letterato di pregio, dell'Accademia delle iscrizioni, era in oltre buon
musico, buon poeta, ed autore di più opere sulla musica. Nel 1765,
scrisse l'_Elogio di Mr. Rameau_, a Parigi in 8º. L'autore sa gustare da
conoscitore, e far gustare agli ignoranti stessi le bellezze di
quest'arte magica: quest'opera, che onora veramente l'autore e l'oggetto
delle di lui lodi, unisce il calore dell'entusiasmo e l'esattezza della
ragione: parci pensata da filosofo, sentita dall'amico, scritta dal
poeta musico. Nel trigesimo-quinto tomo delle _Memorie dell'Accademia_
abbiamo di Mr. Chabanon: _Conjectures sur l'introduction des accords dans
la musique des Anciens_; egli vi sostiene con troppa animosità e
presunzione il sentimento di Burette. “Mr. Burette fu il primo, egli
dice, tra noi, che abbia avanzata cotesta asserzione che è stata
impugnata da alcuni letterati: ma essi senza dubbio assai poco
conoscevano l'arte, di cui ragionavano: in quanto a me, il parer di
Burette mi sembra di una verità sì evidente, che io lo rimprovererei
quasi della lunghezza delle prove, con cui ha cercato di sostenerlo;
bastavano due parole per dare alla sua opinione l'autorità d'una
dimostrazione”. Ma quando si tratta di una quistione cotanto intrigata e
difficile, come si è questa, non bastan parole, vi voglion ragioni, e
non si decide così alla cieca coll'_ipse dixit_ della scuola
pittagorica. Il dotto ab. Requeno, oltre alle ragioni intorno a questo
argomento, mise in opera anche le osservazioni e gli sperimenti; e pure
non ardì di dare a' suoi _Saggi_ l'autorità d'una dimostrazione. Mr.
Chabanon pubblicò ancora nel 1779, _Observations sur la musique_ e nel
1785, _De la musique considérée en elle-même et dans ses rapports avec
la parole, les langues, la poésie et le théâtre_, 3 vol. in 8º.
Quest'opera non è che l'antecedente nuovamente rifusa e trattata sopra
un piano più vasto. Le idee di Chabanon sono in generale di un uomo che
non è abbastanza profondo nella scienza ed arte della musica: nulla
insegnano a quegli che sanno, e possono far traviare coloro che non sono
istruiti. Tra gli altri paradossi egli avanza esser falsa l'analogia tra
'l canto e la declamazione. “Reca molta sorpresa, dice un recente
scrittore, che un uomo il quale ha riflettuto trent'anni su la musica,
ed aveva delle grandi cognizioni in quest'arte, ch'egli esercitava con
un talento assai distinto, e dà nelle sue _Considerazioni_ quel ch'ei
chiama _l'opera di tutta la sua vita_, e dove si trovano infatti una
folla di vedute assai giuste, reca, io dico, molta sorpresa che questo
giudizioso ed illuminato scrittore faccia consistere la natura del canto
ne' trilli, ne' gorgheggi, nelle ripetizioni, cioè a dire in un vano
tintinnio che, lungi dall esser canto, non ne è che l'abuso, e non fa
che snaturarlo.” (_V. Mr. Raymond, lettre a Mr. Villateau, 1811, in 8º._)
CHABANON DE MAUGRIS (Mr.), fratello del precedente, morto nel 1780,
coltivò come egli la musica, era poeta, e compositore. Nel 1775, egli
diede in Parigi al teatro dell'Opera _Alessi e Dafne_, pastorale,
_Filemone e Baucis_, balletto eroico. Oltre la musica di queste due
opere, vi sono di lui più sonate per il piano-forte.
CHAMBER (Efraimo), dotto inglese su i principj del prossimo passato
secolo, e 'l primo compilatore d'una _Enciclopedia_, o _Dizionario
universale delle arti e delle scienze_, che è stato tradotto
dall'inglese in italiano idioma, Napoli 1752, e Venezia 1763, in 4º.
