FLETSCHER (Feder.), uno dei primi virtuosi sul piano-forte della scuola

di Bach, del quale istrumento diè lezioni a tutte le principesse di

Brunswick, che fanno molto onore a' suoi talenti. Egli era ancora

vivente nel 1790. Vi sono di lui impresse: _Odi_, 2 vol. delle quali si

è fatta insino la terza edizione nel 1776; _Cantate per divertimenti_,

Brunswick 1768; _Raccolta di minuetti e polacche per il piano_, 1768,

ec. Reichard parla di costui con grandi elogj nel 2º vol. delle sue

Lettere, p. 51.

FLOQUET (Stef. Gius.), nato in Provenza nel 1750, sin da' più teneri

anni balbettando diceva: _Io voglio esser maestro di musica_. In età di

sei anni cominciò a studiarla, e nel 1769, si rese a Parigi, dove

scrisse l'_Union de l'Amour et des Arts_, dramma in musica, che ebbe

favorevolissimo incontro. L'anno d'appresso, egli compose _Azolan_, che

non ebbe la stessa fortuna, e dopo alcune rappresentazioni levossi dalle

scene. Floquet, lontano dal scoraggirsi, fè delle serie riflessioni

sopra 'l suo talento, e prese il partito di andare ad iscriversi, come

allievo, nel primo dei conservatorj d'Italia. Giunto in Napoli, vi

studiò sotto la direzione di Sala: prese quindi lezioni dal P. Martini;

e questi due celebri maestri recaronsi a gloria di contare Floquet tra'

loro allievi. Sotto a' loro occhi compose egli, e fè eseguire un _Te

Deum_ a due orchestre, cui i Napoletani applaudirono con trasporto. Di

ritorno in Francia, fermossi a Bologna, fu ammesso all'Accademia de'

Filarmonici: a ciascuno che vi aspira, si accordano tre sere per far le

sue prove. Floquet fecele in una sola, e compose in due ore e mezza un

_canto fermo_, una fuga a cinque, e 'l versetto _Crucifixus_. Alcun

tempo appresso del suo ritorno in Parigi, dopo aver riportati dei gran

successi per due suoi drammi in musica, ebbe la pretensione di mettere

in note l'_Alceste_: il capo d'opera di Gluck avrebbe dovuto

frastornarlo da simile impresa. Terminata la sua musica, se ne fece la

prova, e questa fu per l'_Alceste di Floquet_ un decreto di

proscrizione. Il disgusto, che ne risentì, fecelo cadere in un languore,

che lo recò a morte da lì a pochi mesi li dì 10 maggio del 1785.

FOGGIA (Fran.), romano, scolare di Paolo Agostini fiorì sul finire del

sec. 17º. Fu per più anni al servigio della corte di Baviera e

dell'arciduca Leopoldo quindi imperatore: di ritorno in Roma divenne

maestro di cappella di S. Giovanni di Laterano, e di molte altre chiese;

Antimo Liberati lo chiama il padre della musica e della vera armonia

ecclesiastica. Egli dice che nella sue composizioni vedesi brillare

insieme una maniera grande, scientifica, corretta, semplice e piacevole.

Foggia sorpassò gli ottanta anni. Kircher lo loda nella sua _Musurgia_,

e 'l P. Martini nel saggio di contrap., T. II, p. 47, dà l'analisi di

due ammirabili mottetti, tratti dalla sua 8.ª opera.

FOGLIANI (Ludovico), professore teorico di musica in Ferrara poco dopo

1500, molto contribuì a rischiarare questa scienza; egli pubblicò in

Venezia nel 1529, _Musica theorica, docte simil ac dilucide pertractata,

in quâ quamplures de harmonicis intervallis non prius tentatæ

continentur speculationes_, in fol. Quest'opera è divisa in tre parti:

nella prima tratta l'A. delle proporzioni musicali; nella seconda delle

consonanze; nella terza della divisione del monocordo. Rousseau prese da

Fogliani la formola della scala diatonica di Tolomeo senza nè pur

nominarlo.

