CIMAROSA (Domenico), nato in Napoli nel 1754, e morto in Venezia li dì

11 gennajo 1801, in età di appena 46 anni. Egli ricevette le prime

lezioni di musica da Aprile, ed entrò nel Conservatorio di Loreto, dove

apprese i principj della scuola di Durante. Nel 1787, fu chiamato a

Pietroburgo dall'Imperatrice Caterina II per comporvi delle opere. Ecco

quelle ch'egli ha scritto in Italia, e che sono state applaudite con

entusiasmo sopra tutti i teatri dell'Europa. _L'Italiana in Londra_,

1769; _Il Convito_, _I due Baroni_, _Gli inimici generosi_, _Il pittore

parigino_, 1782; _Il Falegname_, 1785; _I due supposti conti_, 1786;

_Valodimiro_, _La Ballerina amante_, _Le trame deluse_, 1787;

_L'impresario in angustie_, _Il credulo_, _Il marito disperato_, _Il

fanatico burlato_, 1788; _Il convitato di Pietra_, 1789; _Giannina e

Bernardone_, _La Villanella riconosciuta_, _Le astuzie feminili_, 1790;

_Il matrimonio segreto_, 1793; _I traci amanti_, _Il matrimonio per

susurro_, _La Penelope_, _L'Olimpiade_, _Il sacrificio d'Abramo_, 1794;

_Gli Amanti comici_, 1797; _Gli Orazj e Curiazj_. L'ultima opera buffa

di Cimarosa è _L'imprudente fortunato_, rappresentato in Venezia nel

1800. _L'Artemisia_ non potè esser da lui finita; non v'ha del suo che

il primo atto: altri compositori si sono provati di aggiugnervi i due

ultimi, ma non è potuto lor riuscire. Il pubblico ha fatto abbassare il

sipario alla medietà del secondo atto. Tutte le opere di Cimarosa

brillano per l'invenzione, per l'originalità delle idee, per la

ricchezza degli accompagnamenti e la grazia degli effetti scenici,

principalmente nel genere buffo. La più parte de' suoi motivi sono _di

prima intenzione_. Nel sentire ciascun pezzo della sua musica, si vede

che la partizione è stata fatta di estro, e come di un solo getto.

L'entusiasmo che eccita il _Matrimonio segreto_ non può concepirsi:

basti il dire, che quest'opera giunse a fissare la mobilità

degl'Italiani. Cimarosa fu al Cembalo, nel teatro di Napoli, per le

sette prime rappresentazioni, il che non era mai avvenuto. In Vienna,

l'Imperatore avendo sentita la prima rappresentazione di quest'opera,

invitò i cantanti ed i musici a tavola, e rimandolli la sera stessa al

teatro, ove rappresentarono quel dramma la seconda volta. Si riferiscono

molti tratti di modestia che ingrandiscono il merito di questo

valentuomo. Un pittore, volendogli far la corte, gli disse che lo

riguardava come superiore a Mozart; _Io! oibò!_ riprese egli

seriosamente, _e che direste voi a un uomo che venisse ad assicurarvi

che voi sorpassate Raffaello?_ Cimarosa era di un carattere aperto,

franco, sincero, amichevole: quand'ei scriveva la sua musica, domandava

strepito, e voleva a se intorno gli amici per comporre. “Così gli

nacquero, dice Carpani, gli _Orazj e Curiazj_; e così il _matrimonio

secreto_, ed in esse (malgrado alcune improprietà d'espressione), la più

bella, la più ricca, la più originale _opera seria_, e la prima _opera

buffa_ del teatro italiano.” (_Lett. 13._) Egli compara Cimarosa a Paolo

Veronese. Gli amatori sono divisi tra Mozart e Cimarosa, riguardandoli

come compositori drammatici. Napoleone dimandava un giorno a Gretry qual

differenza eravi tra l'uno e l'altro. “Signore, rispose Gretry, Cimarosa

mette la statua sul teatro e il piedestallo nell'orchestra, mentre che

Mozart mette la statua nell'orchestra e 'l piedestallo sul teatro.”