All'articolo _Musica_ vi ha la divisione di questa scienza in più rami:
si tratta della sua origine, e vi si citano tutti gli articoli, ove si
parla negli altri volumi della teoria e della pratica di quest'arte,
affinchè riesca più facile il riscontrarli e connetterli. _Mr Giorgio
Lewis_ ha fatti de' supplementi a questa Enciclopedia, ove si trovano
eziandio de' nuovi articoli riguardanti la musica.
CHAMPEIN (Stanislao), nato in Marsiglia nel 1753, ebbe per maestri di
musica Percico italiano, e Chauvet. All'età di tredeci anni era già
maestro di cappella della cattedrale di Pignan nella Provenza: e vi
compose una messa, un _Magnificat_ e alcuni Salmi. Giovine ancora, volle
studiare il trattato dell'armonia di Rameau; e per meglio comprenderlo
lo trascrisse da cima a fondo. Nel 1776, venne a Parigi e alcuni mesi
dopo, ebbe la fortuna di dare alla cappella del re a Versailles, tra le
due messe, un gran mottetto a ripieno (_Dominus regnavit_). Lo stesso
anno egli fece la festa di santa Cecilia nella chiesa de' Maturini in
Parigi, e vi fece eseguire una sua messa e 'l mottetto che aveva fatto a
Versailles. Dopo il 1780, egli ha scritto più opere nei diversi teatri
di Parigi. Tutti questi drammi in musica, che hanno avuto felice
incontro, e che per la maggior parte sono restati ne' repertorj de'
teatri per i quali sono stati composti, mettono Mr. Champein accanto de'
Gretry e degli Dalayrac. La di lui musica è una felice mescolanza del
gusto francese e della vivacità italiana. Il suo _Nuovo Don Chisciotte_
è principalmente un capo d'opera in questo genere. Sino al 1809, egli
aveva scritto e fatto rappresentare oltre a 22 opere, e altre sedeci ne
ha pronte per il teatro.
CHAPELLE (Mr. de la), maestro di musica in Parigi nella prima medietà
dello scorso secolo, pubblicò _Les vrais principes de la Musique_, cioè
_I veri principj della musica, esposti con una gradazione di lezioni
distribuite in una maniera facile e sicura per giungere ad una perfetta
cognizione di quest'arte_, 1736, in 4º grande. Nel 1737, ne pubblicò
egli la seconda parte, col titolo di _Suite des vrais principes de la
Musique Livre 2_, a Paris grand in 4º, cioè _Continuazione de' veri
principj della musica, con un nuovo sistema facile ad esser capito ed
eseguito, mercè il quale l'autore dà a vedere, che possono restringersi
a tre i segni delle misure per eseguire ogni sorta di musica_ (_V.
Journ. des Sav. fevr. 1737, et nov. p. 428._)
CHARPENTER (Gian-Giacomo Beauvarlet, detto), nato a Abbeville nel 1730,
di una famiglia assai antica, e che ha prodotti molti uomini distinti,
era organista a Lione, allorchè Gian-Giacomo Rousseau, passando per
questa città, lo intese e congratulossi seco de' suoi talenti, ch'egli
stimò degni della capitale. Mr. de Montazet, arcivescovo di Lione ed
abbate di san Vittore di Parigi gli fè dar l'organo di questa badia cui
venne a prender possesso nel 1771. Un concorso, che ebbe luogo l'anno di
appresso, ed in cui riportò egli il premio su i più celebri organisti,
gli valse l'organo della parrocchia di san Paolo, e fecelo riguardare
come uno dei primi organisti di Parigi, in un'epoca in cui questa città
ne possedeva degli abilissimi, come Couperin, Sèjan, ed in cui l'organo
era ancora in gran considerazione. Mr. Charpenter ha esercitato il suo
talento con distinzione, sino alla sovversione del culto nel 1793. A
quest'epoca la soppressione degli organi, e singolarmente degli organi
di san Paolo e di san Vittore, gli cagionarono una tristezza così
estrema e profonda, che la sua salute venne a declinar rapidamente, ed
ei morì nel maggio del 1794. Egli ha pubblicato un gran numero di opere:
quelle che ha fatte pel suo istrumento devono annoverarsi tra le
migliori in questo genere. _Giacomo M. Beauvarlet Charpenter_, figliuolo
del precedente, è nato in Lione nel 1766, ebbe suo padre per maestro,
che lo pose in istato d'improvvisare a quattordici anni un _Te Deum_.
