1680, viene annoverato tra i migliori compositori del suo tempo. I suoi
duetti, che comparvero nel 1681, sono singolarmente pregiatissimi: i
terzetti o solfeggi, esercizj a tre voci su gl'intervalli della scala
che le vanno appresso, dovrebbono essere in tutti i conservatorj e in
tutte le scuole di canto. Mr. Choron li ha inseriti nel libro IIº de'
_Principj della Composizione_ delle scuole d'Italia, Parigi 1808.
CARESTINI (Giovanni), detto il Cusanino, dalla famiglia dei Cusani di
Milano, che lo prese sotto la sua protezione dall'età di dodici anni,
nacque a Monte-Filtrano nella Marca di Ancona, e brillò quasi per
quarant'anni su la scena, come uno de' primi cantanti. Dal 1733 sino al
1735, cantò in Londra sotto Hendel; fu quindi a Parma, d'indi a Berlino
nel 1754. L'anno di poi fu finalmente a Pietroburgo, nel teatro
dell'opera sino nel 1758, che fu l'anno medesimo in cui fè ritorno alla
sua patria per gustarvi il riposo, ma poco tempo dopo egli vi finì di
vivere. Hasse ed altri gran maestri dicevano che nulla erasi inteso
quando non si fosse inteso il Carestini. Non ostante la sua gran
perfezione, ei studiava continuamente, e un giorno rispose ad un amico
che avendolo sorpreso in tale occupazione, glie ne mostrò la sua
sorpresa: _Come volete che io soddisfaccia altrui, se io non so
soddisfare me stesso._ Egli aveva nel medesimo tempo l'azione così
perfetta, che unita alla sua bella figura, sarebbe stata sola bastante
per renderlo famoso. _Quantzio_ parlando di lui, così s'esprime: “Aveva
egli una delle più forti voci di contralto; saliva dal re sino al sol:
era inoltre sommamente esercitato ne' passaggi che egli eseguiva a via
di petto, conforme a' principj della scuola di Bernacchi, e della
maniera di Farinelli. Era egli assai ardito, e spesso felicissimo nelle
variazioni.” In Dresda e a Berlino fu principalmente ove si perfezionò
nell'esecuzion dell'adagio.
CARILLES (Pasquale), nato in Madrid nel 1770, fu allievo di Manuele
Carilles suo padre, violinista della cappella reale di S. M. Cattolica.
I suoi grandi progressi sul violino lo fecero entrare ne' suoi più
freschi anni presso la duchessa di Ossuna sino al 1788. Egli occupò
nello stesso tempo il posto di violinista al teatro del _Los canos del
Peral_, come nella real cappella di _Lasdelcalzas_. Da quest'epoca sino
al 1792, percorse la Spagna: al suo ritorno in Madrid, fu
successivamente primo violino della musica del fratello del duca di
Medina-Celi, e di quella della Duchessa madre di Ossuna. Nel 1793
portossi in Lisbona, e percorrendo nuovamente la Spagna nel 1797, il suo
talento interamente formato gli attirò tutti i suffragj: visitò ancora
l'Olanda e l'Inghilterra, ma in Francia la vanità e la millanteria di
essersi spacciato in tutte le compagnie di Parigi come il primo violino
del mondo, fecelo sfigurare alcun poco. Invitato a sonare il primo di un
quartetto di Haydn, in compagnia di Kreutzer, Rode e Lamarre, questi tre
bravi artisti postisi a gara a chi meglio di loro adornava le sue parti,
lo misero in tal disordine che il povero Carilles restò compiutamente
smarrito, e bisognò tornarsene prestamente in Ispagna. Ma nel 1800,
fecesi sentire con applauso e con buon successo a Bordeaux, a Tolosa, a
Marsiglia, a Lione e finalmente in Parigi sul teatro dell'Accademia;
egli si è ora stabilito a Nantes, ed applicato a tenere scuola, forma
continovamente degli allievi che gli fanno onore.
