CRAMER (Guglielmo), nato a Manheim verso il 1730, era un eccellente

violinista: riuniva egli, dicono i biografi tedeschi, il suono brioso di

Lolli coll'espressione e l'energia di Fr. Benda; ed era riguardato come

il primo violino del suo tempo in Germania. Fu impiegato alla cappella

dell'elettor Palatino a Manheim dal 1750 sino al 1770, nel quale anno

passò in Inghilterra, il solo paese ove gli artisti distinti trovano

facilmente il mezzo di fare una fortuna degna de' loro talenti. Egli vi

fu nominato musico di camera del re, suonatore _a solo_ della cappella

reale e direttore dell'orchestra dell'opera: veniva ricercato in tutti i

concerti, ed egli fu che nel 1787, regolò un'orchestra di 800 musici che

eseguirono il funerale di Hendel: finì di vivere in Londra verso il

1805. Cramer pubblicò un grandissimo numero di opere, di sonate, duetti,

terzetti, e concerti per violino di un'ottima cantilena, d'un eccellente

stile e di una agiatissima posizione per l'instromento. Il di lui

figliuolo _Giovambattista Cramer_, nato a Manheim, aveva appena un anno,

quando il suo padre passò in Inghilterra; egli ricevette da lui le prime

lezioni di musica, e passò quindi sotto la disciplina del celebre

Clementi, di cui dee riguardarsi l'allievo. Nato con felici

disposizioni, e coltivato da un maestro così abile, è giunto a tenere un

rango tra' primi suonatori di piano-forte, e i primi compositori pel

medesimo instromento. Cramer ha pubblicato per il forte-piano, de'

duetti, de' concerti e oltre a 37 opere che sonosi stampate in

Inghilterra, in Germania, in Francia. I suoi due corsi di _studj_ per il

piano-forte sono riguardati come l'opera la più classica che esista in

questo genere.

CREED, ecclesiastico di Londra, morto nel 1770, concepì il primo l'idea

d'una macchina che, nel tempo dell'esecuzione di un pezzo di musica,

segnasse sulla carta tutto ciò che si era sonato, e la propose alla

società delle scienze di Londra nel 1747, in una Memoria intitolata: _A

demonstration of the possibility of making a machine that shall write ex

tempore voluntaries, or other pieces of music, etc._ cioè:

_Dimostrazione della possibilità di fare una macchina, che scriva i

pezzi di musica o estemporanei, o già notati_. Questa memoria si trova

nelle transazioni filosofiche del 1747, num. 183, ed eziandio in _Martin

abridgement_, vol. X, pag. 266. (Veggasi su tale macchina quì gli

articoli di Hohlfeld, Sulzer, Nabot, Unger, ec.)

CREOFILO, poeta musico, che fiorì presso a nove secoli innanzi l'era

cristiana, sposò la figlia di Omero, del cui matrimonio parlò più di un

antico scrittore all'occasione dell'eccellente poema da lui pubblicato.

Dedicato egli allo studio della musica, fecevi tali progressi, che potè

pubblicare con plauso universale una maestrevolissima composizione.

CRESCENTINI (il cav. Girolamo), nato ad Urbania presso Urbino patria di

Raffaello. Questo celebre soprano ha brillato su i principali teatri e

nelle differenti corti di Europa. Nel 1804, era a Vienna; in una

rappresentazione di _Giulietta e Romeo_, dopo la bell'aria _Ombra

adorata_, che Romeo canta negli giardini, due colombe scesero dalle

nuvole e recarongli una corona di alloro: gli si gettarono da ogni parte

e fiori e corone. Nel 1809 rappresentò il medesimo personaggio di Romeo

in quel dramma, eseguito nel teatro della corte di Francia, e ne riportò

immensi applausi e magnifici doni. Una singolare e bellissima qualità di

suono della sua voce, una maniera svelta, ed una inimitabile

espressione, ecco i suoi titoli all'immortalità. Egli ha composto molti

pezzi di musica vocale, che hanno avuto incredibil successo. Nel 1811

pubblicò egli presso M. Imbault: _Recueil d'exercices pour la

vocalisation musicale_, in 4º. L'autore, in un discorso preliminare,

assai ben fatto, sviluppa i principj di questa bell'arte, ch'egli

applica ad alcuni scelti esempj.

