nell'anno 1686. Egli è autore di molte dotte opere, noi non parleremo
che di quelle relative alla musica. All'edizione ch'egli diè nel 1672
delle opere di Arato, aggiunse _Hymnum ad Musam et in Apollinem et in
Nemesim_ con le antiche note di musica, e vi unì ancora _Diatribe de
musicâ antiquâ græcâ_, con un esempio della musica antica sopra un
frammento di Pindaro, ch'egli aveva scoperto nella biblioteca del S.
Salvatore di Messina. Kircher l'ha inserita nella sua _Musurgia_, ma
questa greca musica tradotta alla moderna nota non è che una vana
lusinga, ed una erudita impostura (_V. Fabric. Bibl. Gr. t. 2_).
FEO (Francesco), napoletano compositore celebre a' suoi tempi per il
teatro e per la chiesa, viveva in Napoli circa al 1740, e vi fondò una
scuola di canto, che molto accrebbe la fama che si era acquistata come
compositore, e dove formaronsi degli allievi che furono ammirati in
Europa quai prodigi di melodia. Restano di lui più messe e salmi che il
mostrano profondo nella teoria e pratica del contrappunto, e molti
drammi come l'_Arianna_ nel 1728, ed _Arsace_ nel 1741. Il cel. Gluck se
ne valse per il principio della sinfonia nella sua _Ifigenia_.
FERECRATE, cel. poeta-musico, autore di molte commedie, fiorì cinque
secoli innanzi l'era cristiana. Nicomaco (_Harmon l. 2_), e Plutarco
(_Dial. de music._) fanno menzione della di lui commedia il _Chirone_,
nella quale l'A. mostrando il suo zelo per la musica de' più antichi
greci scagliossi contro i musici e suonatori del suo tempo, per aver
essi accresciuti di troppe corde gli stromenti armonici. Introdusse
perciò in iscena personificata la musica, legata con molte corde; e
malacconcia dalle percosse, che richiesta dal coro, chi mai posta
l'avesse in quel deplorabile stato, risponde che gli autori de' suoi
mali erano Melanippide, Cinesia, Frinide e Timoteo, dei quali si sa aver
eglino accresciuto il numero delle corde e de' suoni negl'instromenti a'
suoi tempi. Io credo che Ferecrate avesse voluto piuttosto far la satira
del carattere di alcuni, di cui abbonda ogni secolo, e che descrive
Orazio, _difficilis, querulus, laudator temporis acti se puero, censor
castigatorque minorum_. Dispettosi e di cattivo umore contro i viventi
che promuovono i progressi dell'arti, divengono i panegiristi del
rancidume dei trasandati secoli.
FERLENDIS (Giuseppe), figlio di un violinista, nato in Bergamo nel 1755,
mostrò dalla giovinezza, un genio straordinario per l'oboè. In età di 20
anni, chiamato alla corte di Salisburgo come primo oboè, ed invitato
dallo stesso sovrano ad osservare un gabinetto d'instromenti da fiato,
ebbe occasione d'incontrarvi uno stromento di bosso di un'estrema
grandezza, della forma d'una trombetta, e che imitava al più presso la
voce umana, benchè d'una maniera un pò oscura; egli consisteva in molti
pezzi che attaccavansi l'un l'altro. Ferlendis il perfezionò molto, e
rendendolo più facile a sonarsi, ne formò il suono assai più piacevole;
diegli il nome di _Corno-Inglese_, perchè così veniva chiamato lo
stromento che glie ne diede la prima idea. Egli dimorò due anni a
Salisburgo, quindi passò in Venezia, al servigio della Repubblica. Nel
1793 fu chiamato in Londra, ma trovasi ora in Lisbona, applaudito da
tutti i professori della buona musica, mentrecchè i suoi Quartetti,
trio, duo, e concerti sono in gran pregio presso tutti coloro, che hanno
del gusto per gl'instromenti da fiato, di cui i professori sono molto
rari in ogni paese. Egli ha formati de' buoni allievi, tra' quali
sommamente si distinguono due suoi figli, _Angelo_ nato in Brescia nel
1781 ed ora a Pietroburgo, ove è pregiatissimo per l'oboè ed il
corno-inglese, e pel suo brillante genio nella composizione.
