1774, ove fece gran fortuna per più opere buffe poste da lui in Musica,
ed eseguite con applauso nel teatro italiano. Il suo più grand'elogio è
stata l'intima sua unione coi celebri Gluck e Sacchini, e la messa che
egli compose alla memoria di quest'ultimo, fu riconosciuta degna da
tutti gli artisti del talento dell'uomo immortale, che gliel'aveva
inspirata. Nel 1776 egli pubblicò una traduzione francese dell'arte del
canto figurato di G. B. Mancini.
DESBOUT (Luigi), chirurgo e maestro de' studenti dell'ospedale militare
in Livorno, ove diè al pubblico nel 1780, _Ragionamento
fisico-chirurgico sopra l'effetto della musica nelle malattie nervose_,
in 8º. A questa dotta opera diede occasione una felice cura per mezzo
dell'Armonia nella persona della Sig. Settimia Tedeschi di Livorno,
fanciulla Ebrea. Questa cura viene ivi esattamente descritta, e serve
poi di introduzione il racconto succinto che fa l' A. dei più portentosi
effetti della musica su' corpi animali, e sull'animo degli uomini,
secondo che gli scrittori hanno trasmesso alla nostra memoria. Di più ci
dimostra com'ella possa applicarsi con esito felice in alcune morbose
affezioni, e come sia stata di fatto applicata in moltissimi casi, che
gli antichi e i moderni raccontano, e che egli con particolare
erudizione raccoglie: la parte ultima, cioè quella dove l' A. dà un
saggio generale del modo, con cui la Musica può risolvere la causa
promovente le malattie nervose, e specialmente le convulsioni, è la più
ingegnosa e la più dotta, e mostra com'egli sia corredato di buoni
principj fisici. Egli così conchiude: “Da questa nostra asserzione non
si creda però, che con il per altro dotto e stimabilissimo Giov. Porta,
vogliamo fare della musica un rimedio universale, il quale al parer
nostro non esiste, se non se nell'imperio delle chimere, ma bensì
vorremmo insinuare di fare uno studio serio per conoscere i casi, ove
può giovare, e quali generi di musica sono i più confacenti alle varie
specie di malattie, per le quali è applicabile, per indi farne un uso
saggio e più comune di quello che si fa, nei mali isterici, convulsivi e
ipocondriaci, posciachè quando non se ne traesse altro vantaggio, almeno
si otterrebbe quello di suggerire un rimedio piacevole a tutti, agente
non meno sopra la spirito, che sopra il corpo.” L'autore passò quindi al
servigio dell'Imperatore delle Russie col titolo di primo Luogotenente e
Chirurgo (_V. Lichtenthal, p. 82_). Questo libro di M. Desbout è stato
da lui stesso tradotto in francese, e stampato a Pietroburgo nel 1784.
DESCARTES (Renato), filosofo rinomatissimo, nato nel 1596. Durante il
suo soggiorno a Breda, scrisse nel 1618, in età di 22 anni, il suo
_Compendium musicæ_, nel quale stabilì per principio che la terza
maggiore dee riporsi tra le consonanze perfette; ma avendo riguardata
quest'opera come molto imperfetta, non volle mai permettere che fosse
data al pubblico. È verisimile che fosse stata dopo la di lui morte
pubblicata da Beckmann a Utrecht nel 1650. Nel 1653, fu tradotta in
inglese; nel 1659 comparve la seconda edizione originale a Amsterdam.
Trovasi ancora questo Compendio musicale di Cartesio alla fine della di
lui Geometria impressa colà nel 1683, in 2 vol. in 4º e ristampata a
Francfort in 4º, fig. 1695. Il padre Poisson dell'Oratorio lo tradusse
in francese, e pubblicollo a Parigi nel 1668, col titolo di _Abrégé de
la musique par M. Descartes, avec les éclaircissemens nécessaires_.
Cartesio morì in Svezia presso la regina Cristina nel febbrajo del 1650.