CARISSIMI (Giacomo), maestro della cappella pontificia e del collegio di
Roma verso il 1609, fu riguardato in tutta l'Europa come il più valente
compositor del suo secolo, ed egli ha conservata cotesta riputazione
nelle generazioni di appresso. Carissimi fu il maestro di Cesti, di
Scarlatti, di Bononcini, di Bassani e di più altri. A lui attribuiscono
generalmente gl'Italiani l'attuale modificazione del recitativo, che
Caccini, Peri e Monteverde avevano veramente trovato prima, ma a cui non
avevano data ancora che imperfetta forma. Carissimi il perfezionò
dandogli un canto più facile, più naturale, e vie più ravvicinandolo
all'accento del parlar familiare. Egli fu eziandio il primo che diè
qualche movimento ed alcune figure al basso, fino allora assai pesante e
monotono; idea di cui in appresso si servì Corelli con tanto successo
nelle sue composizioni. Fu ancora egli il primo ad unire e introdurre
nelle chiese l'accompagnamento della musica instrumentale ne' mottetti;
e si dà anche per certo essere egli stato il primo inventor delle
cantate: pare pur nondimeno che egli abbia cominciato soltanto a
servirsene per la chiesa e per soggetti sacri. Le più celebri fra le sue
cantate sono il _Giudizio di Salomone_ ed il _Sacrifizio di Gefte_. Si
fanno generalmente grandi elogi de' suoi mottetti, e si cita
particolarmente quello che comincia, _Turbabuntur impii_: Galuppi
facevane grande stima. Il suo stile era dolce, fluido, senza che perciò
fosse men sublime e men nobile. Signorelli dice che quando egli veniva
lodato per la facilità del suo stile, rispondeva: _Ah! questo facile
quanto è difficile!_
CARLENÇAS (Giovenale de), autore di un'opera intitolata: _Essai sur
l'histoire des belles lettres, des sciences et des arts_, 4 vol. in 8º,
1751. Quest'è una storia ristretta dello spirito umano, un colpo
d'occhio sopra le scienze, e sopra l'arti d'eloquenza, della poesia,
della musica ec. “Esaminare, dice l'autore de la _Nouvelle Bibliothèque
d'un homme de goût_, (Paris 1808, tom. 4), esaminare senza veruna
eccezione ciascuna scienza, ciascun'arte in particolare, darne da prima
un'idea giusta, chiara, e precisa, fissare ad epoche certe la loro
origine, i loro progressi, la lor decadenza, il loro risorgimento;
seguirle presso tutti i popoli che le han coltivate, e fare il carattere
di tutti quegli che vi si sono distinti o per le loro scoverte, o pe'
loro scritti: ecco in qual maniera si è condotto _de Carlenças_
nell'esecuzione del suo libro, e si vede che questo piano corrisponde
perfettamente all'idea che fa nascere nello spirito dei lettori il
titolo del suo libro.”
CARLETTI, abbate in Roma, uno dei redattori del _Giornale delle belle
arti_, nella parte della poesia e della musica, che pubblicavasi in Roma
nel 1788, e ne' seguenti anni.
CARLO VI, Imperatore di Germania nel 1711, morto nel 1740, gran
conoscitore ed amatore della musica e fornito di tutte le cognizioni che
formano un vero virtuoso. Egli stabilì in Vienna un musico liceo, dove
insegnavasi a tutto rigore il contrappunto, massimamente il fugato: era
egli stesso gran contrappuntista e dilettavasi moltissimo a comporre e a
cantare de' canoni, ch'egli inoltre faceva scrivere da' migliori maestri
italiani e tedeschi. Un giorno ch'egli sonava al forte-piano lo spartito
di un opera di Fux, suo antico maestro di cappella, che gli volgeva le
foglie, esclamò questi con entusiasmo: _Ah! vostra Maestà potrebbe esser
maestro di cappella da per tutto!_ Al suo tempo il gran _Porpora_ se ne
viveva povero ed ozioso in Vienna, perchè la sua musica non piaceva a
quell'intelligente sovrano, trovandola troppa piena di trilli e di
mordenti. Hasse detto il Sassone, che era allora maestro della sua
Corte, e che stimava il Porpora, dopo aver fatto un oratorio per S. M.