_Alessandro_ è il minore nato in Venezia nel 1783 che si è fatto
ammirare in Lisbona, in Madrid e nell'Italia. Dal 1805, egli dimora in
Parigi, ove si ha meritati i più grandi elogj del pubblico per la sua
bella esecuzione in quelli due stromenti sul teatro, e ne' concerti: ha
composto inoltre uno _Studio per l'oboè_, ed altre produzioni date da
costui alla luce dinotano il più distinto merito.
FERLENDIS (la Signora), Romana, figlia del cavaliere Giuseppe Barberi,
architetto che farà sempre l'onore della sua arte, e morto di recente,
moglie di Alessandro Ferlendis di cui poco fa si è parlato. Dalle
circostanze de' tempi gettata, per così dire, nella carriera teatrale, e
costretta a profittar dei talenti, che una ben accurata educazione
avevale dati per suo piacere, cominciò essa in Lisbona, ove pel suo
stile di cantare melodioso e gratissimo, e per la sua bella voce di
contralto formò le delizie del pubblico. Il maestro Moscheri e
Crescintini scorgendo che trar si poteva ottimo partito dalle sue
disposizioni le diedero delle lezioni, e vollero ben perfezionarla. Nel
1803, essa cantò sul teatro di Madrid, e i più gran signori del regno
fecero sommi elogj al suo talento. Milano ebbe il piacere di possederla
nel 1804, nè è possibile lo spiegar l'entusiasmo ch'ella eccitò
nell'opera del _Biettolino_, comechè la musica ne fosse assai mediocre.
Nel 1805, cantò in Parigi, e diè principio dalla _Capricciosa pentita_
del celebre Fioravanti, riportando gli applausi della capitale: lo
stesso buon successo ha avuto in Olanda, e da per tutto ella fa
distinguersi per la scienza profonda e per il metodo giudizioso del suo
canto.
FERRADINI (Antonio), di Napoli, faticava con ugual successo per la
chiesa e per il teatro. Egli visse in Praga pel corso di 30 anni, e vi
compose uno _Stabat mater_, che fu eseguito per la prima volta nel 1780,
e l'anno d'appresso nella chiesa di S. Croce di quella città.
Quest'opera vien generalmente riguardata come un capo d'opera
inimitabile. Egli non ebbe la sorte di sentirne l'esecuzione, essendo
morto nel 1779, all'ospedale italiano nell'estrema miseria, forse perchè
in quel paese, come nella più parte del mondo, _virtus laudatur et
alget_.
FERRARI (Domenico) viveva in Cremona nel 1740. Dopo di avere studiato il
violino sotto il gran Tartini, seppe formarsi uno stile suo proprio, e
si distinse per l'impiego de' suoni armonici e dei passaggi all'ottava.
Nel 1758, entrò nella cappella del duca di Wurtemberg, a Stuttgart. In
Parigi sorprese la sua maniera, che fu riguardata come inimitabile, egli
vi fu assassinato l'anno 1780, nel suo tragitto in Inghilterra. In
Londra e in Parigi sono state impresse di lui sei opere di sonate pel
violino di moltissimo pregio. Martinelli (_Lettere famil._) rapporta,
che Ferrari volendo un dì farsi sentire da Geminiani, di cui cercava il
sentimento, costui, dopo di averlo inteso, contentossi di dirgli: _Voi
siete un grande instromentista, ma la vostra musica non isveglia in me
verun sentimento_.