DESESSARTS (Giov. Carlo), dottore reggente delle facoltà di medicina di
Parigi, e uno de' primi membri dell'Instituto di Francia, celebre per
più opere sulla sua professione e di letteratura, morto in Parigi li dì
13 Aprile 1811, lasciato avendo un'eterna rimembranza de' suoi talenti e
delle sue virtù all'umanità, di cui fu sempre il benefattore. Nel 1803
presentò egli all'Istituto nazionale una sua _Mémoire sur la Musique_,
nella quale ingegnosamente sviluppa le difficoltà che si oppongono a far
uso della medesima come rimedio nelle malattie, e co' lumi della fisica
ne dimostra i salutevoli effetti. “Si è provato, egli dice, che i suoni,
con saggia economia gradatamente usati, producono nell'uomo delle idee,
de' pensieri diversi da quelli che l'occupavano, e fanno nascere in lui
delle commozioni, alle quali in niun conto la volontà vi ha parte. Si sa
inoltre che queste commozioni, quasi sempre d'accordo con l'intensità
de' suoni, operano dei straordinarj cambiamenti nelle funzioni animali,
e si è più volte osservato che cotesto accordo ha gradatamente portati
alcuni infermi a' più violenti eccessi, di cui alcuna salutevole crisi
ne è stata la conseguenza.” Egli è in oltre insieme con M. Barbier,
autore della _Nouvelle Bibliothèque d'un homme de goût_, 4 tomi, in 8º,
a Paris 1808, dove fra gli altri, alcuni autori rapporta su la musica, e
dà un saggio delle loro opere.
DESIDERI (Girolamo), letterato di Bologna del 17º secolo, è autore di un
_Discorso della musica_, nel quale tratta di diversi stromenti di
musica, e de' loro inventori. Questo trattato è tra le _Prose degli
Accademici Gelati di Bologna_, 1671, in quarto.
DESMARCHAIS (Cav.). Nel viaggio, che il Pad. Labat pubblicò in 4 vol. in
8vo, sotto il titolo: _Voyage du chev. Desmarchais_, etc. si trovano
molte memorie sulla musica degli abitanti del regno di Juida
nell'Africa, e i disegni de' loro stromenti. Mitzler ha tradotto di
quest'opera tutto ciò che ha rapporto alla musica, e l'ha inserito nel
terzo volume, p. 372 della sua biblioteca, con aggiugnervi le copie de'
disegni.
DESPAZE (M.), poeta francese tuttora vivente, nel 1800 diè al pubblico
_Les Quatre Satires ou la fin du 18 siècle_, in 8vo, che assicurano al
loro autore un luogo distinto tra i poeti satirici: la prima è diretta
contro i musici, che non amano se non il _pathos_ (ossia la musica che
muove solo le passioni) e 'l fracasso. Le altre tre sono contro gli
attori della scena francese, contro le persone di lettere, contro i
costumi del suo tempo, e contro i partiti. (_Desessarts Bibl., t. 2_)
DESSAULT (M.), medico di Bordeaux, nelle sue opere tratta della parte
che può aver la musica nella medicina. Egli assicura essersene servito
con gran successo pelle morsicature di cani arrabbiati, e che l'adoperò
pure con profitto nella tisi. (_V. Mojon, Lichtent., Hanauld, e
l'Enciclop._)
DEVISMES (Giacomo), direttore della R. Accademia di musica in Parigi, a
cui dee la Francia la rivoluzione musicale per le opere ch'egli fece con
impegno rappresentare di Piccini, di Gluck, d'Anfossi e di Paesiello e
Sacchini. Nel 1806, egli pubblicò un'opera col titolo di _Pasilogie_, ou
_de la musique considérée comme langue universelle_. Mad. Moyroud
Devismes sua sposa è eccellente sonatrice di piano-forte, e mise in
musica il _Prassitele_ che fu molto applaudita sul teatro. Steibelt le
ha dedicato la sua opera IV, che è l'una delle migliori sue
composizioni.