Egli ha pubblicato gran numero di sonate di carattere e di pezzi
contenuti degli aneddoti, tali sono _la Battaglia di Austerlitz, di
Jena, ec._ _Gervais o il giovane cieco_, opera comica, rappresentata ai
Giovani-Artisti, e un _Metodo d'organo_.
CHARPENTIER (Marc-Antonio) nacque a Parigi nel 1634, e fece in sua
gioventù il viaggio di Roma, dove apprese l'arte della composizione dal
celebre _Carissimi_. Il duca d'Orléans reggente, fu il suo allievo per
la composizione, e fecelo intendente della sua musica. In tutte le sue
opere, _Medea_ ebbe il maggiore successo. Ei morì nel 1702, maestro di
musica della Santa-Cappella. Allorquando gli si offriva alcuno per
apprendere la composizione: _Andate in Italia_, dicevagli, _là è la vera
fonte di questa scienza: benchè io non disperi che giorno verrà in cui
gl'italiani verranno da noi ad impararla, ma io non sarò più tra
viventi._ (_V. il Dizion. di Fontenay._)
CHASTELLUX (il Marchese), autore de _l'Essai sur l'union de la Poésie et
de la Musique_, Paris 1765, in 12º. Quest'opera si è il frutto di un
viaggio che l'autore fece in Italia all'epoca delle riflessioni che si
sono cominciate a fare intorno a quest'arte, abbandonata allora a
professori che eran poco in istato di ragionarne. Egli dinota con
ragione, che i musici non conoscono abbastanza la poesia, come i poeti
non sanno abbastanza la musica. Si trova di quest'opera una ben
ragionata analisi in due lettere scritte all'autore medesimo dal _Ch.
Metastasio_, che per la prima volta furono pubblicate nel t. 14º delle
opere drammatiche di questo Poeta dell'edizione di Napoli del 1785. Il
Marchese di Chastellux era dell'accademia francese, e di altre diverse
società letterarie, e morì in Parigi nel 1788.
CHATEAUNEUF (L'ab. de), uomo di molto spirito e letterato di qualche
merito, fu il padrino di Voltaire ed antico amico di sua madre. Costui
era uno di quegli uomini, che impegnati nello stato ecclesiastico o per
compiacenza, o per un movimento di ambizione estranea all'anima loro,
sacrificano di poi al piacere d'una vita libera la fortuna, e la
considerazione delle dignità sacerdotali. Non v'ha di lui, che un
_Traité de la Musique des anciens_, che fu pubblicato dopo la di lui
morte, ed a cui precede un avvertimento di Morabin, Parigi 1725, in 12º,
ristampato nel 1735. L'autore vi prende il partito di coloro, che in
questo genere pongono gli antichi a livello co' nostri musici.
“Quest'argomento, dice nel confutarlo M. Burette, viene trattato con
tutta la leggiadria, che possono rendere interessante la lettura
dell'opera”. (_V. Memoir de l'Accad. tom. 8._) L'abbate de Chateauneuf
morì in Parigi nel 1709.
CHAVES (Mr.), nato a Montpellier, annunziò delle sì felici disposizioni
per la musica, che i suoi parenti lo ritirarono dal commercio per fargli
apprendere il forte-piano e 'l violino. A quindici anni dell'età sua,
egli fece la musica di una grand'opera intitolata _Enea e Lavinia_. I
suoi talenti lo fecero ricercare nella società; ed avendo inspirato
dell'amore ad una ricca erede, i parenti furono obbligati a dargliela in
matrimonio. Allora Chaves brillar volle sopra un più grande teatro;
venne a Parigi per sentire e conoscere i celebri professori della
capitale. Padrone di una gran fortuna, ei consumolla al gioco, per il
quale aveva un'estrema passione. Di ritorno nel suo paese egli vendette
tutti i beni di sua moglie, per compensare, ei diceva, le sue perdite;
ma la fortuna, che avevalo abbandonato, lo trattò crudelmente come già
la prima volta; rimasto Chaves senza mezzi di risorgere, fu costretto di
entrare in qualità di proto nella stamperia musicale di Mr. Olivier. Ed a
questo tempo fu che egli pubblicò un _Catechismo, ovvero Rudimenti di
Musica_, _due opere di sonate_, _de' romanzi_ ec. Avendo così guadagnato
qualche danaro, Chaves volle tentare ancora la fortuna; parve questa
sorridergli un istante; ma avendo poi perduto tutto, andò a precipitarsi
nella Senna nel 1808.
