_Fragmens sur la Musique_, dove avanza molti strani paradossi e più
svarioni. Egli pretende che la lingua francese sia la più bella e la più
perfetta delle lingue moderne, e che in se stessa racchiuda i germi di
una melodiosa musica. Parla poi con trasporto della voce degli eunuchi:
_voce per eccellenza_, egli dice, _che più non si sente se non ne'
cieli, se si abolisce sulla terra!_ e giunge sino a maledir Ganganelli,
per aver vietate queste mutilazioni, ed accusa di balordaggine coloro
che han trovato lodevole il divieto del Papa, e poco sta a non
iscomunicarlo per aver impedita la crudele specolazione d'una trista
madre, che voleva in questa maniera _fare la sua fortuna e quella del
suo ragazzo_. A tanto arriva la filantropia del conte di Escherny!
ESCHTRUTH (Giov. Adolfo barone di), membro di più accademie e società in
Francia, in Italia, e in Allemagna, nato ad Amburgo nel 1756, studiò la
composizione sotto Hupfeld, maestro di concerto in Marburgo, e quindi
sotto Vierling allievo di Kirnberger, che lo familiarizzò mano a mano
co' principj di Bach, al segno di voler egli passare soltanto per costui
discepolo. Oltre i pezzi critici ch'egli ha pubblicati nei giornali
letterarj di Erfurt ed altri, vi ha di lui: Iº _Biblioteca di musica_,
primo num. Marburgo 1784; secondo numero 1785, terzo numero 1789; IIº.
_Istruzione per scrivere la musica, di Gian-Giac. Rousseau, traduzione
dal francese con molte sue addizioni_, 1786; IIIº. _Principj della
musica trascendente, ove si tratta principalmente della letteratura e
dell'espressione della musica_, 1789, in 4º; _Biografia di Carlo-Emm.
Bach_, 1789. Per la musica pratica, oltre a molte sue opere, sono da
rimarcarsi: 1º. _Settanta canzonette del prof. Miller d'Ulm, poste in
musica, con una prefazione molto interessante sulla composizione_,
Cassel 1788; 2º. _Dodici marcie, con la teoria, la storia e la
letteratura di questo genere di musica ec_. Pregevoli sono i suoi
scritti per l'imparzialità, per l'erudizione e lo stile, e
commendatissime le sue composizioni musicali.
ESTÈVE (Pietro), membro della soc. reale di Montpellier, in un'opera
pubblicata nel 1751, sotto il titolo di _Nouvelle découverte du principe
de l'harmonie_, attacca con ragione la pretesa dimostrazione del
_Principio di Rameau_, che non è effettivamente se non un sistema, ma vi
sostiene alcuni suoi principj, che non possono facilmente adottarsi. M.
Estève pubblicò ancora _l'Esprit des beaux-arts_, 1753 in 12º.
ETTMULLERO (Michele Ernesto), dottore professore di medicina in Lipsia,
nato colà nel 1673. Dopo di avere ottenuti molti onorevoli posti nella
sua patria, egli vi morì nel 1732. Delle sue opere non faremo menzione
che di quella, che ha per titolo: _De effectibus musicæ in hominem_,
Lipsiæ 1714 in 4º (_V. Lichtent. p. 45_).
EUCLIDE, matematico di Alessandria, dove professò la Geometria sotto
Tolomeo figlio di Lago circa tre secoli prima dell'era cristiana, fu di
qualche tempo anteriore ad Eratostene e ad Archimede. Dalla sua scuola
sortirono molti valentuomini. Tra le sue opere trovansi _due libri di
Musica_, che comunemente gli si attribuiscono, benchè per più ragioni
glieli contrastino i critici. Il primo di questi libri è intitolato:
_Introduzione Armonica_, e l'altro _Divisione del Canone Musico_.
L'inglese Gregory nella superba edizione, che diè delle opere di Euclide
in Oxford in fol. rapporta questi _due libri_ secondo l'edizione che tra
i suoi _Greci Armonici_ ne aveva dato il Meibomio, con correggervi solo
alcuni luoghi, specialmente nella versione, in cui, egli dice, avervi
trovate diverse maniere di parlare, che più sentivano della moderna
musica, anzichè di quella del tempo di Euclide, e prova non aver essi
costui per autore, perchè gli antichi non glie l'hanno attribuito.