FORKEL (Giov. Nicola), dottore in Filosofia, e direttore di musica

dell'università di Gottinga, nacque presso Coburgo nel 1749. Pochi vi ha

che abbian com'egli delle conoscenze sì estese e sì profonde in musica:

fu da prima organista dell'università, e seppe trar profitto da' tesori

contenuti in quella biblioteca, finchè egli stesso ne ebbe raccolta una

assai numerosa e assai ben scelta d'autori di musica sì didattici, come

pratici in ogni genere. Perchè fosse del tutto compiuta, formò ancora

una collezione di più centinaja di ritratti de' musici celebri, e degli

autori di musica. Sino dal 1790, egli aveva date al pubblico le seguenti

opere in tedesco: 1. _Sulla teoria della musica, in quanto essa è utile

o necessaria agli amatori della medesima_, Gottinga, 1774, in 4º; 2.

_Biblioteca musico-critica_, 3 vol. in 8º, Gotha 1778; 3. _Sulla

migliore organizzazione de' concerti pubblici_, Gottinga, 1779 in 4º; 4.

_Definizione d'alcune idee di musica_, ivi 1780, in 4º; 5. _Almanacco di

musica per l'anno 1782, e continuazione del medesimo_ per il 1783, sino

al 1789; 6. _Storia generale della musica_, il di cui primo volume uscì

nel 1788, in 4º a Lipsia; contiene la storia della musica presso le

antiche nazioni. Dessa è la migliore e la più compita di tutte quelle,

che sono state sinora scritte in tutta l'Europa; il secondo volume è

stato pubblicato sul principio dell'anno 1802; 7. _Traduzione in tedesco

della storia del teatro italiano di Stef. Arteaga_, 2 vol. in 8º, Lipsia

1788; 8. _Molte critiche nel Giorn. letterario di Gottinga_; 9.

finalmente, _Letteratura generale della musica ossia Istruzione per

conoscere i libri di musica, che si sono scritti da' più rimoti tempi

sino a' nostri giorni, nella Grecia, in Roma, in Italia, nella Spagna,

in Portogallo, in Olanda, in Inghilterra, nella Francia e in Alemagna,

ridotta in un ordine sistematico, ed accompagnata di note e discussioni

critiche_: opera eccellente, la migliore che sia comparsa sino a questo

dì sopra questa materia. Alla qualità di dotto conoscitore e di autore

profondo in musica, Forkel riunisce in oltre quella di eccellente

virtuoso nel piano-forte, sulla maniera di Bach, e di compositore dotto

e di gusto. _Hiskia_, e _i Pastori alla grotta di Bethleem_, Oratorj,

sono pregiatissimi. _Il potere dell'armonia_, è una sua cantata con

doppj cori, oltre a più musica stromentale impressa a Gottinga.

FORNO (il barone Agostino), amatore di musica e sonatore di violino,

nato in Palermo vi fece de' buoni studj, e perfezionò le sue cognizioni

viaggiando per più anni in Italia. Egli era membro dell'Accademia del

buon gusto di quella capitale, ove terminò in un'età avanzata i suoi

giorni a dì 19 novembre del 1801. In occasione del _Miserere_ composto

d'ordine di Clemente XIII dal cel. Tartini, e cantato nella cappella

Sistina mercoledì santo del 1768, il barone Forno pubblicò per le stampe

di Roma l'_Elogio di Tartini_, e lo presentò al Papa: opuscolo assai

mediocre. Vi ha ancora di lui, _Parere sopra la musica antica e

moderna_, che insieme col detto Elogio è tra gli Opuscoli suoi stampati

in Napoli in 2 vol. in 12º, 1792. Egli contiene alcune buone riflessioni

su i progressi e perfezione della musica strumentale mercè le produzioni

di Boccherini, di Haydn, di Vanhal, di Pleyel, di Viotti e Jarnowitz, e

su l'abuso che da altri ne vien fatto oggidì con volere piuttosto

sorprendere col difficile, anzichè dilettare con buona e nitida

espressione.

