lingue l'occuparono interamente: il suo spirito era assai metodico ed
inventore; la sua immaginazione viva e feconda. Egli morì nel 1744.
Abbiamo di lui: _L'art de transposer toutes sortes de musique sans être
obligé de connoitre ni le tems, ni le mode_, a Paris 1711 in 4º. Molti e
tra gli altri Rousseau hanno proposto sì fatti sistemi curiosi ed
inutili: “ma siccome nel fondo (_dice questo stesso filosofo_),
correggendo gli antichi difetti co' quali si è fatto già un uso, non
facevamo tutti che sostituire degli altri, di cui si ha ancora da
acquistar l'abito, io credo che il pubblico saggiamente ha fatto di
lasciar le cose come sono, e di rimandar noi ed i nostri sistemi nel
paese delle vane speculazioni.” (_Dictionn. art. character. de musiq._)
DUMONT (L'Ab.). Se gli dee l'invenzione d'un grande istromento di
musica, a cui diè il nome di _Consonante_, e che partecipa del cembalo e
dell'arpa. La sua forma è di un gran clavicembalo messo a piombo su d'un
piedistallo che ha le corde dalle due parti della sua tavola, le quali
si toccano della stessa maniera che nell'arpa. (_V. Encyclop. method. de
musiq. p. 315_).
DUNI (Egidio Romualdo), nato nel 1709, a Matera nel regno di Napoli, fu
messo all'età di nove anni nel conservatorio della _Pietà_, dove studiò
sotto il celebre Durante. Assai giovane fu ricercato in Roma per
comporvi un'opera; e trovossi, con suo disgusto, in concorrenza con
Pergolese, di cui era grand'ammiratore ed amico. Fu eseguita da prima
l'opera di Pergolese, che si ricevette assai male; e pochi giorni
appresso, quella di Duni incontrò moltissimo: ma in vece di andar
superbo di quell'avventura, egli disse, consolandolo a Pergolese: _O mio
amico! o mio maestro, costoro non ti conoscono!_ Una musica naturale,
variata e pittoresca, una deliziosa e soave melodia era il distintivo
carattere delle composizioni di Duni. Quando se gli voleva opporre
ch'egli non faceva fracassi: _Io bramo_, rispondeva, _lunga vita al mio
canto_. Marmontel, nel suo poema inedito su la musica, impiega più versi
nel far con ragione l'elogio di questo grande artista. Egli morì il dì
11 giugno del 1775 nel 66º anno di sua età.
DUNSTABLE (Giov.), così detto dal luogo della sua nascita presso Bedford
in Inghilterra, morto nel 1453 o 1458, che alcuni scrittori Tedeschi,
tra' quali Marpurg, hanno confuso fuor di proposito con Dunstano Vescovo
di Cantorbery, il quale viveva quattro secoli prima. Quest'autore
contribuì ai progressi della musica in Inghilterra, e dell'arte in
generale d'una maniera assai considerevole, cosichè alcuni scrittori
poco giudiziosi e male instruiti gli hanno attribuito l'invenzione del
contrappunto, assurdità dimostrata da tutti i monumenti storici (_V.
Encyclop. method. art. contrepoint p. 347_). Quel che vi ha di vero egli
è, che gl'Inglesi, a riserba di poche eccezioni, sono stati in ogni
tempo i più cattivi musici dell'Europa, e che il solo merito, che essi
abbiano nella musica, si è di saperla pagar bene. Il trattato di
Dunstable intitolato _De mensurabili musica_, si è perduto, ma ne han
fatto menzione alcuni scrittori di quel tempo, o poco posteriori, come
Tomm. Morlay, e Gaffurio.