Infatti alcuni di loro ne credettero autore Cleonide, ed altri Pappo
d'Alessandria. Ma l'accurato _Requeno_ dopo di aver bene esaminati
ambidue questi libri, conchiude che l'_Introduzione armonica non è che
l'opera d'un infelice sciolo, il quale ne' tempi posteriori lo spacciò
per libro del celebre geometra Euclide_ (_Saggi T. 1, p. 230_) e che il
compilatore del _Canone Musico_ o è un altro impostore, ovvero lo
stesso, il quale per ignoranza è in contraddizione coi principj del
primo, e copia così alla rinfusa _senza capirne un jota_. Veggassene la
dotta confutazione ch'egli ne ha fatta nel secondo tomo, alla p. 207 e
seg. Vi ha una traduzione dalla musica di Euclide pubblicata in 12º, da
M. Forcadel professore di mattematica in Parigi.
EUFRANORE pittagorico, secondo l'uso di questa scuola esercitò la
musica, dice Ateneo (_lib. 4, et 14_), e scrisse in oltre un trattato
_sull'armonia de' flauti_, ed un altro storico _dei più celebri
suonatori di tibia_. Di lui fanno anche menzione Aristosseno, Trifone, e
Jamblico (_in Nicom. arithm._).
EULERO (Leonardo), cel. mattematico nato a Basilea nel 1707, passò 25
anni a Berlino, e fu membro di quell'illustre Accademia. Chiamato a
Pietroburgo, una violenta malattia lo lasciò cieco; ma la forza
singolare della sua intelligenza servì di supplemento a' suoi occhi, e
non cessò di fatigare sino alla morte che avvenne li dì sette settembre
del 1783. Abbiamo di lui più opere sulla musica: _Dissertation sur la
nature et la propagation du son_, Basil. 1727, in 4º, e molte altre
_Dissertaz._ sull'Acustica, che si trovano nelle memorie delle Accademie
delle scienze di Berlino e di Pietroburgo. Ed inoltre: _Lettres sur la
musique à une Dame allemande_; e _Tentamen novæ theoriæ musicæ ex
certissimis harmoniæ principiis dilucide expositæ_, Petropoli 1738, in
4º. “Niun filosofo, dice a ragion l'Eximeno, nel trattar della musica
s'è lasciato così trasportare dalle illusioni matematiche, come il Sig.
Eulero nel libro intitolato _Tentamen_ ec.” Egli ne rileva gli errori di
teoria, e di pratica “e questa teorica ci fa comprendere (_conchiude il
dotto spagnuolo_) che non è la Matematica, come volgarmente si crede, un
deposito di verità infallibili. Il trattato di musica d'_Eulero_ va
fondato nel calcolo più esatto; ed è pieno di quelle formole
matematiche, che si rispettano come sorgenti d'infinite verità; eppure
tutto è una pura fallacia.... Sopra tutto falla la Matematica, qualor
vien applicata ad oggetti che si suppongono per puro vizio della
fantasia, come è stata finora attribuita a' suoni l'estensione delle
corde, e come si suppone dall'_Eulero_ stesa e divisibile in gradi la
soavità..., in somma l'immagine dell'estensione, di cui la fantasia si
serve per rappresentarci ogni cosa, è sorgente d'infiniti errori nella
matematica, nella Fisica, e nella Metafisica.” (_Orig. ec. P. 11, c.
3_). Quindi non fia meraviglia, se, come scrive il _Sacchi_, _il Sistema
di questo gran Matematico in musica non è da alcuno abbracciato_.
L'autore del _Dictionaire Historique des Musiciens_ per l'articolo
dell'Eulero ci rimette al Supplemento del secondo tomo, ma quivi
s'appiglia al partito di non parlarne affatto.