FERRI (Baldassare) da Perugia, di cui Rousseau parla con tanta lode
all'articolo _voix_ e rapporta il singolar talento di salire e
discendere due ottave per tutti i gradi cromatici, con un continuo
trillo, e senza prender fiato, conservando una giustezza così perfetta,
che non essendo da prima accompagnato dall'orchestra, a qualunque nota
che gl'instromenti lo raggiungessero, trovavansi seco di accordo. Egli
studiò in Napoli e a Roma, e morì assai giovine. “Non inferiore al suo
merito era il favore del pubblico per esso lui. Alle volte nembi di rose
piovevano sulla sua carrozza, quand'egli sortiva dopo aver recitato. A
Firenze dov'era stato chiamato, uscì lungi per ben tre miglia della
città numeroso stuolo di dame e di cavalieri a riceverlo, come potrebbe
farsi nell'ingresso d'un Principe. Recitando in Londra una volta il
personaggio di Zeffiro, gli fu presentato al sortire da una maschera
incognita uno smeraldo di gran valore. Si conservano tuttora varie
raccolte di poesie, produzioni dell'entusiasmo, che ovunque eccitava
quel sorprendente cantore.” (_V. Arteaga tom. 2, p. 38_).
FERRO (Cavaliere di), della città di Trapani in Sicilia, nobile e
letterato si occupa di buoni studj, e fa parte al pubblico de' suoi
lumi. Egli diè alla luce: _Dissertazioni delle Belle-Arti_, Palermo
1808, 2 vol. in 4º picc., alla fine del 3º discorso parla con molta
sensatezza della _Musica, sugli effetti della medesima, della musica di
teatro, di chiesa, e degli abusi introdotti per l'ignoranza de'
maestri_, ec.
FESTA (la Signora) di Napoli, studiò gli elementi del canto sotto
Aprile, e quindi ne apprese la buona scuola dal celebre Pacchiarotti.
Essa ha cantato su i primi teatri d'Italia, e nel 1809, in qualità di
prima donna sul teatro dell'Opera buffa in Parigi, ed ha ovunque
ottenuto molto successo. M. Barni le ha dedicato un suo duetto.
FETIS (Franc. Gius.), nato a Mons nel 1784, ebbe per primo maestro suo
padre, ch'era quivi organista. Nel 1801 entrò nel conservatorio di
musica in Parigi, nella classe d'armonia di M. Rey. Egli ha fatto delle
immense ricerche sulla storia e la bibliografia della musica, e promette
di dare al pubblico un compiuto trattato _Sur les effets de
l'orchestre_, che può esser utile ai giovani compositori.
FÈVRE (il P. Franc. Ant.), Gesuita francese, pubblicò nel 1704, a Rouen
un poema intitolato: _Musica_, _Carmen_ in 12º, di cui elegante ne è lo
stile, e piacevole la versificazione; ma non vi si rileva che
picciolissimo numero di precetti generali, ed infinite finzioni
mitologiche (_V. Giorn. Lett. 1780_). Egli morì in Parigi nel 1737.
FÈVRE (Tannegui le), letterato assai celebre sulla fine del secolo 17º e
padre della celebre Mad. Dacier, raccolse con altrettanta cura che
fatica un infinito numero di passaggi degli antichi concernenti le loro
_Tibie_ sul disegno di illustrare quest'articolo di erudizione, ma
sentendo ben presto di avere progettata un'impresa superiore alle forze
della sua estesa letteratura, finì con iscriver dei versi contro alle
tibie, e gettò al fuoco il suo travaglio (_V. Mem. de l'Acad. de Berlin,
t. 30_).
FEYOO (D. Bened. Geronimo), Spagnuolo, generale dell'ordine di San
Benedetto, morto nel 1765; mercè de' suoi scritti critici egli ha
contribuito a rischiarare i suoi compatriotti su i loro difetti. Abbiamo
di lui il _Teatro critico_ in 14 vol. in 4º, dove molto si ragiona della
_Musica_ in generale, e di quella della chiesa: alcuni capitoli leggonsi
con piacere, ma alcune riflessioni dell'A., ch'erano sembrate nuove e
piccanti in Spagna si sono trovate vecchie e comuni in Italia e ne'
paesi culti. Eximeno lo cita nella sua opera. In un paese di
superstizione, come è la Spagna, se gli fece un delitto di aver lodati
Bacone, Newton e Cartesio, ma i veri dotti suoi nazionali ne presero la
difesa. Gerbert dice di aver egli scritta un'opera a parte, intitolata:
_Musica delle chiese_ (_V. Histor. Ab. Gerb._).