FÖRSTER tedesco, cel. compositore del presente tempo ha preso per

modello della sua musica instrumentale lo stile e la maniera

dell'immortale Haydn. Bramoso d'indovinarne il segreto, si pose

saggiamente a mettere in partitura le di lui dotte composizioni, e ne

trasse visibil vantaggio rapporto alla maniera di distribuire fra le

parti la melodia (_V. Carpani lett. 6_). Förster ha pubblicati in Vienna

quartetti, quintetti e sinfonie, che sono in gran pregio presso gli

amatori di buon gusto.

FRAGUIER (Claudio-Francesco), membro dell'Accademia delle belle lettere,

fu da prima Gesuita, ma ne lasciò l'abito per coltivare con più libertà

le muse. L'ab. Fraguier assai dotto nell'antica e moderna letteratura e

nelle lingue greca, italiana, spagnuola ed inglese trovò nello studio e

nella filosofia un compenso ai gran malori, che lo confinarono in casa

in un'età poco avanzata. Riguardandolo quì qual scrittore sulla musica,

gli dobbiamo alcune _Dissertazioni_ intorno a quella de' greci, che si

trovano nelle _Memorie_ dell'Accademia delle Inscrizioni. Egli vi

sostiene che questa dotta nazione ebbe la cognizione e la pratica della

musica a più parti, e credette di provarlo con alcuni passaggi degli

antichi e specialmente di Platone, il suo più favorito filosofo. Burette

vi oppose un'infinità di _Dissertazioni_ per provare il contrario, ma

egli restò fermo nel suo sentimento. Tra le sue poesie latine, che

respirano l'urbanità romana, e le grazie della pulitezza francese vi ha

un _Poema sulla Musica_ pubblicato nel 1729, in 12º, intitolato _Schola

Platonica_, perchè scritto su i principj di musica di Platone, il quale

benchè sia elegante e terso, si risente tuttavia dello spirito di

sistema. _Musica tota quid est, numeri nisi cantibus apti?_ vi dice l'A.

formando su i numeri i suoi principj. Morì egli d'apoplesia in Parigi

nel 1728.

FRAMERY (Niccola-Stef.) nacque a Rouen nel 1745, e fu uno dei letterati

di primo ordine in Parigi, autore di molti drammi per musica, e profondo

in questa scienza secondo i buoni principj della scuola italiana. Egli

fu che trasse Sacchini in Francia, e più che altri contribuì a spargere

tra la nazione il gusto della buona musica italiana. Il suo zelo per gli

avanzamenti di questa bell'arte gli fè tradurre in francese il _Musico

pratico_ d'Azopardi pubblicato nel 1786 in 2 vol. in 8vo, proponevasi

egli inoltre di trattare con M. Ginguené la parte della musica

nell'_Enciclopedia Metodica_; ma non giunse a pubblicarne che il primo

tomo nel 1791, oltre al quale si è perduta infin la speranza di averne

la continuazione. Il _Discorso preliminare_, e molti dottissimi

_articoli_ sono di M. Framery: nella guerra de' Gluckisti e dei

partigiani di Sacchini, egli dichiarossi per quest'ultimo, e nelle

_Memorie per la storia di Gluck_ (a Parigi, 1781), trovansi alcune

lettere di quest'autore, ed una in versi a M. Larivée contro la di lui

proposizione _che non v'era in musica se non una sola verità, e che il

solo Gluck l'aveva trovata_. Nel 1802, egli riportò il premio

all'Instituto sulla seguente questione: _Analizzare i rapporti

ch'esistono tra la musica, e la declamazione_ (_Memoir. de l'Instit.

Naz. t. 4 p. 69_). M. Framery “illuminato da una conoscenza profonda del

suo argomento, ha con molta giustezza valutati i rapporti che possono

esistere tra queste due parti ed i vicendevoli sacrifizj che esse farsi

debbono.” (_M. Raymond, de la mus. dans les Eglises, 1809_). Alcun tempo

prima egli aveva pubblicato: _Avis aux poëtes lyriques, ou de la

nécessité du rhythme dans les odes destinés à la musique_. Framery è

morto li dì 26 novembre 1810, e lasciò manoscritte molte opere attenenti

alla musica ed agli artisti.