CHELL (William), cappellano e cantore della cattedrale di Hereford; fu
creato baccelliere in musica nell'università di Oxford nel 1524. Il
vescovo Tanner fa menzione di due scritti di cui egli ne è autore; uno
sotto il titolo: _Musicae praticae compendium_; il secondo: _De
proportionibus musicis_.
CHELLERI (Fortunato), maestro di cappella e membro dell'accademia reale
di musica a Londra, nacque in Parma nel 1668, ove suo padre di nazione
tedesco, e il di cui nome originariamente era Keller, benchè musico di
professione e compositore, non faceva grand'uso di questi talenti,
essendosi dato ad altre occupazioni. All'età di dodici anni Fortunato
avendo perduto suo padre, e dopo tre anni ancor sua madre, un suo zio
materno, Francesco M. Bassani, maestro di cappella della cattedrale di
Piacenza, preselo in sua casa per vegliare, come tutore, alla sua
educazione, proponendosi di fargli studiare la giurisprudenza. Quivi
cominciò a mostrarsi il genio del giovane Chelleri. Senza che mai avesse
avuta la menoma lezione di musica, egli provossi da se a sonare il
cembalo: e suo zio essendosi accorto, ch'ei mostrava più talento per la
musica che per la scienze, risolvette di coltivare questo pendio
naturale, ed egli stesso gli diede a quest'effetto delle lezioni di
canto e di cembalo. Ajutato dal genio e dall'assiduità del suo allievo,
riuscì a formarlo, cosichè allo spazio di tre anni fu quegli capace di
occupare il posto di organista. Per non rimanersi un musico della
comune, il giovane Chelleri cominciò allora a studiare eziandio la
composizione, sotto la direzion di suo zio, e vi fece tanto progresso,
che cominciò in pochissimo tempo a comporre alcuni salmi a tre e a
quattro voci. La morte di questo suo maestro, e di un secondo padre
levogli il mezzo di passar oltre, e lo privò d'ogni soccorso.
Abbandonato alla propria sorte e ridotto alle sole sue forze, egli
raddoppiò il suo zelo e la sua assiduità per perfezionarsi nella sua
arte. Ebbe la buona fortuna che il primo suo pubblico saggio che fece in
Piacenza nel 1707, col suo dramma teatrale della _Griselda_, fu
grandissimamente ben accolto, e gli valse per essere incaricato da
Cremona a comporre la nuova opera, che vi si doveva dare l'anno di
appresso. Avendo soddisfatto a tale incombenza, imbarcossi a Genova nel
1709, per andare a Barcellona nella Spagna. Restò quell'anno in quel
regno, scorrendo per tutte le città ov'egli sapeva esservi alcuni buoni
musici, e facendo con lor conoscenza per profittare delle loro lezioni.