FEYTOU (l'Abbate), nel 1788 annunziò egli un corso di musica ed espone
un nuovo sistema di teoria, il quale è a suo credere quello della
natura, e lo stesso che Pittagora aveva o inventato o raccolto ne' suoi
viaggi in Asia e trasmesso a' Greci sotto emblemi e simboliche
espressioni, che ne concentrarono la teoria esclusivamente nella sua
scuola. M. Feytou pretende di avere sviluppato il sistema musicale de'
Greci, e di averne applicate le conseguenze, così da presso quanto gli
era possibile, al nostro moderno sistema. I compilatori della nuova
_Enciclopedia metodica_ nella parte della musica lo avevano associato a'
loro travagli, ed egli somministrò loro molti articoli, che ivi
riscontrar si possono, finchè alcuni motivi d'interesse obbligarono
l'abb. Feytou a ritirarsi nella sua provincia. Tra gli altri difetti del
di lui sistema vi ha quello di sostituire alla scala moderna, quella che
risulta dalle divisioni del monocordo cominciando dalla sua ottava.
_Questa scala_, dice con molto fondamento M. Raymond, _che sarebbe
dunque la prima base materiale di tutto il sistema musicale, e che
dovrebbe essere allora il canto più familiare e più semplice, questa
scala è dedotta da una serie di armonici, che in niun patto sono
percettibili all'orecchio nella risonanza pura e semplice del suono
fondamentale, e che non può discovrirsi se non per via d'artifizj
stranieri alle cause ordinarie delle nostre sensazioni. Il che è lo
stesso che cercar troppo da lontano e con troppo sforzo, gli elementi
primitivi d'un'Arte, di cui la natura ha posto il linguaggio nella bocca
d'ogni esser sensibile. Io credo che l'eccesso della scienza non è
adatto che ad oscurare la teoria delle arti; il sentimento mi parrebbe
miglior guida, e con più sicurezza mi fiderei delle sue decisioni_.
(_Lettre a M. Villoteau_).
FILLIO di Delo, scrisse al riferir d'Ateneo (_Lib. XIV_) un libro
intitolato _De' sonatori di tibie_, ed alcuni trattati sulla musica, nel
secondo de' quali sostiene che lo strumento _Magade_ sia diverso dal
_Plectide_: ma niuno di questi è giunto sino a noi.
FILODEMO, scrittore greco, viveva in Roma a' tempi di Cicerone, che ci
ha dipinto il suo carattere nella sua arringa contro Pisone: egli vi dà
a divedere la sua gran stima e il rispetto pei rari talenti e le amabili
qualità di Filodemo, cui dinota sotto il titolo di filosofo della setta
di Epicuro, di poeta grazioso e pregevole, e d'uomo fornito di urbanità
e pulitezza. Tra i greci manoscritti trovati nell'Ercolano, se ne sono
distinti quattro che contengono le produzioni di questo Poeta-filosofo.
Tratta il primo della filosofia d'Epicuro; il 2º è un'opera di morale;
il 3º un libro di rettorica, e 'l 4º è un _Poema_, ovvero una _Satira
sul torto che la musica ha fatto a' costumi_. Mr. de Lalande ne' suoi
viaggi lo chiama falsamente un poema sulla musica. Burney lo smentisce,
e crede di non esser una satira contro quest'arte; eglino non l'avevan
letto nè l'uno, nè l'altro. Quest'opera è stata finalmente pubblicata in
Napoli nel 1793, sotto questo titolo: _Herculanensium voluminum, quæ
supersunt, tomus primus_, in fol., e questo per disavventura è il solo
volume che sia comparso sinora delle opere scoperte nelle rovine
d'Ercolano. Nel _Poema_ di Filodemo si trova una confutazione del
sistema di Aristosseno.
