GABORY (Mr.) nel 1771 pubblicò in Parigi _Manuel utile et curieux sur la

musique du tems_, ove in più luoghi tratta egli della misura nella

musica, e propone un pendolo atto a produrre un'egualità universale di

misura. Diderot, Sauveur e molti meccanici come Renaudin, hanno proposto

sì fatti cronometri, ma il migliore è un valente musico, dice Rousseau,

che ha gusto, orecchio e sa batter la musica.

GABRIELI (Caterina); una delle più rinomate cantatrici del p. p. secolo,

nata in Roma nel 1730, fu scolara del gran Porpora. Nel 1745, cantò sul

teatro di Luca e fu generalmente ammirata. L'Imper. Francesco I, la

chiamò quindi a Vienna, e le lezioni che ebbe da Metastasio finirono di

formarla nell'azione e nel recitativo; per il che essa preferiva più che

ogni altra virtuosa i di lui drammi. Le grandi ricchezze che ella

possedeva allorchè venne in Palermo nel 1765, sono gran prova dei favori

da lei ricevuti in Vienna. Il suo talento andava del pari colla

bizzarria e 'l capriccio. Il vicerè di Sicilia aveva invitata a pranzo

la Gabrieli con la primaria nobilità di Palermo: come essa tardava a

rendersi all'ora stabilita, mandò quegli in sua casa per farla avvisata

che la compagnia l'attendeva. Essa incaricò l'inviato di far le sue

scuse, e far sapere ch'erasi dimenticata dell'invito. Sua Eccellenza

voleva perdonarle quell'impertinenza, ma quando i convitati andarono al

teatro, la Gabrieli rappresentò la sua parte con la più gran negligenza,

e cantò sotto voce tutte le sue arie. Il vicerè offeso la minacciò del

castigo, ma ella divenuta più rigogliosa e più fiera dichiarossi, che

ben si poteva farle gridare, ma che non la si potrebbe mai far cantare:

S. E. la mandò nelle pubbliche carceri, dove si rimase per dodici

giorni, nel quale tempo essa dava dei sontuosi banchetti: pagò i debiti

de' poveri prigionieri, e distribuì per carità grosse somme di danaro.

Il Vicerè fu costretto di cedere, ed essa fu posta in libertà in mezzo

alle acclamazioni de' poveri. Non potè mai risolversi di andar in

Inghilterra. Sul teatro di Londra, essa diceva, io non sarò più padrona

di far quel che voglio, se mi salta in testa di non cantare la plebaglia

mi farebbe degli insulti, e forse mi regalerebbe delle sassate; voglio

dormir quì meglio in buona salute, quando ciò sarebbe ancor nelle

carceri. Nel 1775, l'imperatrice Caterina II, la chiamò a Pietroburgo,

ed essa dimandò cinque mila ducati per soli due mesi. _Nè pure_, disse

l'Imperatrice, _io dò questa somma a' miei feld-marescialli_. _In questo

caso_, ella rispose, _V. M. potrà far cantare i suoi feld-marescialli._

In Milano nel 1780 cantò con Marchesi e poi con Pacchirotti, mettendo

l'uno e l'altro cel. cantante in molta gara e soggezione, ma non spiegò

mai meglio tutto il potere della sua voce che in Lucca nel 1785,

allorchè Guadagni era il suo eroe in teatro ed in camera.

GAFFURIO (Franchino), uno de' più dotti teorici del suo tempo, era nato

a Lodi nel 1451. Fu prete, e dopo di avere studiato a Mantova ed a

Verona, diè delle pubbliche lezioni di musica in Cremona ed in Bergamo,

e nel 1483 divenuto maestro della cattedrale di Milano fu professore

nella scuola pubblica di musica, che a suo riguardo quivi eresse il duca

Sforza, sino alla morte nel 1525. Egli faticò con molto zelo e successo

a rischiarar la teoria e la pratica di quest'arte, e tradusse o fece

tradurre in latino le opere de' Greci. Egli è il primo autore moderno

sopra la musica, di cui siano state impresse le opere. Abbiamo di lui:

_Theoricum opus harmonicæ disciplinæ_, Neap. 1480, Mediol. 1492;

_Practica Musicæ_, Mediol. 1496, Ven. 1512; _De harmonicâ musicorum

instrumentorum etc._ Mediol. 1518; _Apologia adv. J. Spatarium_, 1520.