Dopo il suo ritorno in Italia, nel 1710 vi acquistò tale fama, che a
capo di dodici anni non vi era città considerevole quasi più in tutta
l'Italia di cui non ne avesse egli arricchito il teatro con alcuna delle
sue composizioni. Terminò questa carriera per sempre con l'opera
_Zenobia e Radamisto_, che aveva composta pel teatro sant'Angelo di
Venezia. Il vescovo di Wurzbourg avendogli fatto delle offerte a
quest'epoca, Chelleri accettò e si rese in Germania; ma la morte tolse
via il vescovo dopo due anni e mezzo, ed egli perdette quel posto,
benchè immediatamente dopo entrò nel 1725 al servizio del langravio
Carlo d'Assia-Cassel, che gli conferì la piazza di maestro di cappella e
direttore di musica, nella quale si è acquistata molta fama nella
Germania. L'anno d'appresso 1726, fece un viaggio in Inghilterra, e
restò dieci mesi in Londra, ove pubblicò un libro di cantate. I suoi
talenti gli procacciarono in quel paese una buona accoglienza, e l'onore
di essere ricevuto membro dell'accademia di musica. Il successore del
langravio Carlo, che era nel tempo stesso re di Svezia, il confermò non
che nel suo posto, ma lo chiamò eziandio a Stockolm nel 1731; trovando
però che il clima di Svezia non conveniva alla sua salute, chiese il
permesso di tornare a Cassel, il che ottenne egli nel 1734 col titolo e
il posto di consiglier di corte. Quì è dove terminano le memorie su la
sua vita, che ha lasciate egli stesso, e di cui ci siamo serviti per la
nostra narrazione. Par ch'egli sia morto circa al 1758. Era costui un
assai leggiadro compositore, ed insieme assai profondo. Eravi una di lui
sonata in fa maggiore, che un mezzo secolo addietro andava per tutti i
cembali, come il pezzo favorito degli amatori di musica in Germania.
Egli compose quivi un grandissimo numero di salmi, di gran messe, di
overture, di sinfonie e di notturne. Nel 1626, pubblicossi in Londra un
libro di sue cantate ed ariette con accompagnamento compito, e a Cassel
un libro di diverse sonate e fughe per il forte-piano e per l'organo.
(_V. Gerbert._)
CHERUBINI (Luigi-Carlo-Zenobio), nato in Firenze li 8 Settembre 1760,
cominciò dall'età di nove anni ad imparare la composizione sotto
Bartolomeo Felici, e 'l suo figlio Alessandro. Questi due compositori
essendo morti, passò sotto la direzione di Pietro Bizzari e di Giuseppe
Castrucci. Sin dal 1773, cioè prima di avere compito il suo tredicesimo
anno, fece eseguire in Firenze una messa e un intermezzo, a' quali fece
succedere, nello spazio di quattro a cinque anni alcune opere per chiesa
e per teatro, che furono con molti applausi accolte. Questi successi
impegnarono il gran-duca di Toscana, Leopoldo II, amico zelante e
protettore delle arti, che distinse i suoi talenti, ad accordargli nel
1778 una pensione per metterlo in istato di andare e proseguire i suoi
studj, e cercare di perfezionarsi sotto 'l celebre Sarti, che era allora
dimorante in Bologna. Cherubini passò presso a quattr'anni sotto
quest'abile maestro, e a' suoi talenti ed a' suoi consigli riconosce
dover egli la scienza profonda che ha acquistata nel contrappunto e
nello stile ideale; come ancora i talenti che lo han posto al rango de'
più valenti compositori. Carico di troppe occupazioni, Sarti per
risparmiarsi una parte del travaglio, ed esercitare il suo allievo,
affidavagli la composizione delle seconde parti delle sue opere. I di
lui spartiti contengono gran numero di pezzi che Cherubini vi ha
scritto. Nel 1784, lasciò egli l'Italia e passò in Londra, ove dimorò
presso a due anni, e fecevi eseguire due opere, _la finta Principessa_ e
_Giulio Sabino_. Nel 1786, partì d'indi e giunse nel mese di Luglio a
Parigi ove risolvette di stabilirsi. Pur non di meno, andò egli nel
