CHIAVELLONI (Vincenzo) pubblicò in Roma nel 1668, _Discorsi della

musica_, in 4º. Sono questi ventiquattro edificanti sermoni per

insegnarci che il compositore dee sempre avere in vista l'amore della

virtù e l'osservazion della natura. Questi precetti morali possono del

pari applicarsi alla pittura, alla scultura, e a tutte in generale le

belle arti. “Io non ho avuto il coraggio, dice _M. de Boisgelou_, a cui

dobbiamo quest'articolo, di leggere sino al fine tutte queste divote

omilie.”

CHLADNI (Ernesto-Ferdin-Franc.), dottore in filosofia e in dritto, nato

in Wittemberga nella Sassonia li 30 novembre 1756, fece i suoi studj

nelle scuole provinciali di Grimme, e in quelle di Wittemberga e Lipsia;

dove suo padre uno de' giureconsulti più riputati del suo paese,

l'obbligò ad applicarsi al dritto, e dopo avervi preso i gradi di

dottore, vi fu anche professore. Ma egli abbandonò la giurisprudenza

dopo la morte di suo padre, ed applicossi principalmente allo studio

della natura, ch'era stata sempre la sua occupazione secondaria, e

tuttavia a lui più gradita. Come grande amator della musica, di cui

aveva appreso a diciannove anni di sua età i primi elementi, osservò

egli che la teoria del suono era il più negletto tra i rami della

Fisica, e questo fecegli nascere il pensiero e la brama di supplire a

tal difetto, e di esser utile con alcune scoverte a questa parte della

Fisica; ei cominciò nel 1785 i suoi sperimenti sull'Acustica. I

risultati delle ricerche da lui fatte intorno a questa scienza leggonsi

in alcuni Giornali della Germania e nelle Memorie di differenti Società:

la prima comparve in Lipsia nel 1787, sotto il titolo: _Entdeckungen_

ec. cioè: _Scoverte su la natura del suono_. Quindi diede egli al

pubblico il suo _Trattato di Acustica_ in tedesco stampato in Lipsia nel

1802 e da lui stesso tradotto in francese con molte addizioni; fu

pubblicato in Parigi nel 1809 in 8º, dopo aver riportata l'approvazione

della classe delle scienze matematiche e fisiche dell'Istituto di

Francia. L'opera è divisa in quattro parti, che trattano

rispettivamente: 1º. de' rapporti numerici delle vibrazioni dei corpi

sonori; 2º. delle leggi de' fenomeni che esse offrono; 3º. delle leggi

della propagazione del suono; 4º. della parte fisiologica dell'Acustica,

in cui l'autore esamina quel che riguarda la sensazione del suono e

l'organo dell'udito degli uomini e de' bruti. Ecco il giudizio de'

Commissarj dell'Istituto intorno a quest'opera. “Le scoperte, di cui Mr.

Chladni ha arricchita la fisica del suono, ci sembrano di riunire al

merito di essere, per quanto sia più possibile, e curiose ed

interessanti, il vantaggio di offrire a' Fisici ed ai Geometri degli

importanti e nuovi fenomeni, che debbono eccitar singolarmente la loro

curiosità e l'emulazione loro, per trovarne le spiegazioni e

determinarne le leggi; questa carriera aperta alle ricerche degli uomini

dotti non sarà la menoma obbligazione che eglino professano _all'autore

della nuova Acustica_; Mr. Chladni, _dice un moderno scrittore_, dotto

fisico, a cui dobbiamo delle scoverte così nuove, così interessanti

nella Fisica del suono, ha dato di recente un aspetto tutto nuovo

all'Acustica” (_M. Raymond, lettre sur la musiq. Paris 1811._) Oltre a

questi scritti, Mr. Chladni abile del pari nella teoria e nella pratica

della musica, è l'inventore di due nuovi strumenti. Il primo, a cui egli

ha dato il nome di _Clavicilindro_ è un instrumento a tasti, presso a

poco dalla forma stessa del forte-piano, ma di più piccole dimensioni.