EXIMENO (Ab. don Antonio), scrittore classico di musica, nato a
Balbastro nel regno di Aragona nel 1732. All'età di dieci anni venne a
Salamanca, dove con tale ardore applicossi allo studio, che abilissimo
divenne sopra tutto nella fisica e nelle mattematiche. Nel 1764, fu egli
scelto a dar lezioni di queste scienze nella Real scuola di artiglieria,
di recente stabilita a Segovia per l'educazione de' giovani signori, che
abbracciavano la professione dell'armi, e più opere diè egli alla luce
in quest'occasione sì scientifiche, che storiche con tale imparzialità,
dottrina e purezza di lingua, che lo resero celebratissimo. S'ignora
l'epoca in cui entrò ne' gesuiti: dopo la loro espulsione dalla Spagna,
egli visse in Roma, la patria della musica, ed a questa, ch'egli con
trasporto aveva amata sin dall'infanzia, consacrossi interamente. Dopo
sei anni d'un'assidua fatica compose l'opera, che tirò su di lui gli
sguardi non che dell'Italia, ma dell'Europa intera. Egli pubblicolla in
Roma nel 1774 in lingua italiana, pura abbastanza comechè fosse
spagnuolo, con questo titolo: _Dell'Origine e delle Regole della musica
colla Storia del suo progresso, decadenza e rinnovazione_, in 4º. Egli
vi prova l'inutilità delle mattematiche per la musica, ed offre un nuovo
semplicissimo sistema. Secondo lui essendo la musica un vero linguaggio,
le regole non debbono esser cercate nella mattematica, ma sibben nella
prosodia, e confuta il sistema de' Greci pittagorici sulla musica, e le
teorie dell'Eulero, del Rameau, del Galilei, del d'Alembert e del
Tartini. Quest'opera riportò in Italia l'approvazione e gli applausi non
che de' Letterati, ma fin anco de' bravi professori di musica, tra'
quali dee valer per tutti il gran _Jommelli_. “Ho gran premura, egli
dice in una lettera all'A., di manifestargli cogli effetti tutto
l'elogio e tutta la giustizia che merita il suo _bellissimo e
vantaggiosissimo trattato_... da un uomo del suo gran merito possiamo
tirare quei lumi, che assolutamente ci abbisognano, per vedere nella sua
più convenevole chiarezza, _e nel più vero buon cammino_ questa divina
nostr'arte, tanto infelicemente traviata e prostituita.” Nel nostro
_Discorso preliminare_ p. XVI abbiam riferiti i trascendenti elogj, che
ne han fatto il _Bettinelli_ e 'l _Requeno_: eccone quello dell'autore
delle _Novelle letterarie di Firenze_ 1774: “L'Italia e le nazioni
estere saranno così grate al Sig. Eximeno quanto lo sono state verso
coloro, che hanno introdotto la moderna filosofia.” Tuttavolta M.
Fayolle nel suo _Supplemento al Dizionario Storico de' Musici_, dice
freddamente che in quest'opera _non vi si trovano in generale che de'
ragionamenti superficiali, frammischiati d'alcune buone vedute: che
l'autore, allorchè le diè mano, non si occupava della musica che da
quattro anni avanti; e che gl'Italiani l'hanno chiamata Bizzarro Romanzo
di musica, con cui l'autore vuol distruggere senza poter poi
rifabbricare_. M. Fayolle non si era certo preso la pena di leggerla, e
non cita per suo mallevadore che un frivolo libro. Veggasi perciò qual
fondamento dee farsi sui suo Dizionario, ed in qual maniera egli
giudichi de' più classici e celebri autori. Non così però han giudicato
di quest'opera gli autori della nuova Enciclopedia metodica suoi
nazionali (_v. p. 340 e 352_), non così altri dotti francesi, _M.
Raymond_ (_Lettre à M. Millin p. 198_) e _Mr Tourner_. Il _Monthly
Review_, giornale di Londra del 1774, parlando di quest'opera così si
esprime: “Ella è questa una produzione _di primo ordine_ per il gusto,
l'erudizione e _la profondità del ragionamento_.” L'ab. Eximeno pubblicò
in oltre nel 1775, in Roma: _Dubbio sopra il saggio di contrappunto del
P. Martini_, che è una risposta a questo scrittore di musica, il quale
lo aveva criticato nel suo _Saggio di contrappunto_. Ma riparò ben
presto il torto, e diede all'Eximeno una prova incontrastabile di stima
e di amicizia riponendo il di lui ritratto tra gli illustri scrittori
della sua pinacoteca musica, _tostochè_ (dice egli stesso in una lettera
amichevolmente a lui diretta) _mi giunsero alle mani le prime sue
ingegnose ed erudite fatiche_, cioè l'_Opera dell'Origine e delle
Regole_ ec. Nelle _Memorie storiche_ del Martini pubblicate nel 1785, in
Napoli dal P. della Valle, trovansi alcune _Lettere_ dell'ab. Eximeno
sulla questione della Greca Musica, e sulla sua riconciliazione col
Martini. Morì questo valentuomo in Roma nel 1798, in età di anni 66.
F
FABRE D'OLIVET (M.), nato nel 1768, si è fatta una riputazione in Parigi
per le sue dotte opere in letteratura ed in musica, non avendo avuto
altro maestro per l'una e per l'altra, che la natura e se medesimo.