M. Burette molto lo loda per la cognizione ch'egli mostra de' Greci

Armonici (_Mem. de l'Acad. des Inscr. t. 8_).

GALEAZZI (Francesco) da Torino, nel 1791 pubblicò in Roma, _Elementi

teorico-pratici di musica_, 2 vol. in 8vo. Questa opera è pregiatissima

e con ispezialità per quel che riguarda l'arte di sonar il violino.

GALILEI (Vincenzo), il padre del Colombo della moderna filosofia era

_gentiluomo fiorentino versatissimo nelle mattematiche_, come lo chiama

_Viviani_, _e principalmente nella musica specolativa, della quale ebbe

così eccellente cognizione, che forse tra i teorici moderni di maggior

nome, non v'è stato chi di lui meglio, e più eruditamente abbia scritto,

come ne fanno chiarissima testimonianza l'opere sue pubblicate, e

principalmente_ il Dialogo della Musica antica e moderna, _in Firenze

1581_ (_Vita di Gal. Galilei, 1718_). Trovasi in questo Dialogo molta

erudizione e buon senso, tranne la traduzione alla moderna nota delle

cifre musicali di due greci inni, e di uno a Nemesi ritrovati nella

libreria del Card. Sant'Angelo, che Burette, Rousseau e Martini han

copiata, e con ragione ha mossa la bile al dotto Requeno. (_Veggasi ciò

che costui ne dice alla p. 351 del 2º t._) Non men che nella teoria

della musica fu Vincenzo dottissimo nella pratica, e celebratissimo

nell'età sua, cosichè molto egli contribuì agli avanzamenti della

medesima (_V. l'artic. Bardi e Caccini_). Morì egli dopo il 1586.

GALILEI (Galileo), figlio del precedente, nato in Firenze nel 1564, da

legittime nozze. Ne' suoi primi anni conoscendo la tenuità della fortuna

del padre, aggravato da numerosa famiglia, e volendo pur sollevarlo, si

propose di far ciò colla assiduità negli studj. I suoi diporti

coll'insegnamento del padre suo, erano nella musica, e nel toccar il

cembalo ed altri stromenti, ne' quali pervenne a tanta eccellenza, che

trovossi a gareggiare co' primi professori di que' tempi in Firenze ed

in Pisa: quale gusto per la musica conservò sempre sino agli ultimi

giorni, comechè il suo genio e i suoi gran talenti tutto l'occupassero

della fisica e delle mattematiche. A' suoi tentativi e al suo zelo

dobbiamo l'invenzione de' telescopj, e 'l primo, con cui osservò egli i

pianeti, non era che una canna d'organo, nella quale aveva posti i suoi

vetri. Fu anche sua invenzione la semplice e regolare misura del tempo

per mezzo di un pendolo che è stato poi adottato all'uso della musica.

Tra' suoi opuscoli in una sua lettera al Picchena rammenta quello _de

sono et voce_, che si è perduto: ma in uno de' suoi _Dialog. delle due

nuove scienze_ tratta egli di proposito della musica (_Viviani l. c._).

Di quanti sistemi si sono inventati sulla musica, niuno è stato così

universalmente ricevuto da' geometri, come quello di Galilei. Molti che

trattano del temperamento degl'intervalli, mettono per base delle

ricerche il sistema di Galilei: egli vi propone il sistema del ritorno

simultaneo delle vibrazioni, ma in tutti questi punti è stato dottamente

attaccato dal Eximeno, provando che un tal sistema non può sussistere.