L'estensione della sua tastiera è di quattro ottave e mezzo, dal _ut_ il

più grave sino al _fa_ il più acuto del clavicembalo. Allorchè vuolsi

sonar quest'instromento, si fa girare, mediante una maniglia a pedale

munita d'una piccola ventola, un cilindro di vetro posto nella cassa tra

l'estremità interiore de' tasti e la tavola di dietro dello strumento.

Il Cilindro non è egli medesimo il corpo sonante, come le campane

dell'_Armonica_, ma produce i suoni mercè il suo fregamento sul

meccanismo interno. I suoni possono prolungarsi a piacere, con tutte le

gradazioni del _diminuire_ e del _crescere_, come del pari si accresce o

diminuisce la pressione sopra i tasti. L'accordo dell'instromento è

inalterabile, allorchè le sue parti interne sono state una volta per

sempre aggiustate e bene regolate, il che è uno de' suoi più grandi

avantaggi. In quanto alla qualità ed alla voce del suono, ha somma

analogia coll'_Armonica_, senza eccitar come questa, nel sistema nervoso

un aizzamento ed un'irritazione assai sensibili in alcuni individui, e

che li mettono in istato di patimento. Ha eziandio il vantaggio su

l'_Armonica_ d'una graduazione d'intensità de' suoni meglio disposta tra

i _soprani_ ed i _bassi_; ed è inoltre superiore a questo riguardo al

suono degli organetti da camera, a' quali potrebbe paragonarsi. Il primo

instromento di questo genere, construito dall'autore sul principio del

1800, e quindi da lui perfezionato, per trasportarlo ne' suoi viaggi,

non ha che 34 pollici di lunghezza, sopra 21 di larghezza e 7 di

altezza; ma possono aggiungersi più suoni a ciascuna estremità, ed

accrescere la sua forza e la sua estensione con ingrandire lo strumento

(_V. Archive des Découvertes, etc. Paris 1809_). Ma quel che distingue e

caratterizza essenzialmente il _Clavicilindro_, si è la pregevole

proprietà ch'egli ha di ben filare i suoni in un grado eminente dal

_medio_ d'intensità sino allo _smorzando_, di rendere delle successioni

rapide de' suoni, de' trilli, a prestarsi all'esecuzione dell'_allegro_:

benchè per fargli produrre tutto l'effetto di cui è capace, bisogna

principalmente adattarlo ai pezzi di musica di un carattere tenero,

malinconico, e fin anco il più tristo. “Mr. Chladni, (_si dice nel

Rapporto datone all'Instituto in dicembre 1808_) ce ne ha eseguiti molti

di questi diversi generi, che hanno sul suo strumento un'espressione che

veramente rapisce, e che ci hanno fatto comprendere tutto il vantaggio

che può trarne un valente musico per esprimere con verità ed energia il

sentimento che l'anima. Le successioni degli accordi, le tenute di

armonia, fredde su l'organo e secche sul cembalo, prendono sul

_Clavicilindro_ della vita, dei colori, ed offrono al compositore de'

mezzi di variare ed arricchire i suoi quadri. La di lui invenzione parci

che aggiunga delle nuove risorse a quelle, cui di già possiede l'arte

musicale.” L'_Eufonio_, che è il secondo instromento inventato da Mr.

Chladni nel 1789, e compiuto l'anno d'appresso, consiste esteriormente

in piccoli cilindri di vetro, che longitudinalmente si fregano con le

dita umide di acqua. Questi cilindri, della grossezza d'una penna da

scrivere, sono tutti uguali in lunghezza, e la differenza de' suoni è

prodotta dall'interiore meccanismo dell'instromento. Il suono è più

d'ogni altro strumento, analogo a quello dell'_Armonica_. In alcuni

viaggi dell'autore in Germania, a Pietroburgo ed a Coppenhague,

l'_Eufonio_ ha ottenuto una grande approvazione. “Ciascuna invenzione,

dice egli stesso, essendo la proprietà del suo autore, non merito

rimprovero, se non ne ho ancor pubblicato il meccanismo interno e la

costruzione. Io non ho fin ora perduta la speranza, che tempo verrà in

cui una compensa proporzionata a' sacrifizj che ho fatti, mi farà render

pubblico tutto ciò che riguarda la teoria e la costruzione di questi

instromenti.” (_V. Préf. au Traité d'Acoustique_, pag. XIV.)