DUNSTANO, vescovo di Cantorbery sulla fine del 10º secolo, era assai
perito nella musica di quel tempo, e dicesi di aver inventata un'arpa
assai singolare che sonava da se sola, per cui, in que' tempi di
profonda ignoranza fu accusato dinanzi al re di magia. Oltracciò diede
egli un organo alla badia di Malmesbury, stromento che cominciava allora
a divenir comune, e fece di poi lo stesso regalo a molte chiese, o
monasteri. Alcuni scrittori Tedeschi lo han confuso con Dunstable, come
poco fa si è detto. Dunstano morì nel 988 (_V. Enciclop. method. p.
81_).
DURANTE (Francesco), nato in Fratta vicino a Napoli nel 1693, fu allievo
nel conservatorio di S. Onofrio sotto la direzione del celebre
Alessandro Scarlatti. Venne in Roma spinto dalla fama di B. Pasquini e
di Pittoni: faticò cinque anni sotto questi due gran maestri, ed apprese
dal primo l'arte del canto e della melodia, e dall'altro tutte le
risorse del contrappunto. Tornò, quindi in Napoli, e diessi alla
composizione; ma travagliò quasi unicamente per la chiesa, e nulla
scrisse mai pel teatro: nel catalogo delle sue opere non veggonsi in
fatti che pochissime cantate e duetti da camera, ed un picciol numero di
musica strumentale. Il genere di musica da chiesa e gli studj furono
dunque gli oggetti, a' quali diessi principalmente. Per il genio e
l'arte che vi diè a divedere, egli pervenne all'acquisto del più sublime
grado di gloria, e ad essere riguardato come il più classico di tutti i
moderni maestri. Durante è quegli che ha stabilita la recente tonalità;
in questa parte egli è ciò che fu il Palestrina nel genere antico, se
pure nol sorpassò. Niuno ha saputo meglio di lui l'arte di fissare il
tono, di guidare la modulazione e di stabilire un'armonia ben conforme
al senso della frase musicale. A tal riguardo merita egli di servir di
modello a tutti i compositori per l'avvenire, ed egli è la più sicura
guida che possa adottarsi. In quanto al genere di sua composizione, i
motivi sono semplici, ed a primo colpo d'occhio sembrano anche mediocri;
ma sono realmente così ben concepiti, e maneggiati con tant'arte e genio
che sa trarne effetti prodigiosi. Egli sa applicarvi tutte le forme
immaginabili, e non mai se non quelle che convengono, di modo che sa
sempre interessar l'ascoltante, e gli lascia il desiderio d'intenderlo
ancora; lo che tanto più è sorprendente che la sua maniera è severa e
seria, ed in generale poco egli sacrifica alle grazie. Al merito di
esser divenuto Capo-scuola e modello per le sue composizioni, unì
Durante anche quello di essere stato un gran professore. Sino dal 1715,
egli era maestro del conservatorio di _S. Onofrio_: era ancora alla
testa di quello dei _Poveri di G. C._ quando il cardinale Spinelli,
arcivescovo di Napoli, lo distrusse per farne un seminario. Dalla sua
scuola sono sortiti i più illustri compositori delle generazioni
posteriori. Tali furono Pergolese, Sacchini, Piccini, Terradeglias,
Guglielmi, Traetta, Dol, Finaroli, Speranza, che tanto han reso celebre
la scuola di Napoli nel 18º secolo. In una parola, tutta l'attuale
scuola non è che un'emanazione di quella di Durante. Egli era un uomo
flemmatico, sofferente, imperturbabile, e superiore a tutte le
traversie: ebbe tre mogli, la prima delle quali fu una vera _Santippe_,
che col suo imperioso carattere, co' suoi capricci, e soprattutto colle
sue dissipazioni per giocare al lotto, tenne in continuo esercizio, e
pose alle più ardue prove la di lui pazienza. Obbligavalo a faticare,
sino a privarlo dell'ore necessarie per il sonno. In occasione di un
giro, ch'ei fece per l'Italia, al suo ritorno trovò vendute tutte le sue
carte, il di cui prezzo era stato erogato dalla moglie in soddisfare
l'accennata sua passione: e però gli fu d'uopo ricominciar da capo a
comporre la sua musica per le chiese. Quando finalmente ebbe la sorte,
che il cielo il liberò da una sì tormentosa compagna, sposò la propria
serva; e morta indi ancor questa, si maritò pure con un'altra donna di
suo servizio. Per un atto singolare della sua filosofica
imperturbabilità si è rimarcato, che in occasione di aver perduta la
seconda, cui teneramente amava, non solo dispose egli senza la menoma
agitazione tutto quel che occorreva pe' di lei funerali; ma dippiù nelle
preci, che fece cantare in casa, presente il cadavere della medesima,
assistette egli stesso di presenza e regolò colla battuta i cantanti.