“Il suo ingegno, egli dice, non lo salvò dall'errore proprio degli

uomini dotti, che è voler tutto spiegare pe' principj, de' quali sono o

seguaci o inventori.” (_V. dell'orig. l. 1, c. 1._). Galilei morì cieco

nel 1641, in età di 78 anni.

GALLAND (Antonio), morto professore di lingua araba nel collegio reale

in Parigi nel 1715. Nel 1º t. dell'Accad. delle Iscriz. vi ha di lui:

_Histoire de la trompette et de ses usages chex les anciens_, che Mad.

Gottsched ha tradotta in tedesco.

GALLIMARD, nel 1754 pubblicò in Parigi, _La théorie des sons applicable

à la musique_, ove esattamente dimostransi i rapporti, e tutti

gl'intervalli diatonici e cromatici della scala.

GALLO (Vincenzo), Frate conventuale siciliano, così celebre di que'

tempi nella musica che fu eletto dal re per maestro della Real cappella

di S. Pietro, e della cattedrale di Palermo insieme dall'Arcivescovo.

Del profitto de' suoi onorarj egli ne ingrandì il convento del suo

ordine detto dell'_Annunziata_, in una colonna della quale chiesa vi si

legge scolpito Musica Galli. Egli viveva sulla fine del sec. 16º. Nel

1596, furono stampate in Roma una sua messa a due cori, ed un'altra a 12

voci in 3 cori: e nel 1589, alcune sue composizioni a 5 voci in Palermo.

(_Mongit. Bib. Sic._)

GALUPPI (Baldassare) detto _Buranello_, da Burano sua patria, 24 miglia

lungi da Venezia. Il cel. Lotti fu il suo primo maestro di contrappunto;

in età di 20 anni diede al teatro di Venezia la sua prima opera, che

sfavorevolmente accolta gli servì a notare ed evitare i difetti, de'

quali si era attaccata, per l'avvenire. In poco tempo egli divenne per

così dire, il solo possessore dei teatri italiani; fu eletto maestro del

conservatorio degl'_Incurabili_, e della chiesa di S. Marco. In età di

63 anni venne chiamato a Pietroburgo coll'onorario di quattro mila

rubbli annuali, oltre l'alloggiamento, e l'equipaggio. Dopo la prima

rappresentazione della sua musica della _Didone_, l'Imperatrice donogli

una scatola d'oro, guernita di diamanti, e mille ducati, che Didone,

diceva ella, avevagli lasciati per testamento. Il dottor Burney lo

conobbe già di ritorno in Venezia nel 1770, nel seno della sua famiglia

numerosa e ricca, che pieno di attività e d'immaginazione proseguiva le

sue fatiche sino alla morte giuntagli nel 1785, di sua età 82. Egli era

macilento, di piccola taglia, ma di un nobile e piacevole portamento:

gajo e vivace come un giovine, sì nel carattere, come nelle opere.

Spesso in queste contraveniva egli al rigor delle regole, e diceva poi

agli scolari: _Avete sentito? avete notato? ma bisogna esser Galuppi per

farlo._ Tanto compensava coll'originalità delle idee, e la bellezza

della melodia. _Sunt delicta, quibus ignovisse velimus_, Hor. Egli fu

de' primi a lussureggiare negli accompagnamenti. _Il bello musicale_,

era uso egli dire, consiste nella unione di queste tre qualità:

_vaghezza_, _chiarezza_, e _buona modulazione_. Il Carpani lo chiama _il

Bassano della musica_, e rapporta alcuni di lui graziosi aneddoti

(_Lett. 7_).