FRANCONE di Colonia, era celebre nella musica l'anno 1066, e viveva

ancora nel 1083. Egli è autore d'un manoscritto, che si conserva nella

biblioteca Ambrosiana di Milano, intitolato _Ars cantus mensurabilis_,

che l'Ab. Gerbert ha inserito nella sua collezione (_Script. Eccl. de

musica t. 3_). Par che a Francone debbasi l'invenzione della misura de'

tempi nella musica, che fuor di ragione erasi attribuita a Giov. da

Muris, più moderno di due secoli. Il MS di cui si servì _Gerbert_, è

molto più compito di quello scoperto da Burney nella biblioteca

Bodlejana di Oxford, costando il primo di 13 capitoli e questo di sei,

secondo che egli stesso il descrive nel 2º vol. della sua _Storia

generale della Musica_. In un MS. del Vaticano del _Compendio_ di Giov.

de Muris vi ha un di lui passaggio, in cui mostra di non pretendere egli

medesimo all'onore di essere l'inventor della misura: _Guido voces

lineis et spatiis dividebat; post hunc magister Franco invenit in cantu

mensuram figurarum_, etc.

FRANK, tedesco di nazione ma stabilito in Pavia, nella di cui università

professò la medicina sino a' primi anni del corrente secolo. “Il cel.

Frank mio maestro (dice il D.r Lichtenthal), nella sua _Polizia

medica_, t. 3, non solo considera la musica rimedio principale contro le

malattie dell'animo, ma la giudica istituto necessario in uno stato. Non

voglio, dice questo gran medico e sommo letterato, tessere un elogio

alla possanza della musica sul nostro animo, ma essa certo non è il

minore ingrediente del balsamo prestatoci dalla Provvidenza contro alle

malattie dell'animo. Hanno i medici ne' loro giornali notato più

accidenti di malattie guarite dall'incanto della musica, e l'effetto di

lei sopra i nervi sensibili è così evidente, che la circolazione e

traspirazione alterate dallo stato spasmodico delle parti solide vengono

col più gran pro del nostro corpo in breve riordinate. Ma la forza di

eccitare passioni, che in essa riconobbe la più alta antichità, è quella

che debbe moverci a rendere giovevole agli uomini questo divino

rimedio... La polizia deve dunque adoperarsi onde non manchi in una gran

città questo efficacissimo mezzo di esilarare e divertire il popolo. Ha

però ad essere sollecita di buoni professori di musica, i quali

appagando l'orecchio d'un uditore caccino dal suo fianco nelle sue ore

malinconiche il demonio della tristezza dacchè ad essi è commessa

quest'arte cotanto necessaria alla vita umana e alla pubblica sanità,

ec.”

FRANKLIN (Beniamino), nato a Boston nella nuova Inghilterra, a cui

devono gli Stati Uniti d'America la loro libertà, e molti utili

sperimenti la Fisica, tra' quali dee rimarcarsi il parafulmine di sì

gran vantaggio all'umana specie: _Eripuit cœlo fulmen sceptrumque

tyrannis_: fu con ragione il suo elogio. Egli acquistossi inoltre de'

nuovi dritti alla riconoscenza de' musici mercè l'invenzione

dell'_Armonica_, nè era sfornito della pratica di quest'arte, poichè

sonava egli stesso quest'instromento. Ne' suoi opuscoli trovansi due sue

lettere a Milady Kaims ed a Pietro Franklin, in cui tratta di varie

questioni sulla musica “da grand'uomo, qual'è veramente, dice il P.

Sacchi, ma non però da grande artista. Parla da grand'uomo, perchè

ragionando seguita un certo lume del vero, che vedesi splendere innanzi.