ebbe l'ordine di farne un secondo. Egli, che era ottima persona, pregò
il direttore dalla musica di corte perchè ottenesse da S. M., che in
vece sua lo scrivesse il valente Porpora. Fattane la proposizione al
sovrano, rispose egli da prima che non amava quello stile caprino e
balbettante; ma lodata la generosità del richiedente, finì col dire che,
se ciò stavagli a cuore, glie lo accordava. Hasse tutto lieto corse
colla buona novella al collega, ma lo avverte di moderarsi ne' trilli.
Porpora scrive, e per tutto l'oratorio non mette un trillo, un mordente.
Si fece al solito la prova generale davanti all'imperatore, il quale
incantato della nuova maniera del Porpora, andava dicendo “È tutto un
altro: non vi son trilli;” quando eccoci alla fuga che chiudeva il sacro
componimento, e che? Comincia il tema da quattro note trillate, e d'un
trillo passandosi nell'altro, così si forma il soggetto. Ognun sa, che
nelle fughe il soggetto scorre da una all'altra parte e si rimescola,
senza mutarsi. Quando l'Imperatore, che dicono non rideva mai, udì nel
gran pieno della fuga questo diluvio di trilli che pareva una musica di
paralitici arrabbiati, non potè più contenersi, e proruppe in uno
scoppio di ridere clementissimo che fece poi la fortuna del Porpora.
Alla protezione e all'onore di poeti cesarei da Carlo VI accordato al
Zeno e al Metastasio dee la musica i preziosi loro drammi, che tanto
contribuirono a' suoi rapidi avanzamenti e alla sua perfezione.
CAROLI (Angelo), buon compositore in Bologna verso il 1710, era
partigiano dell'accompagnamento di gran rumore, di cui da qualche tempo
in quà si è fatto tanto abuso. Nel 1723, egli pubblicò quivi l'opera in
musica _Amor nato tra l'ombre_, ed alcuni anni più tardi una bellissima
serenata, che ebbero allora un felice successo.
CARPANI (Giuseppe), buon poeta italiano ed intendentissimo di musica a'
nostri tempi, non so se della stessa famiglia di Gaetano Carpani,
compositore per chiesa verso il 1750; egli ha pubblicato in Milano nel
1812 _le Haydine_ ovvero _Lettere su la vita e le opere del celebre
maestro Giuseppe Haydn_ dedicate al R. Conservatorio di musica di
Milano, in 8º. Ecco l'idea che dà egli stesso di quest'opera. “Io
scrissi unicamente, (son le sue parole) per l'onore di un Artista
incomparabile, e pei progressi di un'Arte che amo sopra ogni altra, e
vorrei perciò esser letto da tutti, e per le curiosità che contengono,
non che per le musiche quistioni che vi si agitano, potranno non
dispiacere... Io mi son uno che nato _nel paese della musica_, e dotato
dalla natura di due buone orecchie, sentii fin dalla culla amore per
questa dolcissima Arte, pascolo delle anime grandi, sollievo delli
infelici, e trattenimento quasi universale d'ogni Essere animato. Non
contento della fisica dilettazione, amai d'internarmi nella metafisica
di questa scienza, e scoprirne, per quanto era concesso al mio tenue
ingegno, le fonti e le ragioni del bello che è a lei proprio, onde
vieppiù gustarlo. Contrassi perciò amicizia con molti de' più celebri
artisti del p. p. secolo, che fu il secol d'oro della musica, e
singolarmente col maestro Haydn, che il padre dee dirsi della musica
istrumentale. Questi studj, e questi legami mi posero in istato di
compilare la vita di Haydn, _e di favellare della di lui arte_. È
innegabile che questa scienza va ognidì più decadendo, perchè,
abbandonate le tracce de' buoni compositori, si è andato in cerca di
novità pericolose”. (_Triste, tristissima verità, che non può abbastanza
inculcarsi a' giovani compositori d'oggigiorno!_) “E gli uni hanno