DIANA (Paolo), nato a Cremona verso il 1770, in età di 12 anni venne a
Napoli, per essere ricevuto nel conservatorio della _Pietà_, e studiare
sul violino in cui mostrava già una mirabil forza. La natura lo guidò
forse meglio de' suoi maestri, fornito avendolo di un coraggio
straordinario per la difficoltà, d'una immaginazione florida e ricca per
improvvisare, e d'una rara espressione per eseguire gli adagio. Ecco un
tratto che dipinge l'originalità del suo carattere. Obbligato a lasciar
Napoli, allora in guerra con la Francia, venne in Milano, e presentossi
al Sig. Rolla per ricever lezioni da lui. Questi si negò riconoscendo in
lui un talento che non aveva più bisogno di guida. Il Cremonese lo pregò
di dargli almeno le regole della composizione, nè riuscì anche in
questo. Offeso di una simile ostinazione, trovò l'occasione di
vendicarsene un poco appresso. Rolla componeva allora un concerto,
ch'egli doveva eseguire in una solennità vicina. Per più giorni, Diana
attese i momenti che l'altro studiava, copiò sotto alle sue finestre gli
_a solo_ e le _idee_ che potè raccorre, e se ne formò uno schizzo per un
concerto. Tre giorni innanzi la festa, invitò gli amatori di Milano a
sentirlo in una chiesa, secondo l'uso d'Italia. Professori, dilettanti
accorsero in folla, e Rolla tra gli altri; ma quale fu la sua sorpresa
nel riconoscere, a misura che quegli sonava, le idee del concerto che da
gran tempo egli preparava per la solennità che doveva aver luogo tre
giorni dopo? Diana è attualmente in Londra, direttore dell'orchestra del
concerto degli amatori.
DIDEROT (Dionigio), nato a Langres nel 1713, e morto in Parigi nel 1784,
repentinamente all'alzarsi da tavola. Vien egli considerato come uno de'
primi filosofi del secolo 18.º, a cui principalmente si debba la vasta
impresa dell'Enciclopedia. Noi quì non lo consideriamo che nella parte
delle sue opere, la quale ha rapporto alla musica. Tra queste vi ha,
_Lettre sur les sourds et muets, à l'usage de ceux qui entendent et qui
parlent_, 1751 in 12º. L'autore sotto questo titolo dà delle riflessioni
sulla metafisica, sulla poesia, sulla _musica_, ec., dove vi ha delle
buone vedute ed altre ch'egli non mostra se non imperfettamente: benchè
proccuri di esser chiaro, non sempre però si capisce. L'oscurità è un
difetto, di cui più volte è stato egli accusato: vi si trovano
tuttavolta degli eccellenti principj di acustica, ch'egli tratta da
geometra e da fisico. Veggasi il 2º tomo della bella edizione delle
opere di _Diderot_, pubblicata dal suo amico M. Naigeon nel 1798. In
questo volume trovasi: _Projet d'un nouvel orgue, et Observations sur le
cronomètre_.
DIDIMO, figlio di Eraclide, nacque in Alessandria probabilmente sotto
Tiberio. Vedendo il favore che Nerone mostrava a' musici, musico e
cantore insigne, ch'egli era, secondo Suida, scrisse un'opera di musica,
ed un'altra, secondo Porfirio (_ne' Com. a Tolom._) della differenza de'
due sistemi pittagorico ed equabile, ossia aritmetico ed armonico.
Tolomeo ci conservò le serie armoniche di Didimo, e il dotto Requeno le
ha provate sullo stromento _canone_, e ne ha dato il suo saggio, che può
vedersi nel tom. 2 della sua opera (_pag. 103_). Egli vi confuta il P.
Martini, il quale crede che Didimo co' suoi tuoni maggiori e minori
abbia facilitato la strada ai moderni per il loro sistema: la citazione
ch'egli fa di Tolomeo a questo proposito, è stata provata falsa
dall'accurato Requeno.