Non parla da grande artista, perchè non ha considerato quel vero istesso

da tutti i lati, come i buoni pratici fanno” (_Lett. al C. Riccati_).

Sicchè col rispetto a lui debito niuno si crederà nell'obbligo di

seguire interamente le sue opinioni e sistemi sulla musica. Franklin

morì nella sua patria nel 1790.

FRANZ (Carlo), si è reso celebre in Germania sino alla sua morte

avvenuta nel 1811, per essere stato il primo e forse l'unico a sonare

l'instromento detto baritono, difficile e piacevole insieme; ed il

corno, nel quale produceva egli con la sola mano i semituoni con una

sorprendente celerità e purezza, sì nel crescere che nel mancare, della

quale singolar maniera di sonar questo strumento ne abbiamo in Palermo

un esempio in persona del _Sig. Pigneri_, che alla sua perizia unisce

somma modestia. Franz servì il Principe d'Esterhazy in Vienna per lo

spazio di 14 anni, e tutti coloro che hanno inteso sonar da lui il

_baritono_, sono d'accordo nell'attribuirgli un effetto soavemente

malinconico. Il pezzo nel quale Franz spiegava più i suoi talenti ed

incantava i suoi uditori, era una _Cantata_ che il grande Haydn aveva

espressamente composta per quell'istrumento; (_V. Gazzet. di Bosler an.

1788_). Il _baritono_ di Franz rassomiglia alla _viola da gamba_,

all'eccezione ch'egli è fornito di 16 corde d'ottone nella parte

superiore del collo, e di 7 corde di budello. Oggidì è uscito totalmente

d'uso, e nemmen quasi si conosce.

FRESCOBALDI (Girolamo) da Ferrara, fu riguardato al suo tempo come uno

de' migliori compositori ed organisti, piazza ch'egli occupò con

distinzione nella chiesa di S. Pietro in Roma verso il 1628. Sin dalla

prima età erasi reso talmente celebre nel canto che le prime città

d'Italia facevano a gara per possederlo, e l'entusiasmo giunse al segno

di accompagnarlo ne' suoi viaggi da un paese all'altro, per godere più

lungamente del piacere di sentirlo. Tra il gran numero degli eccellenti

discepoli formati da costui vuolsi rimarcare Froberger, che l'Imperatore

Ferdinando III avevagli indirizzato per istruirlo, e che realizzò di poi

perfettamente le speranze, che il suo maestro aveva fatte di lui

concepire. Le sue Opere furono pubblicate in Roma nel 1615 e 1637.

FRICK (Fil. Gius.), il primo virtuoso tedesco sull'_Armonica_, ch'egli

stesso si era formata sulla maniera di Franklin, e fece in oltre de'

saggi per iscoprire una materia simile alla pelle umana, per render

quest'instrumento più comodo a dilettanti per mezzo d'una tastiera, ma

dopo il 1786, gli fu d'uopo abbandonare l'armonica per il nocivo effetto

che produceva sui nervi. Meusel nel suo _Lexicon_ degli artisti cita con

elogio un'opera di Frick _sul basso continuo_, che dice essersi

pubblicata nel 1786. Egli viveva ancora nel 1790, in Londra.

FRIEDBERG, maestro di musica in Vienna al servigio del principe

Esterhazy, appassionato filarmonico, che aveva una scelta e numerosa

orchestra in sua casa. Aveva il principe intesa una sinfonia di _Haydn_,

e s'invogliò, piacendogli molto, di possederne l'autore, ma forse

l'invidia e la gelosia di taluno operava sott'acqua contro il cel.

Haydn. Friedberg amico ed ammiratore di lui, dolente di questo ritardo,

l'eccitò a comporre una sinfonia solenne da sonarsi nel giorno natalizio

di S. A. Haydn la scrisse, e da par suo. Venuto il giorno di eseguirla,

standosene il vecchio principe in mezzo della sua corte sul suo

seggiolone, il Friedberg distribuì le parti della sinfonia convenuta.