Quest'uomo invidiabile ugualmente pel suo carattere, che per la sua
abilità cessò di vivere in Napoli nel 1756, in età di sessant'anni in
circa. Le di lui composizioni dovrebbero essere in tutte le scuole ed i
conservatorj di musica, come son divenuti classici i suoi _Partimenti_
in tutta l'Europa. Il dotto _Carpani_ saggiamente riflette sul motivo
perchè le opere del _Carissimi_, del _Pergolesi_, del _Durante_, per
quanto ancora si vantino per tradizione, hanno molto scapitato nelle
nostre orecchie? “Ancora le giudichiamo venerabili, egli dice, ma quasi
ognuno preferisce d'udire un rondò d'_Andreozzi_, un quartetto di
_Tarchis_, una scena di _Mayer_, ed anche di men pregiati scrittori,
anzichè alcuna di quelle composizioni che si credevano il _non plus
ultra_ della musica da' nostri antenati. Donde ciò, se non dal non
esservi un vero bello riconosciuto, e canonizzato per tale nella
musica?” (_Lett. XI._)
DURIEU (M.) pubblicò nel 1793, in fol. _Nouvelle Méthode de musique
vocale, a Paris_, come ancora _une Méthode de violon_. Queste due opere
gli han meritato un posto tra i buoni professori per l'ammaestramento.
DUSSECK (Giovan Luigi), nato a Czalau in Boemia nel 1760, da una
famiglia che ha da gran tempo prodotto più bravi artisti; dall'età di
dieci anni cominciò i suoi studj in uno de' primi collegj
dell'università di Praga. Oltre la letteratura antica e moderna coltivò
la musica, e profittò moltissimo delle lezioni di un benedettino, che lo
esercitò in tutti i contrappunti. In Amburgo ebbe la sorte di vedere il
celebre Emmanuele Bach, e di profittar de' suoi consigli: partì quindi
per Pietroburgo, e fu trattenuto dal principe Radzwill che gli propose
un vantaggioso partito. Alcun tempo di poi venne in Parigi, ma la
rivoluzione l'obbligò ben presto a partire, passò in Inghilterra e restò
in Londra nel 1800. A quest'epoca, pensò egli di riveder la sua patria,
dove viveva ancora suo padre celebre organista, cui da 25 anni non aveva
più veduto. Mr. de Talleyrand, principe di Benevento lo volle quindi in
sua casa, ed egli morì in Parigi in marzo 1812 di quarantadue anni.
Questo celebre artista pubblicò 70 opere per il forte-piano, tra le
quali distinguonsi le _Adieux à Clementi_, e le _Retour à Paris_; a cui
in Londra si è dato il nome di _plus ultra_, per opporla ad una sonata
di Woelff detta _Nec plus ultra_: ed in oltre una _Messa solenne_,
composta a Praga, e più _Oratorj_ in tedesco, de' quali il più bello si
è la _Risurrezione_ di Klopstok. Il suo _Metodo per il piano-forte_ in
lingua tedesca, impresso da Breitkopf, è certamente il migliore per i
principianti.
DUVAL (Mad.), celebre cantatrice del teatro serio di Parigi, viveva
ancora nel 1770. Se le dee un buon libro, che essa pubblicò col titolo
di _Méthode agréable et utile pour apprendre facilement à chanter juste
et avec goût_.