GALVANO (Luigi) da Bologna, cel. anatomico morto nel 1798. La scoverta

da lui fatta di molti fenomeni sull'organizzazione animale, il di cui

principio si avvicina a quello dell'elettricità, ha formato un nuovo

ramo della fisica medica, cui i dotti dal nome del suo inventore han

detto _galvanismo_. Egli faticando inoltre sulla fisiologia de'

volatili, si ristrinse ad esaminare il senso dell'udito, e trovollo in

questi così delicatamente organizzato, che questo è il motivo, egli

dice, che li rende sensibili cotanto agli accordi del canto e della

musica. Egli discoprì il primo un canale uditorio, simile all'aquedotto

di Fallopio nell'uomo, ed una cavità ossosa cui diè il nome di

_antivestibolo_.

GARNERIO (Gugl.), professore di musica circa 1480, davane allora un

corso pubblico per far conoscere i suoi principj e le sue cognizioni.

Per questo mezzo acquistò tale celebrità, che Ferdinando re di Napoli,

volendo stabilire una scuola di musica, chiamollo colà affinchè

unitamente a Gaffurio travagliasse a quella fondazione. Ecco il

principio della celebre scuola napoletana (_V. Hawkins_).

GASMAN (Floriano Leop.), maestro di cappella della gran Maria Teresa, e

di Giuseppe II, ed ispettore della biblioteca imperiale di musica in

Vienna la più compiuta e più numerosa di Europa, di cui ne formò il

generale catalogo. Nacque egli in Boemia, e dopo avere appreso i primi

elementi della musica nel collegio de' gesuiti, viaggiò in Italia per

rendervisi perfetto, venne due volte in Venezia, e vi si fece ammirare

per l'eccellenza e 'l gusto delle sue composizioni. Il dottor Burney

rincontrollo in Milano nel 1770. Chiamato alla corte di Vienna ne formò

le delizie per l'originale bellezza e solidità della sua musica. Al

sapere tedesco univa la cantilena italiana, e le sue produzioni sì per

teatro che per chiesa sono tuttora decantate come le migliori di quel

tempo, comechè M. Framery a torto il dica _un maestro meno che

mediocre_. Il suo _Dies iræ_, e la _Betulia liberata_ sono de' capi

d'opera dell'arte. Egli fu l'unico maestro del gran Salieri, a cui

diceva Gluck: “Sapete che cosa manca al Gasman, nulla, fuorchè un poco

della mia impostura.” Nel 1772, fondò egli la _Società delle vedove e

pupilli della musica_, che M. Teresa e Giuseppe II, protessero e le

assegnarono un fondo di 8000 annui fiorini. Ciascuna vedova ne ritrae

un'annua pensione di 400 fiorini: e due volte all'anno in Avvento e in

Quaresima per sostegno della _Società_ eseguisconsi in Vienna degli

Oratorj de' migliori maestri, il che ciascuna volta produce l'esazione

di più di due mila cinque cento scudi. L'arte il perdette assai presto

nel 1774 in età di 45 anni. Egli era un pò rigorosamente attaccato alle

regole. Un suo scolare mostravagli un dì una sua composizione in C,

nella quale dopo la quarta battuta passavasi all'elami maggiore. Il

salto è troppo grande, gli disse Gasman, non è preparato abbastanza, non

può andare. Eppure l'ho provato, rispose lo scolare, e ci va; al che

prontamente replicò il maestro: figliuol caro, anche quel non so che,

che i turchi pongono di dietro ai poveretti che impalano ci va; ma come

ci va?

GASPAR (Mich.), nel 1783 fece imprimere in Londra una sua opera col

titolo: _De arte medendi apud priscos, musices ope_ etc.

GASPARINI (Francesco), da Roma, uno de' più gran compositori del secolo

18º, fu maestro del conservatorio della _Pietà_ in Napoli, ed ha

lasciata molta musica di chiesa a' suoi tempi pregiata. È anche autore

di un'opera, che sebbene manchi di chiarezza e di ordine, non è tuttavia

dispregevole. Essa ha per titolo: _L'armonico pratico al cembalo_,

Venezia 1708, e di cui ve n'ha una sesta edizione nel 1802. Egli fu dei

primi a dare nelle sinfonie una parte diversa dal primo violino, e

maggior movimento ai secondi. _Michelangiolo Gasparini_, lucchese, fu

allievo di Lotti, abile cantante ed eccellente compositore sul finire

dello scorso secolo.