D

DAFNI SICILIANO, a cui comunemente si attribuisce l'invenzione

dell'egloga, benchè la sua storia sia un poco abbellita dalla favola,

era un pastore di Siracusa; nè dee tal condizione farci maraviglia,

poichè ne' tempi antichi, quando il lusso non aveva corrotto ancora i

costumi, la vita pastorale era praticata sin da' figliuoli dei signori e

dei re, come ne fan fede la Scrittura ed Omero. Diodoro Siculo (_Lib.

IV_) scrive, che Dafni accompagnava i suoi versi al suono de' flauti,

ch'egli introdusse que' conflitti, usati poi da' Greci, in cui due

giovani rivali si disputavano il premio del canto e della musica. Eliano

(_Var. l. X, c. 18_) ci racconta i suoi amori, dei quali divenne

vittima, e morì sul fior degli anni. Ateneo (_Dipnos. L. 14_) chiama

Dafni il Pastore siculo che inventò questo genere, ed afferma che di lui

fè in due luoghi menzione Epicarmo. Nel 5º tomo dell'accad. delle

Iscriz. trovasi _l'esame di alcuni dubbj sul luogo della nascita di

Dafni di Sicilia_ dell'ab. _Goulley_, e nel t. 6, _Histoire du berger

Daphnis le plus renommé des anciens poètes de la Sicile: Par M.

Hardion_.

DALAYRAC (Niccola), di nobil famiglia, sortito aveva dalla natura un

deciso pendio per la musica e l'arte drammatica: apprese il contrappunto

sotto la direzione di Langlé, scolare di Caffaro; che l'era stato del

cel. Leo. Nel 1782 Dalayrac cominciò a comporre per il teatro dell'opera

buffa, e vi si riconobbe il germe di un talento variato ed amabile, che

si è sviluppato con tanta sua gloria. Modellandosi su le opere buffe

degl'Italiani, è sempre rimasto esattamente ne' confini del gusto. Così

_Dalayrac_, dice Gretry (_Essais sur la musique, tom. III_) è uno de'

musici che abbia meglio rispettato le convenienze. Quelle tra le sue

opere, che hanno avuto maggior successo, sono _Gulistan_, 1805, _Camille

ou le Souterrain_, 1791, e _La Nina_, 1786. Questi due ultimi pezzi sono

stati anche posti in musica da Paer e Paesiello. Dalayrac è morto di un

catarro che trascurò sul principio ai dì 27 novembre 1809. _M.

Marsollier_ profferì un discorso assai toccante su la tomba del suo

amico.

DALBERG (Gio. Federico, barone di) è un abile sonator di forte-piano e

un compositore di primo ordine: nel 1781, pubblicò un libro col titolo

di _Blicke eines etc._, cioè _Colpo d'occhio di un musico sulla musica

degli spiriti_. Tra le composizioni di lui distinguonsi nove opere di

sonate per il piano, molte delle quali a quattro mani, ed i _Pianti

d'Eva_ (estratti dal Messia di Klopstok) impressi in partitura per il

cembalo, a Spira nel 1785.

DAMONE (poeta musico, e secondo Porfirio, capo di una setta di musica

detta dal suo nome _Damonèa_), nato ad Oa, villaggio dell'Attica,

precettore di Pericle, fiorì cinque secoli innanzi G. C. Egli possedeva

perfettamente la musica, principalmente aveva coltivata quella parte,

che tratta dell'uso che dee farsi del ritmo o della cadenza; si sforzò

di provare che i suoni in virtù d'un certo rapporto, o di una certa

analogia che acquistavano con le qualità morali, potevano formare nella

gioventù ed anche nelle persone provette, dei costumi che non esistevano

per l'innanzi, o che non erano sviluppati. Platone nel lib. III della

sua repubblica, _Damone vi dirà, egli dice, quali sono i suoni capaci di

far nascere la viltà dell'animo, l'insolenza, e le virtù a tai vizj

opposte_. “Non già, secondo la riflessione dell'illustre _Montesquieu_

(_De l'Esprit des loix, liv. IV, c. 8_) che la musica inspirasse la

virtù, lo che sarebbe incomprensibile, ma essa impediva l'effetto della

fierezza dell'istituzione de' Greci, e faceva che l'anima avesse

nell'educazione una parte, che non vi avrebbe avuta.” Damone in fatti,

al riferir di Platone, sosteneva, che l'innovazioni ed i cambiamenti

nella musica avevano la più grande influenza su i costumi pubblici,

sulle leggi e la costituzione degl'imperj. Lo stesso Platone (_in dial.