E
EASTCOTT (Riccardo), dotto Inglese, pubblicò nel 1793 _Sketches of the
origin_ etc. cioè _Ricerche su l'origine, i progressi e gli effetti
della musica_, un vol. in 8º (_Bent, the Lond. Catal._).
EBELING (Cristof. Daniele), nato a Garmisson, e nel 1784 professore di
storia e lingua greca nel collegio di S. Giovanni d'Amburgo, ha
pubblicata la prima parte di un _Saggio su la formazione d'una
biblioteca di musica_. Egli ha tradotti in tedesco i _Viaggi musicali di
Burney_, ed il _Messia_ di Hendel.
EBERHARD (Giov. Augusto), professore ordinario di filosofia
nell'università di Halle dopo il 1778, pubblicò quivi una _Dissertazione
sul Melodramma_ nel 1788, ed in una sua opera intitolata _Teoria
generale del pensiero e de' sentimenti_, si trova un gran numero
d'interessanti osservazioni relative alla musica.
ECKARD (Giov. Goffredo) venne molto giovine in Parigi per istudiarvi e
professar la pittura. Come il pennello gli dava poco da vivere, gli si
consigliò di professare la musica, che studiato aveva sotto a' più gran
maestri dell'Allemagna sua patria. Era egli assai abile sul
clavicembalo; ma ben comprese che per giungere al primo grado, gli era
d'uopo di un'ostinato travaglio. Per il corso di due anni, dipinse il
giorno per sussistere, e consacrò le notti allo studio della musica: a
un tal prezzo deve egli la riputazione d'uno de' più valenti cembalisti
dell'Europa, pubblicò più opere, e cessò di vivere nel 1809, in età di
75 anni.
ECKELT (Giov. Valentino) fu allievo nella scuola di Gotha e vi apprese
la musica che coltivò quindi ad Erfurt. Avendo acquistate bastanti
cognizioni in quest'arte per occupar qualche posto, intraprese de'
viaggi per farsi conoscere, ed ottenne l'organo di Werningerode, e nel
1703 quello della Trinità a Sondershausen, posto che occupò con gran
successo sino alla sua morte, nel 1732. Benchè vi siano di lui molte
ottime composizioni, egli cercò tuttavia a rendersi principalmente utile
come didattico, e lasciò le seguenti opere: 1. _Experimenta musicae
geometrica_, 1715; 2. _Instruzione per formare una fuga_, 1722; 3.
_Compendio di ciò ch'è necessario sapere per un musico_. La sua
biblioteca musicale, che dirsi poteva allora compiuta, conteneva tutte
le opere pubblicate sino all'epoca della sua morte. Le note da lui
aggiunte a ciascun volume erano una prova della di lui scienza.
EDELMANN (Giov. Federico), nato a Strasburgo nel 1749, valente sonator
di piano-forte, di cui vi ha 14 opere di concerti, e sonate dal 1770
sino al 1790, impresse a Parigi, a Manheim e ad Offenbach, ed alcune
opere per teatro come l'_Arianna a Naxos_ etc. Dopo di avere
rappresentato nella fatale rivoluzione il personaggio di un furioso
demagogo, Edelmann perì egli stesso nel 1794, con suo fratello sopra un
palco, dove aveva sacrificato molte vittime, e con ispezialità il barone
di Dietrich suo benefattore.
ELENA, ateniese, anteriore di età ad Omero, si rese assai celebre nel
canto per la novità e per la grandezza delle sue musicali composizioni;
di essa fa menzione Tolomeo Efestione nel lib. 4º delle sue Storie
presso Fozio (_V. Requeno t. 1. p. 58_).
ELIANO, della scuola dei Platonici, scrisse dei _Comenti_ sul Timeo di
Platone, dove tratta della meccanica del suono, e senza ricorrere alla
mattematica ne spiega i fenomeni per mezzo della fisica. Da alcuni
lunghi passaggi di Eliano rapportati da Proclo (_ad Timæ_), e da
Porfirio (_in Harmon. Ptol._) intorno a questo argomento, si rileva la
scarsezza de' lumi degli antichi in questa scienza. S'ignora il tempo in
cui visse Eliano (_V. Fabric. Bibl. Gr. t. 3_).