sostituito il capriccioso al vero, altri l'erudito al bello, e quasi
tutti hanno confusi i generi, e volte le spalle alla natura; con che un
bello fittizio si è introdotto, che invece di parti luminosi, produce
degli aborti di effimera durata. Mi parve ciò posto, opera e dovere
d'ogni buona persona l'opporsi, per quanto da noi dipende, e far argine
a questa rovina”. Questo dotto biografo di Haydn tesse adunque con i
lumi di una sana e giudiziosa critica la storia dell'arte musicale dello
scorso e del presente secolo in quindici lettere, in uno stile facile e
grazioso, evitando, come dice egli stesso, le aride espressioni tecniche
e le astruse ricerche dell'acustica e del contrappunto, ed occupandosi
principalmente della parte estetica, che d'ordinario è la più trascurata
dai maestri e che ha più bisogno delle altre di essere inculcata.
CARRÉ (Luigi), dell'Accademia delle Scienze, morto in aprile del 1711;
fu incaricato dall'abbate Bignon di fare la descrizione di tutti
gl'istrumenti in uso nella Francia. Egli pubblicò pienamente una _Teoria
generale di suono_, e nel 1709, diè la proporzione che aver debbono i
cilindri, per formare, col mezzo de' loro suoni, gli accordi della
musica.
CARRÉ (Fra Remigio), monaco benedettino laico, è autore del _Maestro de'
Novizj nell'arte del cantare_, Parigi 1744, in 4º. Nel _Giornale de'
Letterati_, che stampavasi in Parigi, dell'anno 1745, si fa l'elogio di
questo libro. All'articolo della voce, il frate Remigio fa il panegirico
del vino, lo raccomanda per tutti i morbi, e dice: _Il vino solo
senz'altro fa quasi altrettanto che gli altri medicamenti insieme._ Vi
si trovano ancora alcune altre proposizioni che non sono men curiose e
bizzarre.
CARTAUD DE LA VILATE (Mr.), autore di un _Essai historique &
philosophique sur le goût_, a Paris 1735, in 12º. Nella seconda parte di
questo _Saggio_ vi si trovano molte riflessioni che fa quest'autore su
la musica in generale, su la musica italiana, su la francese, e su i
cambiamenti da alcuni anni in quà fatti in quest'ultima. “I partigiani
di Lully, egli dice, gridano che l'armonia prende un tuono geometrico
che disgusta il cuore: convengono essi, che questa musica è dotta e bene
eseguita, ma che interessa meno le passioni di quella del Lully. De'
begli accordi ben variati, ma sprovveduti di sentimento, sono
effettivamente uno studio per gl'intendenti, e cagione di noja e di
sonno per quei che temono si fatte ostruzioni.” L'autore per ultimo
esamina in che consiste il _Geometrico dell'armonia_. Pare che egli
intenda poco questa materia.
CARTIER (Giovan-Battista), nato nel contado di Avignone, fu scolare del
Viotti per il violino nel 1783. Egli entrò nell'orchestra dell'opera nel
1791, e Paisiello il nominò nel 1804, membro della musica particolare di
S. M. Senza che fosse egli professore del Conservatorio di Parigi, Mr.
Cartier ha contribuito con le sue opere a formare i migliori violinisti
usciti da quella scuola. Egli ha dato successivamente le tradizioni di
Corelli, di Porpora e di Nardini, pubblicando le sonate di questi tre
valenti maestri. Segli deve in oltre l'_Arte del violino_, ossia _la
Divisione delle scuole_, per servir di compimento al metodo di violino
del Conservatorio, in un vol. in fol. Ella è questa una scelta delle
migliori sonate estratte dalle opere de' violinisti delle tre scuole,
Italiana, Francese e Tedesca. Mr. Cartier promette di recente la
tradizione dell'_Arte dell'archetto di Tartini_, e un _Saggio storico e
ragionato sopra l'arte del violino_. In tutte le orchestre de' teatri di
Parigi vi sono de' di lui allievi, che fanno molto onore al maestro e
all'arte.