DIOCLE d'Elea, scolare di Gorgia di Lentini, e scrittore di musica verso
il quinto secolo innanzi l'era volgare. Secondo il Vossio e il Fabricio
dicesi che i _trattati musicali_ di Diocle siano tuttora nascosti in
alcuni angoli delle biblioteche d'Italia (_V. Suid. in Alcidam_).
DIODORO, musico greco, favorito di Nerone, diè maggior estensione al
suono del flauto, e ne accrebbe i fori. Nerone stimavalo al segno di
fargli fare l'ingresso trionfale in Roma sul carro imperiale (_V. Sveton
Cæs._)
DIONISIO (Elio) di Alicarnasso, detto il giovane per distinguersi dal
suo celebre avolo dello stesso nome, fiorì al tempo dell'Imperadore
Adriano. Aveva egli scritto in trentasei libri la _Storia della musica_:
altri ventidue di _Questioni musicali_, e cinque libri intorno a quello
che aveva scritto Platone di quest'arte nel trattato della _Repubblica_
(_V. Suid. e Fabric._) Porfirio lo cita ne' suoi comenti sugli
_Armonici_ di Tolomeo.
DIORION era un musico greco, di cui Ateneo ci riferisce questa storia.
In un viaggio nell'Egitto, egli era venuto a Milos, e non avendovi
potuto trovare alloggio, si riposava in un bosco sacro vicino
della città. _A chi è dedicato questo tempio?_ domandò ad un
prete — _Straniero, a Giove ed a Nettuno — E come trovar alloggio nella
vostra città, se gli dei medesimi vi si alloggiano due a due._
DITTERSDORFF (Carlo), compositore stimatissimo dell'Allemagna, di cui il
vero nome di famiglia è _Ditters_. L'Imperatore Giuseppe II, per
ricompensare i suoi gran talenti, gli accordò nel 1770 lettere di
nobilitazione, gli diè il nome che porta oggidì, e lo dichiarò signore
delle foreste nella Silesia austriaca. Egli è eccellente nella musica
strumentale, che per lo più è impressa. Nel 1785, stamparonsi in Vienna
le sue _Metamorfosi d'Ovidio_, ossia 15 sinfonie contenenti ciò ch'egli
ha sentito alla lettura di questi poemi: elleno incontrarono la
soddisfazion generale. Si ha di lui l'_Ester_, oratorio che diessi per
due volte nel 1785 in beneficio delle vedove de' musici, e fu accolto
ciascuna volta con grandi applausi. Per il medesimo oggetto diè egli
l'oratorio _Giobbe_ nel 1786. L'opera buffa il _Medico e lo Speziale_
nel teatro di Vienna ebbe tal favore in quello stesso anno, che ad una
sua rappresentazione assistendo Giuseppe II, non isdegnò di mostrare co'
suoi applausi e battimenti di mano al momento che Dittersdorff entrava
nell'orchestra, tutto il piacere che ne provava. _L'Artifizio per
superstizione_, _l'Amore agl'incurabili_, e il _Democrito corretto_,
altre di lui opere in musica, comparvero in Vienna dopo il 1788.
DIVISS (Procopio), nato in Boemia, è l'inventore di uno stromento di
musica a cui diè il nome di _Denis d'or_. Si assicura ch'egli dà i suoni
di quasi tutti gl'instromenti a fiato e da corda, e ch'è suscettibile di
130 variazioni. Si suona come l'organo, colle mani e co' piedi. Il
Vescovo di Bruck Giorgio Lambeck, ne possedeva uno nel 1790, e manteneva
un musico per sonarlo. Diviss morì pastore a Prenditz nella Moravia nel
1765. Si pretende in Alemagna, ch'egli avesse inventato il parafulmine
lungo tempo prima di Franklin.
DODART (Dionigio), medico del re, e dell'Accademia delle scienze morto
nell'anno 1707. Si ha di lui: _Mémoire sur la voix de l'homme et ses
différens tons, avec deux supplemens_ (_V. Mem. de l'Ac. 1700_).