FILOLAO, condiscepolo di Platone nella scuola di Archita, benchè di lui
più anziano e maggiore di età, lasciata appena la sua classe, pubblicò
_un'opera di musica_ (la seconda vedutasi presso i Greci), che lo rese
celebre nella sua nazione. Egli fu il primo calcolatore de' semituoni
maggiori e minori, non essendosi fin allora i musici serviti d'altri che
d'una specie o d'una sola misura proporzionale per farli. Filolao
vedendo il plauso, con cui era stata ricevuta la serie armonica del suo
maestro, si risolse a sistemarla. Ma succedette a Filolao quello, che
frequentemente accade a certi autori, i quali secondano le novità, e
sono applauditi nel momento, in cui pubblicano le loro opere, e poi sono
posti in dimenticanza. Il dotto Requeno provò nello stromento la serie
di Filolao, e l'ha ridotta ad espressione numerica secondo le notizie
lasciateci da Boezio, come può vedersi _nel tomo 1 de' Saggi_ p. 190, e
nel 2 alla p. 226 e segu. Questo musico-filosofo fiorì quattro secoli
prima dell'era cristiana.
FILONE EBREO, nato in Alessandria verso l'anno 30 innanzi l'era volgare,
di nobile e ricchissima famiglia, diessi di buon'ora allo studio di
tutte le scienze quivi moltissimo coltivate, e come dice egli stesso
(_L. de Congres. quær. erudit. grat._) anche della musica. In più luoghi
in fatti de' suoi libri egli ne tratta, ma alla maniera de' Platonici
Alessandrini, di cui ne seguiva la scuola, cioè per via d'emblemi, di
allegorie e di numeri. Io ho estratti dalle sue opere della superba
edizione inglese di Mangey tutti i passaggi sulla musica, de' quali
potrebbe formarsi un curioso trattato sullo stato di questa scienza e di
quest'arte di quei tempi in Alessandria.
FILOSSENO, nella presa della sua patria da' Lacedemoni cadde in
ischiavitù, ma il suo merito come poeta e musico, e 'l suo naturale
allegro e pieno di facezie, secondo Pausania (_Lib. 6._), gli seppe
guadagnar destramente l'animo di alcune persone principali, che gli
procurarono la libertà e lo fecero passare a Siracusa, ove pel suo
spirito e per l'abilità mostrata ne' suoi canti giunse all'onore di
esser confidente del re e suo commensale. Un dì, essendo a tavola col re
e con altri signori del primo rango, osservò, che al monarca erasi
presentata una grossa trotta, e ch'egli, come gli altri convitati, erano
serviti di una più piccola. Filosseno chinando il capo verso il piatto,
incominciò a parlare fra' denti alla testa del piccolo pesce, e lo
avvicinava di tratto in tratto all'orecchio come per sentirne la
risposta. A tali stravaganti atteggiamenti il re gliene richiese la
ragione; Sire, rispose egli, siccome sto lavorando un canto sopra le
Nereidi, chiedeva a questo piccol pesce qualche nuova di queste
signore: — _Vi ha dato egli qualche notizia?_ — Questa mia trotta mi ha
detto, ch'è troppo giovane, e consulti perciò quella del re, che essendo
stata più anni in mare saprà darmi di lor maggior contezza. Risero tutti
e 'l re gliela cedette in premio di aver divertito così la brigata. Ma
Dionisio il giovane che piccavasi di poesia, lo fe' rinchiudere in una
spelonca, per non aver Filosseno voluto approvare una di lui tragedia: a
dispetto della sua disgrazia non tralasciò egli di esercitarsi nella
Poesia e nella Musica. Compose allora una commedia _il Ciclope amante di
Galatea_ e la mise in note, nella quale intese così di schernire il
tiranno (_Ælian. Val. L. 12._). Antifane lo chiama peritissimo nella
musica (_ap. Athen. l. 14_); ma Plutarco lo biasima come ardito in
quest'arte e bramoso di novità (_De Music. Dial._). Non bisogna
confondere questo Filosseno con altro dello stesso nome più antico
musico e scolare di Melanippe, come ha fatto il P. Martini (_Stor. t. 3.
p. 397_). M. Fayolle, come della più parte de' Greci Musici, così di
costui, seguendo il suo uso, non fa menzione.