CIONACCI (Francesco), prete e predicatore in Firenze, pubblicò nel 1685

a Bologna: _Dell'origine e progressi del canto ecclesiastico. Discorso

I._ (_V. Mart. Stor._)

CLEAVER (William), vescovo di Chester in Inghilterra, pubblicò a Oxford

nel 1777 il _decreto degli Spartani contro Timoteo poeta musico per

avere egli aggiunto due corde alla lira_, e che esisteva soltanto in

latino conservatoci da Boezio. Il dottor Cleaver trovato avendolo in

greco nella biblioteca di Oxford, il rese pubblico sotto il seguente

titolo: _Decretum Lacedæmoniorum contra Timotheum Milesium, e codd. mss.

oxoniensibus, cum commentario, etc._ Dobbiamo del pari a questo dotto

vescovo: _De rhytmo Græcorum liber singularis_ Oxonii 1788, in 8º.

CLAMER (Andrea Cristoforo) fè pubblicare a Salisburg nel 1783, _Mensa

harmonica_, etc. Non possiamo proferirne giudizio, non conoscendolo.

CLARI (Gian-Carlo M.) era maestro di cappella della cattedrale di

Pistoja. Egli fu uno dei migliori allievi che sortirono dalla scuola di

Giov. Paolo Colonna, maestro di cappella della collegiale di san

Petronio in Bologna. I suoi _duetti e terzetti_ sono pregiatissimi: vi

si trova, unito a una gran cognizione dell'arte, l'eccellente gusto

dell'autore in questa sorta di composizione. Egli fiorì sulla fine del

sec. 17º. L'ab. Eximeno rapporta un pezzo della sua musica come un

modello di buono stile; e di cui ogni nota è una pennellata da maestro

(_Dell'origin. ec., pag. 439._).

CLAYTON (Tommaso), compositore e secondo professore di musica nel

collegio di Gresham a Londra, è il primo de' musici inglesi che si sia

provato di porre in nota un dramma inglese: fu questo la _Rosemonda_ di

Addison. Quest'opera rappresentata nel 1707, fu accolta male, ma la

seconda intitolata _Arsinoe_ ebbe più gran successo, le arie sono state

impresse. (_Marpurg, Beytrag. t. 11._)

CLEMAN (Baltassare), è autore di un piccolo trattato di contrappunto,

secondo il catalogo di Hausmann. (_Ehrenpforte, pag. 108_)

CLEMENTI (Muzio), nato in Roma nel 1746, vien riguardato come il più

gran suonatore di piano-forte che abbia esistito. I Tedeschi non possono

opporgli che Carlo-Filippo-Emmanuele Bach. Egli riesce eccellente

nell'_adagio_ del pari che nell'_allegro_: eseguisce i passaggi più

difficili in ottave, ed eziandio i trilli in ottave con una sola mano.