_Naturâ ducimur ad modos_, diceva Quintiliano. Sin dal 1789, egli aveva
composto un grandissimo numero di opere drammatiche, e di alcune la
poesia e la musica, che ebbero grande incontro: dedicò ancora a M.
Pleyel un'opera di quartetti per due flauti, viola e basso. Finalmente,
nelle profonde ricerche ch'egli faceva in occasione di avere intrapresa
un'opera archeologica, trovò negli avanzi della letteratura greca, o
piuttosto credette buonamente di trovare il sistema musicale di quel
popolo celebre. Pensò quindi arricchirne il sistema moderno, e ne formò
un terzo modo, pubblicandolo nel 1804 sotto nome di _modo ellenico_, che
altro non è in sostanza se non il terzo modo inventato da _Blainville_,
tanto preconizzato da Rousseau, e prezzato poi al suo giusto valore
dagli intendenti (_V. l'articolo di Blainville nel I tom._). Questa
impostura letteraria ebbe la stessa fortuna di quella che la precedette,
un effimero applauso fu tutta la sua ricompensa. Nel 1804, M. Fabre fece
eseguire al Tempio dai primi artisti del teatro di Parigi un suo
_Oratorio_ a grande orchestra, composto quasi interamente su _questo
modo_, che dicesi essere stato inteso con piacere da più di due mila
persone: i giornali, coll'usato entusiasmo de' francesi, ne parlarono un
momento con vantaggio, e poi si tacquero.
FABRICIO (Giov. Alb.), dottore in teologia e professor d'eloquenza in
Amburgo, nato a Lipsia da _Wernero Fabricio_ celebre professore di
musica nell'anziscorso secolo, è autore di più opere di pratica col
titolo di _Deliciæ Harmonicæ_, in 4º, Lipsia 1657. Giov. Alberto
consacrò tutta la sua vita all'utilità del pubblico, e acquistossi
un'immortal rinomanza per le sue dotte e profonde opere di erudizione.
Nelle sue immense _Biblioteche Greca e Latina_ trovansi delle accurate
notizie intorno agli scrittori di musica di queste nazioni, come ancora
nella sua _Bibliographia antiquaria_, Hamburgi 1713, e 1760, 2 edit.
vol. 2, in 4º, opere molto utili per la storia letteraria della musica,
di cui abbiamo fatto grand'uso. I più belli Genj dell'Europa, di tutte
le comunioni, han reso giustizia ai talenti ed alla singolar modestia di
questo scrittore, che terminò la sua vita nel 1736 (_V. Formey dans son
eloge, a Berlin 1757_).
FARINELLI (Carlo Broschi detto), uno de' più gran cantanti che vi siano
stati al mondo, nacque a Napoli nel 1705, da un virtuoso di musica. Una
caduta nella sua infanzia l'obbligò alla mutilazione: ebbe delle lezioni
da Porpora, che lo accompagnò in molti viaggi. All'età di 17 anni si
portò in Roma, ove sul teatro cantò in maniera a sorprendere quel dotto
pubblico, che la prima volta lo accompagnò sino alla sua casa in mezzo
alle acclamazioni ed agli applausi per testimonio del Burney (_Travels,
t. 1_). Di là si rese a Bologna, per sentirvi Bernacchi, allora il primo
cantante dell'Italia e da lui volle prender lezione. Nel 1728, passò in
Venezia e quindi in Vienna. Carlo VI, l'onorò delle sue beneficenze, e
con la sua perizia nella musica un dì, dopo d'averlo inteso, dissegli
che con l'estensione e bellezza di sua voce non faceva che sorprendere;
ma che dipendeva da lui di muovere e d'interessare, con dar meno
all'arte, ed usar di un canto più naturale. Farinelli profittò del
consiglio, ed incantò in appresso i suoi uditori quanto li sorprese. Nel
1734, Porpora, che dirigeva un teatro in Londra, fece venir Farinelli
per opporlo a Hendel, che era quivi alla testa di un altro teatro. Il
cantante, con la bellezza della sua voce e la magia del suo canto, fè
ben presto restar vuoto lo spettacolo di Hendel. Il compositore
ostinossi con orgoglio a sostenere una rovinosa impresa, e fece degli
inutili sforzi per richiamare il pubblico. Ma tutte le risorse del suo
genio bilanciar non poterono l'arte incantatrice di Farinelli. Carpani
(_Lettr. 9_) racconta la seguente avventura. Senesino e Farinelli erano
ambidue in Inghilterra, ma impegnato ciascuno a due differenti teatri;
cantavano ne' medesimi giorni e non avevano occasione di sentirsi a
vicenda. Trovaronsi non dimeno un giorno uniti insieme: Senesino doveva
rappresentare un tiranno furioso, Farinelli un eroe sventurato e
prigioniero; ma cantando la prima aria raddolcì talmente costui
l'indurito cuore di quel feroce tiranno, che Senesino dimenticando il
suo carattere, corse a Farinelli e con tutto il cuore abbracciollo. I
fondi, ch'egli aveva in quel banco, valutaronsi a cinque mila lire
sterline. Il principe di Galles al suo partire di là, gli diè in dono
una scatola ornata di diamanti e 100 ghinee. Nel 1737 venne in Francia,
cantò in Parigi dinanzi al re, che gli regalò il suo ritratto guernito
di diamanti e 500 luigi. Avvengachè non avessero allora i Francesi gusto
per la musica italiana, piacque loro tuttavolta questo gran cantante.