CHOQUEL, avvocato al Parlamento di Provenza, pubblicò nel 1759, un'opera

intitolata: _La Musique rendue sensible par la mécanique_, ec. cioè “La

Musica resa sensibile per mezzo della meccanica, ossia nuovo sistema per

apprendere facilmente da se stesso la musica” in 8vo. L'autore v'impiega

con profitto il monocordo e 'l cronometro, strumenti noti a dir vero, ma

de' quali non si era pensato ancora a trarne così buon partito, e la cui

costruzione è sì facile, che può ciascuno procurarseli agevolmente. In

una parola, quest'opera mette coloro, che si troverebbono privi di

maestro, in istato di apprendere da loro medesimi a solfeggiare ed a

cantare con giustezza e in misura di tempo.

CHORON (Alessandro-Stefano), nato a Caen a 21 ottobre 1772, ove suo

padre era direttore delle gabelle, non intraprese lo studio della musica

che al compir de' suoi studj, da lui terminati prima dell'età di

quindici anni, nel collegio di Juilly. Privo d'ogni specie di soccorsi,

e contradetto ne' suoi gusti, cominciò dall'apprendere da se stesso,

senza libri e senza i consigli di alcun maestro, a notare tutti i canti,

che poteva trattenere a mente o inventare, e giunse così ad acquistare

bastante facilità in quest'esercizio, ma prima altresì di essere in

istato di leggere una nota di musica. Le opere di Alembert, di Roussier,

di Rousseau e d'altri scrittori della setta di Rameau, gli servirono

quindi di guida nello studio della composizione, e 'l menarono a grado

di comporre sì bene che male, in parti, o in accompagnamento. Mr. Gretry,

a cui mostrò egli alquanti saggi in tal genere, lo impiegò a far degli

studj metodici; e indicogli l'abbate Roze, uno de' migliori maestri

francesi, con cui travagliò per alcun tempo. Desiderando in appresso

aver cognizione dell'altre scuole, faticò per lungo corso di tempo col

signor Bonesi della scuola di Leo, e con altri professori della scuola

d'Italia, e lesse con molta attenzione i migliori didattici tedeschi, di

cui apparò espressamente il linguaggio. Nel tempo, ch'ei studiava le

opere di d'Alembert, ec. la voglia di capire alcuni calcoli che vi

s'incontravano, l'indusse a intraprender lo studio delle mattematiche.

Egli vi si diede con un estremo ardore, e vi fece de' sufficienti

progressi a segno che il cel. geometra M. Monge lo giudicò capace di

ricevere i suoi consigli e lo adottò per suo allievo. In questa qualità

fece egli le funzioni di ripetitore per la geometria descrittiva alla

scuola Normale nel 1795, e fu quindi nominato capo di brigata alla

scuola Politecnica al tempo della sua formazione. Agli studj delle

mattematiche M. Choron ne aggiunse ancora degli altri ch'ei credette

aver più o meno rapporto con la musica, alla quale riferiva tutto,

ed ai quali lo portavano il desiderio di sapere e l'abitudine di

generalizzare le sue idee; così fu che abbracciò quelli dell'analisi

dell'intendimento, della letteratura in generale, delle lingue antiche e

moderne, sino all'ebrea, di cui supplì più volte la lezione nella classe

del collegio di Francia in assenza del suo professore. Se essi furon di

ostacolo perchè dar non si potesse esclusivamente alla pratica, gli

furono almeno utili in quanto gli facilitarono l'acquisizione d'una

teoria più profonda. Sin da' primi passi che aveva fatti nella carriera

della musica, erasi innalzato a un grado sufficiente per iscorgere, da

una parte, molte imperfezioni del sistema generale della musica in se

stesso; dall'altra, la povertà della letteratura di quest'arte,

principalmente nella lingua francese. Questi furono adunque li due

oggetti a' quali riferì tutta la sua attenzione. Sarebbe qui forse il

luogo opportuno per entrare in alcuni dettagli intorno a questa materia:

ma siccome riuscirebbe impossibile l'intraprenderli di una sufficiente

maniera, senza eccedere singolarmente i limiti che ci siamo prescritti

in questi articoli, ci ristrigneremo a dire che M. Choron prepara sopra

tutti siffatti oggetti de' travagli della più grande importanza, che

diverranno a mano a mano pubblici, e su i quali egli non vuole prevenire

il giudizio degli artisti. Le opere intorno alla musica ch'egli sino a

questo giorno ha date al pubblico sono: 1º. _Principes d'accompagnement

des écoles d'Italie, en société avec le sieur Fiocchi_, Paris 1804; 2º.

_Principes de composition des Écoles d'Italie_, Paris 1809; opera

classica, in tre vol. in folio, di mille quattrocento cinquanta sei

rami, il che ne rende ai particolari malagevole l'acquisto, per il

prezzo che necessariamente dee valere. L'opera è formata della riunione

dei modelli i più perfetti in ogni genere, arricchita di un testo

metodico disposto a norma dei documenti delle scuole più celebri, e

particolarmente di quella d'Italia, e degli Scrittori didattici i più

apprezzati. Può dirsi in verità che questo è il solo corpo di dottrina

compiuto intorno all'arte della composizione (_V. quì l'art. di Sala nel

3. tomo_). Di buon grado ne avrei qui dato l'analisi, ma nol permette la

brevità di cui mi sono compromesso. 3º. Nel 1811 Mr. Choron ha pubblicato

un _Metodo elementare di Musica e di canto-piano_, per uso de' seminarj,

e delle scuole delle cattedrali, in 12º. Nel 1800, aveva egli inoltre

dato al pubblico un _Metodo d'istruzione primaria_, per apprendere nel

medesimo tempo a leggere ed a scrivere che, dopo l'esperienze fatte

sopra più di mille persone e l'attestato della società Filantropica di

Parigi, economizza in circa i tre quarti del tempo. Mr. Choron è

finalmente insieme con Mr. Fayolle autore di un _Dizionario Storico dei

Musici Artisti_, ec., di cui si è abbastanza da noi parlato nella

prefazione del presente Dizionario.

CHRETIEN (Egidio-Luigi), valente sonator di violoncello della cappella

del Re a Versailles ove era nato nel 1734. Egli sonava con ispeditezza e

facilità delle sonate di violino molto difficili, e tirava un bel suono

dal suo instromento, benchè sia stato accusato di non attaccarsi

abbastanza all'espressione. Nel 1760, egli diede agl'italiani _Le

Precauzioni inutili_. Finì egli di vivere li 4 marzo 1811, come finiva

egli di emendare le prove di un'opera su la musica, che la sua vedova ha

di recente pubblicata, e di cui Mr. Choron promette l'analisi nel suo

supplemento. Chretien non si era addetto unicamente alla musica, a lui

si devono eziandio i ritratti disegnati su la fisonomia, e che prendono

perfettamente la rassomiglianza degli originali.

CHRISTMANN (Giov. Federico), ministro luterano a Heutingsheim, nato a

Ludwigsbourg nel 1752, dee essere annoverato tra i più abili dilettanti

di musica de' nostri giorni. Fornito di molti talenti, ebbe occasione di

sentire spesso la cappella, allora sì eccellente del duca di Wurtemberg,

e di personalmente conoscerne i primi artisti che frequentavano la casa

di suo padre: egli si rese nel suo decimo anno al ginnasio di Stuttgart.

Essendo già abile sul flauto e il clavicembalo, continuò a coltivare

questi due instrumenti, e giunse a un tale grado di perfezione che ancor

assai giovane, fu ammesso a eseguire un solo di flauto dinanzi al duca.