Nello stesso tempo egli è un compositore di primo ordine: sin dall'età

di dodici anni compose una fuga a quattro parti. Aggiungasi ch'egli è

ben istruito nelle scienze e nelle arti, e che unisce alla cognizione

degl'antichi autori quella delle mattematiche. Verso il 1780 era a

Parigi: quindi portossi in Londra, ove ha stabilito un magazino di

musica e di cembali a forte-piano. Nel 1809, si era fatta correr voce di

sua morte, ma egli era allora in Italia ed è attualmente in Vienna. La

collezione compiuta delle opere del Sig. Clementi è stata di recente

pubblicata a Lipsia presso Breitkopf. Le sue opere che giungono sino a

43 possono ancora trovarsi presso Mr. Leduc. Ecco quello che un degno

allievo di Clementi (Mr. Bertini di Parigi) ha scritto intorno al suo

illustre maestro: “I pezzi che Clementi ha composti fannosi rimarcare

per la saviezza del piano e la disposizion delle idee. Il suo stile in

generale è severo e sempre puro: le sue composizioni sono brillanti,

dotte, aggradevoli. Egli ha fatte molte sinfonie, che sono ammirate

dagl'intendenti. La sua esecuzione è brillante e di moltissimo gusto, nè

stanca giammai il sentirlo sul forte-piano: egli improvvisa in maniera a

far credere che il tutto sia scritto. Alla testa de' suoi allievi

distinti che ha formati, por si debbono Cramer, Field, madama

Bartholozzi ed altri.” Clementi, mentre era in Francia, era molto

economo ne' suoi abiti; in sua casa viveva con somma sobrietà, ma amava

moltissimo di essere ben trattato in casa altrui. Aveva dello spirito,

delle cognizioni, era affabile, obbligante, buon amico, e incapace

totalmente di gelosia e d'invidia. “Il celebre Clementi dice l'illustre

Carpani, l'emulo del Mozart nelle sue composizioni pel gravicembalo, ed

unico forse in oggi nella maniera insuperabile di sonare

quell'istrumento, pubblicò in Londra anche un saggio di ritratti

armonici assai bizzarro. Intraprese a contraffare i più noti compositori

di cembalo de' suoi giorni: il Mozart, l'Haydn, il Kozeluch, lo Sterkel

ec. non che se medesimo. E intitolò la sua galleria _Caratteri

musicali_. Il pregio di questo scherzo consiste nell'avere l'autore così

ben colta la fisonomia dell'ingegno d'ognuno de' suoi originali che,

senza altra notizia chiunque, pratico delle loro opere, si pone ad

eseguire queste sonatine composte d'un preludio e d'una cadenza,

indovina a dirittura il maestro di cui si tratta. Non ha lasciato

l'autore in mezzo alla fedeltà della imitazione, di rallegrare il

soggetto con qualche saporito frizzo d'una satira delicata, appoggiando

quà e là su quelle affettazioni o sviste, in cui taluno di suddetti

originali cadeva talvolta, scherzo in vero degno di quel felicissimo

ingegno.” (_Lett. 7ª._)

CLEONA, suonatore di tibia, di cui fa menzione Plutarco (_dial. de

music._), asserendo, che trovavasi maggior vaghezza di ritmo nelle sue

composizioni, che non in quelle di Polimnesto, da cui Cleona aveva preso

moltissimo, singolarmente ne' canti da regolare la milizia, chiamati

Orzj, e Smintj. Egli era di Tegea, e fioriva nel settimo secolo innanzi

G. C.

CLINIA DI TARANTO, filosofo pitagorico e musico viveva circa quattro

secoli prima di G. C. Egli rendeva amene le lezioni della filosofia co'

divertimenti della musica, e trovava ne' suoni della sua lira un

lenitivo che calmava i movimenti della sua collera. (_E. Plutarc., loc.

cit._)

COCCHI (Gioachino), maestro di cappella del Conservatorio

_degl'incurabili_ in Venezia, nato a Padova nel 1720. Egli fu un de'

primi che per il suo estro comico, fece gustare l'opera _buffa_ in

Italia: vien paragonato in questo genere a Galuppi. Nel 1771, viveva

ancora in Londra. _V. Gerbert._

COLBRAN (Isabella Angela) nacque in Madrid nel 1785, da Gianni Colbran

professore di musica della cappella e camera del re di Spagna. “Le sue

disposizioni per la musica e per il canto presentir si fecero sin dalla

culla. All'età di tre anni, essa già intonava bene, all'età di sei don

Francesco Pereja, primo violoncello di Madrid e compositore, donolle

lezioni di musica. A' nove anni, studiò ella sotto Marinelli, che la

diresse sino alli quattordici. Allora fu che il celebre Crescentini ebbe

il piacere di formarla nell'arte del canto e, allorchè la credette in

istato di prendere il suo volo, profetizò egli la riputazione di cui

ella goder doveva un giorno: _Io non credo_, egli diceva, _che vi sia in

Europa un talento del suo più bello_; ed a questo elogio unì egli il

dono di tutta la sua musica.” Madamigella Colbran ha eccitato la più

viva ammirazione in tutti i concerti nei quali si è fatta sentire, in

Ispagna, in Francia e in Italia. Nel 1809, essa si è molto distinta in

qualità di _Prima donna seria_ sul teatro _della Scala_ in Milano; e nel

1810, sul teatro _della Fenice_ in Venezia. Essa ha composto in oltre

più _canzoncine_, sei delle quali son dedicate alla regina di Spagna,

sei altre all'imperatrice delle Russie, sei al principe Eugenio e sei al

sign. Crescentini suo maestro.