FINAROLI (Fedele), nato in Napoli verso il 1734, studiò in uno di que'
conservatorj la musica sotto Durante, e fu quindi sino alla morte il
primo maestro di quello _della Pietà_, dove per il suo zelo e la
semplicità del suo metodo formò un'infinità di eccellenti discepoli;
tra' quali a fargli onore basterebbe il solo Zingarelli. Pubblicò in
Napoli un'opera col titolo: _Regole per li principianti da cembalo_, che
contiene le regole principali di accompagnamento, a cui fa egli seguire
un'eccellente raccolta di _partimenti_, o lezioni numerate di basso,
assai ben fatte che vanno, per gradi, e par che sia la miglior cosa che
v'abbia per imparare l'accompagnamento. Mr. Choron ha adottata e
ritoccata in Francia questa operetta, con farvi alcune addizioni nei
principj, ch'erano un pò secchi, e con iscegliere i partimenti di più
importanza, ne ha formati il suo libro _Principes d'harmonie et
d'accompagnement à l'usage des jeunes élèves_. Finaroli morì in Napoli
verso l'anno 1812.
FINCK (Ermanno), compositore, e musico erudito del 16º secolo, pubblicò
nel 1556 _Practica Musica_ etc. a Wurtemburg in 4º; quest'opera è
divenuta così rara, che oggidì è quasi impossibile il riscontrarne un
solo esemplare, comechè sia molto interessante a cagione che l'A. vi
faceva ben conoscere i maestri celebri di quella famosa epoca nella
storia del risorgimento della musica. Walther, che per buona fortuna ne
possedeva una copia, l'ha avuta in gran pregio, e nel suo _Lexicon_ ne
ha trascritto, per darne un saggio, il primo capitolo, che contiene
delle erudite e giudiziose ricerche su i primi inventori dell'Arte; M.
Fayolle lo riporta intero con la versione francese.
FIOCCHI (Vincenzo), nato in Roma nel 1767, studiò in Napoli nel
conservatorio _della Pietà_ sotto Finaroli; egli ha composto in Italia
sedeci opere, delle quali alcune ottennero del successo. Fu organista in
San Pietro di Roma, e lasciato avendo questa città nelle prime
torbidezze della guerra, venne in Firenze ove fu ben accolto dal gran
duca di Toscana. Verso l'anno 1802, passò in Parigi, vi mise in musica
_le Valet des deux Maîtres_, che non ebbe felice riuscita, e gli è stato
d'uopo, per vivere, dar lezioni e comporre _de' Pezzi italiani_, di cui
ne ha egli pubblicata una Collezione presso Pleyel nel 1808, che è stata
ben ricevuta dagl'intendenti ed amatori di musica. Nel 1810, compose il
_Sofocle_ per la distribuzione del premio decennale dell'Istituto, e fu
considerato tra' migliori de' concorrenti. Egli ha pubblicato insieme
con M. Choron _Les principes d'accompagnement_, Paris 1804.