GASSE (Ferdinando), napoletano, tuttora vivente in Roma, studiò in

Parigi nella classe di M. Gossec, e nel 1805 riportò il gran premio di

composizione nel conservatorio di musica, dopo il quale fu mandato in

Roma per perfezionarsi in quest'arte. Mehul, in un rapporto alla classe

delle belle arti dell'Instituto nel 1808, parla con elogio di un _Te

Deum_ a due cori, e di un _Christo_ in fuga a tre soggetti, e a sei voci

composti da questo giovane, e d'una gran scena italiana, la quale dà a

divedere ch'egli potrà riuscire nel genere di teatro e di chiesa.

GASSENDI (Pietro), Regio professore di mattematica in Parigi, e celebre

per il gran numero delle sue opere di filosofia ed altre scienze, morto

Prevosto della cattedrale di Digne nel 1655. Come Mersenne e Descartes

suoi amici scrisse eziandio un trattato di musica, _Manuductio ad

theoriam musices_, Lugduni 1658, a cui oggidì non è più d'uopo

ricorrere.

GATTEY, nel Giornale di Parigi del 1783, num. 22 vi ha di lui una

lettera intorno ad una macchina, per mezzo della quale troverebbonsi

notate le composizioni de' musici, sonando la tastiera d'un instromento.

Nell'_archivio delle nuove scoverte_ a Parigi 1810, si ha di M.

_Lenormand_ un'altra macchina per notare la musica a misura che si

compone sul cembalo, che è stata poi portata alla perfezione di notare

distintamente in sino le figure ed i tempi da M. _Nabot_ meccanico di

Londra (_V. t. 2, p. 249-252_).

GATTI (l'abbate), nato in Mantova, dee annoverarsi tra' più pregiati

compositori d'oggigiorno in Italia. La sua _Olimpiade_ rappresentata in

Piacenza nel 1784, vi ebbe molto successo, come del pari il suo

_Demofoonte_ in Mantova nel 1788. Nel magazino del _Sig. Ricordi_ in

Milano si ha di lui impresso la _Morte di Abele_, Oratorio.

GATTONI (l'abbate) italiano. Verso il 1786 inventò

un'_Armonica-meteorologica_, che cogli armoniosi suoi suoni predice il

menomo cambiamento che dee avvenire nell'atmosfera. La varietà e la

forza de' suoni, che essa produce, è in proporzione del grado più o meno

forte de' cambiamenti che vi si operano, o che aspettar se ne debbano

(_V. Corrisp. d'Amburgo 1786, n. 161_).

GAUDENZIO, secondo il Requeno, è un greco scrittore di musica posteriore

a tutti gli altri, di cui ci rimane l'_Isagoge_ o _Introduzione

armonica_, composta (come quegli vittoriosamente lo prova) da' centoni

degli anteriori scrittori, senza intelligenza varie volte di quello che

copiava; come suole avvenire ne' tempi in cui le arti danno l'ultimo

respiro. Egli era un puro pratico, ed anteriore al 5º secolo dell'era

cristiana, poichè _Cassiodoro_ dice che _Muziano_ suo amico aveva

tradotta l'opera di _Gaudenzio_ in latino: non ha il merito, che se gli

attribuisce da' moderni, come dal Meibomio, dal Martini, ed altri, i

quali son usi a citarlo unitamente con Aristosseno, Aristide, Tolomeo

ec. “Sarebbe stata, dice il sullodato A., cosa più onorevole a

Gaudenzio, s'egli ci avesse dato, come Bacchio, cognizioni pratiche

dell'armonia, che l'aver tessuto gli estratti di Aristosseno, di

Nicomaco, e di Aristide sotto l'ordinario titolo di _Armonica

introduzione_, senza capire i differenti sistemi.” (_t. 1. ec._)

GAUDENZIO (Andrea Papio), canonico di Anversa, di cui vi ha _Libri 2 de

consonantiis seu pro diatessaron_, Antuerp. 1581, in 8vo, eccellente

opera secondo Brossard. Era nipote di Levino Torrenzio vescovo di

Anversa, e morì in un bagno all'età di 30 anni nel 1581.