COLLYER, dotto musico e letterato inglese scrisse verso il 1784, alcuni

schizzi sulla musica, dei quali Archenholtz ha data la traduzione

tedesca nel suo _Liceo inglese_, vol. primo n. 20.

COLONNA (Fabio) nato in Napoli nel 1567, sin dalla più tenera età diessi

tutto allo studio della storia naturale, delle lingue, delle

mattematiche, della musica, della pittura, dell'ottica, della botanica.

Egli è autore di un'opera sulla musica pubblicata in Napoli nel 1618,

col titolo di _Sambuca lincea_, libri III, in 4º. Vi si dà la

descrizione d'un istrumento, che l'autore chiamò _Pentecontachordon_,

perchè è composto di 50 corde, e che divide il suono in tre parti.

Quest'opera è pregevole benchè poco comune.

COLONNA (Giov. Paolo), di Bologna, maestro di cappella di san Petronio

verso il 1780, è un compositore del primo ordine e per la scienza e per

lo stile. Le sue opere trovansi impresse dal 1681 sino al 1694, ed i

suoi manoscritti conservansi con venerazione. In una chiesa di Venezia

ve ne ha un considerevol deposito, e non è permesso di tirarne delle

copie. Si ha ancora di lui un'opera in musica, l'_Amilcare_.

CONSTANT DE LA MOLETTE (Filippo du). Vicario generale di Vienna nel

Delfinato, dottor della Sorbona, possedeva molte lingue, ed oltre a

molte opere su la Scrittura una ne pubblicò sotto il titolo di _Traité

sur la poésie et la musique des Hébreux, pour servir d'introduction aux

psaumes expliqués_, Parigi 1780, in 12º. Quest'opera è assai

interessante per gli amatori della filologia e dell'antichità, e vi si

trovano delle cose nuove benissimo esposte. L'autore già noto per

discussioni profonde sopra le sagre carte, non mostra minor acutezza ed

erudizione nella presente opera in quel che riguarda le due facoltà

musicale, e poetica presso quell'antichissima nazione. L'abb. du

Constant morì nel 1793.

CONTI (L'abbate Antonio), nobile Veneziano, unito in stretta amicizia

col celebre Benedetto Marcello, somministrò alla sublime musica di

questo compositore una poesia degna di essa. Egli visse molti anni in

Francia e in Inghilterra. A Londra il gran Newton gli comunicò le sue

idee e gli svelò tutti gli arcani della scienza. L'ab. Conti morì nel

1749, in età di 71 anno. Tra le sue opere postume in Venezia, 1756, in

4º, vi ha una _Dissertazione_ sensatissima _su la Musica imitativa_, e

su gli abusi che già a' suoi tempi signoreggiavano nel canto. “Io non

vado al teatro, egli dice, per ammirare il Musico che canta, ma per

esser toccato e per sentire la cosa che imita. Il volgo che ode per

l'altrui orecchie, come vede per gli occhi altrui, sente ancora sovente

col cuore altrui, ed applaude ai trilli, ai ricami, ai precipizj della

voce, per la stessa ragione che applaudiva nel 17º a quelle gonfie e

stravaganti poesie, ove sudavano i fuochi, e s'avvelenava l'obblio

coll'inchiostro. Qual nome debbo dar ad una Musica, nella quale il

compositore gareggia col modulatore, a cui più offuschi, o confonda il

senso delle parole? Non è questa certamente una musica nè italiana, nè

latina, nè ebrea, perchè coloro che intendono queste lingue, nulla

intendono delle parole espresse dal modulatore. Quando si canta in

un'opera, o in una chiesa, io non cerco d'udire un rossignuolo od altro

che mi solletichi, ma un uomo che parli dolcemente al mio cuore, alla

mia fantasia, alla mia mente ec.”

