio si occupava ad arricchire la sua immaginazione e a formare il suo

gusto sull'opere di Heinich e di Lotti. Nel 1740, salito Federico sul

trono, il nominò suo maestro, e lo spedì in Italia per farvi una

compagnia di cantanti pel suo teatro, Graun fecesi quivi conoscere come

compositore e cantante, e fu generalmente applaudito sin anco dal cel.

caposcuola Bernacchi. Come cantante eseguiva egli, specialmente gli

_adagio_, con facilità e con gusto: era la sua voce un _tenore acuto_,

di poca forza veramente, ma piacevolissima. Viene da' tedeschi

annoverato tra' migliori autori classici a motivo della sua graziosa

invenzione, del carattere ed espressione delle sue composizioni, della

bella melodia, di un'armonia chiara non molto strepitosa, e dell'uso

saggio e dotto insieme ch'egli sa fare del contrappunto. Si potrebbe

chiamarlo il _Leo_ della Germania. Vi ha di lui molta musica d'ogni

genere impressa a Berlino, ed è assai pregiata specialmente quella

dell'_Oratorio della passione_, stampata a Lipsia, la di cui seconda

edizione è del 1766. Hiller ne ha pubblicato l'estratto per forte-piano,

ed ha scritto la vita dell'autore, che finì di vivere in Berlino nel

1769. Il re avendo saputo a Dresda la morte di Graun, versò delle

lagrime.

GRESNIK (Ant. Feder.), nato in Liegi nel 1753, fu dalla prima età in

Italia, e studiò musica nel conservatorio di Napoli sotto il famoso

Sala. Chiamato in Londra a comporre per teatro, scrisse il _Demetrio_ e

ne ottenne il posto di soprintendente della musica del principe di

Galles. Sul principio della rivoluzione venne a Parigi, ove diè molte

opere che ottennero gran successo sul teatro. Finalmente compose pel

_teatro delle arti_ la musica della _Selva di Brama_, dramma in 4 atti,

nella quale impiegò tutta la sua attenzione credendo di potervi

compitamente stabilire la sua riputazione, quando dopo otto mesi di

fatiche e di sollecitudini, venne a sapere che la sua musica non si era

ricevuta che a _correzione_, il che fu per lui un colpo di morte.

Gresnick fu rapito all'arte nel 1799, all'età di 47 anni. Nelle sue

opere si trova facilità, purità, correzione, una cantilena piacevole, e

molta grazia negli accompagnamenti.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 14 / 18 段