Laches; vel de fortitud._) chiama Damone, _un maestro di musica

superiore agli altri, uomo civile, e perito non solo nella musica, ma

anco nelle altre facoltà, per le quali si fa degno che alla di lui

disciplina si commettano i figliuoli_. Damone sotto le piacevoli

apparenze della musica, voleva nascondere alla moltitudine la sua

profonda capacità. Si unì con Pericle, e lo formò al governo: ma egli fu

bandito per l'ostracismo, come avendo avuta parte a troppo d'intrighi, e

favorevole alla tirannia, verso l'anno 430 prima di G. C. Segli

attribuisce l'invenzione del modo _hypolydio_.

DANZI (Francesco), nacque a Manheim nel 1763, da Innocenzo Danzi

italiano, pregiatissimo sonatore di violoncello al servizio dell'elettor

Palatino: apprese di buon'ora la musica, ed all'età di nove anni compose

alcuni pezzi istrumentali, senza saper le regole della composizione,

ch'egli studiò sotto il cel. abate Vogler, allora maestro di cappella

dell'Elettore. Il gusto, che aveva per la poesia e 'l teatro, l'obbligò

ad applicarsi a queste due arti. Nel 1779, egli diè la sua prima opera,

_Azakia_, al teatro di Monaco, e nel 1796 divenne maestro di cappella di

questa città. Dopo quest'epoca, ha composto molta musica di chiesa,

delle opere, e più concerti e sonate per il forte-piano, di cui la più

parte è stata impressa a Lipsia o a Monaco. Danzi è al presente a

Stuttgart, maestro del Duca di Vittemberga, e direttore de' concerti

della corte e del teatro.

DAQUIN (Claudio), nato a Parigi. Alquante lezioni di contrappunto del

famoso Bernier, allievo di Caldara, bastarono a Daquin per comporre,

all'età di otto anni, un _Beatus vir_ a gran coro ed orchestra. Nel

1727, venne a vacare l'organo di San Paolo, ed intimatosi il concorso vi

si presentò egli e Rameau. Costui avendo sonato il primo una fuga, a cui

si era preparato, Daquin se ne avvide, e non lasciò d'improvvisarne una

che fe' restare in sospeso i voti. Egli salì nuovamente all'organo, ed

alzando le cortine, che lo nascondevano ai spettatori: _son io_, disse

ad alta voce, _che vado a suonare_. Fuori di se e pieno di estro

sorpassò se stesso, ed ebbe la gloria di vincere il suo rivale. Allorchè

Hendel venne a Parigi, portossi a sentire Daquin in S. Paolo, e restò

così sorpreso della sua maniera di sonare, che malgrado le più premurose

istanze, non volle mai sonare dinanzi a lui. Egli morì nel 1772, e

lasciò più composizioni stampate per chiesa. Daquin suo figlio è autore

del _Secolo letterario di Luigi XV_, nella cui prima parte vi sono otto

capitoli _sulla Musica, su i musici, e gl'istrumenti di quell'epoca_:

l'autore è prolisso e superficiale. Un bello spirito (_M. Guichard_)

così ha detto de' due Daquin, uno organista, e letterato l'altro: _On

souffla pour le père, on siffle pour le fils_.