GAUTHEROT, dell'Accademia delle scienze ed arti di Dijon, musico

profondo, se egli non brillava nell'esecuzione, poteva al manco, mercè

de' sicuri principj, insegnare le infinite combinazioni, e far conoscere

le risorse della musica. Dotto nell'Acustica, abbiamo di lui

un'eccellente _Memoria sulla Teoria de' suoni_: occupato delle scienze

fisiche conobbe profondamente i misterj dell'elettricità e del

galvanismo. Egli morì in Parigi nel 1803.

GAVEAUX (Pietro), nato a Beziers nel 1764, in età di 10 anni aveva

terminati i suoi studj musicali, ma avendo ricevuto d'Italia lo _Stabat_

di Pergolesi, ne rimase così incantato che si disponeva a partire per

Napoli, per vie più perfezionarsi nella musica sotto Sala celebre

contrappuntista, se non che ve l'impedirono delle ragioni di famiglia. A

Bordeaux apprese la composizione dal maestro di quella cattedrale

Francesco Beck, e cominciò a scrivere per teatro con felice successo a

Bordeaux, a Montpellier e a Parigi. Egli ha imitato la maniera italiana,

ed è riuscito con ispezialità ne' finali, dove ha saputo rifondere la

scienza ed il genio: attualmente trovasi maestro nella Real Cappella in

Parigi.

GAVINIÈS (Pietro), il Tartini della Francia e caposcuola pel violino,

nacque a Bordeaux. Dalla prima età studiò quest'instromento, e di 14

anni sonò in Parigi tre concerti di seguito, che con la sua esecuzione

ferma e briosa recò della sorpresa e gettò i primi fondamenti di sua

celebrità. Ciò che eminentemente il distingueva, era una qualità di

suono così puro ed espressivo, che faceva sospirare il suo violino:

luttò vittoriosamente con Ferrari, Pugnani, e Stamitz. Viotti dopo

averlo inteso gli diè il nome di Tartini francese. Nel 1794, il

Conservatorio di Parigi il volle professor di violino, e ciascun anno i

suoi allievi riportarono il premio. Tra questi distinguonsi Lemierre,

Paisible, Capron, Leduc, l'ab. Robinot, Imbault, Guenin e Baudron. Al

genio della sua arte riuniva egli un sodo giudizio ed uno spirito culto,

per cui cattivossi l'amicizia di Rousseau, comechè il filosofo fosse

poco comunicativo. Aveva saputo prendere tutti gli stili, e trasmetterli

a' suoi allievi. Morì di 74 anni nel 1800. La Contessa de Salm ne

pubblicò l'elogio nel 1802. Un anno avanti la sua morte, nel 1799,

pubblicò: _les vingt-quatre Matinées_, concerti e sonate più difficili

dei _Capricci_ di Locatelli, e di Fiorillo.

GAUZARGUES (Carlo), abbate di Noblac, dopo di aver fatti de' buoni studj

nelle scienze naturali e nella teologia, come si era ancora

profondamente occupato della musica, fu per 12 anni maestro di musica

nella Cattedrale di Nimes, e vi formò dei distinti allievi. Una gran

riputazione che l'aveva preceduto in Parigi, sostenuta da quei doni

naturali che attraggono, e da uno spirito assai culto, lo fè ricevere

nella cappella del re in quella capitale, e colmar di benefizj. I suoi

tentativi per andar a risedere nella sua badia di Noblac furono inutili,

e conservò, suo malgrado, il posto di maestro della R. Capp., finchè nei

furori della rivoluzione vittima del decreto di proscrizione fulminato

contro i preti, Gauzargues fu caricato di ferri, restituito quindi in

libertà, ma spogliato de' beni che gli avevano acquistati i suoi

talenti. In questo tristo stato terminò i suoi giorni nel 1794.