L'autore vi fa delle ricerche su la maniera, con cui la voce forma i
suoni musicali, ma non tutte sono da approvarsi secondo le osservazioni
e li sperimenti che ne ha fatto il dotto _Eximeno_ (_nel lib. 2, c. 5,
p. 149_).
DOERNER (Giov. Giorgio), organista a Bitterfeld, fece imprimere nel
1743, _Épître au docteur Mitzler sur l'origine du son, et des tons
principaux_.
DONI (Ant. Franc.) pubblicò in Venezia nel 1544, _Dialoghi della musica_
che il dottor Burney mette tra i libri rari, per non averne venduto che
un solo esemplare nella famosa libreria del P. Martini, e di cui ne ha
egli una gran parte trascritto.
DONI (Giov. Batt.), patrizio fiorentino, professore di eloquenza e
membro delle Accademie di Firenze e della Crusca, scrittore elegante
insieme e profondo teorico, morto quivi nel 1647 d'anni 53. Ecco i
titoli delle opere da lui pubblicate: _Compendio del trattato dei generi
e modi della musica_, Roma 1636, in 4º. _De præstantia musicæ veteris_
1647, in 4º. _Trattato sopra il genere enarmonico. Cinque discorsi sopra
gl'istrumenti di tasti ec. Dissertatio de musica sacra vel
ecclesiastica, recit Romæ_ an. 1640. _Della musica scenica e teatrale._
Tutte coteste opere e molte altre di Doni sono state raccolte e stampate
in Firenze in 2 vol. in fol. nel 1763, alla quale edizione ebbero parte
più cel. letterati come: _Gori_, _Passeri_, ed il P. _Martini_ ne
compilò il copiosissimo indice, sotto il seguente titolo: _Io: Bapt.
Doni Florent. opera, pleraque nondum edita, ad veterem musicam
illustrandam pertinentia, ex autographis collegit et in lucem proferri
curavit Franc. Gorius, absoluta vero op. et stud. J. B. Passerii._
Tuttavia molte opere di Doni rimangono ancora inedite, non meno delle
sopraddette pregevoli, di _Lettere_, di _Dissertazioni_, di
_Ragionamenti_ ec. di cui ne ha dato il catalogo nella di lui vita il
Sig. Canon. _Bandini_, bibliotecario della Lorenziana di Firenze (_V.
Histoir. de la Litter. d'Ital. par A. Landi, t. 5, p. 163_). Doni nella
sua opera intitolata _Lyra Barberina_ (in memoria d'Urbano VIII, che
l'onorò di sua amicizia,) o _Amphichordum_ dà la descrizione, e spiega
l'uso di questo istrumento di sua invenzione. Ma ecco dove egli è men
riuscito: pretese egli trovare l'antica lira de' greci. “Raccoglie
perciò i monumenti appartenenti a questo stromento, si fa delle
difficoltà, tenta di scioglierle, e sorte del gran mare delle sue
ricerche con presentar all'Europa per termine delle sue fatiche una
chitarra pregna di molti chitarrini, confessando egli stesso, non essere
questo stromento degli antichi, ma parto solamente della sua
immaginazione. Egli è tanto complicato, che niuno l'ha curato, nè
fabbricato dopo la sua morte.” Questo si è il giudizio che ne dà
l'accurato Requeno (_Tom. 2. p. 415_). Doni frattanto, per le altre sue
fatiche sulla musica, meritamente ha riportati gli elogj di Rhenesio, di
Gassendi, di apostolo Zeno, del dotto Burney e del Martini.
DORAT (Claudio Gius.), nato a Parigi nel 1734 ed ivi morto nel 1780.
Egli divise quasi con Voltaire la pubblica attenzione (_V. Biblioth.
d'homme de goût, t. 1, Paris 1808_); il suo _Poema sopra la declamazione
teatrale_ in tre canti, pubblicato nel 1767, in 8º, stabilì la sua
riputazione. Nell'ultimo Canto egli tratta dei _Drammi in musica_, e
vien riguardato come il migliore.