Egli si rese quindi a Tubinga per studiarvi la Teologia: vi proseguì i

suoi esercizj, e cominciò a comporre de' concerti per quegli stromenti.

Eletto vicario presso un ministro, lasciò quel posto a capo di due anni,

e nel 1777 portossi a Winterthur nella Svizzera, in qualità di

precettore; quivi egli compose negli intervalli d'ozio, i suoi _Elementi

di Musica_, (_Elementarbuch_), che diede alle stampe nel 1782, a Spira,

presso Bosler, con un volume d'esempj pratici. Egli vi fece imprimere

nel tempo medesimo i suoi _Divertimenti per il cembalo_

(_Unterhaltungen_ etc.). Nel replicare alcune esperienze su l'aria

infiammabile, che occupavano allora i fisici dell'Europa, in occasione

di essersi inventate le macchine aerostatiche, ebbe la disgrazia di

perdervi un occhio. Fu in tal congiuntura ch'egli tornò nel 1782, nella

casa paterna. Guarito appena, accettò anche un posto di precettore a

Carlsruhe: quivi fece conoscenza col maestro di cappella Schmidtbauer, e

nel tempo stesso con Vogler, che trovavasi allora alla corte di quella

città, ove fece più volte sentirsi. Dopo un soggiorno di nove mesi a

Carlsruhe, Christmann fece un viaggio nel Palatinato per riconoscere più

da vicino lo stato delle scienze e delle arti in quel paese. Nel 1783,

ottenne alla fine la carica di ministro nella patria. Le differenti

opere, ch'egli ha di poi pubblicate, provano con quale successo esercita

ancora, in quella nuova situazione, i talenti ch'egli ha per la musica.

Debbonsi comprendervi le numerose produzioni e d'ogni specie, con cui ha

abbellita l'opera di Bosler intitolata: _Musicalische Blumenlese_, ossia

_Scelta di fiori di Musica_. Il secondo volume de' suoi _Elementi di

musica_, ch'egli fece imprimere nel 1789, presso Bosler, e che

contengono i principj del basso continuo e dell'accompagnamento; e la

parte finalmente ch'egli ha avuto al piano e all'esecuzione della

_Gazzetta musicale di Bosler_, per la quale egli ha somministrato molti

articoli interessanti. Nel 1790, era inoltre occupato di molte

importanti ricerche relativamente alla storia letteraria della musica, e

travagliava a un _Dizionario generale di musica_, in più vol. in 4º, di

cui fece pubblicare il Prospetto nei giornali del 1788. Gli amatori di

quest'arte possono consultare, a questo riguardo, la gazzetta di musica

nel mese di febbrajo 1789; dove troveranno eziandio la di lui Biografia

con più dettaglio. Non sappiamo sin ora che sia stato pubblicato il suo

Dizionario.

CHRYSANDER (Gugl.-Cristiano-Giusto), dottore in teologia e filosofia,

professore ordinario di teologia nell'Università di Rinteln, nacque a

Gœddekenroda, nel paese di Halberstadt, li 9 dicembre 1718. Era egli

grand'amatore di musica, cantava, sonava la chitarra, il flauto e il

cembalo fin nella sua più grande età, nella quale aveva ancor l'abito di

cantare i salmi ebrei, accompagnandosi su la chitarra. Egli scrisse e

pubblicò nel 1755, un trattato sotto il titolo: _Historiches_ etc. cioè:

_Ricerche storiche su gli organi di chiesa_, in 8vo.

