XXIX.

L’azione continua e stringente di tutte queste cause, più o meno

consapevolmente sentita, ma, in ogni modo, sempre obbiettivamente

efficace, dovea tendere a limitare il numero degli schiavi e a

restringerne l’impiego a quel genere di operosità, a cui il lavoro

libero non potesse piegarsi, o per cui non fosse profittevole

l’impiego del lavoro libero. Così gli schiavi si trovano in Atene più

particolarmente impiegati nelle manifatture, ne’ lavori più faticosi

attinenti alla marineria[405], e sopratutto nelle miniere. Tutto il

progetto, così ben architettato da Senofonte[406], per ridare forza

e sviluppo alle finanze ateniesi, non consisteva già, come un altro

progetto di Falea di Calcedonia[407], nell’attribuire agli schiavi

l’esercizio esclusivo di tutti i mestieri, bensì nell’esercizio

pubblico delle miniere del Laurio, mediante l’acquisto di schiavi in

numero crescente, proporzionalmente al profitto da essi stessi dato.

Nondimeno il progetto di Senofonte non fu messo in atto, ed anzi le

miniere, andando incontro a quell’esaurimento a cui Senofonte non

credeva, finirono per dare impiego a un numero di schiavi sempre

decrescente.

L’esercizio delle miniere era capace di dare, come ne avea già

dati, lauti guadagni; ma lo stesso Senofonte, ci lascia intendere,

fors’anche senza volerlo, come fosse pieno di alea, quando ci dice

che occorrevano buoni capitali e che l’aprire un nuovo pozzo era una

cosa economicamente assai rischiosa; e, se accadeva di diventar ricco

a chi trovava molto metallo, perdea tutta la sua spesa chi non ne

trovava[408]. Il tipico accanimento, con cui si scavava al tempo di

Demetrio Falereo, quasi che, come costui diceva, si volesse giungere

sino al regno di Plutone[409], è forse un indizio del materiale che

cominciava a divenire più scarso, e che, alla fine del secondo secolo,

a quanto pare dal numero degli schiavi in rivolta, non dava lavoro

a più di mille schiavi[410]. Certo è che quando Senofonte scriveva

il suo trattato sulle finanze di Atene, nel 347/6, come qualcuno

vorrebbe, o nel 357/6, come è più generalmente ammesso[411], il numero

degli schiavi era inferiore a quello che era stato prima della guerra

di Decelea[412]. E chi ritiene, secondo la dimostrazione data da

qualcuno[413], che il desiderato di Senofonte sarebbe stato di avere

tre schiavi per ognuno de’ ventimila cittadini, e non nelle miniere

soltanto, ma in generale; ammette che in questo tempo l’Attica contava

meno di sessantamila schiavi. Nè vi sono dati positivi per credere che

questo numero crescesse, o crescesse di molto nel tempo che seguì.

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 43 / 73 题