ELLIOT (John) diè al pubblico in Londra nel 1769, _Philosophical
Observations on the senses_, etc. cioè: _Osservazioni filosofiche
intorno ai sentimenti della vista e dell'udito, e un Trattato sopra i
suoni armonici_. La quarta sezione si riferisce alla maniera con cui ci
formiamo un'idea de' suoni. Confessa ingenuamente l'autore che rispetto
a ciò non può dir cosa alcuna positiva: desidera solo di risvegliare la
curiosità dei filosofi, e di farla applicare a questo interessante
oggetto: tuttavolta non ne dà nel suo trattato che un superficialissimo
saggio.
EMPEDOCLE di Agrigento in Sicilia, città assai celebre negli antichi
tempi per la coltura delle scienze, e per la sua grandezza, sortì dalla
scuola dei pittagorici con quella superiorità di genio, che non
abbracciando alla cieca la dottrina de' maestri, sa conoscerne il
debole, e divenir egli stesso capo di partito. Egli illustrò la patria
colle sue leggi, e la filosofia co' suoi scritti, tra' quali
distinguevasi particolarmente il suo _Poema_, tanto celebrato da
Lucrezio, e nel quale spiegava con l'armonia i principali fenomeni della
natura. Egli coltivò in fatti la musica, applicandovi il calcolo
all'usanza dei pittagorici, e ne diè lezioni ad alcuni bravi giovani
capaci di fargli onore, dei quali il più illustre fu Archita di Taranto
maestro di Platone. Non men che nella teoria fu egli eccellente nella
pratica, suonava la lira, e con questa accompagnava i suoi versi, le di
cui bellezze, al dir di Laerzio, non avrebbe avuto a schivo lo stesso
Omero. I Greci raccontano delle maraviglie operate da questo filosofo
per mezzo della musica (_V. Porphir. et Jambl._): egli fioriva cinque
secoli prima di G. C. Intorno a lui possono consultarsi fra i moderni
letterati oltre il _Barthelemy_, e _le Recherches sur la vie
d'Empedocle, par M. Bonamy_ nel t. 10 dell'Accad. delle Iscriz., F. G.
Strurz _de vitâ et philosophiâ Empedoclis Agrig. ejusque carminum
reliquiæ_, Lipsiæ 1805, 2 vol. in 8º, ed il nostro dotto ab. Scinà
professore di fisica sperimentale nella R. Università, nelle sue
_Memorie sulla vita e filosofia d'Empedocle_, tom. 2 in Palermo 1813.
ENGEL (Gian-Giacomo), nato a Parchim, nel 1786, direttore del teatro
nazionale di Berlino, e dopo il 1790 del Concerto degli Amatori. Ha
pubblicati più scritti interessanti sulla musica e l'arte mimica, tra i
quali quello sulla _Pittura in musica_, diretto a Reichardt, ch'è stato
tradotto in francese da Arrigo Jansen, in Berlino, 1780 in 8º. Engel
volse in tedesco le _Lettere di Eulero_ sulla musica ad una Principessa
Alemanna.
ENGRAMELLE (P. Gius.) agostiniano, pubblicò in Parigi nel 1775, la
_Tonotechnia, ou l'art de noter les cylindres_, in 8º. Quest'opera nuova
nel suo genere, è la prima che sia stata scritta sopra queste materie, i
fabbricanti avendo fatto sempre un mistero dell'arte loro. Il P.
Engramelle, nell'assemblea delle Belle-Arti 21 aprile 1779, ha mostrato
un instromento di sua invenzione, il quale dà, secondo lui, la divisione
geometrica de' suoni per la più perfetta maniera di accordare
gl'instromenti. Comechè si possa mettere in dubbio la verità de'
principj ch'egli avanza, non dee lodarsi meno frattanto il suo amore per
le arti.