FIORAVANTI, rinomatissimo compositore in Napoli per uno stile amabile ed
assai vivace, ha scritto e scrive tuttora per tutti i teatri d'Italia, e
di Francia con molto successo. Nel 1797 diè al R. teatro di Torino _Il
furbo contro il Furbo_ ed _Il Fabro Parigino_. Nel 1807, essendo in
Parigi fecevi rappresentare _I virtuosi ambulanti_ che incontrò quivi
moltissimo. Abbiamo in oltre di lui _Amore aguzza l'ingegno_, farsa
assai graziosa; _Le cantatrici villane_; _La Capricciosa pentita_;
_Liretta e Giannino_; _I Pontigli per equivoco_; _L'orgoglio avvilito_;
_Le avventure di Bertoldino_; _La Cantatrice bizzarra_; _La Schiava
fortunata_; _Il giudizio di Paride_; _Il bello piace a tutti_. Tutte
queste opere buffe trovansi vendibili nel magazino di musica del Sig.
Ricordi in Milano. Vi ha oltrecciò di Fioravanti gran numero di
bellissime Canzoncine con accompagnamento di piano-forte, ed impresse in
Londra, in Napoli ed altrove.
FIORILLO (Federico), attualmente in Londra, buon sonatore di violino, ha
pubblicato sedeci opere, di quartetti, quintetti, trio e duetti per
questo instrumento, e sonate per piano-forte e violino: la sua musica
strumentale è assai bella, e le due sue opere di trio debbono essere
ricercate da tutti gli amatori. A giudizio de' migliori professori son
esse le prime dopo quelle di Boccherini, e i suoi studj per violino sono
i migliori che si conoscano. _Ignazio Fiorillo_, forse della stessa
famiglia, morto nel 1787, era Napoletano e maestro di cappella a
Brunswick, e quindi a Cassel sino nel 1780. In Berlino egli fece
imprimere, sei duetti ed altrettanti quartetti per violino. Nel 1785 fu
eseguito un suo _Requiem_ per i funerali del Langravio, che ebbe gran
successo.
FIORONI (Giov. Andrea). Milanese, allievo del cel. Leo, e maestro della
cattedrale di Milano e di quella di Como verso il 1750. Quest'eccellente
armonista si è fatto ammirare per alcune composizioni a 8 voci, in cui
la scienza niente nuoce all'effetto. Tra' suoi allievi si contano
Quaglia, Zucchinetti, l'ab. Piantanida e Bonesi tuttora viventi, e
virtuosi di gran merito.
FISCHER, molti di questa famiglia sono riusciti in Allemagna
valentuomini nella musica, noi ne sceglieremo soltanto _Crist. Federico
Fischer_ di Lubecca, ove dopo aver terminate le lettere umane, studiò la
composizione sotto il famoso Schieferdecker. Nell'università di Rostock
fece quindi un corso compito di leggi, e vi compose una solenne musica;
nell'Università di Halle continuò i suoi studj, ed entrò come cantante a
Ploen nel 1729. Quivi egli scrisse un libro di musica semplice, con una
prefazione e con idee diverse dell'ordinario sulla composizione. _Giov.
Pietro Fischer_ era nel 1762, compositore della cattedrale di Utrecht, e
pubblicò ivi in olandese idioma alcune opere, _Sul basso continuo_, e
_Sul trasporto_. In Amsterdam un concerto per cembalo. _Zaccaria
Fischer_, costruttore di violini alla corte del Vescovo di Wurzbourg,
nel 1786 fece annunziare che nella costruzione de' suoi stromenti egli
impiegava una nuova invenzione, per cui mezzo essi uguagliavano in bontà
i celebri violini di Stradivario e di Steiner. I suoi sono oggidì in
gran pregio.
FLACCOMIO (Giov. Pietro), di nobil famiglia nato in Milazzo nella
Sicilia fece i suoi studj con successo e fecesi prete, riuscì
particolarmente nella musica, e giunse ad esser maestro della Real
cappella di Filippo III, in Madrid. Passò quindi in Torino; e per la
scienza nella musica e le ottime sue qualità divenne Maestro ed
Elemosiniere del duca di Savoja che molto lo apprezzava: finì colà di
vivere nel 1617. Le sue composizioni di musica per Chiesa furono
stampate in Venezia nel 1611, in 4º (_Mongit. Bibl. Sic. t. 1_).