DAUBE (Gio. Federico), consigliere e secretario dell'Accademia Imperiale

delle Arti e Scienze in Vienna, e secretario della Società di musica di

Firenze, era da prima musico di camera del duca di Wurtemberg a

Stuttgart. Nel 1756 pubblicò in Lipsia un libro col titolo, di _General

Bass_ etc., cioè: _Basso continuo a tre accordi, dietro le regole degli

autori antichi e moderni, con una istruzione di qual maniera si può, per

mezzo di due accordi intermedj, passare a ciascuna delle altre 23 specie

di tuoni_, in 4º. Può leggersi nel tom. II. di Marpurg (_Beytr._) la

severa critica che ha fatta di quest'opera il D.r _Gemmel_. _Daube_

fece stampare in oltre a Vienna, nel 1773, _Der musikalische_ etc. cioè:

_Il Dilettante di musica_, o _Dissertazione sulle fughe_, in 4º. Nella

Gazzetta di Francfort del 1774 si annunziò ch'egli aveva terminato un

manoscritto pronto a darsi alle stampe, su la _Maniera di dipingere le

passioni per mezzo della musica_; e di cui si fecero allora de' grandi

elogj. I titoli di queste opere leggonsi nell'_Almanacco musicale di

Forkel_ del 1784. Vi sono ancora delle sonate di _Daube_ stampate a

Nuremberg.

DAVAUX (Mr.): nel Giornale Enciclopedico di Parigi nel 1784, vi ha nel

mese di giugno alla pag. 534, una lettera sotto questo nome intorno ad

un istrumento o pendolo di nuova invenzione che ha per iscopo di

determinare con la più grande esattezza i diversi gradi di celerità o di

lentezza dei tempi in un pezzo di musica, dal _prestissimo_ sino al

_largo_, con le gradazioni impercettibili di uno all'altro.

DAVELLA (Giovanni) pubblicò in Roma nel 1657, _Regole di musica_, in sei

trattati ne' quali egli promette le vere e facili istruzioni sul _canto

fermo_, sul _figurato_, sul _contrappunto_, il _canto_ ec. Queste

magnifiche promesse sono assai lontane però dall'esser poste in effetto.

(_Ved. Burney, Hist. tom. 3, p. 539_)

DAVID, celebre tenore nato in Bergamo verso il 1748, ebbe delle lezioni

di contrappunto da Sala in Napoli, e formossi da se solo per il canto.

Egli non ha cantato che nelle sole _opere serie_. Nel teatro di Milano

cantò de' duetti insieme con Marchesi, ed a questo proposito egli disse:

_Noi siamo due lioni_. Si è fatto anche più ammirare nella musica di

chiesa. Nel 1785, nel Concerto Spirituale in Parigi tirò a se

l'ammirazione e i suffragj di tutti gli spettatori nell'esecuzione dello

_Stabat_ di Pergolese. Ecco quel che ne dice uno de' giornali di quel

tempo: “Qual metodo eccellente! quale giustezza! qual sicurezza

d'organo! qual meravigliosa precisione! con quale _a piombo_ non ricade

egli nelle più lente misure sopra ciascuno de' tempi che vuol marcare!

Egli ha eseguito con semplicità e con la più profonda espressione il

primo duetto dello _Stabat_; ed il _Vidit suum_, la di cui lugubre tinta

non sembrava ammettere degli ornamenti. Egli non ha abbellito, ma creato

sì bene il versetto, _Quæ mœrebat_, ec.” Il Sig. _Nozari_ da Bergamo,

eccellente tenore, è l'allievo di David.

DAVIES (Miss), parente dell'Illustre Franklin, si è resa celebre nella

sua patria per il suo canto piacevole, per la sua abilità sul

forte-piano, e soprattutto pel vantaggio che essa ebbe di far la prima

conoscere al pubblico, nel 1765, i suoni dell'Armonica, che Franklin

aveva inventata l'anno innanzi, e di cui le ne aveva fatto un dono. Essa

fece ammirare tutti questi suoi talenti a Parigi, in Vienna e nella più

parte delle gran città dell'Alemagna, e anche d'Italia. Di ritorno in

Londra, dopo più anni, le convenne dare un addio alla sua armonica, a

cagione del nocivo effetto che le produceva su i nervi. _Miss Cecile

Davies_, a cui si diè in Italia il nome dell'_Inglesina_, era la di lei

più giovane sorella, e una delle prime cantatrici su la fine del passato

secolo. Essa apprese da principio la musica sotto il celebre Sacchini,

ma non cominciò a sviluppare i suoi gran talenti se non allorquando

accompagnò sua sorella nel suo andar a Vienna. Dimorando nella stessa

casa ove abitava il rinomato _Hasse_, detto il _Sassone_, ella insegnò

la lingua inglese alla costui figliuola, e ricevette da lui in

contraccambio delle lezioni nell'arte del canto. _L'Inglesina_ cantò di

poi da prima donna sul teatro di Napoli nel 1771, in quello di Londra

nel 1774, e in Firenze dal 1780 sino al 1784.