All'udirla, il principe interrompe i sonatori alla metà del primo

allegro e domanda di chi sia sì bella cosa? D'Haydn, risponde il

Friedberg, e fa venire avanti l'autore che tutto tremante stava

appiattato in un angolo della sala. Il principe lo prese d'allora

innanzi al suo servizio come maestro direttore del concerto. Così che il

primo passo alla buona fortuna ed alla gloria, Haydn lo dovette

all'amico Friedberg. Costui viveva ancora nel 1812, allorchè Carpani

pubblicò le sue _Haydine_ (_Lett. 5_), d'onde abbiamo tratta questa

notizia che tanto onore reca al carattere morale di Friedberg.

FRIKER (Giov. Luigi) di Wurtemberg, inventò una teoria di musica fondata

sopra principj d'aritmetica, ch'egli oppose a quella di Eulero; la prese

di poi per base di un sistema di metafisica, di cui Oettinger nella sua

_Filosofia terrena e celeste_, t. 2, ce ne ha conservato un abbozzo.

Friker ebbe il difetto di perdersi in idee fantastiche, come tutti

quei che cercano nella fisica i principj d'un'arte fondata

sull'organizzazione dell'uomo. Son questi di quei svarioni così

singolari, che può a ragion domandarsi, come abbiano potuto entrare in

testa umana?

FRINIDE, musico di Mitilene, capitale dell'isola di Lesbo. Fu questo il

primo, che riportò il premio della cetra nei giochi Panateniesi,

celebrati in Atene nell'Olimp. 80. Frinide introdusse alcun cambiamento

nell'antica musica, come ne lo accusa Ferecrate, ed Aristofane nella

commedia _Le Nuvole_ (_Plutarc., de Mus._) Si narra in oltre che

presentatosi Frinide nei pubblici giuochi di Lacedemone colla sua cetra

di nove corde, l'Eforo ne tagliò due, delle quali era Frinide inventore

(_Athen. lib. 14_).

FRITZ (Berthold), cel. fabricante di strumenti, e meccanico di

Brunswick, morto nel 1766, pervenne col solo suo genio senza alcuna

instruzione a costruire una gran quantità di organi, di piano-forte e

clavicembali sì a penna, che a martelli, di cui una porzione se n'è

inviata sino nella Russia. Distinguonsi tutti mercè una straordinaria

forza ne' bassi. Si è reso anche celebre per il meccanismo di più

orologj di musica, di uccelli cantanti, e soprattutto per un

pregevolissimo Trattato, che pubblicò in Lipsia nel 1757, sotto il

titolo: _Anweisung_, ec. cioè _Istruzione per accordare il forte-piano,

i cembali e gli organi per un metodo puramente meccanico, con la stessa

esattezza per tutti i dodici tuoni_. Questo trattato pubblicossi di

nuovo nel 1758; l'A. lascia ai mattematici i loro calcoli sul

temperamento, ed assegna a un buon orecchio un circolo di quinte e

d'ottave, che basta per accordare gl'istrumenti con la più perfetta

nitidezza.

FROBERGER (Gian-Giac.), sassone, fu dall'Imperatore Ferdinando III

mandato a Roma per istudiarvi musica sotto il cel. Frescobaldi. Al suo

ritorno nel 1655, questo principe il fece organista della corte, ed egli

fu il primo in Germania che compose con gusto per il cembalo. Egli fu in

molta stima sì in Francia, che in Inghilterra, d'onde ne ritornò colmo

di doni e di onori, e morì in Magonza nel celibato, appena sessagenario.

Mattheson possedeva di lui un'opera in 4 parti; nella quale cercò di

pingere in musica le avventure de' suoi viaggi (_V. Ehrenpf._)

FUCHS (Giorgio-Feder.), compositore de' nostri giorni di sinfonie e di

quartetti, nei quali si riconosce molto gusto e talento. Egli si vanta

di essere allievo di Haydn, ma i soli che confessava Haydn sono Pleyel,

Neukomm e Lessel.

