L’azione continua e stringente di tutte queste cause, più o meno
consapevolmente sentita, ma, in ogni modo, sempre obbiettivamente
efficace, dovea tendere a limitare il numero degli schiavi e a
restringerne l’impiego a quel genere di operosità, a cui il lavoro
libero non potesse piegarsi, o per cui non fosse profittevole
l’impiego del lavoro libero. Così gli schiavi si trovano in Atene più
particolarmente impiegati nelle manifatture, ne’ lavori più faticosi
attinenti alla marineria[405], e sopratutto nelle miniere. Tutto il
progetto, così ben architettato da Senofonte[406], per ridare forza
e sviluppo alle finanze ateniesi, non consisteva già, come un altro
progetto di Falea di Calcedonia[407], nell’attribuire agli schiavi
l’esercizio esclusivo di tutti i mestieri, bensì nell’esercizio
pubblico delle miniere del Laurio, mediante l’acquisto di schiavi in
numero crescente, proporzionalmente al profitto da essi stessi dato.
Nondimeno il progetto di Senofonte non fu messo in atto, ed anzi le
miniere, andando incontro a quell’esaurimento a cui Senofonte non
credeva, finirono per dare impiego a un numero di schiavi sempre
decrescente.
L’esercizio delle miniere era capace di dare, come ne avea già
dati, lauti guadagni; ma lo stesso Senofonte, ci lascia intendere,
fors’anche senza volerlo, come fosse pieno di alea, quando ci dice
che occorrevano buoni capitali e che l’aprire un nuovo pozzo era una
cosa economicamente assai rischiosa; e, se accadeva di diventar ricco
a chi trovava molto metallo, perdea tutta la sua spesa chi non ne
trovava[408]. Il tipico accanimento, con cui si scavava al tempo di
Demetrio Falereo, quasi che, come costui diceva, si volesse giungere
sino al regno di Plutone[409], è forse un indizio del materiale che
cominciava a divenire più scarso, e che, alla fine del secondo secolo,
a quanto pare dal numero degli schiavi in rivolta, non dava lavoro
a più di mille schiavi[410]. Certo è che quando Senofonte scriveva
il suo trattato sulle finanze di Atene, nel 347/6, come qualcuno
vorrebbe, o nel 357/6, come è più generalmente ammesso[411], il numero
degli schiavi era inferiore a quello che era stato prima della guerra
di Decelea[412]. E chi ritiene, secondo la dimostrazione data da
qualcuno[413], che il desiderato di Senofonte sarebbe stato di avere
tre schiavi per ognuno de’ ventimila cittadini, e non nelle miniere
soltanto, ma in generale; ammette che in questo tempo l’Attica contava
meno di sessantamila schiavi. Nè vi sono dati positivi per credere che
questo numero crescesse, o crescesse di molto nel tempo che seguì.