Dopo una brieve dimora in Francia, portossi egli in Spagna, ove fu
benissimo accolto alla corte e trattenuto con la pensione di 40 mila
lire. Per il corso di 10 anni, cantò tutte le sere innanzi Filippo V e
la regina Elisabetta. Questo principe essendo caduto in una profonda
malinconia, che facevagli trascurare tutti gli affari, e giungere il
faceva a segno di non volere per noja che se gli facesse la barba, e di
non più intervenire al consiglio; la regina tentò per guarirlo il potere
della musica. Essa fece disporre secretamente un concerto presso alla
camera del re, e Farinelli immantinente cantò una delle sue arie.
Filippo parve mosso da prima, ed eccitato al fine chiamò a se quel
virtuoso, il colmò di carezze, e gli chiese qual ricompensa voleva,
giurando di tutto accordargli. Farinelli pregò il re a farsi la barba e
di andare al consiglio. Da quel momento la malattia del re divenne più
docile a' rimedj, e il cantante ebbe tutto l'onore della sua guarigione.
Questa fu l'origine del favore di Farinelli: divenne primo ministro, ma
non obbliò giammai di non essere stato prima che un virtuoso, nè mai i
signori della corte ottener poterono da lui, che sedesse alla loro
tavola. Un giorno nell'andar ch'ei faceva all'appartamento del monarca
ove aveva dritto di entrar quando volesse, udì che l'ufficiale di
guardia diceva ad un altro che aspettava l'alzarsi del re: _Gli onori
piovono sopra un miserabile istrione, ed io, che servo da trent'anni,
sono quì senza ricompensa._ Farinelli lagnossi col re di trascurar quei
che lo servivano, e fecegli tosto segnare un diploma, che al sortire
consegnò all'uffiziale, dicendogli: _Poco fa vi ho inteso dire, che
avete servito dopo 30 anni; ma avete falsamente detto senza ricompensa._
Egli generalmente non usò del suo favore, che per far del bene, e quindi
la protezione di cui l'onorarono successivamente tre monarchi della
Spagna, Filippo V, Ferdinando VI e Carlo III. Quando quest'ultimo gli
assicurò la continuazione delle pensioni di cui aveva sino allora
goduto, _Tanto più volentieri il faccio; egli soggiunse, quanto
Farinelli non ha mai abusato della benevolenza e della munificenza de'
miei predecessori_. Dopo di aver goduto per 20 anni di tutti gli onori
nella Spagna, Farinelli fu obbligato nel 1761, a far ritorno in Italia.
Scelse Bologna per sua dimora, e ad una lega di questa città fecesi
fabbricare una casa di campagna, ove il dottor Burney andò a vederlo in
compagnia del P. Martini nel 1770. Questo virtuoso possedeva un gran
numero di cembali fatti in diversi paesi, a' quali aveva dato i nomi de'
principali pittori italiani. Egli fu che impegnò il P. Martini a
scrivere la _Storia della musica_, che questo dotto religioso non giunse
a terminare. Il Martini per questa grande impresa non avendo una
sufficiente biblioteca, Farinelli lo sovvenne colle sue ricchezze, e 'l
pose in istato di formare la più considerevole biblioteca musicale che
si fosse vista in Europa. Questo celebre artista passò così nel ritiro
il resto de' suoi giorni, occupato di letteratura e di musica e morì li
dì 15 settembre 1782, in età di 80 anni. _Martinelli_, nelle sue lettere
familiari e critiche così si esprime intorno al Farinelli: “Questo
cantante aveva più di sette o otto tuoni egualmente sonori, e chiari del
tutto e piacevoli, che le voci ordinarie, possedendo d'altronde tutta la
scienza musicale in un grado eminente, e tale quale poteva sperarsi dal
più degno scolare del dotto Porpora.”