DOURLEN (Vittore), allievo di Gossec, ottenne nel 1806 il gran premio di
compositore proposto dall'Istituto nazionale; ed in questa qualità andò
in Roma alla scuola delle Belle Arti. M. Lebreton secretario della
classe delle bell'arti dell'Istituto, nel suo rapporto letto il dì 1
ott. del 1808, parla con elogio di un _Dies iræ_ che _Dourlens_ fece
eseguire in Roma. “Questo canto di desolazione e di terrore, egli dice,
è ben concepito, ben condotto, ben scritto. Veri ne sono i motivi,
variati e non escon mai da quel tuono solenne e malinconico, di cui la
tristezza ne forma il pregio. In questo bel pezzo di musica religiosa la
parte vocale vien trattata con una nobile semplicità.” Di ritorno
dall'Italia egli ha composto pel teatro _Filoclete_, _Linneo_, e la
_Dupe de son art_.
DOUWS, Mansionario in una chiesa nella Frisia, pubblicò a Francker nel
1722, un'opera assai mediocre intitolata: _Traité de la musique et des
instrumens de musique_.
DRAGHETTI (il P. Andrea). Ges. professore di metafisica in Brera
pubblicò in Milano nel 1771, una _Dissertazione su la musica_, nella
quale considerando le consonanze e le dissonanze quasi altrettante
grandezze propone la curva musica. A questa oppose il p. Sacchi la dotta
opera _Della legge di continuità nella Scala musica_, Milano ec. “Gli
esempj, egli vi dice con molta verità, di chi volle trasportare alle
Metafisiche cose le matematiche espressioni, e con curve e con formole
sviluppare la teoria del commercio, rappresentare l'accrescimento e la
decadenza delle scienze, i progressi dello spirito umano ed altre sì
fatte cose, in vece d'incoraggire, dovea allontanare l'autore dal
proporre la sua _curva musica_. Simili ghiribizzose espressioni dalle
quantità trasportate ad altri enti, che non hanno con quelle relazione
alcuna fissa, portano a conseguenze false ed inintelligibili. La smania
di parlar sempre in tuono matematico ha corrotta la semplicità del
linguaggio, ed oscurata non poco la precisione delle idee metafisiche.
Non lo ripeteremo mai abbastanza. Le scienze hanno tutte il loro
carattere, e si deformano quando vuolsi il carattere di una applicare
all'altra ec.” Malgrado queste inconcusse verità e la dotta confutazione
del Sacchi, volle sostenere ancora l'arrogante Gesuita il suo svarione,
e pubblicò in Milano nel seguente anno _Replica del P. Draghetti_, a cui
quegli credette miglior partito di non più rispondere.
DRESLEN (Ernesto), uno de' più pregevoli cantanti dell'Opera italiana in
Germania, apprese a Greussen, dove era nato, i primi elementi di musica,
visitò quindi l'Università di Hall, di Jena e di Lipsia, dove si formò,
restandovi sino al 1656, sul violino e nel canto. Alcun tempo di poi,
venne a Bayreuth, ove dopo aver ancora preso alcune lezioni dalla cel.
cantatrice Turchotti, entrò nella cappella del Margravio, e nominato
poco appresso secretario della camera delle finanze. Egli nel 1773, fece
sentirsi in Vienna dinanzi all'Imp. Giuseppe II, ed impegnossi come
cantante all'Opera di Cassel, ove morì nel 1779. Egli è anche un buon
scrittore su la musica. Abbiamo di lui in tedesco: 1º. _Frammenti d'idee
dello spettatore di musica su i progressi della medesima in Allemagna_,
Gotha 1764; 2º. _Riflessioni sulla rappresentazione dell'Alceste_,
Erfurt 1774; 3º. _Scuola di teatro per gli Alemanni, intorno all'opera
seria_, Annover 1777; 4º. _Alcune cantate a parte, e collezioni delle
medesime_. Segli attribuisce in oltre la Dissert. sull'opera italiana di
Benda, rappresentata a Gotha, che è inserita nel 1º vol. delle _Novelle
musicali_ (_V. Neusel Miscell. e Cramer, Magazin, an. II_).