DELAIRE (Mr.) pubblicò per la prima volta, nel 1700 secondo Rousseau, la

_Formula Armonica_ detta Regola dell'ottava, la quale determina sul

cammino diatonico del basso l'accordo convenevole a ciascun grado del

tuono, sì nel salire che nel discendere. (_Diction. de mus. p. 405_)

DELILLE (Giacomo), il celebre traduttore di Virgilio e 'l più insigne

de' moderni poeti della Francia nacque a Aigue-perse, e venne assai

giovane a Parigi ove fece i suoi studj nel collegio di Lisieux, ne'

quali tali progressi vi fece che presagivano i successi che ottener

doveva nella carriera della letteratura. Nel suo viaggio di

Costantinopoli con l'Ambasciadore M. de Choiseuil, suo amico, la loro

barca fu inseguita da' pirati, ch'erano sul punto di assalirla. In mezzo

della costernazione e del silenzio che regnavano in quel legno, Delille

diè de' contrassegni di sangue freddo e di giovialità. “Ces coquins-là,

egli disse, ne s'attendent pas à l'epigramme, que je ferai contr'eux.”

Il nostro poeta terminò il suo viaggio, giunse a Costantinopoli dove

passò gran tempo in una deliziosa casa dirimpetto l'imboccatura del mar

Nero, ove aveva sotto gli occhi il grandioso spettacolo d'innumerabili

vascelli, e sull'altra riva i ridenti prati dell'Asia ombrati da

grand'alberi, e traversati da amene riviere. In questi dilettevoli prati

passava egli tutte le mattine, faticando al suo celebre _Poema

dell'immaginazione_, in mezzo alle scene le più adatte a muoverne

l'estro. _Il quinto canto_ di questo _Poema_ è consecrato a dipingere

gli effetti dell'_Armonia_ (_2. vol. in 12º, a Paris 1806_). Allorchè

Parigi fu sì violentemente diviso tra Gluck e Piccini, non fu possibile

di fare prender parte a M. _Delille_ in questa guerra civile, sebben

fosse nata nel seno dell'Accademia. _Marmontel_ nel suo poema inedito

_de l'Harmonie_ disse di lui a questo proposito: _L'abbé Delille, avec

son air enfant, Sera toujours du parti triomphant_, etc. Egli era di un

commercio facile ed amabile; lepido, ma non satirico, e portava spesso

nella compagnia quella franchezza e sincerità che i belli spiriti

chiamarono _un abandon d'enfant_. La sua memoria era un vasto repertorio

di aneddoti e raccontavali con un'arte inesplicabile. Egli era ricco

delle beneficenze della corte, di cui nè meno una sola erane stata da

lui sollecitata: la sua fortuna svanì nella rivoluzione. Si cercò di

trascinarlo nelle fazioni che dividevano la Francia; ma lo spirito che

animava i partiti dominanti, era troppo opposto al suo carattere: egli

non volle associarsi a quelli, che non avevano altro mezzo di regnare in

un paese se non quello di assassinarlo. Poco ambizioso, restò fedele

alla sua povertà, e coltivò le muse in mezzo alle fiamme che divoravano

le biblioteche e i monumenti delle arti. Quando la falce rivoluzionaria

mieteva la più parte degli uomini dotti, e de' letterati, eravi senza

dubbio a temer tutto per Mr. Delille, egli ne fu salvato come per un

prodigio: allontanossi da Parigi nel 1794, ritirossi a Sant-Diez nella

Lorena, ove compì in una profonda solitudine la sua traduzione

dell'_Eneide_, uno de' più bei monumenti della sua gloria, per

l'eleganza e l'esattezza pressochè religiosa con la quale egli ha reso

il suo originale. Nel 1795, trovandosi in Londra alcuni Membri

dell'Instituto che ammesso avevano nel lor seno il _Virgilio francese_,

furono piccati di non vederlo ritornare a prender il suo posto tra loro,

e fecero delle intimazioni al Poeta. M. Delille rispose al ministro che

gli annunziò quest'invito: “Io mi sono trovato così bene della mia

oscurità, e della mia povertà, durante il regno del terrore, che vi sono