CARUSO (Luigi), compositore distinto e vivente tuttora dell'Italia, nato
in Napoli da un padre maestro di cappella, e fratello di Emmanuele
Caruso abile cantante di tenore, da più anni stabilito in Palermo in
servigio delle chiese. Luigi nel 1777, scrisse in Firenze, _il Medico
magnifico_: ed _il Fanatico per la musica_ in Roma nel 1781; questa
musica diè molto nel genio de' Romani, e fece al suo autore gran nome in
Italia; nel 1787, e 1788 scrisse egli il _Maledico confuso_, _la
Tempesta_ ed _il Colombo_ tutte e tre per Roma, e _Gli Amanti
dispettosi_ per Napoli. È anche conosciuto in Germania per diverse
composizioni di musica vocale.
CARUZIO (Gaspare-Ernesto), al servigio dell'Elettore di Brandeburgo, ed
organista a Custrin, eccellente maestro nella sua arte, vi fece
imprimere nel 1603, un'opera intitolata _Examen Organi pneumatici_.
CASA (Girolamo della), udinese, professore di musica su la fine del
quindicesimo secolo. Oltre più madrigali da lui raccolti di diversi
autori, egli scrisse ancora un trattato con questo titolo: _Il vero modo
di diminuire con tutte le sorti di stromenti_, il quale è divenuto
rarissimo.
CASALI (Giovan-Battista), valente maestro di cappella di san Giovanni di
Laterano in Roma nel 1760, autore di un gran numero di messe, d'oratorj
ed eziandio di opere teatrali. Il suo stile era assai brioso e nitido:
egli ebbe per allievo il celebre _Gretry_.
CASALI (Ludovico) di Modena, autore di un libro intitolato: _Le
Grandezze e Maraviglie della musica_, Modena 1629. Il P. Martini lo cita
con elogio nella sua storia.
CASELLA, cantore e compositore in musica, contemporaneo di Dante e suo
intimo amico, viveva in Firenze verso il 1280. “Fu costui Musico
eccellentissimo, dice l'annotatore di quel poeta, e come s'intende da'
suoi versi di lui amicissimo, e un uomo di natura facile e
compagnevole.” Egli è il primo compositore di madrigali che si conosca.
Nella biblioteca del Vaticano si vede un madrigale del 1300, sul quale è
rimarcato Casella come autore della musica; e più altri ancora ne
compose di Lemmo pistojese. Egli morì prima del 1330, poichè fa di lui
onorevole menzione il Dante nel canto, secondo del Purgatorio — _Casella
mio_ — _Se nuova legge non ti toglie_ — _Memoria o uso all'amoroso
canto_ — _Che mi solea quetar tutte mie voglie_ — _Di ciò ti piaccia
consolare alquanto_ — _L'anima mia_, ec.
CASERTA (Filippo di), antico scrittore di musica, di cui fa menzione il
Gaffurio nella sua _musica pratica_, Martini e Gerbert nella _Storia_.
In un codice manoscritto di Ferrara del secolo 15º, si legge la di lui
opera _De diversis figuris_.
CASIMIR (Luigi-Arrigo Brecker, detto), nato in Berlino nel 1790, dalla
Prussia fu portato in Francia all'età di dieci anni dalla cel. madama
_de Genlis_, che dopo questo tempo il fece suo allievo e scolare per
l'arpa, ch'egli ha sonato in pubblico con i più brillanti successi.