DRYDEN (John), cav. poeta laureato, nato nella contea di Northampton
ebbe per maestro a Westminster il Dr. Busby, e fu uno dei primi membri
della società R. di Londra. All'avvenimento di Giacomo II al trono, egli
abbracciò la Rel. Cattolica, e divenne di lui istoriografo: morì in
Londra nel 1701. Acquistossi una fama immortale sì per le opere che ha
lasciate, come per le sue poesie. La sua Ode _sublime_ _Al potere
dell'Armonia_ per la festa di santa Cecilia, gli dà il diritto di esser
citato in quest'opera. Più celebri compositori l'han messo in musica,
come Hendel e Gluck. L'Ode di Dryden diè l'idea a Pope di comporne una
su lo stesso soggetto, ma i pensieri di Pope non hanno la stessa
sublimità. Si ammira il potere della musica sull'anima di Alessandro in
tutto il corso di quest'Ode, e si resta intenerito della disavventura di
Orfeo in quella di Pope. La prima è scritta con tutto il fuoco del
genio, e la seconda dee il suo merito all'armonia imitativa de' versi.
L'Ode di Dryden è il capo d'opera della poesia lirica. Essa ha avuto
molti traduttori francesi come Dorat, Trochereau, ed Hennet. M. de
Valmelete, abile violinista, ne ha fatta un'elegante imitazione, che si
trova nelle _Quatre Saisons du Parnasse_ Automne, 1805 (_V. Biblioth.
d'un homme de goût, tom. 1_).
DUBOS (l'Ab.), secretario perpetuo dell'Accademia francese, morto in
Parigi nel 1742. I suoi viaggi in Italia, in Allemagna, in Inghilterra e
in Olanda acquistar gli fecero delle cognizioni profonde nella poesia,
nella pittura e nella Musica, e noi gli dobbiamo un'eccellente opera
intitolata _Reflexions critiques sur la poesie, sur la peinture et sur
la musique_, la di cui seconda edizione è del 1770, in tre vol. in 12º.
“Quel che rende pregevole quest'opera, (dice l'autore del secolo di
Luigi XIV, Voltaire) egli è, che non vi ha se non pochi errori, e molte
riflessioni vere, nuove e profonde. Manca non per tanto d'ordine e
principalmente di precisione: ma lo scrittore pensa e fa pensare. Egli
non sapeva frattanto la musica, ma aveva molto letto, veduto, inteso, e
molto aveva pensato, e niuno ha meglio di lui ragionato intorno a tutte
queste materie. L'antica letteratura eragli così nota come la moderna, e
sapeva le lingue dotte e straniere, quanto la sua propria.”
DUBUGARRE, maestro del S. Salvadore in Parigi, pubblicò nel 1754
un'opera assai mediocre sotto il titolo: _Méthode plus courte et plus
facile pour l'accompagnement du clavecin_, con alcune domande e
risposte, perchè lo studente imparandole a memoria, potesse essere
esaminato dai parenti stessi nell'assenza del maestro.
DUCERCEAU (Giov. Ant.), gesuita nato a Parigi, e morto a Veret nel 1730.
Oltre le opere ch'egli ha lasciate, nelle _Memorie_ di Trevoux vi ha
molte di lui _Dissertazioni sull'antica musica_, ch'egli scrisse contro
il sentimento di Burette, e che oggidì più non meritano di esser lette.
DUCLOS, nell'antica Enciclopedia a l'artic. _Déclamation_ vi ha di lui
la spiegazione fisica delle diverse specie di _voce_. Un altro _Duclos_,
meccanico di Parigi, nel 1787 presentò alla Scuola reale, un
_ritmometro_ di sua invenzione, in cui si riconobbe una superiorità
sopra tutti gli stromenti presentati sino allora in questo genere.