1788, a Torino, ove fece rappresentar la sua opera d'_Ifigenìa in
Aulide_. Di ritorno a Parigi, fece egli rappresentare li 3 Decembre
all'Accademia di Musica, la sua opera il _Demofoonte_, il primo dramma
con cui ha arricchita la scena francese. Compose quindi un gran numero
di pezzi staccati, che furono messi nell'opere italiane eseguite nel
1790, e ne' seguenti anni, dall'eccellente coppia di attori italiani,
che Parigi possedeva a quell'epoca. Si ha ancora presente l'entusiasmo
che tra gli altri eccitava il magnifico quartetto _Cara da voi dipende_,
posto nell'opera dei _Viaggiatori felici_. Cherubini presedea egli
stesso all'esecuzione delle sue opere, e non che a' talenti de'
virtuosi, ma altrettanto a' suoi consigli ed alla saggia sua severità si
dovette quell'esecuzione così perfetta, che ha distinto
quell'incomparabile coppia, della quale tutto ciò che l'ha seguito, dato
non ha che delle rimembranze imperfette. Nel 1791, diè Cherubini al
teatro Feydeau la sua grand'opera di _Lodoiska_. Questo dramma è
un'epoca nella vita di Cherubini e nella storia dell'arte. Fece egli
conoscere un nuovo genere, nel quale tutte le ricchezze instrumentali
sono unite a cantilene larghe e maestose. Lodoiska fu seguita d'_Elisa_,
da _Medea_ e dalle _due Giornate_, opere che appartengono allo stesso
genere e che furono framischiate d'altre produzioni d'un men sublime
genere; ma nelle quali si riconosce sempre il genio originale e la mano
maestra di un valente compositore. I prodigiosi successi ottenuti dal
Cherubini nella sua patria adottiva, portarono la di lui rinomanza sino
nel fondo della Germania; tutte le sue opere vi furono rappresentate ed
accolte con uguale entusiasmo, ed egli medesimo, essendosi portato in
Vienna nel mese di Giugno 1805, alla rappresentazione di _Faniska_,
ch'egli diede sul teatro imperiale di questa città, raccolse altresì
un'abbondante messe di elogj e di applausi in ogni genere. Tornato a
Parigi nell'Aprile del 1806, Cherubini non ha interrotta la serie delle
sue composizioni. Tra le opere uscite dalla dotta sua penna dopo
quell'epoca, metteremo nel primo rango la sua messa a tre voci con
orchestra, che de' giudici illuminati riguardano come una dotta riunione
delle bellezze de' due generi antico e moderno. Cherubini è stato scelto
uno de' cinque ispettori del Conservatorio del momento della sua
organizzazione, e al tempo della riforma che se ne intraprese a capo di
alcuni anni vi fu confermato; egli ha preso parte alla composizione di
più metodi pubblicati dal Conservatorio. Tali sono il metodo di violino,
e quello del violoncello, ne' quali egli vi ha aggiunto de' bassi in
contrappunto, che sono stati riguardati come degli eccellenti studj.
Comecchè noi parlato avessimo delle sue principali opere, gli amatori ce
ne sapranno certamente grado, se qui ne presentiamo loro un indice più
compito e metodico. Dal 1773 al 1779, messe, salmi, mottetti, oratorj,
cantate, e intermezzi, Firenze. Nel 1780, _Quinto Fabio_, opera in tre
atti, Alessandria, della Paglia. Nel 1782, _Armida_, _Messenzio_; drammi
in tre atti, Firenze; _Adriano in Siria_, Livorno. Nel 1783, _Quinto
Fabio_, Roma; _Lo sposo di tre femine_. Nel 1774, l'_Idalide_ opera in
due atti, Firenze; _Alessandro nell'Indie_, Mantova. Nel 1785, _La finta
Principessa_, Londra. Nel 1786, _Giulio Sabino_, e un gran numero di
pezzi aggiunti al _Marchese di Tulipano_, Londra. Nel 1788, _Ifigenia in
Aulide_, Torino; _Demofoonte_, Parigi. Nel 1790 Addizioni all'_Italiana
in Londra, di Cimarosa_, Parigi. Nel 1791, _Lodoiska_, Parigi. Nel 1793,
_Koukourgi_, opera inedita. Nel 1794, _Elisa_. Nel 1797, _Medea_. Nel
1798, _L'Osteria Portoghese_. Nel 1789, _La Punizione_; _La