FUGER (Giorgio) di Heilbronn nella Svizzera, fece imprimere nel 1783 a

Zurigo un'opera col titolo di _Pezzi caratteristici per il piano-forte_

in num. di 12: Petulanza; vivacità; brio; serenità; gioja ed allegria;

tenerezza; desiderio; orgoglio; e temerità; malinconia e inquietudine;

pena e minaccia; carezze e lusinghe.

FUNK (Christilieb.), professore di Fisica nell'università di Lipsia dopo

il 1773, è autore di una Dissertazione latina _De sono et tono_, di cui

ve ne ha una buona traduzione tedesca nel magazino di fisica,

mattematica ed economia di Lipsia 1782, col titolo di _Versuch ec._

cioè, _Ricerche sulla dottrina e risonanza del tuono_.

FUX (Giuseppe), nato in Gratz nell'Austria, maestro di cappella

dell'Imperatore Carlo VI, ebbe al suo tempo la riputazione di un valente

compositore, comechè oggidì si conoscan poco le sue opere, il suo nome

si è sino a noi conservato per un'opera didattica da lui pubblicata nel

1725, col titolo: _Gradus ad Parnassum_, di cui se n'è fatta una

versione italiana da Alessandro Manfredi da Reggio prete e professore di

musica, e stampata in fol. a Carpi nel 1761. Precede a questa edizione

una lettera del cel. Piccini, nella quale chiama l'autore un _Tedesco

pieno di senso italiano, che non lascia di mettere in vista que'

principj matematici, che sono la base e il primordio della musica, e lo

ha fatto con tale evidenza, che potrebbe restarne appagato il più

speculativo Geometra_. Con buona pace però del Piccini, gli anderebbe

quì bene, _Sutor ne ultra crepidam_. Quest'opera sebbene abbia qualche

merito in ciò che riguarda la composizione e la pratica, è poi difettosa

per molti rapporti. È insoffribile la prolissità del 1º Libro, che senza

alcun frutto si raggira in far mostra di geometria e di aritmetica; nel

secondo l'A. insegna le parti della composizione relative a tutte le

specie di contrappunto, e siegue la tonalità e l'armonia ecclesiastica,

ma non ne dà i principj. Se in alcune parti dell'opera è assai metodico,

in altre poi senza necessità se ne dispensa. In quanto alla maniera del

suo ragionare e allo stile, fanno l'una e l'altro pietà. Eccone un

picciol saggio: egli vuole spiegare cosa sia il modo nella musica. _Il

modo_ (sono le sue parole) _è una serie d'intervalli contenuti fra i

limiti d'un'ottava, e una collocazione nel vario e diverso sito de'

semituoni, il che si riferisce a quel detto d'Orazio: Est modus in

rebus, sunt certi denique fines_ (p. 128.) etc. Un tal ragionamento è

degno d'Arlecchino; tutta l'opera è sullo stesso fare, e quando l'A. non

si sente nè pur in istato di offrire simili spiegazioni, ne esce con

promettere in appresso de' rischiaramenti, e finisce sempre con

lasciarci a bada. Malgrado questi difetti, quest'opera ebbe ne' scorsi

tempi gran spaccio in Allemagna e in Italia, finchè sorsero altri

migliori scrittori di didattica nell'uno e nell'altro paese. Leo la

raccomandava a' suoi allievi come classica, e mio padre a suo consiglio

se ne provide in Napoli. _Io stesso_, scrive nella cit. lett. Piccini,

_ne ho conosciuta a buona pruova l'utilità quando me ne fu caldamente

raccomandato lo studio del cel. professor Durante, il quale già in

Napoli mi fu maestro, ec._ Il grande Haydn non potendo avere ne' suoi

primi anni viva voce del maestro, si abbandonava, dice leggiadramente il

Carpani, a questo _armonico alcorano_ di Fux, che egli si aveva

distribuito in quinternetti, de' quali ne portava sempre uno in tasca.

Fux morì verso la prima medietà dello scorso secolo.

G

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 12 / 18 段