attaccato, anche per riconoscenza. Mi si fa sentire che questo rifiuto

potrà trarre su di me delle persecuzioni. Se ciò avviene io dirò come

Rousseau: _Vous persecutez mon ombre_.” Egli morì finalmente nello

scorso anno 1814. (_V. Notic. hist. de Delille, a Paris in 8vo, 1807_)

DELLAMARIA (Domenico), nato a Marsiglia d'una famiglia italiana, si diè

sin dalla sua giovinezza allo studio della musica. Di anni diciotto

aveva già composto una grand'opera, che fu colà rappresentata: gonfio di

questo primo successo, partì per l'Italia, non per studiare, ma come

diceva egli stesso, _per perfezionarsi nella sua arte_. Per il corso

però di dieci anni che dimorò in Italia, egli fece i suoi studj sotto

molti maestri, Paesiello fu l'ultimo. Imbevuto delle lezioni di questo

gran maestro, compose sei opere buffe, tre delle quali ebbero molto

incontro, e specialmente quella del _Maestro di cappella_. Tornò in

Francia verso il 1796, e diè principio al teatro dell'opera comica, dal

_Prigioniero_, che accrebbe la sua riputazione. Ecco il giudizio di un

compositore molto capace di apprezzarne il merito (_M. Dalayrac_). “I

suoi primi passi nella carriera drammatica sono stati marcati da' più

brillanti successi. _Le Prisonnier_, _l'Oncle valet_, _le Vieux

Chateau_, ed alcune altre opere, date da lui successivamente ed in meno

di due anni, mostrano il talento dell'autore e la sua fecondità. Io non

intraprenderò di farne l'analisi; basterà il dire, che vi si trova da

per tutto un canto amabile e facile, uno stile puro, elegante, degli

accompagnamenti leggieri e briosi, uniti alla vera espressione delle

parole, ec.” Questo giovane compositore in età di appena 36 anni, morì

quasi repentinamente nel 1800, egli era ancora abilissimo sul

piano-forte.

DELPIANO (Donato), di Nivano diocesi di Aversa, ma stabilito in Catania,

prete di una singolare probità e molto abile nel costruire organi e

clavicembali, di cui può dirsi che se non il primo fu certo tra' primi

ad introdurre in Sicilia e in Napoli il piano-forte, e molti ne

costrusse che furono allora in sommo pregio ed estimazione. Ma deve egli

la sua maggiore celebrità al grande organo da lui costruito in s.

Niccolò l'Arena di Catania, monastero di Cassinesi ragguardevole per la

magnificenza delle fabbriche, pel suo grandiosissimo tempio, e per la

condizione dei soggetti che lo compongono. Quest'organo, opera di più

anni e d'ingenti spese, tira a se l'ammirazione anche degli esteri per

il gran numero dei registri, per la dolcezza del suono, e per l'ordine

con cui è disposto: spiccano sopra ogn'altro i fagotti, i bassetti, i

traversieri ed un registro, il quale sebbene non imiti verun istrumento

d'orchestra, pure riesce assai grato all'orecchio. Ferve ancora la

rivalità e si rimane indeciso, a chi debbasi, de' due organi di s.

Martino di Palermo, e di s. Niccolò di Catania, dar la preferenza. Non

si può mettere in dubbio, che sono due capi d'opera dell'arte, e che ha

ciascuno di essi delle cose singolari e pregevolissime, onde i veri ed

imparziali intendenti sostengono che sia fuor di proposito una tale

rivalità, e che se di ambidue potesse formarsene un solo, ne

risulterebbe un terzo veramente insuperabile. Questo santo prete, che in

Palermo mi onorò della sua amicizia, dopo avere per più anni soggiornato

in quel monastero di Catania, vi finì i suoi giorni in età di 80 anni

nel 1785, lasciato avendo degli allievi non men di lui virtuosi, ed una

memoria immortale di sue virtù. I Catanesi, che sanno apprezzare il vero

merito, han fatto incidere in rame la di lui immagine nel 1810.