prigioniera_. Nel 1800, _Le due Giornate_. Nel 1803, _Anacreonte_. Nel
1803, _Achille in Sciro_, balletto. Nel 1806, _Faniska_, Vienna. Nel
1809, _Pigmalione_, al teatro des Tuileries. Ed inoltre un grandissimo
numero di pezzi staccati di musica in tutti i generi, di chiesa, di
camera, di teatro, ed eziandio di musica instrumentale, fra l'altre una
sonata per due organi. Il grazioso e insieme erudito Carpani paragona il
Cherubini al _le Sueur_, e valentissimo scrittore lo chiama, e quasi il
solo dopo il Salieri, il Zingarelli, il Weigl tra li compositori
moderni, che sappia innalzare a tempo lo stile e preparare da lontano
gli effetti, e così ottenere quella esplosione d'applausi, che è più lo
scoppio impensato e fisico del sentimento, che una operazione
determinata della volontà. Racconta egli in oltre, che quando fu a
Vienna il Cherubini chiese al celebre Haydn il permesso di chiamarlo col
nome di padre, che a lui più che ad altri diceva dovere _Lo bello stile,
che gli ha fatto onore_. Haydn glielo concesse, ma colla condizione di
poterlo dal canto suo chiamare col nome di figlio, e gli fece dono
dell'originale di una sua sinfonia. Alla morte poi di Haydn, onorando la
di lui memoria il Conservatorio di musica di Parigi con un concerto, fu
in esso eseguito un inno in onor del grand'artista, posto in musica dal
Cherubini. “Questo bravissimo compositore, dice lo stesso Carpani, rese
al defunto maestro ed amico il vero omaggio che il talento può dare al
talento, quello di accrescere il numero delle belle produzioni collo
stesso lavoro destinato ad esaltarlo. Non sono molto contento della
poesia di quest'inno se bene la lodi un qualche giornalista, ma so che
_la musica era degna del Haydn stesso_, e non farete difficoltà a
crederlo, se vi ricorderete quant'anima e sapere campeggi in alcuni
pezzi della _Lodoiska_, in quasi tutto il dramma delle _due giornate_,
ed in altre produzioni di questo dotto pennelleggiatore d'affetti”.
(_Lett. 15._) Nè voglio qui omettere quel che racconta il tedesco
Lichtenthal intorno alla musica delle _due giornate_ di Cherubini. “Alla
prima rappresentazione, egli dice, della predetta opera, io mi vi trovai
con un mio amico, ora medico in Ungheria, il quale poichè alla fine
cadde il sipario, rimase lì incantato, sì ch'ebbi a scuoterlo più volte.
Mi guardò per alcuni momenti come estatico, poi mi disse: amico, noi
staremo qui, finchè si dia nuovamente quest'opera!” (_Dell'influenza
della mus. sul corpo um. Milano 1811._)
CHIAULA (Don Mauro), nato in Palermo circa 1544. In età di 17 anni entrò
nell'ordine dei Benedettini e fece la sua professione nell'illustre
monastero di S. Martino di quella città. Fece quivi i suoi studj
confacenti allo stato, e siccome il canto è una delle principali
occupazioni di quell'ordine, coltivò con ispezialità la musica, e
talmente ne divenne perito, che nel 1581 dovendo il Senato di Palermo
secondo il gusto e l'uso di que' tempi far rappresentare il sacro ludo
della Creazione del mondo nella chiesa di _S. Maria della Pinta_, fu per
ordine del vicerè M. Antonio Colonna scelto don Mauro per comporne la
musica. Essa ebbe tal successo, che fu stabilito darsi alle stampe. Il
_Sanctus_ che si canta tuttora da' Musici nelle solenni messe delle
chiese di Palermo, è quello stesso che cantossi in quell'occasione da un
coro di angioli, e conserva perciò il nome di _Sanctus della Pinta_.
Dicesi in oltre che la fama della sua perizia nella composizione a più
cori lo rese celebre non che in Sicilia, ma in Roma presso i sommi
pontefici e in Venezia. Morì egli decano del suo ordine nel mon. di S.
Martino verso il 1600; nella di cui riguardevole Biblioteca conservansi
più volumi della sua musica di chiesa. (_Mongit. Bibl. Sic._)