CORDOVERO maestro di musica fiammingo del quintodecimo secolo, di cui

parla il _Morigi_ nel suo libro sesto della nobiltà milanese, ove di

Galeazzo Sforza Duca di Milano, che vivea nel 1470. Il che dimostra che

vi erano allora in Italia de' maestri di musica, e de' cori di musici, e

per lo più esteri; ma l'arte non vi aveva acquistata ancora quella

superiorità, a cui levossi verso la medietà del sedicesimo secolo per

opera dei maestri italiani.

CORELLI (Arcangelo) nacque a Fusignano, presso d'Imola sul territorio di

Bologna, nel febbrajo del 1653. Secondo il racconto di Adami, ricevette

le prime lezioni di contrappunto da Matteo Simonelli della cappella del

Papa; e generalmente si crede che fu suo maestro di violino un tal Giov.

Batt. Cassani di Bologna. Burney (_tom. 3, History of music_) rigetta

come insussistente la fama che ha corso, che nel 1672 Corelli era venuto

in Parigi e che Lulli per bassa gelosia ne lo aveva fatto cacciare.

Corelli al terminar de' suoi studj musicali, partì per la Germania, e fu

anche al servigio del duca di Baviera nel 1680. Verso questo tempo tornò

in Italia, e portossi in Roma, ove pubblicò la prima sua opera, composta

di dodici sonate per due violini e basso con una parte pel cembalo.

Questo valent'uomo ricevette prestamente in Roma i più rimarchevoli

contrassegni di benevolenza del Cardinale Ottoboni, illuminato protettor

delle belle arti. Crescimbeni ci fa sapere che egli teneva ogni lunedì

un'accademia di musica nel suo palagio; e quivi fe' il Corelli amicizia

col celebre _Hendel_. Quel Cardinale dichiarò il Corelli primo violino e

direttor della sua musica, dandogli un appartamento nel suo proprio

palagio. Corelli gli rimase attaccatissimo sino alla sua morte, accaduta

li 18 gennajo del 1713, sei settimane dopo la pubblicazione della sua

opera sesta de' _grossi concerti_. Gli aneddoti che abbiamo qui raccolti

intorno al Corelli, ci danno a divedere che il di lui carattere era

dolce, e pien di modestia. Un giorno ch'ei suonava il violino in una

numerosa adunanza, si accorse che ciascuno mettevasi a ciarlare: egli

posò pian piano il suo violino in mezzo della sala, con dir che aveva

paura d'interrompere la conversazione. Questa fu una lezione per

l'udienza, che 'l pregò a riprendere il suo violino, e prestogli tutta

l'attenzione dovuta al suo talento. Un'altra volta, ei suonava dinanzi

Hendel la sinfonia dell'opera il _Trionfo del tempo_ da costui composta.

Hendel montato in furia perchè Corelli non la sonava nel suo genere,

strappogli il violino, e cominciò a suonarla egli stesso. Corelli senza

commuoversi punto, si contentò di dirgli: _Ma caro Sassone, questa

musica è nello stile francese, di che io non m'intendo_. Corelli era

eziandio di buon umore, come lo prova quest'aneddoto raccontato da

Walther. Nicola-Adamo Strunck, violino dell'Elettore di Hanover, essendo

giunto a Roma ebbe il più gran desio di veder Corelli. Qual'è il vostro

_instromento_, gli domandò egli. _Il cembalo_, rispose Strunck, _e alcun

pochetto il violino; ma mi riputerei assai contento di sentirvi_.