EPICARMO, uomo di spirito come la più parte de' siciliani, al dir di
Cicerone (_De clar. orat. c. 12_), e filosofo, se non fu l'inventore
della commedia, fu certo il primo a dar della regolarità a questo genere
di poesia, come espressamente lo dice Aristotele (_Poet. c. 3_). Alla
commedia puramente recitabile vi aggiunse egli i cori, che di tempo in
tempo divertivano col canto e con la musica. La sua prima commedia sulla
trasmigrazione delle anime rappresentossi nel teatro di Siracusa
all'Olimp. 77; l'autore vi riscosse sommi applausi, ma si tirò addosso
la nimicizia degli altri filosofi per avere divulgato il segreto dei
loro dogmi sulle scene, e quindi fu bandito dal re Gerone. Gli Ateniesi
accolsero l'autore e i suoi drammi con trasporti, come se di fresco
riportato avessero una vittoria. Platone lo riguardò come il più
perfetto scrittore in questo genere, e Plauto, al dir di Orazio (_art.
poet._) se lo propose per modello. Epicarmo fiorì cinque secoli innanzi
G. C.
EPICURO, uno de' più gran filosofi del suo secolo, e forse ancora
dell'antichità, fiorì nell'Attica quattro secoli prima di G. C., e
stabilì la sua scuola in un giardino, dove tranquillamente filosofava
co' suoi amici e discepoli, che a se attaccava con graziose maniere, e
con una dolcezza non disgiunta dalla decenza e dalla gravità. Fra i
piaceri, ch'egli ammetteva nella vita sociale, come non pregiudizievoli
alla filosofia, non esclude la musica, e trattò ancora di quest'arte,
secondo Laerzio, in un libro, che oggidì più non esiste. Il dotto
Requeno è di parere, che costando troppa fatica l'impararla, i suoi
seguaci non si trattennero in coltivarla: “e non si trova, ch'io sappia,
egli dice, un epicureo antico celebre in quest'arte.” Ma io piuttosto
sarei di avviso, che siccome si ebbe impegno dagli altri filosofi di
discreditar questa setta, e di porre in odio i loro scritti, così non
sono essi giunti sino a noi, ed assai poco sappiamo della loro storia.
Le stesse opere di Epicuro, che al riferir di Laerzio, sorpassavano i
300 volumi, si sono smarrite. Il di lui _Trattato sulla Natura delle
cose_, che servì di base al Poema di Lucrezio, e di cui non si sapeva
quasi più l'esistenza che per alquante citazioni di antichi scrittori,
sappiamo essersi ultimamente scoverto tra le rovine dell'Ercolano, e che
l'inglese _Haiter_, spedito in Napoli per isvolgere gli antichi volumi
sepolti sotto gli avanzi di quella città, ci fa sperare che ne
pubblicherà quattro libri. Epicuro morì di calcolo in età di 70 anni,
nel 271 innanzi G. C.
ERACLIDE del Ponto, nativo di Eraclea, venne a stabilirsi in Atene, dove
fu discepolo di Speusippo, quindi de' Pitagorici, poi di Platone e
finalmente di Aristotele. Tra le opere di costui si trovano alcuni libri
su la Musica: Ateneo (_libr. 10. Diun._) ne cita il terzo: ma Diogene
Laerzio facendo un catalogo de' suoi scritti, non rammenta che due libri
di lui della musica: ben egli è vero, che nell'articolo precedente egli
dice: _Trattati di Musica di Eraclide, a proposito di quel che di
quest'arte si trova presso Euripide e Sofocle, in 3 libri_: il che
giunto a due libri ne farebbero cinque, ma forse vi ha errore nel testo.