FARINELLI, uno de' più recenti e bravi compositori per teatro, stabilito
attualmente in Venezia. Nel Magazzino di musica di _Giovanni Ricordi_ in
Milano trovansi di costui impresse le seguenti opere: I _Riti d'Efeso_,
dramma serio. _La Locandiera_; l'_Amor sincero_; _l'Indolente_; _la
finta Sposa_; _l'arrivo inaspettato_; _Bandiera d'ogni vento_; _il
Colpevole salvato dalla colpa_, opere buffe, ed alcune farse come: _il
finto sordo_, _la Pamela maritata_; _Teresa e Claudio_; _l'amico
dell'uomo_; _sei cento mille franchi_; _un effetto naturale_;
_l'Annetta_; _Odoardo e Carlotta_.
FAYOLLE (Franc. Gius. M.), nato in Parigi nel 1774, fece i suoi studj
nel collegio di Juilly. Per il corso di tre anni consacrossi interamente
allo studio della mattematica sublime sotto Prony, Lagrange e Monge, e
divenne capo di brigata alla scuola Politecnica dall'epoca di sua
formazione. Sin dal 1799, aveva egli formata l'idea della compilazione
del _Dizionario Storico di musica_, e raccolti numerosi materiali; sulla
fine del 1809, ne parlò a M. Choron che avevane fatto lo stesso
progetto, e convennero tra loro di far insieme quest'opera, ma una
gravissima malattia sopraggiunta a M. Choron ne lasciò tutto il peso a
M. Fayolle. Noi non staremo quì a ripetere ciò che abbastanza abbiam
detto di questo _Dizionario_ nel Discorso preliminare alla pag. LV. Egli
dice di se stesso, che un gusto predominante lo ha tirato sempre alla
musica, che studiò l'armonia sotto M. Perne, uno de' più bravi maestri:
che possiede una preziosa biblioteca musicale, sì per la teoria, come
per la pratica: che ha raccolto un gran numero di ritratti di musici, e
ch'egli stesso molti ne ha fatti incidere su i disegni originali: che
possiede inoltre degli eccellenti instromenti, fra' quali un piano-forte
verticale, il primo costruito da M. Pfeiffer: ed una viola di Andrea
Amati, che il celebre Pleyel ebbe la bontà di cedergli. Dal 1805 sino al
1809, egli ha pubblicato una collezione intitolata: _Les quatre Saisons
du Parnasse_, che forma il numero di 16 vol. in 12º, e dove ha inseriti
molti articoli sulla musica, e delle notizie intorno a più musici. Nel
1810, diè al pubblico: _Notices sur Corelli, Tartini, Graviniés, Pugnani
et Viotti_, coi loro ritratti, che forma il primo volume della _storia
del violino_, ch'egli promette di continuare.
FEDERICI (Vincenzo), membro del R. conservatorio di Milano, e celebre in
Italia per molte opere serie da lui poste in musica, che han meritato il
più gran successo. Il suo stile ha molta grazia, ed espressione, ricco
di nuove e brillanti modulazioni, e tutti i teatri d'Italia e
d'oltramonti risuonano delle sue bellezze musicali. Nel 1802, scrisse
per il teatro di Palermo la _Zaira_, Oratorio, la di cui eccellente
musica è stata molto applaudita e replicata sempre con piacere in più
parti dell'Italia. Nel 1790, egli scrisse l'_Olimpiade_, e nel 1803,
_Castore e Polluce_ in Milano, dramma ch'era stato posto prima in musica
da' bravi maestri Sarti in Pietroburgo, e Bianchi in Firenze; Federici
sorpassò ambidue. Egli ha scritto in oltre l'_Idomeneo_, e _Oreste in
Tauride_, che trovansi impressi nel Magazzino del Sig. Ricordi in
Milano.
FEDI (Giuseppe), celebre maestro della scuola romana per il canto,
fioriva sul finire del secolo 17º. Egli era unito in istretta amicizia
coll'illustre Amadori, comunicavansi a vicenda i loro sentimenti per la
riforma dell'arte, ed esponevano le loro osservazioni al comune
giudizio; da tale pratica ritraeva ciascuno degli abbondanti lumi per
emendare i suoi proprj difetti, migliorare il piano di educazion
musicale, e promuovere gli avanzamenti della musica. (_V. t. 1, p. 27_).