Corelli suonò il primo. Strunck prese di poi il violino, e tenendolo a

bada con iscordarlo, cominciò a improvvisare: percorrendo i tuoni

cromatici con una destrezza così sorprendente, che Corelli dissegli in

cattivo tedesco: _Se mi chiamano Arcangelo, dovreste ben esser chiamato

voi Arcidiavolo_. Molte persone d'alto rango essendo Corelli in Roma si

diedero premura d'intenderlo, e di prender eziandio le sue lezioni, tra

le quali lord Edgecombe, che fe' scolpire in rame il suo ritratto da

Smith su l'originale fattone da Arrigo Howard. Corelli lasciò morendo

una somma di circa sei mila lire sterline. Era egli strettamente amico

di Carlo Cignani, e Carlo Maratta, che gli donarono moltissimi quadri

de' migliori maestri. Ecco i titoli delle Opere composte dal Corelli e

le date della loro pubblicazione. La prima di sonate a tre, comparve in

Roma nel 1683. La seconda nel 1685, sotto il titolo di _Balletti di

Camera_, e trassegli addosso una lite con _Paolo Colonna_, sopra una

successione diatonica di quinte tra il primo violino e 'l basso

d'un'alemanna della seconda sonata. Nel 1690, pubblicò la terza opera di

sonate, e nel 1694 la quarta che consiste, come la seconda, in balletti.

_La quinta_ è il capo d'opera di Corelli, giusta l'osservazione di

_Avison_, autore di un libro inglese _su l'espression musicale_.

“Avvegnachè dopo Corelli, egli dice, lo stile della musica sia molto

cambiato, e che siansi fatti grandiosi progressi nella ricerca

dell'armonia, trovansi frattanto ne' migliori autori moderni il fondo

delle idee di Corelli, di cui hanno eglino saputo trar profitto,

principalmente dall'opera terza, e dalla quinta delle sue sonate.”

L'opera sesta, contenente dodici sonate per due flauti e basso, è stata

impressa a Londra e a Amsterdam. L'opera settima è composta di _Concerti

grossi_, che prendono il titolo di opera sesta, e ch'egli stesso

pubblicò li 3 dicembre 1712. Secondo il parere di Mr. Cartier, le sonate

di Corelli debbono riguardarsi da coloro che attender vogliono al

violino, come i loro rudimenti. Tutto vi si rinviene, l'arte, il gusto,

il sapere. Il dott. Burney osserva con ragione, che Albinoni, Alberti,

Tessarini, Vivaldi non formano che delle truppe leggiere e irregolari.

La sola scuola romana, di cui n'è fondator Corelli, ha prodotto non che

istromentisti, ma in compositori ancora pel violino i più grandi artisti

di cui vantar si possa l'Italia dopo la prima metà del diciottesimo

secolo. “Le più celebri scuole d'Italia, dice l'Arteaga, furono quella

del Corelli, e non molto dopo quella del Tartini. La prima che ebbe

origine dal più grande Armonista, che mai ci sia stato di qua dai monti,

spiccava principalmente nell'artifizio e maestria delle imitazioni,

nella destrezza del modulare, nel contrasto delle parti diverse, nella

semplicità e vaghezza dell'armonia. La superiorità nell'arte sua e la

facilità di piegarsi a' diversi gusti di entrambe nazioni italiana e

francese, procacciò al Corelli un nome immortale in tutta Europa,

quantunque un numero assai discreto di produzioni ci abbia egli lasciate

memore della massima di Zeusi: _Dipingo adagio, perchè dipingo per tutti

i secoli_.” Fra i rinomati discepoli di questo grand'uomo la posterità

annovera tuttora il Locatelli, il Geminiani e il Somis. Veggasi _la

Storia del Violino_ di M. Fayolle. Nel Vaticano se gli ha eretto un busto

con questa iscrizione: _Corelli Princeps musicorum_. È da rimarcarsi che

dopo Corelli sino a' nostri giorni, l'Italia ha conservato il primato

nelle scuole del violino, mercè i Tartini, i Nardini, i Pugnani, i

Viotti e i loro allievi.

CORILLA (la Signora Morelli), celebre improvisatrice e poetessa, morta

in Firenze li 13 novembre 1799, in età di 72 anni, era allieva di

Nardini pel violino. Ella improvvisava de' versi sopra ogni sorta di

soggetti, suonava la sua parte di violino in un concerto, e cantava con

moltissima grazia e talento. Come Petrarca, ha avuto l'onore sotto Pio

VI, il protettore delle belle arti, di essere coronata in Campidoglio.