Che che ne sia, Porfirio (_lib. 1, ca. 3, Com. in Harmon. Ptol._) cita
un passaggio _intorno alla musica coltivata da Pitagora_, il quale è
estratto, secondo egli stesso lo dice, da Eraclide del Ponto nella sua
_Introduzione alla Musica_. Egli fioriva quattro secoli prima di G. C.
(_Plutarc. de Mus._).
ERASTOCLE, greco filosofo, fu il primo secondo Aristosseno, che
trattasse in Grecia del _diapason_ e delle sue figure o sieno modi, del
sistema perfetto, del numero e delle differenze degl'intervalli, che lo
formavano: benchè di ciò scrivesse Erastocle da musico pratico senza
dimostrazioni. Lo stesso Aristosseno però fa di costui una severa
critica, attaccandolo di aver fallato fino nelle cose, che si giudicano
col solo senso dell'orecchio (_Aristox. l. 1, Req. t. 1, c. 4_).
ERATOSTENE, celebre matematico e bibliotecario di Alessandria, morto 194
anni prima di G. C., coltivò con successo la poesia, la critica, la
filosofia, le matematiche, e la musica, per cui gli fu dato il nome di
secondo Platone. Trovando egli in discredito il sistema armonico de'
pitagorici, con l'autorità di primo bibliotecario della celebre libreria
di quella dotta capitale, e colla celebrità acquistatasi nel calcolo, si
credè in grado di poter ripigliare i computi numerici, e riformare le
serie armoniche di Archita, di Filolao e di quanti l'avevano preceduto
nello studio della musica. Le sue invenzioni ebbero gran plauso fra'
suoi scolari. Tolomeo lo ha in conto d'uno de' principali musici di
Alessandria. Pappo parla di lui con gran lode. Presso il dotto Requeno
trovansi i numeri della scala diatonica di Eratostene, benchè con
ragione egli creda che la musica abbandonata in balía de' mattematici ne
abbia recato men vantaggio e più discapito (_Tom. 1. p. 231_). Quel poco
che ci resta delle opere di Eratostene è stato ristampato secondo
l'edizione di Oxford del 1672, con dotte note da Conr. Schaubach a
Gottinga in 8º, 1795.
ESCHENBURG (Giov. Gioacchino), professore di belle lettere a Brunswick e
consigliere della corte, nato in Amburgo nel 1743, ha reso molti servigj
alla musica nell'Alemagna per i concerti che stabilì verso il 1770, e
per le opere o traduzioni tedesche di più libri stranieri. Non ne
citeremo che le seguenti: 1. _Considerazioni sulla poesia e sulla
musica, tradotte dall'inglese del d.r Brown, con note ed accresciute
di due appendici_, Lipsia, 1769, in 8vo — 2. _Riflessioni sull'affinità
della poesia e della musica, di Webb_, tradotto dall'Inglese, Lipsia
1771, in 8vo — 3. _Dissertazione sull'antica musica di Burney_, tradotto
dall'inglese con alcune note, Lipsia 1781 in 4º. Questa dissertazione
precede la storia generale di Burney. Eschenburg aveva promesso di dare
eziandio una traduzione di questa storia, ma non ha sinora messo ad
effetto la sua parola. — 4. _Lettera sulla pompa funebre di Jommelli,
tradotta dall'italiano_. Essa è nel Museo allemanno, t. 1, p. 464. — 5.
_Dissertazione intorno a Cecilia_, nel Magaz. di Hannover del 1786, n.
96 — 6. _Notizia sulla vita di Hendel e sulla funebre pompa che si è
eseguita in suo onore a Londra ne' mesi di maggio e giugno_ 1785,
_tradotto dall'inglese di Burney_, Berlino 1785, con fig. in 4º. Abbiamo
di lui inoltre alcune _dissertazioni_ a parte _sulla musica_, e molte
discussioni nei giornali e gazzette di Germania. Egli è ancora autore di
alcune buone traduzioni tedesche di drammi in musica italiani, come
_Roberto e Callisto_ musica di Guglielmi, i _Pellegrini al Calvario_ di
Hasse, ec.