DEMAR (Sebastiano), nato a Wurtzbourg nella Franconia nel 1763, ebbe per

primo maestro di composizione Richter maestro della cattedrale di

Strasburgo. Dopo di essere stato institutore e primo organista della

scuola normale di Weissenbourg, prese a Vienna lezioni dal celebre

Haydn, ed in Italia da Pfeiffer suo zio, compositore assai distinto: da

più di 18 anni egli è maestro della musica militare della città di

Orléans, ed ha fatti de' buoni allievi nella composizione ed eziandio

nel piano-forte, e nel corno. Egli ha composto molte messe e un _Te

Deum_ a grande orchestra, e molta musica strumentale assai pregevole.

DEMOCRITO nacque nell'opulenza in Abdera città della Tracia, ma non

ritenne che una porzione de' suoi beni, e dopo d'aver viaggiato

sull'esempio di Pitagora presso le nazioni dai Greci chiamate barbare, e

che erano le depositarie delle scienze, passò il restante dei suoi

giorni nello studio e nel ritiro: non avendo altra passione che

d'istruirsi colle sue meditazioni, e d'illuminare gli altri coi proprj

scritti. Egli era stato scolare di Anassagora e di Leucippo, e pubblicò

la prima opera di musica, di cui non mai si era scritto fra Greci: vi

trattava, secondo _Laerzio_, dei _Ritmi_, dell'_Armonia_, del _Canto_, e

delle _Lettere consonanti e dissonanti_: il che ci dimostra, che

esisteva nell'antica musica il canto stromentale significativo, e che

dalle corde degli stromenti certune servissero per le vocali, certe

altre per le lettere consonanti: giacchè non si può capire, come delle

sole lettere dovessero essere alcune consonanti, ed altre dissonanti nel

canto, se le corde non servivano per le lettere dell'alfabeto. (_V.

Requen. tom. 1, p. 149, e tom. 2, p. 375_) Democrito fiorì cinque secoli

innanzi G. C. e sorpassò l'età di cento anni. Democrito di Chio, altro

musico, fu di costui contemporaneo (_Laert. L. 9. § 48_).

DEMOZ, prete della diocesi di Ginevra, diè al pubblico nel 1782 un'opera

col titolo di _Méthode de musique selon un nouveau système_, in 8º.

Questo sistema non fece maggior fortuna di quello del P. Souhaitty, e

Rousseau si è sforzato in vano di rinnovarlo nel 1743.

DENINA (l'ab. Carlo), dotto italiano nato in Torino, e celebre per più

opere date alla luce, morì in Parigi, dove aveva dimorato più anni in

grande stima presso i letterati di quella nazione, nel 1813. Nel quarto

libro della sua _Storia Politica e Letteraria della Grecia_, Torino

1781, vol. 6, in 8º, egli impiega tutto il capit. XIII, nel descrivere

il carattere dell'antica musica. (_Gior. letter. d'Ital. 1782_)

DENIS (Pietro), musico attualmente in Parigi, ove fece stampare o per

dir meglio, dove trovò degli editori assai sciocchi per far imprimere

alcune cattive opere didattiche da lui composte, cioè: 1º. _Une Méthode

de musique et de chant_; 2º. Un'esecrabile _traduzione in francese_ del

_Gradus ad parnassum_ di Fux, ec. pubblicate da Boyer. L'esecuzione

tipografica è degna di cotale produzione e del suo stile.

DENTICE (Luigi), gentiluomo napolitano, nel 1533 pubblicò in Roma due

_Dialoghi su la musica_, che sono citati dal P. Martini. Un'altra

edizione ven'ha di Napoli del 1552, in 4º.

DERHAM, dotto matematico Inglese dell'accad. reale delle scienze di

Londra, secondo Rousseau fece diversi sperimenti sul suono, che trovansi

negli atti di quell'Accademia, co' quali vengono corretti alcuni errori

del Mersenne e di Gassendi.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 7 / 18 段