“Questo Giovane virtuoso ha veramente perfezionato uno dei più belli
istromenti che si conoscono, mostrando che possono eseguirsi sull'arpa
le più difficili sonate per il piano-forte, e che eziandio possano
sonarvisi le difficoltà impossibili ad eseguirsi sul clavicembalo. Egli
è il solo sonator d'arpa che faccia uso delle due piccole dita, come sul
forte-piano, e che produca con ambe le mani de' suoni armonici con una
prestezza estrema. È inoltre il solo, la cui arpa sia montata di corde
eccessivamente tese, il che richiede una particolare forza; e rende il
suono dell'arpa infinitamente più bello. Egli ha sonato finalmente in
pubblico alcuni pezzi di sua composizione, fra l'altre una _Marcia a
battaglia_, e un rondò che hanno prodotto grandissimo effetto. Dicesi in
oltre che questo giovane e sorprendente artista, possegga per altro varj
talenti. Non si è entrato giammai nella carriera delle arti d'una più
brillante maniera, e con vantaggi così insieme riuniti” (_Mad. Genlis_).
CASINI (Giovammaria), fiorentino, dotto compositore su i principj del p.
p. secolo, pubblicò in Roma: op. 1, _Moduli 4 vocibus_, 1706; _Pensieri
per l'organo_ in partitura, op. 3, Firenze 1714; ed inoltre: _Tastatura
per levare le imperfezioni degli strumenti stabili_, ove pretende
rinovare li perduti antichi _Generi_ con moltiplicare gli ordini de'
_Tasti_, onde non solo in tal sorta di strumenti vi si trovassero tutti
i semituoni diversi, come diesis e come bemolli, ma fin tutte le voci
corrispondenti agli intervalli della musica greca in qualsivoglia
_Genere_, ed in ogni varietà di ciascun _Genere_ (_V. Martini, Tom. I,
Dissert. 1._)
CASSIODORO (Magno Aurelio), nato da un'antica famiglia Romana nella
Lucania l'anno 472, fu console romano, ed impiegò presso il goto re
d'Italia Teodorico tutto il suo credito, le sue ricchezze e la sua
dottrina per far risorgere l'antica coltura degl'Italiani nelle arti e
nelle scienze. Sotto il re Vitige, dopo aver resi degli importanti
servigj allo Stato ed alle Lettere, ritirossi dalla Corte in un
monistero da lui fondato in Squillaci sua patria, dove avendo preso
l'abito religioso più non si occupò che della sua salvezza, de' suoi
studj, e de' mezzi di eccitare gli ecclesiastici a coltivar le scienze
sacre e profane. Egli procurava di svegliar l'antico amore de' Romani
per gli studj, e volendo far lo stesso co' suoi monaci, li providde di
una gran Biblioteca, ed impiegò una porzione de' suoi tesori a cercare
da per tutto i buoni manoscritti, ch'egli fece copiare, e di cui ne
accrebbe il numero con una diligenza incredibile. Egli morì nel 575,
nella decrepita età di 93 anni. Fra' suoi studj egli non aveva
trascurata la musica: mentre era ancora nel secolo aveva nella sua
Biblioteca in Roma raccolti alcuni libri intorno a questa scienza sì
greci, che latini, tra' quali, dice egli stesso, esservi stati quei di
Albino uomo proconsolare, che fu il primo tra' latini a scrivere di
questa facoltà, probabilmente sotto Augusto, e che Cassiodoro dice di
avere smarriti nell'invasione de' Barbari. Aveva inoltre fatto recare in
latino dal suo amico Muziano il libro della Musica del greco Gaudenzio.
Scrivendo finalmente a' suoi monaci le _Istituzioni delle divine ed
umane lettere_, nel secondo libro che tratta delle sette discipline, dà
loro un _Compendio di musica_, nella quale saggiamente voleva egli che
fossero istruiti. Il principe abbate Gerbert ha inserito nel primo
volume de' suoi autori di musica questo trattato di Cassiodoro, da lui
intitolato: _Institutiones musicæ_.