GAZZANIGA (Giuseppe) da Venezia, morto, pochi anni sono, maestro di

cappella in Verona, compositore espressivo e nitido. Dopo l'anno 1771

scrisse moltissimi drammi serj per i teatri d'Italia, e nel 1780 per il

nostro di Palermo, che gli acquistarono gran nome non che nell'Italia,

ma in Francia ancora ed in Germania. In Palermo scrisse egli una Messa,

che piacque allora moltissimo, per la solennità che celebrano i musici

di S. Cecilia; egli era stato allievo di Sacchini e ne imitò

perfettamente la legiadria, e chiarezza dello stile.

GEMINIANI (Franc.), uno de' più famosi allievi del Corelli, nato in

Lucca, ebbe le prime lezioni di musica da Alessandro Scarlatti. La più

parte di sua vita passò egli in Londra, e il dottor Avison cita nella

sua opera le di lui composizioni quai modelli d'una eccellente musica

instrumentale. Le sue opere di teoria pubblicaronsi in Londra. 1.

_Trattato del buon gusto, e regole per eseguire con gusto._ 2. _Lezioni

per il cembalo._ 3. _L'arte di sonar di violino, contenente le regole

necessarie per la perfezione._ Sieber nel 1801 ne ha dato una nuova

edizione. 4. _L'arte d'accompagnare, o nuovo metodo per eseguire

facilmente e con gusto sul cembalo._ 5. _Dizionario armonico, o guida

sicura alla vera modulazione_, Londra 1742, questo è il frutto d'una

fatica di 20 anni: dicesi che sia sufficiente di porre in istato di

comporre quei medesimi, che non hanno veruna tintura della musica. Che

felicità se fosse ciò vero! Ve ne ha una traduzione francese in Parigi

1756. Geminiani morì in Dublino in età molto avanzata nel 1762.

GENLIS (Mad. de), assai nota per i suoi romanzi istruttivi, e

profondamente dotta nella musica, tuttora vivente in Parigi. Le dobbiamo

un _Metodo di arpa_ impresso nel 1805, che ha avuto il più gran successo

e un incredibile spaccio, per cui se n'è fatta una 2.ª edizione.

Quest'opera contiene nel suo testo delle curiose ricerche sull'arpa, e

delle lezioni della più grande chiarezza: vi si sviluppano i principj

generali dello studio degl'instromenti, che esiggono l'egualità delle

due mani, come il piano-forte e l'arpa. Queste idee appartengono a Mad.

Genlis, avendone già data la più gran parte, trent'anni sono, nel suo

romanzo _Adela e Teodoro_.

GERBER (Ernesto), nel 1790 pubblicò a Lipsia in tedesco un _Dizionario

storico di musica_, che serve di continuazione a quelli di Prinz e di

Walther; M. Fayolle, dice “che sebbene quest'opera soddisfi più de'

dizionarj di quegli autori, lascia tuttavia a desiderar molto di quel

che lo comporti questa sorta di opere, qualunque siasi l'indulgenza che

meritano. Potrebbe farsi un lungo catalogo delle omissioni, degli

errori, delle contraddizioni che vi si trovano; e dà principalmente a

diveder nel suo autore un'ignoranza visibile della storia dell'arte.

Malgrado tutti questi difetti, che forse imputar si debbono a

particolari circostanze, quest'opera è importante e utile: essa ci è

stata di grandissimo ajuto, e come confessar ci è d'uopo, ha servito di

base al nostro travaglio, che è in gran parte una rettificazione e

correzione di quello di Gerber.” In tal caso bastava di dire: _Et veniam

damus, petimusque vicissim_: senza di ciò chi non darebbe lo stesso

giudizio del dizionario di M. Fayolle?

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 13 / 18 段