CIANCHETTINI (Pio), figlio di Francesco Cianchettini Romano, e di

Veronica Dusseck, nacque in Londra li 11 dicembre 1798. Sin dall'età di

quattro anni, mostrò delle grandi disposizioni per la musica. Sua madre,

sorella del cel. Mr. Dusseck, e come lui famosa sonatrice di piano-forte,

gl'insegnò a sonare questo instrumento, e lo istruì nell'armonia. Non

aveva egli che cinque anni, quando comparve per la prima volta in

pubblico, nella gran sala di concerto al teatro dell'opera Italiana in

Londra, ove eseguì sul forte-piano con molta grazia, la prima sonata da

lui composta, ed improvvisò delle variazioni sopra temi che furongli

presentati. Fu riguardato come un prodigio. Da quell'età sino a sei

anni, egli viaggiò con suo padre in Germania, in Olanda ed in Francia:

ne' varj giri per questi paesi egli fu accolto della più distinta

maniera, e ricevette in fin il soprannome di _Mozart Britannico_. Di

ritorno in Londra proseguì i suoi studj. Alli otto anni parlava

benissimo quattro lingue, l'inglese, la francese, l'italiana e la

tedesca. Prima di aver compiti i nove anni, aveva già composte molte

sonate, capricci ed un gran concerto che fu da lui eseguito li 16 maggio

1809 nella gran sala del concerto in Londra, e che eccitò i più vivi

applausi. Veronica Dusseck sua madre era nata in Boemia nel 1779, ebbe

da suo padre lezioni di musica. All'età di diciotto anni, suo fratello

Giuseppe Dusseck, famosissimo sonatore di forte-piano, chiamolla in

Londra, ove ella diede con molto successo delle lezioni di

quell'instromento. Abbiamo di lei molte sonate e due gran concerti per

il cembalo: ella maritossi in Londra con Francesco Cianchettini Romano.

CICOGNINI: compositore italiano della metà del secolo 17º. Planelli,

Tiraboschi e Signorelli lo riguardano come l'inventor delle arie, perchè

fu il primo che nel suo _Giasone_, diede al teatro un'opera mescolata di

recitativi e di stanze anacreontiche. Ma l'accurato abbate Arteaga nella

sua _Storia del teatro italiano_ ha provato che Jacopo Peri aveva già

nel 1628, dato delle arie nel suo dramma _Euridice_.

CICONIA (Gio.), canonico di Padova nel secolo decimo quinto, lasciò

un'opera manoscritta col titolo: _De proportionibus_, che si conserva in

Ferrara.

CIMA (Gian-Paolo), organista di Milano, è autore di un _canone_ che vien

riferito dal padre Martini nel suo saggio fondamentale pratico del

contrappunto fugato. Questo canone è fatto con molto artifizio: tutte le

voci cominciano dal _fa ut_ grave del tenore; quando la seconda voce

entra in canto, la prima cambia di registro e passa alla chiave di

contralto, e la prima a quella di secondo soprano; finalmente quando si

viene alla quarta voce, la terza passa alla chiave di contralto, la

seconda a quella di mezzo soprano, e la prima a quella di soprano.

L'autore di questo canone avendosi inutilmente lambiccato il cervello

per trovare un enigma relativo a tutti que' cambiamenti di registro,

determinossi a rompere il nodo della difficoltà, mettendovi: _Intendami

chi può che m'intend'io_.

CIMADOR (Francesco), nato in Venezia verso il 1750, era un musico assai

poco istruito nella composizione, ma pieno bensì d'estro e di fantasia.

Essendo ancora nel proprio paese, scrisse l'opera di _Pigmalione_, che

ben può dirsi frutto dell'inspirazione, e del genio. Fu questa ricevuta

con sommo aggradimento dal pubblico a motivo dell'espressione e

dell'originalità che vi regnavano: ma in quanto a lui medesimo, ne fu

così malcontento, che gettonne lo spartito alle fiamme, e giurò di non

più scrivere in sua vita. Ei mantenne parola, e d'indi in poi limitossi

a disporre e accommodare per suo uso soltanto i pezzi che gli piacevano

nella musica degli altri compositori. Così fu che trovandosi in Londra

nel 1792, e vedendo con pena che l'orchestra d'Haymarket ricusava di

eseguire le sinfonie di Mozart, per la loro eccessiva difficoltà, egli

ne accomodò dodici delle più belle in sestetti, con una settima parte

_ad libitum_. Questa interessantissima collezione ha avuto il più

meritevole successo, e questo si è quel che Cimador ha lasciato di più

importante.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 2 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 5 / 18 段