CORINNA, celebre cantatrice e poetessa lirica era di Tanagra: ebbe per

maestra in poesia e in musica Mirti, donna distinta pe' suoi talenti;

più famosa ancora per avere annoverato fra' suoi discepoli Pindaro, e la

bella Corinna. Questi due allievi furono insieme uniti almeno dell'amore

delle arti. Pindaro più giovane di Corinna si faceva un dovere di

consultarla, e di prendere da lei lezioni di poesia e di canto: ma il di

lui fervido genio assoggettar non si poteva non che a comuni precetti,

molto meno a quei d'una scrupolosa donna e più minutamente attaccata

alle regole; per il che si slontanò da Corinna, e lasciò correre senza

freno la naturale sua fecondità. Il credito anteriore di Corinna,

l'esser ella stata maestra di Pindaro fece, che per sei diverse volte,

se diam fede ad Eliano, ne' pubblici giuochi presentatosi a disputare a

Corinna la preferenza nel canto e nella poesia, fu tutte le volte alla

medesima posposto. Pausania crede che in tanto era preferita Corinna, in

quanto preveniva essa, oltre al suo merito reale, con la sua bellezza

(_lib. 9, cap. 22._) Pindaro immaginossi in oltre, che ella si fosse co'

giudici prevalsa delle femminili lusinghe per guadagnarsi il voto della

superiorità; e quindi ei si scagliò con mille vituperi contro questa

gaja donna. Corinna fiorì cinque secoli innanzi l'era cristiana.

CORSI (Giacopo), gentiluomo fiorentino fautore delle belle arti, nè meno

intelligente della musica massimamente teorica, viveva sulla fine del

sedicesimo secolo. Alla di lui casa si trasferì la letteraria adunanza

che tener soleasi in quella di Giov. Bardi dei conti di Vernio, di cui

si è ragionato al suo articolo, e ove intervenivano Caccini, Peri,

Galilei, Rinuccini e altri grand'uomini, che unendo i loro lumi e i

sforzi del loro ingegno giunsero a dare una regolar forma all'opera di

musica tale quale si è conservata sino al presente. Il primo saggio che

se ne fece fu la _Dafne_ del Rinuccini, messa in note dal Caccini e

rappresentata in casa del Corsi nel 1594 alla presenza del gran-duca.

Allorchè questi valentuomini vollero inventare la vera musica

drammatico-lirica, non trovarono a perfezionar la melodia mezzo più

spedito di quello di sbandirne, e screditarne il contrappunto allora

regnante. Il Corsi in un _Discorso da lui indirizzato a Giulio Caccini

sopra la musica antica e il parlar bene_, che va inserito nelle opere di

Giambattista Doni, (tom. II.) chiama quel contrappunto: _quella spezie

di musica tanto biasimata dai filosofi, e in particolare da Aristotile_.

COTUMACCI (Carlo), nato in Napoli nel 1698, studiò sotto il celebre

Scarlatti nel 1719, e succedette al suo condiscepolo Durante nella

carica di maestro di cappella nel conservatorio di sant'Onofrio. Egli

era un buon organista dell'antica scuola e un abilissimo professore, che

molto ha scritto per la chiesa: aveva oltracciò composte due opere, che

destinava alle stampe, l'una delle quali conteneva _le regole

dell'accompagnamento_, con de' _partimenti_ disposti per gradi: l'altra

era un _trattato di contrappunto_. Cotumacci finì di vivere verso il

1775.

CRAMER (Carlo-Federico) nato a Quedlinbourg nel 1752, professore di

filosofia a Kiel nel 1775, ha reso alcuni servigj all'arte musicale per

la pubblicazione di più opere, e singolarmente per il suo _Magazino

Musicale_, che comparve alla luce dal 1783 sino al 1789; ha pubblicato

ancora più collezioni e più opere di maestri celebri, ed era egli stesso

alcun poco poeta e musico; ha fatto delle canzonette che sono state

poste in musica da diversi compositori. Verso il 1792 Cramer stabilì la

sua dimora in Parigi come stampatore. Egli era un uomo originale, un pò

matto, e d'una erudizione mal ordinata, e pieno d'ogni sorta di

prevenzioni; morì quivi verso il 1800, pressochè pazzo come era vissuto.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 6 / 18 段